Come, quando e quanto bagnare le succulente? Scordatevi il contagocce, benvenuta la pioggia

La canna dell'acqua che uso per annaffiare le piante

Quello delle annaffiature (o innaffiature, sebbene il primo termine sia oggi di uso più comune) è tuttora uno dei temi più dibattuti tra chi si approccia alla coltivazione di cactus e piante grasse in generale. Quanta acqua vogliono i cactus? Quando vanno annaffiate le piante succulente? Ogni quanto vanno bagnate le piante grasse?

Premesse generali
Un'Agave in Arizona
Un’agave che ho fotografato in Arizona. La siccità colpisce duro ma la pianta ha riserve per andare avanti per mesi senza pioggia

Quelle riportate in apertura sono solo alcune delle domande più ricorrenti – e sorvolo, per ovvi motivi, su un’altra domanda che ho sentito spesso porre: “Ma i cactus vanno annaffiati?”.
Come ogni essere vivente, le piante succulente hanno bisogno di acqua. Come, quanto e quando annaffiare dipende da molti fattori, come il periodo dell’anno, la zona in cui ci si trova (Nord o Sud Italia, ad esempio?), le temperature, l’umidità ambientale, i substrati che si utilizzano, la grandezza dei vasi, e altro ancora.

Sulla coltivazione delle piante grasse in generale potete consultare questo articolo riassuntivo, con tutti i fattori determinanti per avere piante in salute.

Prima di entrare nel dettaglio delle annaffiature, assicuriamoci di accantonare definitivamente errate convinzioni retaggio di chissà quali esperienze al limite dell’assurdo. Ad esempio togliamoci dalla testa il fatto che cactus e piante succulente vanno bagnate col contagocce o annaffiate una volta ogni morte di Papa. In natura, nelle zone subdesertiche dove vivono queste piante, piove eccome. Piove in modo spesso torrenziale e per giorni interi. Oppure piove ogni pomeriggio e le nuvole scaricano quantitativi di acqua impressionanti rispetto a quelli che siamo abituati a considerare in Europa.

Per dirne una, in Messico, in moltissime zone (la Baja California è una di queste, come ho potuto sperimentare durante un viaggio), tra settembre e ottobre è tempo di violente piogge spesso accompagnate da cicloni e uragani. Dal mese di giugno a quello di settembre, sempre in molte zone subdesertiche del Messico, si registrano acquazzoni intensi con frequenza quotidiana, in particolare nel pomeriggio. Inoltre in natura le differenze tra le temperature notturne e quelle diurne possono essere tali da produrre abbondante rugiada nelle prime ore del mattino: anche questa è acqua che molti cactus sono in grado di assorbire per dissetarsi (non diversamente dalla nebbia che avvolge, in Cile, le Copiapoa).

Echinocactus texensis durante l'annaffiatura
Un mio Echinocactus texensis durante l’annaffiatura

Dunque non ha senso dire tout court che i cactus vanno bagnati poco e a lunghi intervalli. I cactus, in stagione vegetativa – tra fine marzo e settembre/ottobre – bevono eccome. Alcune specie di generi come Sclerocactus, Pediocactus, Escobaria, Opuntia, bevono anche in quello che è il nostro inverno. Altre piante succulente – le africane ad esempio – possono avere il ciclo delle stagioni invertito, dal momento che mentre da noi è estate alle loro latitudini è inverno, pertanto andrebbero bagnate durante i nostri mesi invernali e lasciate in pace nei nostri mesi estivi.

Questo per dire, che, oltre ai fattori di coltivazione, vanno considerate anzitutto le condizioni di base che le piante hanno nel loro habitat. Detto questo, qualche paletto va fissato. Un po’ per convenzione, un po’ perché a dettare i tempi sono soprattutto le temperature, si può quindi dire che tendenzialmente le cactaceae e le succulente dell’emisfero Nord vanno annaffiate nel periodo compreso tra la fine di marzo e l’inizio di ottobre (meglio ancora, almeno al Nord Italia, fermarsi a metà settembre per dare tempo alle piante di prepararsi all’inverno).

Che tipo di acqua usare
Melocactus annaffiati
Melocactus durante l’annaffiatura a pioggia

Se la domanda fosse semplicemente: “qual è l’acqua migliore per i cactus?” la risposta sarebbe netta: quella piovana. Per chi coltiva in serra e ha la possibilità di raccogliere la pioggia in ampie cisterne il problema non si porrebbe nemmeno. L’acqua piovana è decisamente la migliore: ha un pH acido e non contiene calcare né sostanze chimiche come il cloro, per citarne una. Per le piante in generale, quindi non solo le succulente, è la soluzione ideale (oltre che la più naturale, in tutti i sensi).

Non sono solo le sue caratteristiche intrinseche a rendere l’acqua piovana la migliore in assoluto: è anche il tipo di annaffiatura determinato dalla pioggia a contribuire al risultato finale. Le piante esposte alla pioggia ricevono acqua in quantità variabile ma costante, goccia a goccia per un periodo di tempo che può andare da qualche minuto (nel caso di acquazzoni estivi) a qualche ora. Non solo: nel tragitto dalle nubi a terra l’acqua si arricchisce di ossigeno e anche questo ha un effetto benefico per le piante. Per rendersene conto è sufficiente provare a tenere due piante identiche e lasciarne una alla pioggia, tenendo l’altra al riparo e bagnandola con acqua del rubinetto. Tempo qualche settimana e le differenze tra le due piante saranno palesi: quella dissetata dalla pioggia sarà più rigogliosa, più pulita, più vitale. Più in salute, insomma.

L’alternativa alla pioggia – sia per chi ha una serra ma non può raccogliere l’acqua piovana perché serve un impianto apposito, sia per chi coltiva su balconi o terrazze – è l’acqua d’uso domestico. In campagna, come nel mio caso, c’è l’acqua del pozzo, in generale abbastanza calcarea e dunque, alla lunga, meno “buona” per le piante. Una soluzione, in questi casi, è quella di riempire annaffiatoi o barili con acqua di pozzo o da cisterna e lasciarla “decantare” per almeno 24 ore addizionandola con acido citrico o prodotti specifici (facilmente reperibili in commercio) in grado di acidificarla e portarne il pH ad un valore tra 6 e 6,5. Lasciando “decantare” l’acqua per una giornata, inoltre, il cloro potrà evaporare quasi del tutto, così come eventuali impurità o elementi “pesanti” potranno depositarsi sul fondo del contenitore.

In genere, per le mie piante in serra, faccio esattamente così: preparo l’acqua il giorno prima dell’annaffiatura lasciandola in due cisterne da 80 litri l’una aggiungendo il giusto quantitativo di acidificante per addolcirla, dal momento che nelle campagne l’acqua è in genere piuttosto calcarea. Dopo 24 ore annaffio le piante “a pioggia” con una pompa collegata al tubo che pesca l’acqua dai recipienti.

Moltissime piante (un po’ di tutto: da semine di cactus di tre anni fino a cactaceae adulte, ma anche Agavi e Aloe) le tengo all’aperto da fine marzo a tutto ottobre. Queste, inutile dirlo, prendono tutta l’acqua che il cielo manda giù. Se, come è capitato durante le ultime estati, per settimane non piove, provvedo io con l’acqua di pozzo lasciata decantare. In più di un’occasione, invece, le piante all’esterno hanno preso pioggia per diversi giorni di fila. Non è morta nessuna pianta, anche perché con l’aria aperta e il vento il terriccio asciuga molto rapidamente.

Come annaffiare
Echinocactus Grusonii al Giardino Esotico di Monaco
Echinocactus Grusonii in piena terra al Giardino Esotico di Monaco (foto scattata durante un mio viaggio)

Annaffio a pioggia, ossia dall’alto, bagnando sia le piante che il terriccio. Dal momento che uso substrati poveri o privi di torba, in molti casi prevalentemente minerali, bagno abbondantemente e in più passate, fino a sommergere le piante più piccole e a creare uno strato d’acqua in superficie. Non solo: di solito faccio almeno due o tre passate con la canna dell’acqua su ogni bancale, fino a vedere l’acqua sgrondare in abbondanza dai fori di scolo dei vasi. Con il terriccio che uso, nel giro di un giorno (se le giornate sono calde) la superficie di ogni vaso sarà del tutto asciutta e nel giro di quattro o cinque giorni sarà asciutto tutto il terriccio fino in profondità (anche perché le succulente, in stagione vegetativa, bevono velocemente e con avidità).

Copiapoa annaffiate
Copiapoa durante l’annaffiatura: l’acqua si accumula sul primo strato argilloso

Se si utilizza terra di campo argillosa nei substrati, le annaffiature devono essere abbondanti ed è necessario ripassare più volte sulla stessa pianta perché l’argilla, quando è asciutta, tende ad essere impermeabile. E’ necessario insistere, insomma, affinché l’acqua possa penetrare in profondità e bagnare bene il pane di terra. Non a caso, in natura è proprio così che avviene, con la pioggia che cade insistentemente per ore fino a penetrare lo strato superficiale dei campi.
In passato, alle prime annaffiature dopo l’asciutta invernale, mi è capitato di notare che alcune piante non si rigonfiavano nonostante annaffiature che ritenevo abbondanti. Erano soprattutto piante in terra di campo e inerti. Una volta capito che l’argilla era troppo asciutta e compatta, ho cominciato a bagnare più frequentemente, ma soprattutto insistendo maggiormente su ogni pianta – sono arrivato, letteralmente, a sommergere di acqua le piante. Risultato? Dopo un paio di giorni si erano completamente riprese e avevano riacquistato volume: l’acqua era riuscita a penetrare in profondità e le cactaceae avevano finalmente bevuto a sufficienza.

Attenzione ad altri falsi miti, come quello che vorrebbe gli Ariocarpus delicatissimi, quasi refrattari all’acqua. Niente di più sbagliato: gli Ariocarpus in stagione vegetativa bevono tanto ed è solo questa errata credenza che ha indotto a pensare che queste piante non crescono mai. Con annaffiature abbondanti gli Ariocarpus velocizzano non poco la crescita (pur restando, questo è un dato di fatto, cactaceae relativamente lente nello sviluppo).

Quando bagnare e con quale frequenza

Le risposte a domande come “quando bagnare” e “con quale frequenza annaffiare” rischierebbero di essere infinite. Come detto in premessa, vanno considerate anzitutto le piante e la loro provenienza (un’Echinopsis e un Lithops hanno esigenze molto diverse, giusto per dirne una), poi i fattori di coltivazione, a partire dalla zona in cui coltiviamo.
Diciamo che in questo ambito è possibile adottare qualche convenzione. Per la maggior parte delle cactaceae e delle succulente non caudiciformi (ad esempio le crassule) il periodo delle annaffiature corrisponde con quello della stagione vegetativa. In Italia, da fine marzo a tutto settembre (anche ottobre e parte di novembre se siamo al Sud).

Io comincio ad annaffiare a fine marzo, se le giornate sono abbastanza calde, altrimenti aspetto l’inizio di aprile. Sospendo le annaffiature a metà settembre, anche se fa ancora caldo, per permettere alle piante di cominciare a perdere liquidi e prepararsi all’inverno.
Tra fine marzo e metà settembre annaffio con frequenze variabili, all’incirca ogni 15 giorni, intensificando all’occorrenza nei mesi più caldi, quando posso bagnare una volta ogni 8-10 giorni.

Thelocactus: spaccatura causata dal rigonfiamento troppo veloce
Thelocactus bicolor: spaccatura causata dal rigonfiamento troppo veloce

Molto importante, dopo l’asciutta invernale, durante la quale le piante tendono a sgonfiarsi (in alcuni casi anche in modo notevole) è riprendere ad annaffiare gradualmente. Le prime due o tre annaffiature devono essere leggere, non abbondanti come in giugno o luglio. Le piante devono infatti riprendere a bere poco per volta perché se trovano acqua immediatamente disponibile in grande quantità la assorbono rapidamente con il rischio di rigonfiarsi talmente velocemente da spaccarsi.
Mi è successo qualche volta. Ho avuto una Frailea, un Thelocactus e alcuni Ferocactus che dopo le prime due annaffiature si sono rigonfiati subito, col risultato che il fusto si è spaccato. Le piante non sono morte ma hanno corso un bel rischio perché il tessuto interno, se esposto, può essere facilmente aggredito da batteri che poi vanno a innescare marciumi (senza contare il danno estetico di una pianta con una costa letteralmente bucata).

Per quanto riguarda la frequenza delle bagnature, può essere utile la vecchia regola: nel dubbio, annaffiare solo se il terriccio è ben asciutto. Lo vediamo dallo strato superficiale: se premendo con il dito sentiamo umido, meglio aspettare. Questa è una regola base fondata sul buonsenso – difficile che un cactus muoia di sete, mentre è molto più facile che possa marcire per un eccesso di acqua, specie se in un terriccio molto organico –; sarà poi l’esperienza a dirci quando dare acqua alle nostre piante. A me, ad esempio, basta toccare il fusto o soppesare il vaso per capire se la pianta ha sete e se il terriccio è ancora bagnato o meno.

Melocactus: particolare delle spine bagnate
Melocactus: particolare delle spine bagnate

Un trattamento di riguardo lo riservo per le mie semine di cactaceae di almeno un anno e per le poche piante grasse a foglia che tengo (crassule, echeverie ecc.): per queste la frequenza delle annaffiature è maggiore rispetto alle cactaceae in genere. Le piante a foglia tendono ovviamente a disperdere acqua più facilmente rispetto ai cactus, mentre le semine hanno voglia di crescere e per sostenerle vanno bagnate con maggiore frequenza rispetto alle piante adulte.

In agosto, di solito, sospendo le annaffiature per i cactus (non per le semine e non per le piante grasse in generale). Le cactaceae, nei mesi più caldi, tendono ad andare in “estivazione”, ossia rallentano la crescita e in alcuni casi la bloccano per ripartire non appena le temperature tornano a livelli tollerabili (in agosto nella serra completamente aperta lungo i lati da 10 metri arrivo anche a superare i 40 gradi).

Qui un approfondimento sul fenomeno dell’estivazione.

Per le piante che tengo all’aperto in stagione vegetativa, come ho scritto sopra, lascio fare alla natura. Possono prendere acqua per giorni di fila oppure restare intere settimane all’asciutto. Se la siccità si prolunga provvedo con annaffiature extra.

Riguardo agli orari in cui è meglio bagnare le piante, senz’altro è preferibile la mattina presto, prima che il sole cominci a far salire le temperature, o nel tardo pomeriggio. Meglio ancora la sera, così le piante avranno a disposizione tutta la notte – tendenzialmente con temperature inferiori rispetto al giorno – per assorbire l’acqua prima che questa evapori nella porzione superficiale del vaso.

Sicuramente da evitare è l’annaffiatura subito dopo un rinvaso: le radici potrebbero essere state lesionate durante l’operazione ed è bene aspettare almeno una decina di giorni prima di bagnare il terriccio, per permettere all’apparato radicale di rimarginare le sue “ferite” e scongiurare il rischio di marciumi che la terra bagnata potrebbe innescare.

Nebulizzazioni
Ferocactus, particolare delle spine bagnate
Ferocactus, particolare delle spine bagnate

C’è chi consiglia di nebulizzare spesso le succulente. Personalmente non lo trovo utile. L’ho fatto per anni, all’inizio, poi ho visto che non ne ricavo alcun beneficio per le piante. Anche a nebulizzarle abbondantemente, in pochi minuti asciugano completamente e sinceramente non vedo l’utilità di perdere tempo per bagnare il fusto di cactus e succulente. Le uniche nebulizzazioni utili, a mio avviso, sono quelle con acqua addizionata con fungicidi o acaricidi. Nel corso degli anni, dal momento che con il regime di coltivazione e con i terricci che uso ho irrobustito le piante, ho ridotto parecchio anche questi trattamenti e attualmente passo il rameico una volta in primavera e una in autunno, prima dell’asciutta, e un acaricida un paio di volte durante la stagione di crescita.

Concimazione

Tratto la fertilizzazione in un post specifico, a questo link. Basti qui ricordare che cactus e piante grasse devono essere fertilizzate con prodotti specifici a basso tenore di azoto e non generici, ad esempio per piante ornamentali o per l’orto. I concimi per succulente sono a base di azoto (N), fosforo (P), potassio (K) ai quali si aggiungono vari microelementi. Per le piante grasse in generale è bene che il rapporto tra i tre elementi principali, N-P-K, sia nell’ordine di 5-15-30 (un’altra formulazione di base usata è 1 di azoto, 2 di fosforo e 4 di potassio). Concimi, in buona sostanza, poco azotati e con alte percentuali di fosforo e potassio.

Annaffiature e rinvasi

Attenzione: le piante grasse appena rinvasate non vanno mai annaffiate. E’ bene aspettare almeno una decina di giorni dal rinvaso prima di bagnare il terriccio. Le piante rinvasate possono essere nebulizzate per far assestare il terriccio in superficie, soprattutto nei casi di ricostruzione dell’habitat, ma per bagnare la terra in profondità e meglio non avere fretta.

Da questo link arrivate direttamente alla sezione del sito con tutti gli articoli dedicati ai rinvasi.

Link utili

Qui di seguito trovate diversi link ad articoli presenti in questo sito e che possono completare le informazioni sin qui condensate.

15 pensieri riguardo “Come, quando e quanto bagnare le succulente? Scordatevi il contagocce, benvenuta la pioggia”

  1. Anzitutto complimenti per questi preziosi consigli. Una domanda: quali sono le dosi di acido citrico che usi per litro d’acqua?

    1. Grazie per i complimenti. Il quantitativo di prodotto varia da marca a marca, ti basta guardare l’indicazione sulla confezione, di solito è specificato il quantitativo per litro…

  2. Salve, l’acqua distillata può essere una valida opzione per annaffiare?
    Grazie mille per i consigli e complimenti per il sito!

    1. Grazie per i complimenti. Essendo priva di calcare, l’acqua distillata può andare benissimo per annaffiare…

  3. Ho letto con piacere e avidità queste tue pagine dedicate con grande passione al allevamento delle piante grasse e succulente! Hai percaso anche scritto un libro in merito,
    se cosi fosse…lo acquisterei al ” volo”!!! Se posso… vorrei chiederti sarebbe possibile in mancanza di quella piovana utilizare x l’innafiatura acqua di ruscello o di fiume ? Io abito in provincia di Belluno che è ricca di corsi d’acqua….temo però che sia troppo calcarea! Cosa ne pensi?
    Con profonda stima Mauro.

    1. Ciao, grazie mille per i complimenti, ma non ho scritto un libro: quello che ho scritto è in questo sito, che aggiorno di volta in volta… Per l’acqua di ruscello o di fiume non saprei dirti con precisione: bisognerebbe anzitutto accertarsi che non sia inquinata o sporca (ad esempio io non userei l’acqua del Po, che scorre dalle mie parti) e sul fatto che possa essere calcarea o meno l’unica cosa da fare è misurarne il pH con uno strumento apposito (ne trovi in vendita online diversi e a poco prezzo).

  4. Ho trovato interessanti i tuoi articoli e da quando seguo i tuoi consigli vedo il mio cactus più rigoglioso che mai, grazie mille.

  5. ciao e complimentissimi per il sito!
    vorrei chiederti se e come cambia l’annaffiatura e la fertilizzazione nel caso di cactacee e succulente tenute in appartamento. I tuoi sarebbero preziosissimi consigli considerando che durante l’inverno ho i riscaldamenti accesi nella fascia oraria 17-22.

    1. Ciao, durante l’inverno sarebbe meglio non tenere cactus e succulente in casa (a meno che non siano in una stanza non riscaldata). Può andare bene anche un garage (anche con poca luce) oppure un balcone coperto e con le piante avvolte in tnt. Se proprio non c’è alternativa, meglio non bagnare le piante tenute in appartamento. Puoi dare un goccio d’acqua se vedi che le succulente non cactacee avvizziscono ma la cosa ideale è cercare di far loro rallentare il più possibile la crescita per evitare che, con poca luce, comincino a “filare”. Di sicuro in inverno non vanno fertilizzate…

  6. Ciao. Ho questa situazione. Le pioggia violenta di traverso ha inzuppato cactus asciutti riparati. E’ in arrivo freddo improvviso. Cosa fare per asciugarli velocemente. Di solito li ritiro in Serra fredda quando gela ma quest anno si passa da 20 gradi a neve in un giorno

    1. Ciao, l’unica cosa che puoi fare è lasciarli all’aria aperta ma riparati dalla pioggia, magari mettendo un telo, ma non sopra le piante ovviamente… In casa potrebbe essere peggio perché anche se c’è caldo c’è meno ricircolo d’aria. L’alternativa estrema, se il terriccio è molto organico e del tutto inzuppato, è svasare tutte le piante e lasciare asciugare le radici all’aria…

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