Come procurarsi i semi dalle piante grasse, come pulirli e conservarli correttamente

Pulizia di semi di cactus

Dovessero chiedermi quale sia una delle più grandi soddisfazioni che posso trarre dalla mia passione per cactus e succulente, non avrei dubbi sulla risposta: veder fiorire una pianta da me seminata. Veder sbocciare il primo fiore di quel cactus che hai letteralmente visto nascere da una manciata di semi… ecco, è una di quelle cose che forse può capire solo chi ci è passato.

La coltivazione è appassionante, veder crescere e fiorire le piante anche, ma quel fiore da quella piccola pianta nata e cresciuta grazie a te… quello ha un valore aggiunto, c’è poco da fare.
Come si arriva dal seme al primo fiore e da quest’ultimo di nuovo a una manciata di semi? Con pazienza e per gradi. E un po’ di esperienza, certo. Il percorso può essere lungo (non tanto quanto si possa credere!), ma ne vale la pena.

Procurarsi i semi
Acanthocalycium klimpelianum, una mia semina con i primi fiori
Acanthocalycium klimpelianum, una mia semina con i primi fiori

Il primo passo è, naturalmente, procurarsi i semi. Si possono acquistare online: i rivenditori specializzati non mancano e basta dare un’occhiata in rete, sui forum o sui gruppi “cactofili” di Facebook, per assicurarsi circa l’affidabilità di un vivaista (discorso che vale soprattutto per i commercianti esteri).

L’alternativa è semplicemente… “produrre in casa”. Senza qui entrare in complessi discorsi sulla botanica avanzata, è sufficiente sapere che alcune piante (tra i cactus, ad esempio le Frailea) si impollinano da sole e producono il frutto, mentre altre hanno bisogno di un aiuto esterno. Ovvero di un’ape, qualche insetto (o, come nel caso in questione, l’intervento dell’essere umano) che trasporti il polline dall’antera di un fiore allo stimma di un altro.

Semi di Gymnocalycium puliti
Semi di Gymnocalycium puliti

Per una rapida introduzione al tema ci viene in soccorso Giuseppe Lodi, che nel suo libro “Le mie piante grasse” (copyright 1997 by «Edagricole – edizioni Agricole della Calderini s.r.l.») annotava: «Nel fare l’impollinazione ci troviamo di fronte a varie possibilità. Generalmente stami e pistillo sono nello stesso fiore (fiore ermafrodito), ma vi possono essere fiori con soli stami o con solo pistillo (fiori unisessuali, i quali possono essere monoici – in una casa unica – cioè maschi e femmine sula stessa pianta, o dioici – in due case – cioè maschi su una pianta e femmine sull’altra). Ma non solo nel caso dei fiori dioici è necessario avere almeno due piante. Anche quando i fiori sono ermafroditi è molto frequente l’autosterilità: quasi tutti i mesembriantemi, gli Astrophytum, molte Mammillaria, certi Gymnocalycium e altre sono autosterili: non si può avere fecondazione fra polline e ovuli della stessa pianta».

Epithelantha micromeris, alcune mie semine
Epithelantha micromeris, semine di due anni

Sì, la questione sembra molto complessa. Ma sarà sufficiente un po’ di esperienza per sapere quali tra le nostre piante producono da sole i frutti (ad esempio le Epithelantha) e quali vanno impollinate.

Da alcuni anni ho ridotto l’acquisto di semi per incrementare la “produzione” di quelli ottenuti tramite mia impollinazione. Il metodo è semplice: basta usare dei banali cotton fioc e passarne la punta in un fiore per poi sporcare con il polline così raccolto un altro fiore (in alcuni casi della stessa pianta, come spiega Lodi, in altri casi di un’altra pianta dello stesso genere e della stessa specie).

Un’avvertenza per evitare l’ibridazione non voluta: ogni volta che si cambia fiore è necessario usare un cotton fioc nuovo (o la seconda estremità dello stesso cotton fioc). In caso contrario si potranno avere ibridi tra due specie (o anche tra due generi di cactaceae) e se si vogliono piante pure è opportuno evitare di incrociare il polline. A questo scopo, dopo l’impollinazione può essere utile proteggere il fiore con una rete a maglie strette (un pezzetto di una vecchia zanzariera, per esempio) per evitare che dopo di noi passi un’ape a combinare qualche pasticcio!

Raccogliere i frutti
Gymnocalycium, pianta da mia semina con frutti
Gymnocalycium, pianta da mia semina con frutti

Quando il fiore impollinato si sarà chiuso, la pianta comincerà a lavorare sul frutto. I tempi per la maturazione del frutto sono variabili, ma è buona cosa aspettare che il frutto sia secco o che si stacchi da solo prima di prelevarlo. Mai staccare il frutto dalla pianta con la forza: si rischiano strappi che possono lacerare il tessuto e successivamente innescare marciumi.
Una volta raccolti, i frutti vanno aperti e puliti per recuperare i semi, che in alcuni casi possono essere piuttosto grandi (Astrophytum, Opuntia, ecc.) e in altri estremamente piccoli e difficili da maneggiare (ad esempio Strombocactus disciformis).

Se il frutto è secco, nella maggior parte dei casi (per esempio gli Astrophytum) è facile ottenere i semi: basta aprirlo e far cadere il contenuto su un contenitore. Se il frutto si è staccato ma è ancora fresco, sarà necessario lasciarlo deperire per alcuni giorni, per poi metterlo in un contenitore con dell’acqua e aspettare che la polpa si imbeva fino a spappolarsi. Questo metodo l’ho “rubato” ad un vivaista francese che da anni porta avanti la coltivazione a fini commerciali di cactus e piante grasse avviata da suo nonno.

Pulire i semi
Pulizia dei semi di cactus
Pulizia dei semi di cactus

Che si tratti di frutti secchi o di frutti lasciati deperire, è buona regola pulirli per bene e togliere ogni residuo di polpa. I semi vanno conservati puliti perché la polpa, decomponendosi, potrebbe aprire la strada ai batteri che a loro volta innescherebbero muffe sui frutti o, dopo la semina, sulle plantule. In questi casi il risultato sarà la morte dei semenzali o la marcescenza del seme ancor prima che possa germinare.

Per pulire i semi è necessario armarsi di pazienza e di qualche foglio di carta assorbente da cucina. Dai frutti secchi lascio cadere i semi sulla carta, poi passo delicatamente un dito per staccare i semi uno dall’altro e togliere i residui di polpa secca. Per i frutti lasciati in acqua la procedura è la stessa, solo che occorre più pazienza perché la polpa è collosa e toglierla tutta a volte richiede tempo.
Dopo che ho pulito i semi, li metto in un bicchiere di plastica a bagno in acqua e Amuchina per un’ora (anche un paio a volte) per pulirli ulteriormente ed eliminare eventuali batteri. Successivamente verso i semi in un colino a maglie fini per togliere l’acqua e li faccio cadere su un foglio di carta assorbente da cucina per asciugarli.

Prima di essere messi via, i semi vanno fatti asciugare bene. Io li lascio sul foglio anche due giorni, passando ogni tanto un dito per farli asciugare in ogni parte, perché anche l’umidità può portare batteri e danneggiare i semi.

Conservare i semi
Semi di Astrophytum
Semi di Astrophytum

Quando i semi saranno puliti e asciutti potremo metterli via per la semina dell’anno successivo. Io uso delle bustine di carta (la preferisco alla plastica perché lascia traspirare meglio il contenuto) nelle quali metto i semi divisi per specie, annotando la data di raccolta e il nome del genere e della specie sulla parte esterna della busta. I semi vanno conservati in un luogo asciutto, a temperatura ambiente (ovvero al freddo durante l’inverno) e possibilmente non al sole diretto.

Dalla fine di marzo alla prima metà di aprile, se le minime non scendono sotto i 16 gradi, si può procedere con la semina vera e propria (a questo link trovate la procedura completa).

La germinabilità
Astrophytum asterias, una mia semina in fiore
Astrophytum asterias, una mia semina in fiore

Per chiudere, un accenno alla germinabilità dei semi, vale a dire la capacità di germinare e dare vita alle plantule. Per alcune specie, ad esempio Echinocactus horizonthalonius, prima della semina è necessario aiutare il tegumento del seme (cioè la parte esterna dello stesso) a indebolirsi per facilitare la germinazione. Per queste operazioni si possono usare procedure manuali come il raschiamento del seme su carta vetrata o procedure “chimiche”, ossia tramite l’utilizzo di acidi in grado di intaccare il tegumento. Queste tecniche vanno sotto il nome di “scarificazione del seme” e, se fatte con l’aiuto di acidi, possono essere molto pericolose. In questo caso è assolutamente opportuno documentarsi bene prima di procedere (ne parlerò in un futuro articolo).

Sebbene in molti casi anche semi piuttosto vecchi (alcuni anni) possano germinare senza problemi, è sempre consigliabile usare semi freschi, con un massimo di dodici mesi (discorso diverso per i Lithops, che devono avere almeno un anno per essere pronti a dare vita alle nuove piante). Se i semi sono freschi e conservati correttamente, il tasso di germinabilità tende a essere più alto: per questo negli ultimi anni impollino durante l’estate per seminare alla fine di marzo dell’anno seguente.

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