Al gelo, sotto pioggia e neve, o riparate? Succulente in inverno, ecco cosa sapere

Piante grasse sotto la neve

I cactus resistono al gelo? In inverno le piante grasse devono essere tenute dentro o fuori? E quali sono le temperature minime invernali che possono tollerare? Anche tra coltivatori esperti quello delle temperature minime di cactacee e succulente è un tema ancora oggi dibattuto.

Conosci le tue piante
Opuntia arrossata dal freddo
Opuntia arrossata dal freddo

Affronto l’argomento partendo, come sempre, dalla mia personale esperienza, che è il mio unico modo per avere dati certi, riscontrati sul campo, relativi al mio sistema e alle mie condizioni di coltivazione. In inverno tengo la maggior parte delle mie piante in serra. E’ una serra ampia, di 60 metri quadrati e con un’altezza, al colmo, di 4 metri. Queste dimensioni garantiscono un buon volume d’aria, che a sua volta impedisce il ristagno dell’umidità, primo vero nemico di cactus e piante grasse in inverno

Il freddo, se si conoscono le esigenze delle piante, non è affatto un problema. Io, ad esempio, non ho nessuna copertura particolare per la serra: semplicemente i teli di nylon che coprono il tetto e che d’inverno abbasso lungo i lati. All’interno ho un generatore di aria calda con termostato che scatta quando le temperature scendono sotto zero. Diciamo che normalmente, nelle giornate di sole dei mesi invernali, durante il giorno in serra la temperatura sale ben oltre i 20 gradi; di notte può sporadicamente andare fino a due o tre gradi sotto lo zero (questo se all’esterno si viaggia attorno ai -7 o giù di lì, al punto che il generatore non riesce subito a portare a zero la temperatura interna).

Echinocactus texensis retratto
Echinocactus texensis retratto per l’asciutta

Anche sul versante temperature i fattori che incidono sulla salute delle piante sono parecchi e stabilire regole precise è impossibile. Si possono però fissare alcuni “paletti”.
In primo luogo occorre conoscere la zona di provenienza e le caratteristiche principali delle succulente che teniamo. C’è una differenza enorme, ad esempio, tra una cactacea come un’Escobaria (il cui areale si spinge fino al Canada) e una caudiciforme africana come Adenium obesum: se la prima sopporta temperature fino ai -20 gradi, la seconda già sotto i 12 gradi comincerà a soffrire.
Dunque alla ormai classica domanda “le piante grasse possono stare fuori d’inverno?”, l’unica risposta sensata è… “dipende”. Dipende dalla pianta, dal suo stato di salute, da come l’abbiamo preparata all’inverno, da dove ci troviamo (l’inverno siciliano e quello padano non sono proprio la stessa cosa, per dirne una). Dipende anche da cosa intendiamo per “stare fuori d’inverno”.

Qui trovate un articolo con quello che c’è da sapere per preparare le succulente in vista dell’autunno e dell’inverno.

Esterno o interno?
Sempervivum sotto la neve
Sempervivum sotto la neve

Questo è il secondo spartiacque: le teniamo fuori da casa o dalla serra, però riparate dalla pioggia e dalla neve, o le teniamo fuori, esposte a tutte le intemperie? Domanda non di poco conto, e una grossa differenza, in questo senso, la farà il terriccio. Ci sono piante che possono passare l’inverno al freddo, sotto la pioggia e la neve, con terriccio bagnato, senza alcun problema: dai sempervivum a molti sedum, da molte opuntia a cactaceae particolari come pediocactus e sclerocactus.
Ci sono invece specie che possono reggere benissimo le basse temperature a patto che il terriccio sia perfettamente asciutto.

Molti bravi coltivatori stanno testando da tempo diversi generi di cactus in condizioni che fino a qualche anno fa i manuali avrebbero considerato “criminali”: annaffiature in pieno inverno, terriccio gelato, piante sotto la neve. Non c’è nulla di sbagliato in tutto questo: basta solo scegliere le piante adatte, ossia quelle che in natura vivono situazioni di questo genere.

Opuntia azurea var. diplopurpurea
Opuntia azurea var. diplopurpurea

Negli ultimi anni ho lasciato all’aperto parecchi cactus: varie opuntia (tra cui gracilis e azurea), Escobaria, Pediocactus, (simpsonii e knowltonii), Ancistrocactus (uncinatus e mathsonii), Ferocactus acanthodes e latispinus, Neoporteria, Mammillaria bombycina, varie Agavi, diversi Echinopsis, Tephrocactus articulatus papyracanthus, Astrophytum myriostigma nudum. Si tratta per lo più di piante da mia semina (salvo Pediocactus e Opuntia), che tengo all’esterno della serra tutto l’anno, riparate solo da una piccola tettoia in policarbonato.
Queste piante prendono tutta l’umidità ambientale (e in Pianura Padana ne abbiamo da vendere) e il gelo delle ore più fredde che precedono il mattino. Negli anni ne ho perse poche e qualcuna si è macchiata, ma tutto sommato non c’è da lamentarsi, visto che hanno retto temperature fino a -10 gradi anche per più notti.
Va detto che il terriccio, grazie alla copertura, rimane asciutto. Bagno solamente i Pediocactus e lascio sotto la pioggia Opuntia, Sempervivum, qualche agave e alcuni Echinopsis.

L’asciutta invernale
Pediocactus knowltonii
Pediocactus knowltonii

Le piante che tengo in serra, semine comprese, passano invece l’inverno completamente asciutte da fine settembre a tutto marzo. Bagno fino a novembre solo i Lithops, le Crassule e qualche altra succulenta. Per il resto, stop alle annaffiature da fine settembre, anche se ottobre è tendenzialmente un mese abbastanza caldo. La ragione della sospensione con largo anticipo rispetto all’arrivo del freddo è duplice: da una parte sono sicuro che alla volta di novembre/dicembre il terriccio sarà completamente asciutto; dall’altra le piante hanno il tempo di ridurre i fluidi immagazzinati nel fusto o nelle radici a fittone.

In questo modo le succulente si disidratano gradualmente, aumenta la concentrazione di sali in esse contenuti e scende il punto di congelamento. Questo processo, in sostanza, stimola la pianta a perdere liquidi e al tempo stesso a produrre sostanze che abbassano il punto di congelamento dell’acqua che le piante stesse contengono. Diciamo che i cactus producono una sorta di “antigelo” naturale.
In queste condizioni vanno senza problemi dai 24 gradi delle giornate di sole ai -5, -6 gradi delle notti più rigide (non uso alcuna copertura speciale oltre ai teli della serra). Lo scorso anno sono andate a -9 (era finito il gasolio e io ero via): è morta solo qualche crassula giovane.

Una semina di stenocereus arrossata dal freddo
Una semina di stenocereus arrossata dal freddo

Generi particolarmente sensibili alle temperature, come Melocactus, Discocactus, Adenium obesum ecc. li porto a casa, ovviamente. Per il resto, in serra ho una discreta varietà originarie dal Nord al Sud delle Americhe: da Ariocarpus, Echinocactus, Ferocactus, Lobivia, Gymno, Copiapoa, Sulcorebutia, fino alle Uebelmannia (che sono sempre al limite, in fatto di temperatura, in effetti). Ho anche qualche Euphorbia (soprattutto la obesa) e diverse crassulaceae. Diciamo che è soprattutto per le succulente non cactaceae che tengo acceso il generatore.

Per abbattere gli alti tassi di umidità che caratterizzano gli inverni padani apro la serra per alcune ore nelle giornate calde. Questo è più che sufficiente a favorire il ricircolo di aria, mantenendo l’ambiente sano (non uso sali igroscopici o deumidificatori).

A questo proposito, è utile ricordare anche la prevenzione mediante prodotti specifici, che, insieme ad un ottimale ricircolo d’aria, può aiutare le piante a mantenersi in salute durante l’inverno. Durante i mesi invernali, tuttavia, non effettuo alcun trattamento: meglio farli in primavera, appena prima della ripresa vegetativa, e in autunno, subito prima che le piante entrino in stasi.

Se volete approfondire il tema prevenzione, parassiti e malattie, trovate un articolo specifico a questo link.

Come cambiano le piante

Sulcorebutia rauschii in asciutta Sulcorebutia rauschii in fioreUn’altra considerazione relativa all’inverno riguarda i cambiamenti “morfologici” delle piante. Non preoccupiamoci delle trasformazioni che le piante subiscono a causa del freddo e dell’asciutta prolungata! Molte piante prenderanno una colorazione rossastra, alcune perderanno semplicemente il loro verde scuro per schiarirsi un po’. Quasi tutte tenderanno, infine, a sgonfiarsi e alcune (soprattutto quelle con radice a fittone) lo faranno in modo marcato, fino a interrarsi parzialmente nel terriccio. Non c’è da preoccuparsi: tempo due annaffiature alla ripresa vegetativa, e le piante torneranno gonfie e riprenderanno colore.
Qui a sinistra, ad esempio, Sulcorebutia rauschii durante l’asciutta e poco dopo le prime annaffiature, alla ripresa vegetativa.

I vantaggi del riposo

Un buon inverno al freddo e all’asciutto, possibilmente con ampi sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte, per la maggior parte delle succulente è l’anticamera ideale per produrre fioriture abbondanti. In inverno la maggior parte delle succulente va in stasi, recupera le energie e comincia a lavorare per la prossima fioritura. Si dice che se le piante sono completamente ferme (in stasi vegetativa) sopportano perfettamente anche condizioni di luce ridotta e possono quindi essere spostate su scalinate interne, nei garages e perfino nelle cantine.

Gymnocalycium eurypleurum arrossato
Gymnocalycium eurypleurum arrossato dal freddo

Personalmente non ne sono così convinto. A parte l’alto tasso di umidità che un garage e una cantina possono avere, ho notato che molte specie (ad es. Notocactus/Parodia) producono fioriture più abbondanti se passano l’inverno alla luce. Ovviamente per chi ha una serra il problema non si pone perché le piante non debbono essere spostate da un luogo a un altro.
Per chi coltiva sul balcone o su una terrazza può essere utile provare (magari partendo con alcuni esemplari e non con tutta la collezione!) a proteggere le piante dalla pioggia e usare, all’occorrenza, del tessuto-non-tessuto per dare qualche grado in più.

Di certo, è bene conoscere le piante e, se non si dispone di una serra da poter scaldare, puntare su generi che sopportano bene il freddo.

Sul riposo invernale e le fioriture potete leggere un approfondimento a questo link.

Elenco delle temperature minime

Qui sotto, in formato pdf, trovate un interessante elenco elaborato dall’Associazione Italiana Amatori delle Piante Succulente. L’elenco è contenuto in un opuscolo edito dall’AIAS nel 2005, che acquistai alla sua uscita. E’, come tutti gli elenchi, da prendere come indicazione di massima e non in senso assoluto. Diciamo che può essere un’ottima “mappa” per orientarsi tra i vari generi.

TEMPERATURE MINIME SUCCULENTE – PDF

Link utili

Qui di seguito trovate alcuni link ad articoli presenti in questo sito e che possono completare le informazioni sin qui condensate.

8 pensieri riguardo “Al gelo, sotto pioggia e neve, o riparate? Succulente in inverno, ecco cosa sapere”

  1. Non trovo parole per descrivere la semplicità di tutto ciò che hai scritto, veramente bravo, di facile comprensione anche da chi si avvicina a l mondo della Cactacee/Succulente, la comprensibilità di quanto scritto mi ha risollevato un po’ il morale, condividendo quanto scritto, mi ha anche inorgoglito il fatto di essere arrivato anch’io alle tue conclusioni, raramente mi è successo, il più delle volte mi sentivo impedito, ignorante in materia. Comunque grazie di quanto ho saputo imparare questa sera. A risentirci Luciano PIN

    1. Grazie, troppo gentile. Sono contento che il sito sia accessibile e riesca a parlare a coltivatori con una certa esperienza così come a chi si è avvicinato a queste piante da poco. L’intento era quello… 🙂 Continua a leggermi!

  2. Ciao non posso che confermare quello che dici, ho la passione per queste piante da 40 anni ed ho iniziato con l’aiuto del libro di Giuseppe lodi “le mie piante grasse” che tutt’ora ho, anche se non lo apro da un pezzo 🙂
    Coltivo pressappoco nella tua maniera, le mie piante in autunno inverno sono inriconoscibili, però come dici ne guadagna in fioritura e io direi anche in salute.
    Ho una piccola serra di 12 mq circa con un termostato regolato accensione 2,5º spegnimento 3ºe le più deboli o delicate in uno scaffale davanti una porta finestra in casa, 0 perdite per il freddo, 0 per marciumi, un paio d’euphorbia perse per la rogna ( credo si chiami così il fungo)
    Bravo bel lavoro ce ne vuole di gente come te i principianti trarranno buoni vantaggi nel leggerti.
    Ciao e buon lavoro Giovanni V.

    1. Ciao e grazie per le belle parole, soprattutto perché arrivano da un coltivatore esperto! Spero che il sito continui ad interessarti! 🙂

  3. Mi piace molto lo stile con cui lei scrive, anche io appassionato dai tempi in cui il vademecum era Lodi , trovo sempre piacevole e istruttivo leggere le sue pagine da cui traspare l’esperienza di chi ama veramente le spine. Continuerò a leggere e riprendere gli articoli da lei già trattati che resteranno un valido promemoria per uno come me che reputa che il confronto e lo scambio di esperienze di coltivazione non sia mai giunto al termine. Grazie per il suo studio sul tema e continui così. Roberto

    1. Grazie mille Roberto, mi fa molto piacere che apprezzi il sito. La ringrazio per i complimenti, che sono davvero graditi! Farò del mio meglio per tenere “alto” il livello 🙂

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