Copiapoa cinerea, la più spettacolare tra tutte le piante di questo genere originario del Cile

Copiapoa cinerea, fiore

Le Copiapoa sono, per definizione, le classiche cactacee per “collezionisti”. Ho messo appositamente il termine “collezionisti” tra virgolette perché non è una parola che amo particolarmente, se abbinata alle piante, che sono e restano, ai miei occhi, esseri viventi con i quali possiamo interagire. Detto questo, è un dato di fatto che le Copiapoa, e la specie cinerea in particolare, sono da sempre oggetto delle attenzioni di veri e propri “cacciatori” di piante.

Introduzione

Non a caso la cinerea resta una delle piante maggiormente depredate in habitat e vendute sul mercato nero. Una piaga, questa, che insieme ad altri fattori (cambiamento climatico in primis) sta portando questa specie verso un triste destino. Ho recentemente visto parecchie foto scattate da un appassionato in viaggio in Cile, luogo di origine di queste piante. Le foto documentano senza pietà le pessime condizioni in cui versano intere popolazioni di Copiapoa, in estrema sofferenza, se non morte, a causa dei mutamenti climatici indotti dall’uomo.

Copiapoa cinerea, un giovane esemplare
Copiapoa cinerea, un giovane esemplare

Coltivare e seminare Copiapoa può essere un’ottima pratica per salvaguardare, almeno in parte, queste piante, così come rifiutare categoricamente esemplari chiaramente provenienti da habitat. Ne ho visti un paio in vendita, anni fa: si riconoscono per l’aspetto vissuto, per la base suberificata e priva di spine e per la copiosa cera che l’esemplare ha sviluppato sull’epidermide.
Sono probabilmente anche questi fattori ad aver contribuito ad alimentare il mercato nero di queste piante (oltre all’assenza di criterio e di scrupoli di tanti sedicenti “appassionati”), perché è un dato di fatto che in coltivazione è difficilissimo, se non impossibile, ottenere esemplari come quelli in habitat.

Descrizione

Copiapoa cinerea, come tutte le Copiapoa, è originaria del Cile. E’ endemica, ossia cresce solo ed esclusivamente in quell’area del mondo, e solo in alcune zone del Cile, per di più. E’ tra le specie di Copiapoa maggiormente variabili, come ricorda Graham Charles (una vera “autorità” in materia) nel suo “Copiapoa”, volume della serie “The Cactus File Handbook”. Non a caso ne esistono tantissime varietà, come c. dealbata, c. columna-alba, c. longistaminea, c. gigantea.

Copiapoa cinerea in fiore
Copiapoa cinerea in fiore

E’ anche, annota sempre Charles, la specie che “abbraccia le più desiderabili caratteristiche di tutte le Copiapoa”. Sì, perché la cinerea è davvero l’emblema di questo genere e sicuramente la specie più affascinante, con le sue spine rade e puntute, nere o marrone, il fusto inizialmente globoso poi cilindrico, a coste (da 12 a più di 30) e ricoperto da una fitta pruina (ossia cera) color grigio/azzurro. Cinerea, di color cenere, appunto.

In natura può raggiungere il metro di altezza e pollonare abbondantemente alla base, sempre suberificata e priva di spine, o produrre rami laterali a una ventina di centimetri da terra. La crescita di queste piante in habitat è impressionante: i vecchi esemplari sono quasi del tutto prostrati a terra, con l’apice rivolto verso l’alto, quasi a guardare il cielo.

In habitat crescono in regioni dove la nebbia è molto fitta e dove c’è sempre vento, ragione per la quale in coltivazione è opportuno dare molta aria a queste piante e schermare leggermente il sole almeno nelle ore più calde. Questo non vuol dire che si tratti di piante che gradiscono poca luce, anzi: le cinerea vogliono luce non diretta ma molto intensa, diversamente perderanno la forma compatta e non saranno in grado di sviluppare le robuste spine nere e tantomeno produrre la cera che ne ricopre il fusto.

Coltivazione
Copiapoa cinerea fiorita
Copiapoa cinerea fiorita

Il regime di irrigazione, per queste piante, non è affatto scontato. Alle nostre latitudini (Italia del Nord, diciamo) vegetano per gran parte dell’anno, seppure con una crescita lentissima, per poi andare in stasi nei mesi più caldi.

E’ utile annaffiare quando si nota che le spine sono in formazione (lo si vede dal colore acceso alla base della spina), in particolare da fine settembre e per buona parte dell’autunno, con qualche annaffiatura anche nei mesi di novembre e dicembre. Da gennaio a marzo ho visto che la crescita si ferma, pertanto sospendo le annaffiature per riprenderle alla volta di aprile, quando le piante ricominciano a vegetare per arrivare a produrre i fiori, gialli, tra la peluria all’apice, in tarda primavera. In luglio e agosto meglio diradare o sospendere del tutto le annaffiature: la cinerea va in stasi e ferma la crescita. In questi mesi particolarmente caldi è anche buona cosa ombreggiarle maggiormente per cercare di abbassare le temperature, dal momento che patiscono il caldo torrido.

Utili, per queste piante, possono essere regolari nebulizzazioni, in particolare nei mesi autunnali, così da riprodurre in qualche modo le condizioni di umidità ambientale nelle quali si vengono a trovare in natura a causa delle persistenti nebbie.
Adottando un giusto regime di irrigazione e una corretta esposizione le cinerea riusciranno a produrre la caratteristica pruina anche in coltivazione, anche se è meglio mettersi il cuore in pace: è praticamente impossibile ottenere esemplari dello stesso colore di quelli in habitat.

Per la mia esperienza sono piante in grado di tollerare bene il freddo (meglio se asciutto): ne ho avute diverse che negli anni passati sono andate senza problemi fino a -10 gradi. In quell’occasione va precisato che il terriccio era del tutto asciutto da alcuni mesi.

Copiapoa cinerea cresciuta in marna
Copiapoa cinerea cresciuta in marna

Per quanto riguarda il substrato di coltivazione, considerato che queste piante hanno radici fasciculate, ossia non fittonanti ma spesse e lunghe, ho visto che una semplice composta a base di terra di campo, inerti (pomice, quarzite e ghiaia) e un poco di organico (10% di torba fine) va benissimo, soprattutto se si utilizzano vasi profondi, in grado di contenere comodamente le lunghe radici. Ho però fatto qualche esperimento con la marna e devo dire che sta dando risultati eccellenti, a patto di sopportare un ulteriore rallentamento nel già lentissimo ritmo di crescita di queste piante.

In particolare, come ho descritto in questo articolo pubblicato qualche tempo fa dalla rivista “Xerophilia, gli esemplari in marna sembrano sviluppare più cera rispetto a quelli coltivati in substrati tradizionali come il classico pomice/lapillo/torba in parti uguali.
Altri coltivatori per queste piante usano quarzite e granito in abbondanza e da quanto vedo dalle foto di loro piante i risultati sono eccellenti.

Semina
Copiapoa cinerea, mie semine
Copiapoa cinerea, mie semine

La semina, infine. Nessuna particolare avvertenza: le cinerea non hanno esigenze particolari rispetto ad altri cactus. Solo un paio di avvertenze: la germinabilità dei semi, da quanto ho constatato, mi pare non molto alta, inoltre è necessario schermare dal sole le giovani piante con abbondante quarzite o ghiaietto, quasi fino a coprirne interamente il fusto. Se troppo esposte, infatti, rischiano di scottarsi o di rallentare drasticamente la crescita. Anche in natura, a quanto ho letto, i semenzali crescono quasi interrati o comunque ben protetti dagli esemplari adulti o da rocce.

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