Breve tutorial sulla semina di cactus a luce e calore naturale: le varie fasi della procedura

Solitamente semino tra la fine di marzo e la prima settimana di aprile, sempre a luce e calore naturale. Quest’anno, considerate le temperature minime insolitamente basse, ho dovuto rimandare a metà aprile. In questi giorni ho approfittato dell’innalzamento delle minime e del miglioramento delle giornate per seminare alcuni semi che ho ottenuto da mia impollinazione l’anno scorso e alcuni semi acquistati recentemente.

Ho seminato esclusivamente cactacee: Copiapoa, Gymnocalycium, Pyrrhocactus, Astrophytum, Lobivia, Escobaria, Frailea, Leuchtenbergia, FerocactusThelocactus e altro ancora. I semi erano stati puliti subito dopo la raccolta e conservati correttamente.

A questo link trovate le indicazioni per la pulizia e la conservazione dei semi.

Sulla semina ho scritto diversi articoli, ai quali se ne aggiunge uno sulla semina in germinatoio a cura dell’amico Leopoldo Romano. Trovate tutto in questa sezione del sito: la semina.

In questo articolo ho pensato di fare una sorta di “tutorial” della semina, documentando fotograficamente i vari passaggi previsti dal mio metodo (è bene specificarlo: è il mio metodo e lo rispetto ormai da anni, ma non è detto che possa andare bene per tutti o che possa essere comodo per tutti).
I vasetti con le semine di quest’anno sono in tutto una trentina ed escludendo le fasi di sterilizzazione del substrato e di pulizia degli attrezzi, la procedura ha richiesto complessivamente tre ore e mezza. Diciamo una buona serata di lavoro sul tavolo di casa.

Substrato e sterilizzazione

Nei giorni precedenti la semina ho preparato il substrato. Ho miscelato due parti di torba setacciata fine, una parte di quarzite e sette parti di pomice di piccola pezzatura (massimo 4 millimetri). A parte ho tenuto una vaschetta con quarzite pura che ho usato per lo strato superficiale. Ho quindi sterilizzato substrato e quarzite mettendoli in contenitori di metallo, nebulizzandoli con acqua in superficie, coprendo il tutto con della carta stagnola e tenendo in forno a 100 gradi per una quarantina di minuti (affinché il calore arrivasse fino al cuore del substrato). In questo modo si uccidono eventuali batteri nocivi e si rendono sterili i semi di erbe infestanti che potrebbero essere finiti negli elementi della composta.
Una volta che la si è estratta dal forno, bisogna lasciare raffreddare la composta togliendo la copertura di stagnola. Se, come nel mio caso, la semina verrà fatta di lì a qualche giorno, è meglio coprire i contenitori contenenti il substrato e la quarzite con un telo per evitare che ci finiscano dentro insetti o polvere.

Il terriccio da semina
Il terriccio che ho usato per la semina
Preparazione degli attrezzi

Per la semina uso vasetti in plastica da 5 centimetri e da 5,5 centimetri. Il giorno precedente alla semina li ho lavati con acqua e candeggina e li ho lasciati asciugare. Stessa cosa ho fatto con tre bacinelle che sono servite a mettere a bagno i vasetti una volta riempiti di substrato… e di semi. Altri oggetti che possono rivelarsi utili durante la semina sono: forbici, stuzzicadenti, fogli di carta, pennarelli indelebili o marcatori Uni Posca per numerare i vasetti (io adotto questo metodo, che trovo più veloce delle singole etichette inserite nei vasi).

L'occorrente per la semina
L’occorrente per la semina
Fase preparatoria

Prima di cominciare a seminare ho attribuito un numero ad ogni bustina di semi e ho numerato i vasetti con un Uni Posca (preferisco questo pennarello perché non è indelebile, quindi dopo che le plantule saranno state ripicchettate si potrà grattare via il numero, lavare e riutilizzare il vaso). A quel punto ho riportato su un foglio di word i numeri con affiancata la specie e i dati delle specie che ho poi seminato. In questo modo ho creato una mappa delle specie in cui ad ogni vasetto corrisponde una determinata pianta. Risalire alla specie è semplicissimo: basta consultare la mappa e regolarsi con i numeri. Solo quando le piante verranno ripicchettate – dopo un anno o due – userò le etichette da inserire nei vasi.

La numerazione dei vasetti
La numerazione dei vasetti
La mappa delle semine
La mappa delle semine
Preparare i vasi

Dopo aver disposto tutto l’occorrente sul tavolo, ho riempito i vasetti numerati con il substrato, tenendomi a circa un centimetro dal bordo. In superficie ho messo un leggero strato di quarzite pura, quella che si usa per gli acquari, che aiuta i semi a infilarsi tra un granello e l’altro e aiuterà le plantule a mantenersi salde una volta germinate, in attesa che le radici si sviluppino fino ad ancorare la pianta al terriccio.

Strato superficiale di quarzite per acquari
Lo strato superficiale in quarzite per acquari
Per ogni vaso, una specie

Una volta riempiti i vasetti ho cominciato la semina vera e propria. Qui bisogna procedere con calma e con attenzione, aprendo una bustina per volta e associando il numero segnato sulla bustina a quello segnato sul vaso. Ho fatto cadere i semi nella piega di un foglio di carta e, aiutandomi con uno stuzzicadenti, ho fatto scivolare i semi uno alla volta nel vaso, cercando di distanziarli il più possibile l’uno dall’altro. Alla fine di questa operazione è utile battere delicatamente i vasi sul tavolo per incastrare bene i semi tra i grani di quarzite. I semi più piccoli non vanno coperti; quelli grossi (ad esempio Astrophytum e Opuntia) possono essere delicatamente spinti in basso con lo stuzzicadenti, oppure coperti da un sottile strato di quarzite.

I semi mentre cadono nel vaso
I semi si fanno scivolare nel vasetto aiutandosi con un foglio di carta e uno stuzzicadenti
I semi mentre cadono nel vaso
I semi mentre cadono nel vaso
Bagnare bene il terriccio

Dopo aver sistemato i semi nei vasi, ho messo questi ultimi nelle bacinelle, che ho poi riempito di acqua miscelata con Previcur, che è un fungicida adatto per i semenzali e contro i marciumi del colletto. L’acqua deve arrivare ad un centimetro sotto il bordo del vaso e i vasi vanno lasciati a bagno per almeno un paio di ore (anche tre), per essere sicuri che il substrato, del tutto secco e quasi impermeabile a causa della sterilizzazione in forno, si impregni per bene con l’acqua che risale per capillarità dai fori di drenaggio. Nel giro di una quindicina di minuti si vedrà l’acqua bagnare la superficie, ma è bene lasciare i vasetti in ammollo a lungo per essere sicuri che tutto il pane di terra sia inzuppato fino al centro.

I vasi a bagno in acqua e Previcur
I vasi a bagno in acqua e Previcur
Il metodo del sacchetto

Trascorse almeno due ore, si possono togliere i vasi dalle bacinelle per infilarli in sacchetti trasparenti. Vanno bene i classici sacchetti da cucina, meglio ancora quelli con la chiusura a pressione. Non lascio sgrondare i vasetti, semplicemente li sollevo e li infilo nel sacchetto (uno o due vasi per sacchetto, a seconda delle dimensioni degli uni e dell’altro). In questo modo il terriccio rimane zuppo d’acqua e sul fondo del sacchetto si forma un piccolo deposito di acqua che con il tempo verrà assorbito dalla terra. Prima di chiudere per bene ogni sacchetto nebulizzo abbondantemente la superficie del vaso e le pareti interne dei sacchetti con acqua e Previcur per aumentare ulteriormente l’umidità interna al contenitore. Sigillati per bene i sacchetti (per quelli da cucina si può usare anche del nastro adesivo), si può dire che la semina è conclusa.

Posizionamento del vaso nel sacchetto
Posizionamento del vaso nel sacchetto
Nebulizzazione direttamente nel sacchetto
Nebulizzazione direttamente all’interno del sacchetto
I vasi nel sacchetto
I vasi nel sacchetto sigillato
La giusta posizione

Ripongo i sacchetti in contenitori trasparenti (quelli che si usano per gli abiti o per gli alimenti) e chiudo le scatole con il loro coperchio, anch’esso trasparente. Le semine vanno poi posizionate in luogo luminoso ma non esposto ai raggi diretti del sole, se non nelle prime ore della mattinata. Andranno tenuti in questa posizione per almeno due o tre mesi, cercando di limitare le escursioni termiche tra i 25/27 gradi e i 14/16 gradi di minima.

Posizionamento dei vasi nel contenitore
Posizionamento dei vasi nel contenitore di plastica
I vasi nel contenitore di plastica trasparente
Il contenitore pronto per essere posizionato alla luce non diretta
Germinazione e prime cure

Molte specie germinano nel giro di pochi giorni, come gli Astrophytum, che di solito spuntano dopo tre o quattro giorni dalla semina; altre impiegano fino a due settimane. E’ fondamentale non aprire mai i sacchetti, così da mantenere i vasi in piena umidità e impedire che le semine possano essere attaccate da patogeni esterni. I sacchetti si potranno aprire gradualmente, un poco ogni giorno, mai tutto in una volta, dopo che le plantule avranno sviluppato le prime spine. A quel punto i semenzali avranno bisogno di più aria e nel giro di una settimana si potranno togliere del tutto i sacchetti. Le plantule non vanno assolutamente esposte al sole diretto (possono scottarsi o letteralmente “lessarsi”), ma vanno comunque mantenute in un luogo luminoso. A partire dal quarto mese di vita si potrà cominciare a lasciare asciugare il terriccio per alcuni giorni, per abituare le piante ai loro primi cicli asciutto/bagnato. Sempre dal quarto mese in poi si potrà aggiungere fertilizzante in basse dosi all’acqua di irrigazione. Irrigazione che va fatta rigorosamente dal basso, versando l’acqua nel sottovaso, pena la dispersione delle plantule causata dalla caduta dell’acqua dall’alto.

Mammillaria bocasana, una mia semina di tre anni
Mammillaria bocasana, una mia semina di tre anni

10 pensieri riguardo “Breve tutorial sulla semina di cactus a luce e calore naturale: le varie fasi della procedura”

  1. Ciao! Sento spesso consigliare di estrarre al più presto dal sacchetto i vasi con semine di Thelocactus e di rimuovere con pinzette i pezzi dell’involucro del seme. Sulla base della tua esperienza personale confermi la necessità di questa procedura?

    1. Ciao, no, non ho mai sentito questa cosa. Ho seminato diverse volte Thelocactus e li ho sempre trattati come tutti gli altri semi. Il sacchetto va aperto solo quando si sono formate le prime spine. Sul fatto di togliere, per quanto possibile, il tegumento del seme germinato, sì, è utile per evitare che da questo possano formarsi delle muffe. Diciamo che è una pratica utile anche se non strettamente necessaria (e questo vale per tutte le specie, non solo per Thelocactus).

      1. Grazie mille come sempre e complimenti per la cura che hai messo anche in questo tutorial, ho già seminato, con l’ausilio di un tappeto riscaldante, seguendo le tue indicazioni del post precedente, ma questo step-by-step con foto è davvero chiaro.

  2. Ma se bisogna tenere I sacchetti chiusi,come SI fa’ad annaffiare Il terriccio che mi sembra di capire va tenuto sempre umido??
    E come si fa’a capire quando e’il momento di cominciare ad aprire i sacchetti un po’per volta???

    1. È tutto scritto nell’articolo… Il terriccio deve essere completamente imbevuto di acqua quando i vasi vengono messi nei sacchetti. Una volta chiusi i sacchetti, il terriccio non asciuga perché non ha ricambio di aria, quindi i sacchetti possono restare chiusi per mesi senza dover annaffiare: la terra sarà sempre umida. Per l’apertura dei sacchetti l’ho scritto: si cominciano ad aprire quando le piante mettono le prime spine…

    1. Di solito le dosi sono indicate sulle confezioni. Io ne uso circa un cucchiaino da caffè per due litri d’acqua…

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