Come coltivare cactus e succulente e non ritrovarsi con “palloncini” gonfiati

Ferocactus (Baja California)

Coltivazione naturale (o “wild”, secondo una felice definizione) equivale, per come la intendo io, a rispettare le piante. In altre parole, non chiedere loro di essere quello che non sono – ad esempio palloncini verde smeraldo con spine sottili, da posizionare accanto al pc di casa – bensì assecondarne le esigenze tentando di garantire loro condizioni il più possibile simili a quelle di cui beneficiano in natura. 

Copiapoa cinerea in fiore
Copiapoa cinerea: qui per avvicinarsi all’habitat occorrono anni perché la pianta in vaso fatica a sviluppare la spessa cera che ne ricopre il fusto in natura

Scopo di questa tecnica di coltivazione è quindi quello di ottenere esemplari di cactus e succulente (per quanto possibile) simili a quelli che si possono osservare nei luoghi d’origine come Messico, Sud degli Stati Uniti, Bolivia, Argentina, Cile, ecc. Non solo: molti coltivatori “wild” si spingono oltre e cercano di creare attorno alle piante anche un piccolo “landscape” naturale, andando a documentarsi sui materiali presenti negli areali di origine per trovarne di simili nei dintorni delle zone in cui vivono. Diciamo che questa è l’interpretazione più “radicale”, e forse anche la più corretta da un punto di vista “filologico”. Si cerca, in sostanza, di riprodurre l’habitat attraverso le tecniche di coltivazione ma anche attraverso i materiali, che si vogliono in linea con quanto è presente in natura, e l’ambientazione finale.

Il mio approccio alla coltivazione naturale è più morbido. Un po’ perché dalle mie parti abbondano i campi ma mancano montagne o boschi che possano garantire un’ampia scelta in fatto di terreni e materiali. Un po’ perché mi appassiona poco la geologia e penso che, in ogni caso, anche sugli altri elementi come latitudine, incidenza dei raggi solari, qualità dell’acqua, non possiamo far altro che accettare compromessi rispetto alle zone d’origine di cactus e succulente.
In breve, posto che a guidarmi sono sempre tentativi ed esperimenti pratici, per certi versi
 sono abbastanza “permissivo”. Tendo, cioè, a badare più a ciò che mi serve o non mi serve per far sì che l’aspetto della pianta, dopo qualche anno di coltivazione, si avvicini a quello degli esemplari in habitat. E’ il mio approccio, lo ripeto. Non è giusto né sbagliato: è semplicemente quello che funziona per me.

Ad ogni buon conto, per una corretta coltivazione è fondamentale conoscere le proprie piante e saper distinguere quantomeno le principali famiglie di succulente. Ci sono infatti enormi differenze tra le esigenze di un cactus e quelle di una Crassula, ad esempio. Allo stesso modo, le esigenze di coltivazione di una Euphorbia non sono le stesse di un’Agave, oppure di un’Ascelpiadacea o di una Aizoacea. La base, insomma, è la conoscenza delle principali famiglie, così da poter adeguare le tecniche di coltivazione alle singole piante.

Se volete cominciare a farvi un’idea di base riguardo alla classificazione delle succulente, a questo link trovate un articolo ad hoc.

Affrontiamo in questo articolo i vari fattori fondamentali per una corretta coltivazione di cactus e piante succulente, entrando nel dettaglio di ogni singolo argomento.

Se vuoi proseguire nella lettura dell'articolo Accedi o Registrati
0 0 voto
Voto
Iscriviti ai commenti
Notificami
15 Commenti
Più vecchi
Più nuovi Più votati
Feedback inline
Vedi tutti i commenti
Bodineau Jonathan

Il commento è visibile solo agli utenti registrati

Il commento è visibile solo agli utenti registrati

Lorenzo

Il commento è visibile solo agli utenti registrati

Mario

Il commento è visibile solo agli utenti registrati

polpoloppo83

Il commento è visibile solo agli utenti registrati

Mario Quinzanini

Il commento è visibile solo agli utenti registrati

Mario

Il commento è visibile solo agli utenti registrati

Mario

Il commento è visibile solo agli utenti registrati

Mario

Il commento è visibile solo agli utenti registrati