In pieno sole, in serra o sul balcone: l’importanza della luce e dell’aria per far crescere bene i cactus

Pediocactus knowltonii in fiore

La luce è fondamentale per ogni essere vivente, a partire dalle piante. E’ un’ovvietà, ma da questo non si può prescindere se vogliamo coltivare al meglio cactus e piante succulente in genere. Piante, oltretutto, che nella maggior parte dei casi vogliono molte ore di luce al giorno; in alcuni casi luce diretta o comunque non filtrata, in altri luce non diretta ma ugualmente intensa.

Premesse generali
Alcune piante al sole
Alcuni Echinocactus, Ferocactus e altri generi di cactacee che tengo al sole diretto

Se nel complesso cactus e succulente hanno bisogno di tanta luce per crescere correttamente, non mancano generi (ad esempio gli Ephiphyllum) che di luce non ne gradiscono molta, tantomeno il sole diretto, essendo “programmati” per crescere riparati dalle chiome degli alberi nelle foreste pluviali.
Così come per le annaffiature (qui il link dedicato all’argomento), sono due gli elementi da tenere in considerazione. Il primo è un minimo di conoscenza delle varie specie. C’è una notevole differenza, ad esempio, tra l’insolazione che in natura riceve un Ferocactus e quella che riceve un Gymnocalycium. Qui saranno l’esperienza e l’approfondimento a venirci incontro (in coda a questo articolo trovate un’utile tabella riassuntiva sulle esigenze in fatto di luce delle succulente).

Il secondo elemento è rappresentato dal luogo in cui coltiviamo. E’ chiaro che le ore di luce e l’intensità dei raggi solari variano notevolmente tra il Nord e il Sud Italia, così come tra la zona della Costa Azzurra in Francia e le regioni del Sud della Spagna e i Paesi scandinavi, giusto per restare in Europa. Impensabile fare paragoni con le zone di origine delle cactacee, come Messico, Argentina, Bolivia o Stati Uniti del Sud. L’incidenza dei raggi solari varia da latitudine a latitudine e molto difficilmente in Europa riusciremo ad avere la spinagione che certi Ferocactus sviluppano in habitat.

Ferocactus latispinus, una mia semina al sole diretto
Ferocactus latispinus, una mia semina al sole

Il “solito” Giuseppe Lodi, ad esempio, era piuttosto tranchant e suggeriva di rinunciare a coltivare piante se vediamo che “restano troppo lontane dal loro aspetto naturale”. Questo è un buon suggerimento di base che ci dice di fare i conti con la luce che possiamo dare, i risultati che possiamo ottenere, le scelte che possiamo fare. Ad esempio, se abbiamo la possibilità di dare luce diretta ai nostri cactus solo nelle prime ore del mattino, meglio evitare generi che vogliono sole in quantità come Ferocactus ed Echinocactus e concentrarsi di più, ad esempio, su Gymnocalycium e Parodia, che crescono bene anche con meno ore di sole diretto o con luce parzialmente filtrata.

A tutte le cactacee, in ogni caso, servono luce e aria. E se alcune gradiscono il sole diretto, altre si accontentano di alcune ore di sole pieno o di luce filtrata. Informarsi sulle esigenze della pianta è dunque la prima regola da osservare. L’esperienza poi ci aiuterà a conoscere ulteriormente le piante e capire se possiamo dare loro la quantità di luce di cui necessitano o meno.
Importanti sono anche i test che possiamo fare, in particolare con piante uguali e da stessa semina, per vedere come crescono in serra, sul balcone o sulla terrazza, e in altre zone, magari al pieno sole per tutta la giornata.

Eziolatura

Se la luce è insufficiente per le esigenze della pianta, i cactus cominceranno a “filare”, ossia a crescere allungandosi e restringendosi all’apice. Il fusto avrà un colorito verde chiaro e le spine saranno deboli o quasi assenti. Questo fenomeno si chiama eziolatura e deturpa le piante irrimediabilmente, perché se anche riusciremo in seguito a dare le giuste condizioni di luce alla pianta, la parte eziolata resterà, mentre la parte nuova riprenderà a crescere correttamente, col risultato che la forma complessiva della pianta sarà non più sferica (nel caso dei cactus globosi) o presenterà delle strozzature (nel caso di cacti colonnari).

Serra, davanzale, terrazza?
Agavi e aloe al sole
Agavi e aloe al sole

Alcuni coltivano le piante tenendole su davanzali o balconi, altri hanno la fortuna di avere una terrazza, altri ancora possono disporre di un giardino o di una serra. Quest’ultima è, naturalmente, la soluzione in grado di dare maggiore libertà: generalmente è esposta per tutta la giornata e ha una copertura in teli trasparenti che possiamo ombreggiare o meno. Non solo: la serra dà anche la possibilità di trasferire all’esterno (a meno che non sia collocata in spazi ridotti) una buona quantità di piante durante la stagione vegetativa. Questo ci permetterà di sperimentare diverse soluzioni: sole filtrato dai teli (anche i teli trasparenti riducono l’incidenza dei raggi ultravioletti), sole filtrato da reti ombreggianti, oppure pieno sole se spostiamo alcune piante all’esterno.

Alcune piante al sole a lato della serra
Piante in pieno sole, accanto alla serra

Nel mio caso ho scelto di non ombreggiare la mia serra, che riceve luce dalle prime ore del mattino fino al tramonto. Uso solo una rete in grado di schermare il 30% dei raggi solari lungo il lato esposto nelle ore più calde della giornata, vale a dire dalle 13 alle 15 circa. Il tetto è coperto da un doppio telo trasparente, pertanto le mie piante ricevono una notevole quantità di luce. Per questo coltivo quasi esclusivamente cactus e succulente in grado di reggere molte ore di luce intensa al giorno.
Le poche specie che coltivo e che necessitano di una leggera ombreggiatura le tengo alla fine dei bancali, agli angoli della serra, che sono in policarbonato, dunque in grado di filtrare maggiormente il sole. In alcuni casi ho collocato piante che vogliono meno sole dietro piante più grandi, così che le prime siano riparate dal sole diretto.

Se si ha a disposizione un davanzale o un balcone, sarà opportuno verificare che sia esposto a Sud o a Sud/Est. In questi casi le piante riceveranno luce per buona parte della giornata. Da evitare le esposizioni a Nord e ad Ovest, a meno che non si coltivino generi che si accontentano di poca luce, come Haworthia, Epiphyllum, alcune crassule e alcune echeverie, ad esempio.

Sole diretto o sole filtrato?
Copiapoa cinerea v. columna alba
Copiapoa cinerea v. columna alba in serra

Nella mia serra coltivo una grande quantità di Gymnocalycium (un genere che amo particolarmente, ma solo per le specie molto spinose) e non ho mai riscontrato problemi, sebbene si dica che questo genere voglia meno luce. Forse è sufficiente la leggera schermatura data dai teli a far sì che i miei esemplari crescano senza problemi.
Molte piante di altri generi le tengo all’esterno durante la stagione di crescita. Si tratta soprattutto di piante che gradiscono il pieno sole, come Ferocactus, Echinocactus, diversi Thelocactus, Ariocarpus, Ancistrocactus, Opuntia, Tephrocactus, Astrophytum, Echinopsis e Agavi.

Un genere che merita un discorso a parte è quello delle Copiapoa. Ne ho tenute alcune piante alla luce diretta e si sono bloccate. Credo dipenda dal fatto che in natura vivono in zone del Cile nelle quali per diverse ore del giorno il sole è filtrato dalla nebbia e dal fatto che con queste piante è meglio forzare la crescita a “stagioni inverse”.

Abituare le piante al sole
Ferocactus, mie semine al sole diretto
Ferocactus acanthodes, mie semine al sole diretto

Ciò che è fondamentale, soprattutto se in inverno si tengono le piante in punti riparati e meno esposti al sole (che oltretutto nelle corte giornate dei mesi invernali è più debole), è abituarle gradualmente all’esposizione che daremo loro durante la stagione di crescita. Mai mettere al sole diretto un cactus che si è tenuto per mesi in un sottoscala, in un garage, ecc. Da fine marzo sarà buona cosa collocare le piante in zone dove il sole diretto arriva solo nelle prime ore della mattinata, per poi spostarle gradualmente, nell’arco di una ventina di giorni, in zone con maggiore insolazione.

Una volta che le piante saranno abituate al sole diretto non correremo più il rischio di scottature sull’epidermide del fusto. In caso di scottatura la parte esposta si decolora per poi seccare e lasciare sulla pianta un’area giallastra o marrone chiaro. Con la nuova crescita la parte deturpata tenderà ad essere meno visibile, ma su giovani esemplari una scottatura seria rischia di bloccare la crescita o, nei casi peggiori, di portare alla morte il soggetto.
Allo stesso modo, il sole diretto su esemplari giovani può rallentare o inibire del tutto la crescita. In natura, infatti, i semenzali e le piante giovani crescono al riparo di piante madri, di rocce o arbusti. Anche questi sono fattori da considerare, in particolare se si coltivano le succulente su una terrazza completamente esposta.

Su esemplari adulti o comunque abituati alla luce, ovviamente per quei generi che vivono in pieno sole, l’esposizione diretta è una benedizione: irrobustisce e fortifica la pianta, mantiene compatto il fusto e fa crescere spine più grosse e forti.

L’importanza dell’aria
Alcune piante al sole
In primo piano, Echinocactus texensis

Strettamente connessa all’esposizione è la quantità di aria di cui necessitano cacti e succulente. Come per tutte le piante (e anche questa è un’ovvietà…) l’aria è fondamentale. Non è mai troppa. Coltivare succulente in zone anguste, dove non c’è giro di aria, dove l’aria (e con essa l’umidità) è stagnante non solo non giova alla crescita, ma rischia di esporre le piante a marciumi o all’insorgenza di patologie fungine.

Tanto nella buona stagione quanto in inverno dovremo cercare di dare alle piante più aria possibile. In estate l’aria è fondamentale, perché se è vero che i cactus sono in grado di sopportare alte temperature (anche oltre i 40 gradi), è altrettanto vero che in natura hanno aria a disposizione in quantità. Il vento e la brezza sono in grado di abbassare l’incidenza del caldo sulla pianta ed evitare “lessature”

Da fine febbraio comincio ad aprire i lati della serra alzando i teli laterali, per aprirli completamente alla volta di metà marzo e tenerli aperti fino a tutto novembre. In inverno, nelle giornate di sole, apro le porte anteriori e posteriori della serra per alcune ore per permettere il ricambio dell’aria.

Ancistrocactus uncinatus, una mia semina al sole
Ancistrocactus uncinatus, una mia semina al sole

Durante la stagione di crescita il vento e l’aria aiutano inoltre il terriccio ad asciugare velocemente e prevengono marciumi. Come accade in natura, il ricircolo dell’aria e il vento aiutano le piante a sopportare le alte temperature e il sole nelle ore in cui è più intenso. In ambienti angusti, come piccole serrette con copertura di plastica, le piante rischiano letteralmente di “lessarsi” con il caldo e l’aria stagnante. Decisamente meglio abituarle gradualmente al sole e togliere tutta la copertura (al massimo la si può sostituire con una rete ombreggiante leggera).

Durante l’inverno l’aria è ugualmente importante. In questo periodo serve ad abbassare il tasso di umidità e a tenere pulito l’ambiente, evitando che possano prosperare funghi come quello emblematicamente chiamato “ruggine” che aggrediscono alcuni cactus coltivati in condizioni non ottimali. Appena è possibile è opportuno arieggiare, aprire serre o sollevare coperture in tnt (tessuto non tessuto) per favorire il ricambio dell’aria.

Tabella riassuntiva

L’ottima tabella che trovate qui sotto in pdf è stata realizzata da Marcello Ceccucci, coltivatore appassionato e amministratore del gruppo su Facebook “Non solo cactus… piante grasse e oltre. La tabella riporta indicativamente il tipo di esposizione adatto ai principali generi di cactacee e a molte altre piante succulente. Marcello l’ha realizzata consultando l’Enciclopedia delle cactacee della Zanichelli. Lo ringrazio per averla messa a disposizione del gruppo su Facebook e per avermi concesso il permesso di pubblicarla su questo sito.

Tabella riassuntiva esposizione piante grasse

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