Il rinvaso di cacti e succulente: in quale periodo farlo, come procedere e quali accorgimenti usare

Alcune mie semine svasate

C’è chi rinvasa, di principio, ogni anno. Chi rinvasa all’occorrenza, quando una pianta mostra segni di sofferenza o quando si accorge che il vaso è diventato troppo piccolo. C’è, infine, chi lascia le piante nello stesso contenitore per anni e anni. Le ragioni alla base del rinvaso (o travaso, come si dice in alternativa) di un cactus o di una pianta grassa possono essere tantissime e ognuno ha le sue regole.

Perché rinvasare e in quale periodo farlo
Semine di Geohintonia, Ariocarpus e Pelecyphora
Semine di Geohintonia, Ariocarpus e Pelecyphora

Per quanto mi riguarda, non ho “scadenze fisse”: valuto pianta per pianta cercando di capire se sia necessaria nuova terra e più spazio. Rinvaso le mie succulente quando vedo che il vaso è ormai troppo piccolo, quando ritengo che la terra sia sfruttata o quando voglio far crescere più rapidamente determinate piante. Se è vero che molti soggetti vivono tranquillamente nello stesso contenitore per cinque o sei anni (in molti casi anche di più!), è altrettanto vero che rinvasi frequenti (diciamo una volta l’anno o ogni due anni) contribuiscono a velocizzare la crescita dei cactus, in particolare delle piante giovani e di generi che col tempo assumono dimensioni notevoli, come Echinocactus e Ferocactus.

Rinvaso anche quando noto che un soggetto è bloccato da tempo e non cresce o non produce nuove spine. Questa può infatti essere la spia che qualcosa, a livello radicale, non va. Una pianta inchiodata o che nonostante le annaffiature non si rigonfia, o, ancora, una pianta che perde colorazione (manifestando ad esempio una carenza di magnesio che nemmeno la fertilizzazione è in grado di risolvere) può essere letteralmente salvata da un rinvaso accompagnato dalla pulizia delle radici e dall’apporto di nuova terra.

Copiapoa e astrophytum svasati
Copiapoa e semine di Astrophytum capricorne svasate

Anche la scelta del periodo per travasare è assolutamente personale: c’è chi rinvasa in qualsiasi periodo dell’anno e chi lo fa solo quando le piante sono in stasi vegetativa, ossia durante l’inverno. Diciamo che non c’è una regola generale e, per quel che ho potuto osservare, ogni periodo dell’anno può andare bene. Con una eccezione, sempre per quanto mi riguarda, dal momento che evito di disturbare le piante nel periodo che va da ottobre ai primi di dicembre. Questo perché i cacti in questo periodo si preparano all’asciutta e al freddo invernale riducendo le riserve idriche interne e credo sia opportuno lasciarli fare senza creare loro inutili traumi.

Rinvasi di semine di Astrophytum capricorne
Rinvasi di semine di Astrophytum capricorne

Generalmente, per questioni di praticità, rinvaso durante l’inverno, da fine dicembre a marzo: in questo periodo le piante sono in stasi vegetativa e avranno tutto il tempo di cicatrizzare le ferite alle radici, che il rinvaso quasi inevitabilmente comporterà, prima di ricevere la prima annaffiatura (all’incirca da metà marzo). Ho però notato che alcuni generi, come Gymnocalycium, se rinvasati durante l’inverno, tendono a velocizzare il processo di sgonfiamento. Se rinvasati durante la fase vegetativa, invece, ripartono più facilmente e velocemente.
Lo stesso discorso vale per i semenzali e per le piante molto giovani: per questo le lascio in coda alla lista e le ripicchetto in primavera.

Ciò che è fondamentale, che si rinvasino cactus e succulente in inverno, in primavera o in estate, è attendere sempre una settimana/dieci giorni dal rinvaso prima di annaffiare, così da permettere alle radici di cicatrizzarsi e ridurre al massimo il rischio di marciumi. In questo senso c’è anche chi consiglia di lasciare le piante con le radici all’aria per diversi giorni prima di metterle nei nuovi vasi. Personalmente, usando terriccio asciutto per queste operazioni, non lo trovo necessario, se non in due casi: quando ho lavato la pianta per eliminare tutto il vecchio terriccio e quando ho dovuto tagliare le radici drasticamente a causa di qualche problema a carico dell’apparato radicale. In questi casi lascio le piante in una posizione riparata dal sole anche per una ventina di giorni.

A questo link trovate la sezione con tutti gli articoli dedicati al rinvaso delle succulente (compresi alcuni “esperimenti”).

La scelta dei vasi
Cartellini e vasi
Cartellini e vasi

Cotto o plastica? Entrambi i materiali hanno i loro pregi e i loro difetti e la scelta dovrebbe essere coerente con il tipo di coltivazione (annaffiature abbondanti? rinvasi frequenti? ecc.). Diciamo sinteticamente che i vasi in cotto favoriscono la rapida traspirazione dell’acqua. Se si usano terricci fortemente organici il vaso di cotto aiuta, ma se si usano terricci prevalentemente minerali (come nel mio caso) la plastica va decisamente meglio e consente al substrato di restare umido per qualche giorno, dando alla pianta il tempo di bere. Il vaso di cotto, specie se piccolo, con un substrato minerale asciuga in tempi velocissimi, e la pianta rischia di non riuscire a succhiare il giusto quantitativo di acqua prima che questa evapori. Anche per questo, chi usa vasi di cotto tenderà ad annaffiare con maggiore frequenza rispetto a chi ha scelto la plastica.

Dunque, nella scelta tra plastica e cotto sarà bene considerare il proprio metodo di coltivazione, il terriccio che si usa, il tempo da dedicare alle annaffiature e molti altri fattori. Una buona regola, scelto il tipo di materiale che si vuole usare, è quella di uniformare i vasi: tutti in cotto o tutti in plastica, proprio per evitare regimi di annaffiatura e di coltivazione diversi a seconda dei contenitori (cosa che, quando si ha un certo numero di piante, rischia di portare velocemente all’esaurimento nervoso!).

Ultima annotazione: nel cotto le radici tendono inevitabilmente ad “aggrapparsi” alla parete interna dei vasi, mentre nella plastica non trovano aderenza. Provate il rinvaso di una pianta che da almeno quattro o cinque anni sta in un vaso di cotto e vi renderete conto che non c’è alternativa al martello – a meno che non si vogliano perdere ore di lavoro, fatica e imprecazioni per togliere il soggetto dal contenitore.

Trichocereus svasato
Trichocereus svasato

Molto importanti sono le dimensioni dei vasi. Per anni ci è stato detto che i cactus vanno in vasetti piccoli, al massimo di un centimetro più larghi rispetto al fusto, e che con tanta terra a disposizione i marciumi sono dietro l’angolo. Falso. I cactus, come tutte le piante, di terra ne vogliono eccome. Il punto è che il substrato deve essere corretto per quella particolare specie di pianta. Se è poco organico e molto minerale, se il substrato è ben fatto ed è in grado di asciugare rapidamente, non c’è da avere paura: la pianta potrà stare in un vaso anche molto ampio. Anzi, in questo modo avrà il giusto spazio per colonizzare lo spazio e andare ad assorbire tutta l’acqua a disposizione, senza lasciare zone “morte” perennemente umide.

Molti bravi coltivatori stanno dimostrando in questi anni che non c’è alcun senso (se non quello estetico… de gustibus) nel privilegiare vasi piccoli o al limite della pianta. Anzi, in molti, lavorando sul landscaping (ricostruzione del paesaggio) hanno dimostrato che cactus e succulente vivono benissimo anche in vasi decisamente sovradimensionati – a patto, come sempre, che il substrato sia corretto.

Ariocarpus in attesa di rinvaso
Ariocarpus in attesa di rinvaso

Per le mie piante uso vasi di plastica, quadrati (perché a parità d’ingombro con i vasi tondi contengono volumi maggiori di terra, consentendo così di guadagnare spazio sui bancali), moderatamente sovradimensionati rispetto alla pianta. Diciamo che mi regolo in base all’apparato radicale e al fusto: il nuovo vaso dovrà contenere comodamente sia le radici che la pianta, possibilmente con tutte le spine all’interno dei bordi del vaso.
Per la maggior parte delle piante, inoltre, uso vasi piuttosto profondi, così da permettere alle radici di svilupparsi bene anche in lunghezza, non solo in larghezza. Questo, da buona pratica, diventa regola con generi dotati di fittone, come Ariocarpus.

Ancora una considerazione: per ovvie ragioni di sicurezza per le piante, è bene usare sempre vasi nuovi oppure vasi usati lavati accuratamente con prodotti come Amuchina o candeggina. I vasi in cui sono morte piante per malattie fungine come fusarium li butto.

Problemi con lo spazio a disposizione? Qualche strategia per sistemare i vasi.

La pulizia e il controllo delle radici
Gymnocalycium guanchinense svasato
Gymnocalycium guanchinense svasato

Il rinvaso è un’ottima occasione per vedere “quello che c’è sotto”. Per dare, insomma, un’occhiata alle radici. Una volta svasata la pianta è utile controllare che l’apparato radicale sia in buone condizioni, che non ci siano cocciniglie radicali o altri parassiti (in quel caso, pulire bene tutto, accorciare le radici, gettare la terra e trattare l’apparato radicale con prodotti appositi).
Se la pianta è già nel mio terriccio “standard”, non rompo il pane di terra: semplicemente do una scrollata, tolgo un po’ di terra sfruttata, controllo bene e rinvaso nello stesso tipo di substrato.
Se invece devo cambiare il substrato (ad esempio perché si tratta di una pianta appena arrivata in serra, oppure perché ho visto che quel tipo di terriccio non funziona a dovere), elimino tutta la vecchia terra, scrollo via gli inerti, libero le radici, le controllo, le accorcio leggermente e rinvaso nella nuova terra.

Questo vale per le piante sane, naturalmente. Se invece vedo che l’apparato radicale si sfalda perché è secco, pulisco tutto e taglio le radici drasticamente, fino a dove vedo che passa ancora la linfa. Ho avuto più di un caso di piante con l’apparato radicale completamente compromesso: in questi casi taglio tutte le radici fino al colletto, lascio la pianta almeno un paio di settimane all’aria, poi la rinvaso in un vaso ampio almeno un paio di centimetri più della pianta stessa riempito per metà di normale substrato e per la metà superiore di sola pomice (o pomice e sabbia fine), che aiuterà la radicazione.

Copiapoa senza radici
Una Copiapoa senza radici

Il taglio delle radici, che alcuni temono, a mio avviso è utile a dare una spinta alle piante in vista della ripartenza. Non taglio mai radici primarie, però (a meno che non siano malate), ma solo le radici secondarie e quelle capillari. Mai e poi mai tagliare il fittone (a meno che non presenti segni di marciume): per piante come Ariocarpus è utile una bella “sfoltita” che lasci tuttavia intatto il fittone e le sue diramazioni principali.

Discorso a parte meritano le piante in piena torba. Qui la pulizia delle radici deve essere totale e accurata: la torba va tolta completamente di mezzo, eventualmente aiutandosi con un getto d’acqua, così da liberare completamente l’apparato radicale. Una volta pulita bene la pianta, è bene lasciarla asciugare per un paio di settimane in una zona ombreggiata prima di procedere con il rinvaso nel nuovo terriccio.

Organizzare i lavori
Piante di mia semina appena rinvasate
Piante di mia semina appena rinvasate

Quando si hanno tante piante è bene avere un minimo di organizzazione. Di solito individuo le piante che voglio rinvasare e procedo raggruppandole per genere o per tipo di terriccio. Ad esempio, metto insieme tutte le piante che andranno in composta a base di terra di campo, oppure tutte quelle che andranno in marna, tutte le semine per le quali userò una composta un po’ più organica, ecc.

Tengo a disposizione sul tavolo varie misure di vasi, cartellini, matita per annotare la data del rinvaso (un dato molto utile per avere sotto controllo la situazione e verificare se una pianta è ferma da troppo tempo o meno), pinze, forbici e qualsiasi cosa possa essermi utile. Tranne i guanti. Quelli non li uso: non voglio rinunciare alla sensibilità delle dita, che mi permettono di maneggiare le piante delicatamente e senza rompere loro le spine (preferisco pungermi che rompere le spine…). Solo con soggetti molto grossi e spinosi (ed es. grusonii da 25 cm in su) mi faccio aiutare da uno straccio avvolto attorno al fusto.

I primi anni avevo l’abitudine di mettere uno strato di argilla espansa in fondo al vaso, perché così avevo letto in alcuni manuali. Dicevano che serviva a far drenare meglio l’acqua. Anche questa è una di quelle cose che col tempo ho abbandonato del tutto. Se il terriccio è corretto, sarà di per sé stesso drenante. E poi, perché ridurre la terra a disposizione della pianta? Sempre per quella credenza secondo la quale le radici di cactus e piante grasse soffrirebbero di una sorta di “agorafobia sotterranea”?

Gtmno spegazzinii appena rinvasato
Gymnocalycium spegazzinii appena rinvasato con abbondante terra di campo in superficie

A rinvaso finito aggiungo del terriccio attorno al colletto (sì, al colletto: contrariamente a quanto si è detto per anni). Lo faccio per stabilizzare la pianta, consapevole del fatto che dopo un paio di annaffiature il substrato si abbasserà sensibilmente. In alternativa alla composta si può mettere del pietrisco (utile quando si annaffia perché impedisce alla terra di andare da tutte le parti) oppure della semplice terra argillosa, magari allungata un poco con sabbia o quarzite. Quest’ultima soluzione mi piace molto perché assicura alla pianta un effetto molto naturale, senza per questo dover lavorare sulla ricostruzione dell’habitat andando a caccia delle giuste pietre e delle giuste sabbie.

Rinvasare le semine
Alcune semine svasate
Semine in attesa del rinvaso

Il procedimento di rinvaso non cambia se i soggetti da trapiantare sono semenzali. Qui le uniche domande potrebbero essere: rinvaso entro il primo anno, rinvaso dopo un anno o più in là ancora? Anche in questo mi lascio guidare dall’osservazione: se i semenzali sono troppo stretti e ammassati tra di loro, li rinvaso anche dopo sette/otto mesi dalla nascita. Se invece non hanno problemi di spazio nel loro vaso da semina, aspetto un anno. Anche se si tratta di soggetti giovani, non soffrono e anzi, i rinvasi li aiutano a crescere più rapidamente.

Anche quando ho ripicchettato dopo sette mesi dalla semina l’ho potuto constatare: le plantule sono ripartite subito e hanno guadagnato volume, arrivando a trascorrere il loro primo inverno nelle stesse condizioni di freddo e asciutta delle piante adulte.
Unico accorgimento: con le semine è bene usare un terriccio con un po’ di frazione organica, altrimenti si rischia di vederle deperire o bloccarsi.

Considerazioni generali
Turbinicarpus swobodae appena rinvasati
Turbinicarpus swobodae appena rinvasati

I rinvasi in genere aiutano le piante a ripartire con vigore. Può però accadere che dopo un rinvaso (evento comunque traumatico per una pianta) un cactus o una succulenta perfettamente in salute blocchino la crescita. E’ un’eventualità, purtroppo. In quel caso è bene non avere fretta, magari spostare la pianta in una zona con sole filtrato e tenerla sotto osservazione. Il nuovo terriccio può non essere adatto, oppure, semplicemente, la pianta può aver bisogno di tempo prima di ripartire. Ho avuto piante inchiodate dopo un rinvaso anche per due anni. In alcuni casi ho deciso di non fare niente perché i soggetti erano comunque in salute, in altri casi ho svasato e ho scoperto che le radici erano secche.

Per chiudere, un avvertimento. Quando si maneggiano piante spinose è facile pungersi o ferirsi e se questo accade mentre si affondano le mani nella terra c’è la possibilità di contrarre il tetano. Meglio verificare di essere sempre in regola con i relativi richiami!

Trovate ulteriori “trucchi” per i rinvasi a questo link.

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19 pensieri riguardo “Il rinvaso di cacti e succulente: in quale periodo farlo, come procedere e quali accorgimenti usare”

  1. Salve! Perché, mai tagliare il fittone?
    Sarà stata sicuramente una svista, non ho notato il tuo nome. Grazie, bell’articolo.

    1. Salve, mi perdoni ma non capisco il suo commento. Io ho scritto testualmente: “Mai e poi mai tagliare il fittone (a meno che non presenti segni di marciume)”. Mi pare molto chiaro il passaggio… Il fittone NON va tagliato, a meno che non sia marcio – nel qual caso il taglio rappresenta un tentativo (estremo e con poche speranze di riuscita) di salvataggio della pianta. Poi non ho capito il passaggio “non ho notato il tuo nome”… In che senso? 🙂

  2. Sbaglio o è sempre meglio evitare il rinvaso durante la fioritura? E dopo la fioritura si può fare tranquillamente?

    1. Io l’ho fatto in più occasioni anche in piena fioritura o con piante con i bocci e non ho mai avuto problemi. Certo, lo faccio se proprio devo rinvasare la pianta subito, perché in genere rinvaso in inverno quindi con le piante in stasi.

      1. Ok,ma se la pianta acquistata è in un vaso troppo piccolo si può fare anche in questo periodo?Grazie per la celere risposta.

  3. Mi scuso per la domanda banale ma sono solo un “apprendista neofita”: dove posso trovare vasi quadrati con un’altezza paragonabile alla misura dei lati per sfruttare al meglio il poco spazio che ho sul balcone? Sembra assurdo ma, a Roma, ho cercato da OBI, Leroy Merlin + 4 vivai e non sono riuscito a trovare nulla. Grazie.

  4. Ciao ma per stabilizzare la pianta sopra la composta è meglio il ghiaino da quanto ho capito giusto? Così da non tenere bagnato il colletto… in alternativa più “marroncina” che non rilasci unidità quale può essere?

    1. Ciao, molti usano il lapillo, che può essere rosso o marrone, ma da quello che ho visto trattiene troppo a lungo l’umidità. La migliore alternativa resta la ghiaia di fiume o la quarzite per acquari, che puoi trovare di diversi colori, compreso il marrone nelle sue sfumature.

  5. Con riferimento alla data migliore per il trapianto, un’esperienza personale. Premetto che ho molte succulente e anch’io spesso trapianto in inverno, a terriccio arido, con buoni risultati (poi questa stessa indicazione l’ho trovata molti anni fa nel libro di Lodi).
    Il disastro l’ho avuto quando anni fa, in febbraio, ho rinvasato una trentina di Lithops appartenenti a una decina di specie diverse. Più di metà sono morti! Ne ho parlato con un vivaista superspecializzato in succulente, qui a Roma, e mi ha confermato che la data era sbagliata: le piante, in pieno riposo invernale, non sono state capaci di reagire a microinfezioni. Mi ha raccomandato di rinvasare i Lithops dopo la fine della muta (quindi a marzo-aprile), con la pianta ormai in piena vegetazione.

    1. Confermo quanto ti ha detto il vivaista: i Lithops hanno cicli vitali differenti rispetto ai cactus. Mentre fanno la muta delle foglie, quindi da fine inverno fino a maggio, non vanno né annaffiate né rinvasate…

  6. Noto quanto fine (e specializzata) possa essere la ricerca e preparazione del terriccio/substrato più adatto. Chiedo se il principio (di comodo e talvolta necessario) di utilizzare invece i terricci del commercio indicati per le piante grasse per tutte le specie sia un compromesso da evitare e qual è eventualmente lo scotto che si paga, per esempio, quando si utilizza del “terriccio per grasse” per piante colonnari, tipo Cleistocactus strausii, o globose, come le Echinopsis… Grazie

    1. Ciao, a mio avviso i terricci pronti sono da evitare. Sempre. In generale si tratta di molta torba con poca sabbia o poca pomice. Se proprio si vuole usare un terriccio uguale per tutte le piante, meglio puntare sul “tradizionale” mix a base di pomice, lapillo e torba in parti uguali. In questo modo la coltivazione avrà poco di “wild” ma se non altro le piante cresceranno comunque correttamente in un substrato abbastanza drenante e adatto alla maggior parte delle specie.
      I terricci commerciali sono pessimi: contengono troppa torba e alla lunga portano ad asfissia delle radici o al marciume, dal momento che impiegano molto tempo per asciugare.
      In alternativa, sempre meglio usare della buona terra di campo (in percentuale del 30 o 40%) e il resto pomice.

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