Amati e odiati al tempo stesso: Melocactus e Discocactus, piante belle ma permalose

Discocactus

Melocactus e Discocactus sono due generi di cactacee particolari, con esigenze “personalizzate” rispetto alla maggior parte dei cactus. I Melocactus sono originari del Perù, del Brasile, della Colombia e della zona delle Antille e di Cuba. Si dice che furono tra le prime piante curiose avvistate da Cristoforo Colombo al suo arrivo nelle Americhe. I Discocactus sono originari più che altro del Brasile.

Melocactus matanzanus
Melocactus matanzanus con cefalio

Entrambi i generi, alla maturità, producono una sorta di “cappello” all’apice delle piante. Per i Melocactus si tratta di un vero e proprio “cefalio”, così come viene definita questa curiosa formazione in cima alla pianta, mentre i Discocactus producono un “falso cefalio”, ossia una formazione simile a quella dei Melocactus ma meno sviluppata e meno distinta dal fusto. In entrambi i casi, quando le piante sono adulte, smettono di ingrossare il fusto e cominciano a produrre una fitta lanugine apicale: nei Melocactus è bianca o rossa e cresce in altezza nel tempo, mentre nei Discocactus è solitamente bianca e non supera i due/tre centimetri di altezza.

E’ da qui, dal cefalio o dal falso cefalio, che spuntano i fiori: piccoli, solitamente di color rosa intenso quelli dei Melocactus; grandi, allungati, profumati, bianchi e notturni quelli dei Discocactus. Sempre dal cefalio spuntano i frutti. I Melocactus non debbono nemmeno essere impollinati, sono piante autofertili che dopo la fioritura, in genere estiva, producono in gran quantità piccole bacche rosse o rosa contenenti i semi. E’ sufficiente aspettare che le bacche escano da sole dal cefalio per prelevarle, lasciarle seccare e recuperare i semi.

Melocactus neryi, frutti
Melocactus neryi, frutti

Sia le piante del genere Melocactus che quelle del genere Discocactus vogliono caldo per tutto l’anno. A differenza della maggior parte delle cactacee, infatti, non tollerano le basse temperature, in particolare da quando mettono il cefalio, e vanno tenuti a minime attorno ai 12-14 gradi anche durante il nostro inverno. Gli esemplari giovani sono più tolleranti e possono reggere anche a minime attorno a zero gradi, a patto che siano tenute asciutte. Le piante adulte è bene farle svernare in casa, in stanze poco riscaldate, con medie attorno ai 16 gradi. Di tanto in tanto, diciamo una volta al mese o poco meno, vanno bagnate con moderazione anche d’inverno, per evitare che l’apparato radicale secchi e le piante facciano fatica a riprendersi alla volta della primavera. In inverno Melocactus e Discocactus non vegetano pienamente, si limitano a “restare svegli”, fermando la crescita e limitando al massimo l’attività.

Durante la stagione di crescita, invece, possono essere trattati come qualsiasi altra cactacea, ossia coltivate in posizione molto luminosa (possibilmente al sole diretto ma solo nelle ore mattutine) e annaffiate regolarmente e abbondantemente.

Discocactus crystallophilus in fiore
Discocactus crystallophilus in fiore

Sono piante amate e odiate al tempo stesso, perché una volta messo il cefalio sono bizzarre e affascinanti, ma a causa delle loro particolari esigenze risultano essere piante particolarmente rognose. I Melocactus, in particolare, marciscono molto facilmente, senza una causa apparente, poiché basta loro uno sbalzo d’aria o di umidità durante l’inverno per avere problemi, oppure un ristagno di acqua per innescare il marciume. L’apparato radicale, d’altra parte, sembra essere molto delicato e permaloso: Melocactus e Discocactus perdono le radici con estrema facilità, anche in questi casi senza una ragione apparente o manifesta. Se la pianta ha già il cefalio formato e perde le radici è quasi impossibile farla radicare di nuovo: continuerà a vivere con le riserve accumulate fino a quel punto e potrà andare avanti anche per due anni, ma alla lunga sarà inesorabilmente destinata a morire.

Probabilmente in questo ha un ruolo determinante il substrato di coltivazione. La torba è deleteria, perché, dovendo annaffiare un poco anche durante l’inverno, fatica ad asciugare e rischia di innescare marciumi radicali. D’altro canto, quando lasciata asciutta a lungo, la torba si compatta portando all’asfissia delle radici. Una buona alternativa sembra essere il mix lapillo e pomice, che assorbe acqua e la rilascia gradualmente, anche nella stagione invernale.

Qui un approfondimento sui terricci e sui materiali da usare per coltivare le piante grasse.

Discocactus e Melocactus dopo il rinvaso
Discocactus e Melocactus dopo il rinvaso

Di recente ho svasato alcuni miei esemplari di Melocactus e Discocactus e li ho interrati in sola pomice, salvo uno strato superficiale di quarzite (materiale peraltro presente anche in forma di sabbia nei luoghi di origine di queste piante).

La pomice è eccellente per favorire la radicazione e la formazione dei capillari, e da quello che ho potuto vedere è ottima per questi generi.

I ritmi di crescita non sono eccessivamente lenti: dalla semina i Melocactus (ad esempio la specie matanzanus, che è la più precoce a formare il cefalio) impiegano tre o quattro anni per arrivare ad occupare vasi da 9 centimetri.

Melocactus matanzanus, una mia semina
Melocactus matanzanus, una mia semina

La procedura di semina non richiede alcun tipo di accorgimento particolare rispetto a quella delle altre cactacee e da quello che ho potuto vedere i semi di Melocactus hanno una buona germinabilità.

In definitiva, Melocactus e Discocactus sono generi atipici di cactacee, con esigenze particolari, non poco rognose, ma a loro modo interessanti. I Melocactus si trovano molto facilmente in commercio (probabilmente anche per via della facilità con cui si seminano e con cui crescono le piante giovani), mentre i Discocactus sono un po’ più per appassionati e si possono reperire quasi esclusivamente da vivaisti specializzati in succulente.

4 pensieri riguardo “Amati e odiati al tempo stesso: Melocactus e Discocactus, piante belle ma permalose”

  1. Innanzitutto complimenti per il blog! L’ho scoperto ieri e in un pomeriggio ho letteralmente letto tutti i post. Sono una appassionata molto giovane, perciò cerco di arrangiarmi come posso, perché dove vivo io non conosco nessun altro che abbia la mia stessa passione e non posso confrontarmi con nessuno di persona, quindi scrivo qui.
    Proprio poco fa ho scoperto che il mio Melocactus (ricevuto in regalo e probabilmente acquistato in un supermercato, a giudicare dal terriccio in cui si trovava, perlopiù organico) ha pochissime radici. L’ho subito tirato fuori dal vaso e lo sto facendo asciugare, anche se non sembra marcio. Ha già l’encefalio sviluppato e finora ha fiorito con regolarità, producendo anche i frutti. Lo dovrò rinvasare e proverò con il mix di lapillo e pomice come suggerito nel post. Spero funzioni!

    1. Ciao, grazie per i complimenti, mi fa piacere che il sito ti piaccia. Se ti va, metti like alla pagina facebook https://www.facebook.com/ilfioretralespine/?ref=bookmarks così puoi vedere i nuovi post quando li pubblico, oltre a foto e altro…
      Per il Melocactus, va detto che si tratta di piante che non hanno apparati radicali particolarmente estesi. Se ha già il cefalio ti consiglio di rompere il meno possibile le radici (anche se sono in torba), di pulirle delicatamente e non a fondo per poi rinvasare dopo pochi giorni. Il problema di queste piante è che quando hanno il cefalio se perdono le radici poi molto difficilmente le rifanno…

  2. Ciao!sai indicarmi qualche vivaio specializzato in discocactus?al momento ho solo due horstii e vorrei ampliare la collezione

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