Due parole (forse qualcuna in più) su di me e sul perché di questo sito

Baja California, panorama

I primi cactus a finire tra le mie mani sono stati tre piccoli colonnari. Vasetto da 5 centimetri, le classiche piante da supermercato. Erano un regalo e venivano dallo store di un noto marchio svedese, dove vendono piantine alle casse, neanche fossero soprammobili. Era all’incirca il 1997, o giù di lì. Da totale ignorante in materia, ho cercato di prendermi cura di quelle strane piante. E, qualche mese più tardi, mi sono ritrovato con tre cactus clamorosamente eziolati. E io che pensavo a una crescita miracolosa!

Un piccolo manuale sulle piante grasse – altro regalo ricevuto più avanti nel tempo – mi ha fatto capire che non ero sulla strada giusta. Voglio dire, tra le mie piante, che nel frattempo erano diventate una dozzina, e quelle fotografate nel libro, ci passava un treno di differenze. Così mi son deciso a dare una letta a quel manuale, oltre che a sfogliarlo e a guardare le foto. E qualcosa ho capito. Ad esempio che i cactus vogliono un sacco di sole (ma va’?), e che coltivarli su un davanzale esposto a Nord non è propriamente consigliabile.

Un scorcio della mia serra il primo anno
Uno scorcio della mia serra

Da quei primi, tragici passi son passati vent’anni e la mia passione per queste piante non ha fatto che crescere. Dal davanzale esposto a Nord sono passato a due balconcini (esposti a Sud!), poi a una piccola serra. Infine a una serra professionale, sei metri per dieci. Tempo un paio di anni ed era già piena. Ma chi condivide questa passione lo sa: o decidi di mollare tutto e ti dedichi ad altro o sei condannato a riempirti la vita (e magari la casa) di spine, terriccio, vasetti, libri e riviste che dicono tutto e il contrario di tutto sulle “succulente”.

Durante i primi anni ho coltivato i miei cactus (e qualche pianta grassa, e qualche agave, e qualche euphorbia) in maniera tradizionale. Anzi, all’inizio usavo quei terricci pronti che dicono essere specifici per piante grasse ma che alla fine sono torba al 90% e, se ti dice bene, un 10% di pomice (se non sabbia). Poi, leggendo qua e là, sono passato al terriccio “tradizionale”, il classico torba/pomice/lapillo in parti uguali. Nel frattempo, però, mi sono procurato e letto “Le mie piante grasse“, di Giuseppe Lodi (qui una mia piccola recensione, se vi va di approfondire). E’ a quel punto che mi si è aperto un mondo, con il capostipite dei cactofili italiani che parlava “banalmente” di materiali naturali come terra di campo, ghiaia, terriccio di foglie.

Per farla breve, grazie anche ad Internet, arrivato anche lui nel frattempo, mi sono documentato e ho cambiato stile di coltivazione. Ho visto foto di piante in natura e ho visto piante in natura in occasione di qualche viaggio in Messico, Arizona, California, Sierra Nevada, poi ho scoperto e conosciuto di persona Andrea Cattabriga, degnissimo erede del Lodi, e la sua coltivazione “wild” portata avanti a palate di marna. Infine, tramite Facebook (e in seguito di persona) ho conosciuto diversi bravissimi cactofili accomunati da uno scopo: coltivare cactus e piante grasse in modo che somiglino il più possibile alle piante in habitat.

Un scorcio della mia serra il primo anno
Uno scorcio della mia attuale serra durante il primo anno, quando era ancora in allestimento (oggi è piena!)

Risultato? Da cinque o sei anni ho abbracciato la “filosofia wild” e, a mio modo, guardando al risultato più che a dogmi e contro-dogmi (in questa nicchia di appassionati c’è davvero di tutto e ciò che va bene per uno può rappresentare un’eresia per un altro) semino e coltivo cactus cercando di ottenere piante naturali, robuste e simili a quelle che si vedono là dove crescono spontanee (a questo link trovate un mio articolo riassuntivo sulla coltivazione di cactus e succulente in generale).

In questo sito è di questo che cercherò di parlare: di come coltivo le mie piante, dei materiali che uso, degli esperimenti che faccio. Dei miei risultati e dei miei fallimenti. Non solo: visto che per ventura o sventura sono giornalista, ho pensato di usare questo blog anche come “magazine” per tutti i cactofili. Per questo cercherò di far parlare (senza alcuno scopo promozionale e a titolo gratuito sia per me che per loro, sia chiaro) anche altri coltivatori, collezionisti, esperti del settore, vivaisti.

Buona navigazione e buona coltivazione, possibilmente “al naturale”… e ricordate che mi trovate anche su Instagram e Facebook!

Se volete contattarmi, questa è la mia mail: info@ilfioretralespine.it

Ps – Tutte le foto pubblicate su questo sito sono state scattate da me, salvo dove indicato (in questa pagina, uno scatto dal mio viaggio in Baja California). L’illustrazione principale della homepage e il logo, invece, sono merito della mia compagna, Alessandra, che non a caso di lavoro fa la grafica.