Seminare in germinatoio e ottenere piante wild? Con pazienza e passione i risultati arrivano

Ariocarpus per evidenza

Storia di una passione fulminante che porta a risultati notevoli in pochi anni. Leopoldo Romano vive in Sicilia, coltiva cactus dal 2013 e si è specializzato nella semina, soprattutto di specie particolari e ricercate. Nel suo contributo, Leopoldo illustra il suo metodo di semina in germinatoio, senza tralasciare nulla e senza inutili misteri (qui invece la procedura per la semina a luce naturale). La condivisione delle esperienze, evidentemente, è un valore importante anche per lui!

Le foto a corredo di questo contributo, così come quelle nella gallery finale, sono tutte di Leopoldo Romano e ritraggono sue piante

di Leopoldo Romano

Turbinicarpus andersonii
Turbinicarpus andersonii

Iniziai a coltivare a metà del 2013 attirato dalle svariate forme insolite di queste piante, dalla spinagione differente in ciascuna di esse e, dato il clima, direi abbastanza favorevole per molte di queste piante, mi misi all’opera (Leopoldo abita in Sicilia; ndr). Inizialmente, come penso facciano tutti i neofiti, cominciai a comprare di tutto sperimentando così su un campione di piante differenti la loro coltivazione. Con questo capii che ogni specie aveva esigenze differenti.
Per esigenze differenti intendo esposizione, substrato ed annaffiature diverse per le varie specie che si possiedono.

Cominciai allora ad andare alla ricerca dei materiali che occorrono per la coltivazione dei nostri amati cactus. Solitamente si inizia un po’ con quello che si trova più facilmente. Finalmente, dopo svariate ricerche riuscii a trovare lapillo (con una granulometria di 1 cm circa) e sabbia! Naturalmente tutto miscelato in parti uguali assieme a della torba. Substrato che però abbandonai da lì a poco.

Pseudolithos migiurtinus
Pseudolithos migiurtinus

Nel frattempo notai che delle persone riuscivano a seminare queste piante. Tutto ciò mi appassionava sempre più. Volevo veder nascere anch’io qualcosa da quei semi minuscoli. Dopo un paio di mesi dall’inizio di questa nuova passione decisi di costruirmi un germinatoio. L’utilizzo delle lampade e il loro wattaggio è importante per avere una risposta ottimale da parte delle future piantine.
Utilizzo lampade CFL (Compact fluorescent lamp). Per quanto riguarda il wattaggio occorre vedere quanto è grande il germinatoio e farsi quattro calcoli. Vi svelo un trucchetto semplice per capire se c’è poca o troppa luce: basta guardare le piante! Se sono di un verde chiaro magari tendente al bianco ed eziolate (per eziolatura si intende un allungamento della pianta con un cambio notevole del suo aspetto naturale, questo appunto avviene in mancanza di un’esposizione idonea) c’è poca luce, mentre se le piante sono di un colore rosso/bruno la luce è troppa. A volte capita che alcune piantine siano rosse inizialmente ma col passare del tempo diventino verdi, quindi non preoccupatevi: seminando, col tempo l’esperienza aiuterà a capire qual è il rosso/bruno dovuto alla luce e quale quello naturale delle piantine.

Mammillaria perezdelatosae ssp. andersonii
Mammillaria perezdelatosae ssp. andersonii

Naturalmente per far sì che le piante nascano occorre ricreare all’interno del germinatoio un po’ quello che accade fuori. Una temperatura minima ottimale è solitamente attorno ai 12° mentre la temperatura massima deve stare intorno ai 28° (ho notato che le piante tendono a bloccarsi con una temperatura superiore ai 35°). Per quanto riguarda le pareti del germinatoio applico una pellicola adesiva bianca: il bianco riflette più di ogni cosa la luce. Monto anche una ventola da pc che fa uscire l’aria da dentro verso fuori abbassando così la temperatura interna fino ad arrivare a quella desiderata. Senza movimentazione dell’aria la temperatura massima salirebbe di molto.

Adesso vediamo concretamente quello che faccio durante la semina. Premetto che creo una lista in cui ad ogni numero corrisponde una specie seminata, così da inserire poi soltanto il numero nel cartellino o al massimo il numero seguito dal numero di campo della specie.

Whitesloanea crassa
Whitesloanea crassa

Inizio miscelando 70% di pomice fine (2/4mm max) e 30% di una buona terra di campo (precedentemente disinfettata in forno al massimo della potenza per 45 minuti, trascorsi i quali tolgo la composta dal forno e la lascio raffreddare). Prendo dei vasi 5×5 cm e li riempio con la composta precedentemente preparata fino ad un centimetro dall’orlo. Li metto successivamente in una vaschetta e verso un preparato di acqua e Previcur (1ml/l) facendo assorbire acqua per immersione ai vasetti. Una volta che la composta è bagnata in superficie li tolgo e li faccio gocciolare su un panno.

Scrivo sul cartellino il numero precedentemente segnato sulla lista e lo inserisco vicino il bordo del vaso a sinistra, apro una bustina e lascio cadere i semi su un foglio di carta per poi poggiarli successivamente sulla composta disposti maniacalmente (quelli che rimangono un po’ sopra li spingo leggermente, con l’ilo rivolto verso il basso, con la punta di una matita in modo che rimangano tra la pomice). Infine, dopo aver disposto i semi li copro con del quarzo fine per acquari. Ritaglio della pellicola per alimenti e la applico sul vaso bloccandola con degli elastici, questo perché per far nascere le piantine occorre un tasso alto di umidità. Terrò la pellicola per 30/45 giorni massimo, successivamente si può tranquillamente togliere. Le nuove piccole piante le annaffierò una volta a settimana circa per un anno.

Turbinicarpus dickinsoniae
Turbinicarpus dickinsoniae

Dopo due mesi dalla semina inizio a fertilizzare a basse dosi una volta ogni 15 giorni. Passato un anno, per molte specie arriverà l’ora di essere ripicchettate (cioè riposte in un contenitore più ampio) in un vaso o in una cassetta di polistirolo più grande. Ho notato che in quest’ultima le piante crescono più velocemente, probabilmente per lo spazio a disposizione (sfatiamo i falsi miti dei vasi stretti per i cactus?!), ma di questo parlerò più avanti approfonditamente.

A un anno dalla semina è arrivata l’ora di trattare quelli che erano dei semenzali come delle piante adulte. Preparo la composta che mi occorre, quindi, a seconda delle specie che vado a ripicchettare, vasi o vasche di polistirolo. Solitamente uso vasi profondi e sovradimensionati come larghezza. Questo perché ho notato che le piante crescono più velocemente, mentre se si usa un vaso piccolo le radici fanno presto a riempirlo e così facendo le piante tendono a bloccarsi molto presto.

Echinocactus horizonthalonius
Echinocactus horizonthalonius

Se la composta è valida, il vaso potrà essere anche enorme, la pianta non marcirà. Naturalmente occorre esperienza. Una composta che utilizzo, con un buon riscontro da parte delle piante, in percentuali variabili secondo le diverse specie, è costituita da pomice e terra di campo. Per quanto riguarda quest’ultima, se ne possono trovare un’infinità di tipologie. Per vedere se è buona quella che riuscite a recuperare fate dei test, vi accorgerete subito (per subito intendo minimo un anno di coltivazione) se va bene o meno.

Dispongo di uno spazio a Sud/Est che assieme ad Est secondo me è l’esposizione migliore per coltivare, almeno dove vivo io. Se le esponessi a Sud oppure ad Ovest rischierei di bruciarle in poco tempo. Al Nord si ha il rischio marciumi ma al Sud si deve fare a botte col sole, non è tutto rose e fiori. Per quanto riguarda le annaffiature non ho una scadenza. Guardo le piante. Col tempo ho imparato a “leggere” le loro esigenze e do acqua in base ai bisogni.

Ariocarpus fissuratus
Ariocarpus fissuratus

Da un lato invece tengo molte piante esposte alle intemperie tutto l’anno, prendono tutta la pioggia che cade, quando cade.

Tra queste piante ci sono molte specie considerate difficili da molti ma per le quali ho riscontrato il contrario in coltivazione, come per esempio Ariocarpus. Molti stanno alle intemperie perennemente e molte di quelle piante hanno anche un aspetto più bello di quelle riparate.

Ariocarpus kotschoubeyanus (ricostruzione habitat)
Ariocarpus kotschoubeyanus (ricostruzione habitat)

Provo sempre a dare un aspetto wild alle piante, non mi piacciono le piante gonfie e verdissime, pur utilizzando materiali tradizionali come la pomice.

Qui a Palermo è difficile reperire materiali come marna, alberese o altro, mi piacerebbe ma purtroppo non ho la possibilità.

Col tempo, seminando molto, ho creato un sito, Wild Cactus, e una pagina Facebook, Wild Cactus Nursery, dove chi vuole può contattarmi per qualsiasi info, principalmente, ma anche per la lista degli esuberi che aggiorno ogni anno con nuove piante abbastanza particolari.
Live your life growing your cacti!

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