La semina di cactus: dall’impollinazione al primo fiore, tra successi e fallimenti

Procedura di semina

Confesso: non ho le competenze né la voglia di costruirmi un germinatoio. Online si trovano istruzioni dettagliate e tutte le informazioni necessarie, ma non mi ci sono mai messo. Questo non vuol dire che non si possano ottenere buoni risultati anche con la semina tradizionale. Da oltre dieci anni, infatti, semino in primavera con luce e calore naturale, usando il classico “metodo del sacchetto”.

Premessa

Semino soprattutto cactaceae e, sarò banale, ma confermo in pieno quello che vi possono dire tutti gli appassionati di cactus e succulente: è dalla semina che possiamo trarre le maggiori soddisfazioni se abbiamo questa “malattia” della coltivazione. Inoltre, è solo con la semina che si possono apprezzare le diverse fasi di sviluppo di una pianta, seguirne l’evoluzione dalla nascita alla fioritura (un piccolo-grande evento!), e ottenere esemplari in grado di adattarsi sin dall’inizio alle condizioni di vita che possiamo dare loro per il resto della vita.

Un altro aspetto per me fondamentale della semina è che in questo modo posso disporre di più esemplari della stessa specie e dello stesso genere, nati nelle stesse condizioni, sui quali testare diversi regimi di coltivazione. Insomma, si parte tutti, democraticamente, dallo stesso punto, poi si vede chi arriva e come arriva passando per terricci diversi, diverse esposizioni. Diverse pratiche di coltivazione, insomma. Ed è chiaro che dal momento che il punto di partenza, ossia il seme (che ovviamente deve provenire da uno stesso frutto), è comune, se le piante dopo qualche anno presentano significative differenze tra di loro, questo sarà in buona parte merito o colpa del diverso terriccio usato, della diversa esposizione, dei differenti regimi di irrigazione e fertilizzazione. E da questo, in via empirica, si potranno trarre insegnamenti utili.

Per la semina in germinatoio trovate un articolo specifico a questo link.

Dai semi al giusto terriccio
Semenzali di Lobivia ferox di un anno
Lobivia ferox, semenzali di otto mesi

In genere acquistavo semi in rete da produttori il più possibile conosciuti e affidabili. Non sempre mi è andata bene, più di una volta ho avuto semine disastrose con semi comprati da rivenditori rinomati. Negli ultimi anni ho deciso di fare da me anche in questo, impollinando direttamente le mie piante e cercando di evitare gli incroci proteggendo i fiori dall’eccessivo zelo delle api che abbondano in serra.

A questo link trovate un approfondimento sull’impollinazione, la pulizia e la corretta conservazione dei semi di cactus.

Un avvertimento: per avere maggiori garanzie di germinabilità i semi devono essere freschi (diciamo dell’anno precedente, anche se ci sono semi che germinano dopo due o tre anni e anche più) e ben conservati. Il che vuol dire che devono essere puliti da residui di polpa e che in inverno vanno tenuti al freddo ma non all’umido.

Un trucco per spingere la germinazione? C’è chi consiglia, qualche mese prima della semina, di mettere i semi nel frigorifero o addirittura nel freezer durante la notte per poi tirarli fuori durante il giorno, sottoponendoli così a forti sbalzi di temperatura. Qualche anno l’ho fatto, ma sinceramente non so dire se questo abbia aiutato la germinazione o meno: non mi sembra di avere avuto risultati particolarmente significativi rispetto agli anni in cui non ho adottato questa sorta di “stratificazione” (come chiamano questa procedura).

A questo link trovate un articolo dedicato alle tecniche per aumentare il tasso di germinabilità dei semi.

Semine pronte nei sacchetti
I vasetti già chiusi nei singoli sacchetti

IL MATERIALE – Uso sacchetti con chiusura a pressione comprandoli nuovi ogni anno, vasetti da 5 centimetri (dove metto fino a una ventina di semi), fungicida specifico per i semenzali (Propamocarb), acqua demineralizzata e terriccio disinfettato. In genere, poco prima della semina, tengo per una ventina di minuti i semi a bagno in acqua e Amuchina per sterilizzare anche loro.

IL TERRICCIO – Qui la faccenda si complica. C’è chi consiglia di seminare in inerti per evitare infestazioni fungine, chi dice di usare poca torba per dare alle piante un po’ di organico fin dalla nascita, chi usa anche la terra di campo… Per quanto mi riguarda, ho provato di tutto, arrivando anche a seminare in terriccio quasi esclusivamente torboso: non ho perso i semenzali per i funghi ma la torba ha creato una crosta superficiale che ha di fatto asfissiato quasi tutte le plantule.

Negli ultimi anni sono passato a una miscela a base di pomice in piccola pezzatura, sabbia, torba al 20% e quarzite. E’ il mix che fino ad ora mi ha dato i migliori risultati. Preparo il terriccio e lo sterilizzo in forno a 200 gradi per una mezz’ora. E’ vero che in questo modo si uccidono anche i batteri “buoni”, ma preferisco non correre rischi. Una volta aperti i sacchetti (in genere almeno un mese e mezzo da quando sono spuntate le plantule) comincerò ad aggiungere quantitativi ridotti di fertilizzante all’acqua delle annaffiature per aiutare i semenzali a crescere.

Se pensate che la semina sia una scienza esatta, guardatevi questo video. Considerati i risultati, direi che anche per la semina di cactus e piante grasse il classico “purché funzioni”, resta un motto intramontabile.

Il periodo e la procedura

Non sempre è facile azzeccare la settimana migliore. Il meteo ti può fregare drammaticamente trascinandoti dall’illusorio caldo primaverile alla coda di un inverno che vuol dire ancora la sua. Diciamo che in linea di massima semino alla volta di fine marzo-aprile, quando le ore di luce cominciano a essere sufficienti e quando le temperature notturne non scendono sotto i 15-16 gradi. Utilissimi alla germinazione sono gli sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte.

Semenzali di Gymnocalycium cardenasianum di un anno
Semenzali di Gymnocalycium cardenasianum di otto mesi

COME PROCEDO – Preparo il terriccio e, a parte, un cartoccio di stagnola con della quarzite che userò per lo strato superficiale, e sterilizzo il tutto. Una volta che i materiali si sono raffreddati, riempio i vasetti tenendo uno strato di quarzite di circa mezzo centimetro in superficie. A quel punto metto i semi nel solco centrale di un foglietto di carta piegato a metà e li faccio cadere nel vasetto aiutandomi con uno stuzzicadenti e cercando di distanziare i semi il più possibile tra di loro. Buona norma è battere leggermente il vasetto sul tavolo per far scendere un po’ i semi tra i grani di quarzite. Se i semi sono grossi (ad es. quelli di Opuntia o di Astrophytum) li copro con un altro sottile strato di quarzite.

Ripeto questa operazione per ogni specie, avendo cura di scrivere un numero su ogni vasetto con un pennarello indelebile e di riportare di volta in volta su un foglio il numero e la corrispondente specie. In questo modo mi creo una mappa di quello che ho seminato e posso capire di che pianta si tratta sin da quando sbuca dalla quarzite per la prima volta. Diciamo che così mi faccio un’idea di come è, ad esempio, quell’enorme Echinocactus quando è solo un “poppante”…

Finita la distribuzione dei semi, metto tutti i vasi in un contenitore in cui verso acqua demineralizzata con fungicida in bassa dose (leggere la confezione e abbassare un poco il dosaggio consigliato dai produttori) e lascio i vasi in ammollo per almeno quattro o cinque ore. A volte anche una notte intera perché il terriccio, dopo essere stato “cotto” in forno, è molto secco e i materiali hanno bisogno di tempo per reidratarsi e bagnare la composta in profondità.

Come ultimo passaggio, prendo i vasi uno per uno, li lascio scolare un poco e li metto in sacchetti singoli. Chiudo bene i sacchetti e lascio sempre un po’ di acqua sul fondo del sacchetto, perché per la germinazione è necessario un tasso di umidità molto alto.

A questo link trovate un breve tutorial fotografico sulla semina dei cactus.

Dove posizionare i vasi
Alcune mie semine di Turbinicarpus polaskii alla prima fioritura
Alcune mie semine di Turbinicarpus polaskii alla prima fioritura

Tengo i vasetti in sottovasi rettangolari o in scatole trasparenti e nel corso degli anni ho cambiato spesso il posto in cui ho affidato le mie semine. A volte mi sembrava ci fosse troppa luce, a volte poca. Quello che è certo è che i semi non vanno al sole diretto, che ne inibirebbe la germinazione o lesserebbe le plantule. Occorre una posizione a mezz’ombra – bella questa definizione, eh? La mezz’ombra è talmente variabile che ho visto e sentito fare di tutto. Negli ultimi anni ho avuto buoni risultati mettendo i contenitori con i vasetti in serra, in basso, accanto al bancale. Prendono luce la mattina presto e dal pomeriggio sono all’ombra del bancale opposto.

Cosa fare quando le piante sono nate
Semine di Epithelantha micromeris di due anni
Semine di Epithelantha micromeris di due anni

Ci sono specie che impiegano pochi giorni per germinare, altre che vogliono due o tre settimane. Altre vi tradiranno e non nasceranno mai. A me è capitato spesso e mi son trovato con vasetti letteralmente pieni di plantule e vasetti in cui non era nata nemmeno un’alga. Tocca farsene una ragione, e forse è anche il bello della semina al naturale. Ad ogni modo, una volta che i semi hanno germinato, tengo chiusi i sacchetti ancora per un mese e mezzo (a volte anche due mesi), garantendo alle plantule la massima umidità ambientale.

Trascorso questo periodo di tempo, apro i sacchetti un pezzetto al giorno (meglio non aprirli subito del tutto se vogliamo evitare bruschi sbalzi di temperatura alle piantine). Nel giro di una settimana, dieci giorni, i sacchetti saranno aperti del tutto. Da quel momento li tolgo, lascio i vasi esattamente dove sono per almeno due mesi e annaffio spesso, impedendo alla terra di asciugare completamente. Annaffio sempre dal basso, per imbibizione, e non dall’alto perché annaffiando a pioggia si rischia di spazzare via le plantule, ancora non radicate a fondo e ancora troppo piccole. Quando le piante hanno ormai quattro mesi comincio a dare loro un po’ più di ore di luce (sempre indiretta) e aggiungo basse dosi di fertilizzante all’acqua.

Una semina di Echinocactus platyacanthus
Echinocactus platyacanthus di tre anni

Se le piantine non subiscono interruzioni nella crescita, alla volta dell’autunno ho dei semenzali ben formati e in grado di affrontare l’inverno così come fanno le piante adulte, ossia al freddo e senza acqua da ottobre.

RIPICCHETTAMENTO – C’è chi consiglia di ripicchettare (svasare e piantare in vasi più larghi) le plantule già dopo i primi sei mesi di vita, e chi dice di non toccarle per almeno un anno. Ho provato a fare una cosa e l’altra e ho visto che entrambe funzionano. Tuttavia, ho avuto semenzali che dal ripicchettamento hanno velocizzato la crescita e altri che si sono inchiodati, e questo mi è capitato sia che le svasassi dopo sei mesi o dopo un anno. Come metodo generale, diciamo che per comodità lascio le plantule nel vaso di semina per il primo anno, a meno che non siano talmente fitte e ingrossate da spingersi una con l’altra. In questo caso ho visto che la crescita può rallentare e un rinvaso anticipato aiuta.

5 pensieri riguardo “La semina di cactus: dall’impollinazione al primo fiore, tra successi e fallimenti”

  1. Buongiorno Federico
    Devo fare alcune domande inerenti la semina:
    1)è proprio necessario usare un prodotto chimico??
    2)se non si trovano con facilita’i composti del terriccio…….che fare??
    Grazie

    1. Buongiorno, aggiungere un fungicida nell’acqua è molto utile per la semina perché riduce le possibilità che i semenzali, che sono molto delicati, possano essere aggrediti da funghi e batteri che possono innescare il marciume. Per il substrato si può usare comune terriccio universale in dose pari al 30% e il resto pomice oppure quarzite (si trova facilmente nei negozi per acquari) o ghiaia di fiume (si trova dai rivenditori di materiali per edilizia). Meglio evitare la semina in solo terriccio universale o in terriccio per cactacee, che di solito è torba con poca sabbia o pomice…

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