Spegazzinii, un groviglio di spine per il Gymnocalycium più multiforme e agguerrito

Gymnocalycium spegazzinii

Se c’è una specie di Gymnocalycium altamente variabile, quella è la spegazzinii. A quanto ho potuto osservare in coltivazione, è sufficiente che i semi provengano da pochi chilometri di distanza tra di loro (dato che si può ricavare dal “field number”) per avere differenze notevoli tra due esemplari di questa specie. Volendo estremizzare si può dire che è davvero difficile trovare due spegazzinii identici.

Introduzione
Gymnocalycium spegazzinii in fiore
Gymnocalycium spegazzinii in fiore

Il fusto è sempre di piccole o medie dimensioni, fino a una quindicina di centimetri di diametro per gli esemplari più vecchi, globoso, solitario (non ho mai visto esemplari pollonati), poco o tanto schiacciato e depresso alla sommità. Il colore è verde scuro, in molti esemplari tendente al marrone o al grigio/verde e presenta una quindicina di coste (nei soggetti adulti). L’apice è leggermente lanoso.

A fare la differenza tra un esemplare e l’altro sono le spine. Quasi sempre molto fitte e di colore da marrone a grigio/marrone, possono essere sottili, spesse e robuste, lunghe (fino a poco più di 5 centimetri al massimo) o corte, dritte o ricurve. Possono puntare verso l’esterno o verso il basso e l’interno, fino a fasciare completamente il fusto avvolgendolo come maglie strette. In fatto di spine, insomma, lo spegazzinii ha forme e varietà infinite a seconda dell’areale di provenienza.

Classificazione

Queste piante, il cui nome omaggia il botanico italiano naturalizzato argentino Carlo Luigi Spegazzinii, sono state classificate nel 1922 da Britton e Rose. La specie è originaria della zona a Est delle Ande, nel Sudamerica. I Gymnocalycium spegazzinii crescono in particolare nel nord dell’Argentina, nelle province di Salta, Catamarca, Tucumán e Córdoba, e in Bolivia. Vivono ad altezze comprese tra 1.300 e oltre 3.000 metri sopra il livello del mare.

Gymnocalycium cardenasianum
Gymnocalycium cardenasianum

Secondo molti autori (tra questi Edward F. Anderson in “The Cactus Family”) la specie spegazzinii si dirama nella sottospecie cardenasianum: Gymnocalycium spegazzinii subs. Cardenasianum. Personalmente sono più propenso a vederle come due specie distinte del genere Gymnocalycium. Questo per via delle notevoli differenze sia nel fusto, che nei cardenasianum è generalmente meno schiacciato e di colore verde più intenso, che nella spina, che, sempre nel cardenasianum, è solitamente più chiara, tendente al giallo e più dritta, rivolta maggiormente verso l’eterno del fusto. Inoltre, nel cardenasinum la spina centrale è più lunga e robusta delle radiali.

E’ pur vero che il fiore dello spegazzinii è parecchio simile a quello del cardenasianum: sboccia all’apice della pianta e presenta il classico calice nudo, ossia non coperto da spine o da peluria (da cui il nome del genere, Gymnocalycium, cioè “calice nudo”) ed è di colore rosa pallido con la gola color rosa intenso/violaceo, largo fino a cinque centimetri. D’altra parte, è un dato di fatto che la specie è estremamente variabile e può benissimo dare origine ad una sottospecie che si differenzia ulteriormente rispetto ai “classici” spegazzinii.

A questo link trovate una scheda del genere Gymnocalycium.

Coltivazione
Gymnocalycium spegazzinii con bocci
Gymnocalycium spegazzinii con bocci

La coltivazione di queste piante, così come di tutti Gymnocalycium, è decisamente facile. Vogliono molta luce, ma si accontentano anche di sole leggermente filtrato (ad esempio i teli trasparenti del tetto di una serra o reti ombreggianti al 30%). Al substrato di coltivazione è bene aggiungere un po’ di organico in più rispetto agli altri generi di cactacee: io uso una miscela con 20% di terra di campo, 20% di torba o humus di lombrico, 30% di pomice e 30% di ghiaietto di fiume misto a quarzite. Molte specie di Gymnocalycium vivono su terreni prettamente argillosi, ma ho visto che gli spegazzini gradiscono un terriccio leggermente più umifero e a pH tendenzialmente acido.

Annaffiature abbondanti, ogni 10 giorni circa, durante la stagione vegetativa e asciutta totale da ottobre a fine marzo. Alcuni coltivatori preferiscono bagnare un poco i Gymnocalycium anche durante l’autunno e parte dell’inverno, ma ho verificato che gli spegazzinii non risentono affatto dell’asciutta prolungata e si sgonfiano meno rispetto ad altre piante di questo genere. Nessun problema particolare riguardo alle temperature: se ben asciutti possono stare tranquillamente a minime attorno a 0 gradi con punte bel al di sotto dello zero.

Semina
Gymno spegazzinii, semine del 2015
Gymno spegazzinii, semine del 2015

Semplicissima è anche la semina: i tassi di germinabilità sono piuttosto alti e le plantule non hanno particolari esigenze. Ne ho seminati parecchi, sia spegazzinii che cardenasianum, sempre a luce naturale. Li semino a fine marzo e ho visto che per il loro primo inverno sono sufficientemente sviluppati e robusti da poter essere trattati come piante adulte, al freddo e in asciutta per mesi. Le differenze tra le piante da areali diversi si manifestano fin dai primi mesi di vita, con spine molto variabili a seconda della provenienza del seme.

Le varietà
Gymnocalycium spegazzinii loricatum
Gymnocalycium spegazzinii loricatum

Tutte le varietà di spegazzinii sono interessanti a mio parere, ma se devo segnalarne alcune direi certamente la punillense per le spine lunghe e ricurve, la unguispinus per le spine cortissime e puntute, e infine la loricatum, dalle spine robuste e fascianti. Di grande interesse, sul versante cardenasianum (si tratti di specie a parte o di sottospecie, poco importa), è la varietà armatum, con spine incredibilmente spesse, intricate e lunghe. Questa pianta è apparsa in quantità sul mercato specializzato qualche anno fa, grazie anche a vivaisti dell’Est Europa, che l’hanno propagata abbondantemente proponendo semenzali con “armature” di tutto rispetto nonostante le piccole dimensioni del fusto.

In sintesi, gli spegazzinii sono piante robuste, di facile coltivazione, molto generose con le fioriture (sebbene non siano i Gymnocalycium con i “bouquet” più abbondanti) e hanno spine che non hanno nulla da invidiare a generi considerati ben più “cattivi” in fatto di armatura.

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