Rinvasare i cactus: qualche consiglio su come farlo al meglio senza… donare il sangue!

Echinocactus grusonii

Il rinvaso è spesso una delle ragioni per le quali molti si tengono alla larga dai cactus. Magari la pianta piace, ma l’idea che prima o poi debba essere travasata, con tutte quelle spine, spaventa chi è alle prime armi o non conosce ancora bene queste piante. In molti decidono addirittura di lasciar perdere le cactacee per dedicarsi alle succulente a foglia, decisamente meno ostiche da affrontare durante un rinvaso.

Rinvasi “semplici”
Astrophytum myriostigma cv. onzuka
Astrophytum myriostigma cv. onzuka: un rinvaso decisamente semplice

In realtà, anche piante particolarmente spinose come Echinocactus grusonii o Ferocactus non sono difficili da rinvasare. Qualche accortezza, un po’ di esperienza e se ne esce senza dover letteralmente “dare il sangue”. Ovviamente il discorso è semplice per cactacee poco o per niente spinose, come la maggior parte degli Astrophytum, ma anche Matucana madisoniorum, molti Gymnocalycium, alcuni Turbinicarpus, le Frailea, così come per piante dalle spine a consistenza cartacea (Tephrocactus articulatus v. papyracanthus) o setosa, come alcune Mammillaria e Rebutia.

Allo stesso modo, tutto è più facile se si ha a che fare con esemplari giovani, di piccole dimensioni. In questi casi anche le piante più spinose si rinvasano senza problemi, dal momento che la pianta stessa pesa poco e non è necessario esercitare pressioni o sforzi particolari per toglierla dal vaso e sistemarla in un nuovo contenitore.

Come procedere
Rinvaso di un grosso Gymnocalycium saglionis
Rinvaso di un grosso Gymnocalycium saglionis

Per soggetti più impegnativi, come un grusonii dai 20 centimetri di diametro in su, è necessario avere pazienza e adottare qualche accorgimento. Molti usano guanti da giardinaggio: io li evito perché privano le mani della minima sensibilità e risulta facile spezzare spine o danneggiare la pianta se non si ha il giusto… tatto…

Quando si comincia un rinvaso di questo genere, ossia piante grosse e coperte di spine, la prima cosa da fare è tenere a portata di mano l’occorrente, ossia il nuovo vaso e il terriccio in cui rinvasare. A quel punto sarà sufficiente avvolgere la pianta in un vecchio asciugamano oppure fissare alle spine dei blocchetti di polistirolo così da proteggerle ed evitare di romperle o pungersi. Una volta “imballata” la pianta, la si potrà sollevare e inclinare di lato così da poter sfilare il vecchio vaso. 

Gymnocalycium hosseii svasato
Gymnocalycium hosseii svasato

Se la pianta è nel vecchio contenitore da diversi anni e il pane di terra sarà ormai compatto l’operazione potrà rivelarsi più complessa. Nel caso di un vaso di plastica si dovranno battere vigorosamente le pareti del contenitore con il palmo delle mani (in molti casi serve proprio il pugno!) per cercare di far staccare il pane di terra e far scivolare fuori la pianta.

Se si è usato un vaso di cotto e la pianta non è stata rinvasata per anni potrebbe essere necessario armarsi di martello per rompere il vecchio contenitore. Con i vasi di cotto, (materiale poroso, a differenza della plastica, che è perfettamente liscia) le radici si saldano alle pareti interne perché da lì riescono ad assorbire acqua e in molti casi durante il rinvaso non c’è alternativa alla rottura del vecchio contenitore.

Sulla scelta dei vasi e sul rinvaso in generale trovate tutto a questo link.

Una Copiapoa durante il rinvaso
Una Copiapoa cinerea durante il rinvaso

Liberata la pianta dal vecchio vaso è opportuno controllare lo stato delle radici, verificare che non vi siano parassiti come la cocciniglia e togliere il più possibile il vecchio terriccio. Se la pianta è già in un terriccio idoneo basterà dare una scrollata e liberare un po’ le radici; se il vecchio substrato è invece ricco di torba o troppo sfruttato è meglio darsi da fare (magari anche con l’aiuto di un pennello) per toglierlo completamente e liberare del tutto l’apparato radicale.
Se alcune radici sono eccessivamente lunghe e se non si tratta di radici primarie (spesse e carnose) si possono accorciare con le forbici o con tronchesine da giardinaggio: un taglio netto e la pianta non avrà problemi, anzi sarà stimolata a produrre nuovi capillari.

Nuovo vaso, nuova terra

Prima di rinvasare molti consigliano di lasciare la pianta alcuni giorni radici all’aria per permettere alle radici di rimarginare le ferite riportate durante la pulizia. Francamente ne vedo la ragione solo se si è rotta qualche radice primaria o se si è ripulito a fondo l’apparato radicale, ad esempio perché le radici erano secche o marce. Negli altri casi rinvaso subito dopo la pulizia, con l’unica accortezza di usare terriccio asciutto e di non annaffiare per almeno una decina di giorni dopo il rinvaso.

Echinocereus rayonensis
Echinocereus rayonensis: un rinvaso impegnativo anche perché le spine si spezzano facilmente

Quale che sia la scelta che si è fatta (aspettare qualche giorno o rinvasare subito), basterà mettere un po’ di terriccio nel nuovo vaso, poggiarvi sopra la pianta verificando che il colletto sia alla giusta altezza rispetto al bordo del contenitore e riempire il vaso tutto attorno al fusto con il nuovo substrato. Alcuni coltivatori consigliano di mettere sul fondo del vaso dell’argilla espansa, o pomice o lapillo di grossa granulometria per favorire il drenaggio. Io lo faccio solo quando uso vasi molto profondi rispetto alle dimensioni dell’apparato radicale o quando le radici sono poche, secche o troppo corte: in tutti gli altri casi non vedo ragioni per privare la pianta del terriccio, se questo è già di per sé drenante e formulato correttamente.

Qui ho scritto dei vari tipi di substrato che utilizzo.

Con piante piccole, facili da maneggiare, meglio ancora tenere la pianta con una mano, posizionarla alla giusta altezza rispetto al bordo del vaso lasciando le radici a mezz’aria e con l’altra mano riempire il vaso di terriccio aiutandosi con una paletta. Alla fine di questa operazione è buona cosa battere leggermente i bordi del nuovo contenitore con le mani, poi sollevare e far ricadere il vaso più volte sul tavolo per far sì che il terriccio si assesti e non rimangano aree vuote all’interno del contenitore.

Un piccolo trucco
Gymnocalycium spegazzinii svasato
Gymnocalycium spegazzinii svasato

Più che le piante fortemente spinose – i Ferocactus ad esempio si possono tranquillamente maneggiare sollevandoli per le spine vecchie, tanto sono robuste – a mio avviso sono le piante con spine fragili o uncinate il vero problema. Nel primo caso serve molta attenzione e una buona dose di esperienza (e pazienza) per evitare di rompere le spine, nel secondo occorre molta attenzione perché le spine uncinate (come per il genere Ancistrocactus) si agganceranno inevitabilmente alla pelle col rischio di rendere difficile l’operazione di pulizia o di spostare la pianta mentre si riempie il nuovo vaso con il terriccio.

Un trucco, con soggetti di questo genere, è quello di svasare e pulire la pianta, posizionare due bastoncini (o due pennelli non troppo grossi) ai lati del nuovo vaso, infilare la pianta tra i due bastoncini prendendola per le spine e facendo in modo che le radici cadano libere nel vaso. Quando la pianta poggerà sui due supporti avremo le mani libere per riempire di terriccio il vaso e quando saremo arrivati al giusto livello ci basterà sfilare i bastoncini, tenere ferma la pianta prendendola per una spina e finire il lavoro mettendo il substrato attorno al colletto.

Attenti ai glochidi!
Opuntia fragilis
Opuntia fragilis con glochidi e spine

Le piante davvero insidiose sono quelle del genere Opuntia. La maggior parte di loro ha spine cortissime e sottili, dette glochidi, in grado di entrare nella pelle e agganciarsi saldamente grazie alla punta uncinata. I glochidi non fanno male, ma sono parecchio fastidiosi, danno irritazione e sono quasi impossibili da togliere subito. I rinvasi di queste piante rappresentano gli unici casi nei quali ricorro ai guanti, a meno che le “pale” delle Opuntia non siano grandi e i glochidi molto distanziati tra di loro, nel qual caso si riesce tranquillamente a maneggiare la pianta senza riempirsi le dita di glochidi.

Qui gli altri articoli dedicati al rinvaso di cactus e succulente.

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