Il rinvaso mirato: piante da identica semina in terricci diversi per testare il substrato

Rinvasi di cactus

Tra fine dicembre e fine febbraio, appena ho tempo, mi dedico al rinvaso delle piante in serra. Ovviamente rinvaso solo piante in stasi, con terriccio ben asciutto, rimandando alla primavera il cambio di vaso per le piante che in inverno tengo in vegetazione, magari all’aperto.

Oggi ho svasato e messo a dimora una cinquantina di piante di mia semina a luce e calore naturale. Alcune sono nate nel 2014, altre nel 2016 (ma già sufficientemente grandi per essere rinvasate).

Coryphantha kracikii dopo il rinvaso
Coryphantha kracikii dopo il rinvaso

Nel complesso ho sistemato cinque Mammillaria bocasana a fiore rosso, cinque Mammillaria candida, una quindicina di Astrophytum capricorne (varietà niveum e crassispinum), tre Rodentiophila atacamensis, poi una quindicina di Coryphantha kracikii, una decina di Thelocactus hexaedrophorus v. lloydii, tre Echinomastus durangensis e una Carnegiea gigantea nata nel 2016 (altre cinque le ho rinvasate l’anno scorso).

Le condizioni delle piante erano perfette: tutte hanno sviluppato ottime radici (lunghissime quelle dei Thelocactus e delle Coryphantha) e nessuna presentava segni di sofferenza. Del tutto assenti cocciniglie o altri parassiti. Il terriccio di provenienza era in alcuni casi quello della semina, in altri il classico mix pomice, lapillo, torba in parti uguali, che uso per aiutare i semenzali a crescere un po’ più velocemente per i primi due anni. Le più grosse, ad esempio le Mammillaria bocasana, hanno un diametro di 4 centimetri, le altre un diametro compreso tra due e tre centimetri e mezzo.

Mammillaria bocasana svasata
Mammillaria bocasana svasata

I VARI TERRICCI USATI – Una volta svasate e ripulite dal vecchio terriccio, le ho divise per gruppi per poter usare terricci differenti e testare, tra qualche anno, l’influenza del substrato sulla crescita di piante nate dalla stessa semina.
Sostanzialmente ho usato quattro terricci diversi. Il primo è quello che chiamo “standard”, con terra di campo argillosa, pomice, ghiaia e un 10% di torba. Il secondo terriccio è a base di marna al 50% addizionata con pomice, torba al 5% e ghiaia di fiume. Questi due sono i terricci che ho usato maggiormente e su tutte le specie rinvasate oggi. La marna, in particolare, dovrebbe aiutarmi a tenere bassi e schiacciati i fusti di specie come bocasanakracikii e hexaedrophorus v. lloydii, aiutando le ultime due, al tempo stesso, a produrre spine più robuste.
Alcuni esemplari di Coryphantha, di Astrophytum e di Thelocactus li ho invece messi in un substrato composto al 70% da marna e al 30% di quarzite. Altri (alcuni Astrophytum, alcune Coryphantha, un paio di Thelocactus) li ho messi a dimora in terra di campo pura, semplicemente allungata con un po’ di ghiaia di fiume (a questo link trovate un approfondimento sui vari terricci che uso in generale).

Per ogni tipologia di terriccio usato ho poi selezionato almeno tre esemplari di ogni specie e li ho tenuti da parte: queste piante da fine marzo andranno all’esterno della serra, al pieno sole. Sono sviluppate a sufficienza e non avranno problemi. In questo modo avrò un doppio test: piante identiche, da stessa semina, messe a dimora in terricci diversi e collocate in parte in serra e in parte all’esterno, al sole e alle intemperie.

Nel giro di un paio di anni si dovrebbero avere risultati abbastanza attendibili circa la bontà di un terriccio piuttosto che di un altro, così come saranno evidenti le differenze tra gli esemplari coltivati in pieno sole e quelli in serra (sebbene la mia serra non sia ombreggiata e riceva quindi piena luce).

Mammillaria candida dopo il rinvaso
Mammillaria candida dopo il rinvaso

LE DIMENSIONI DEI VASI – I vasi che ho usato per i rinvasi di oggi sono tutti sovradimensionati rispetto alle piante. Diciamo che radici e fusto stanno “molto comodamente” nei nuovi vasi, quasi tutti da 10 centimetri di lato per 12 di altezza. Solo in quattro casi, visto che le piante erano particolarmente piccole, ho usato vasi da 7 centimetri per 10 di altezza. Nel complesso, il quantitativo di terra è quindi molto abbondante, ma questo non mi preoccupa perché so quanto rapidamente asciughino le miscele che preparo usando la mia terra di campo e la marna.

Mammillaria bocasana dopo il rinvaso
Mammillaria bocasana dopo il rinvaso

CARTELLINI E ANNOTAZIONI – Per ogni pianta, infine, ho preparato un cartellino specifico (o meglio: la mia compagna lo ha fatto, risparmiandomi la parte più noiosa del lavoro) sul quale è annotato l’anno di semina, l’anno e il mese del rinvaso e il terriccio usato.
Purtroppo, considerato l’orario e la scarsa luce esterna, per alcune piante non ho scattato foto. Ne documenterò comunque la crescita in futuri post sul sito.

Qui un altro esperimento sul substrato: come ottenere spine forti lavorando sul terriccio.

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5 pensieri riguardo “Il rinvaso mirato: piante da identica semina in terricci diversi per testare il substrato”

  1. Questi sono i momenti che preferisco perché ci si rilassa parlando di terricci, radici e di chissà come saranno ancora più belle le piante quando cresceranno

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  3. Un esperimento interessante. L’ho fatto anch’io, in piccolo, anni fa, con un risultato interessante.
    Avevo seminato in maggio Copiapoa Hypogea e Parodia Orthacanta (semi da piante mie). A novembre ne ho rinvasato metà e metà in una miscela un pochino più ricca (40% pozzolana, 40% sabbia, 20% terriccio). Bene, un mese dopo tutte le Parodia rinvasate erano visibilmente più grandi e cicciute di quelle rimaste nel terriccio di semina; tutte le Copiapoa rinvasate erano MORTE. Evidentemente ogni pianta ha le proprie esigenze, in qualche caso tassative.

    1. Sì, ogni pianta ha le sue esigenze e non si possono conoscere bene se non si fanno test come questi 🙂
      Le percentuali dei materiali da te indicate, in ogni caso, mi sembrano un po’ alte. Io abbasserei la pozzolana, la sabbia e il terriccio (se intendi torba) e introdurrei pomice e terra di campo…

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