Un classico senza tempo: Echinocactus grusonii, conosciuto anche come “cuscino della suocera”

E’ il classico dei classici, il cactus più comune e conosciuto in assoluto. Ciò non toglie che l’Echinocactus grusonii resti, a mio avviso, una delle più belle tra tutte le cactacee. Il portamento, il colore giallo oro delle spine, la loro densità, la perfetta armonia del fusto fanno di questa pianta una vera e propria opera d’arte vivente.


Se cercate un cactus principalmente per le sue fioriture, però, lasciate perdere. Il grusonii impiega almeno una trentina di anni prima di fiorire, talvolta anche di più. Senza contare che i fiori non sono certo tra i più significativi nell’ampio ventaglio offerto dalle cactacee. In sintesi, l’Echinocactus grusonii è un “must” in tutte le collezioni per la bellezza intrinseca della pianta e per la splendida spinagione.

Per un approfondimento sul genere Echinocactus, trovate una scheda a questo link.

Echinocactus grusonii
Echinocactus grusonii

Queste piante sono originarie di un’area ristretta nello stato del Querétaro, in Messico e purtroppo sono ormai quasi estinte in natura, in particolare a causa della distruzione dell’habitat a seguito della costruzione di una diga.

Si tratta di un paradosso: la cactacea più conosciuta e diffusa al mondo, la più propagata e venduta in qualsiasi vivaio, è ormai pressoché estinta in natura.

La forma è globosa, tendente ad allungarsi un poco in età avanzata. Gli esemplari di questa specie possono arrivare a 80 centimetri di larghezza per un metro di altezza. Col tempo, inoltre, il grusonii tende spesso a pollonare alla base. La crescita è però piuttosto lenta e occorrono decine di anni affinché i grusonii possano raggiungere le dimensioni ragguardevoli che siamo abituati ad osservare in giardini botanici e aiuole all’aperto nelle zone temperate.

Echinocactus grusonii brevispina
Echinocactus grusonii brevispina

Il fusto è suddiviso in coste molto marcate, che possono arrivare fino a una quarantina negli esemplari adulti. L’apice è lanoso (da qui in estate spuntano i fiori relativamente piccoli e color giallo oro) e le coste sono densamente ricoperte di spine piatte, acuminate e di colore giallo intenso. Col passare degli anni il colore delle spine si attenua, fino a diventare grigiastro nella parte bassa del fusto.

In Italia questa spettacolare pianta è comunemente conosciuta col nome volgare (e ironicamente azzeccato) di “cuscino della suocera”, mentre nel mondo anglosassone è denominata “golden barrel” (botte dorata).

Echinocactus grusonii, una mia semina
Echinocactus grusonii, una mia semina

La coltivazione è assolutamente semplice. Come tutte le cactacee necessita di terriccio drenante e piuttosto povero. Personalmente ho sperimentato diverse tipologie di substrato, ottenendo buoni risultati con miscele a base di terra di campo, inerti e un 10% di torba, così come con il tradizionale mix pomice/lapillo/torba in parti uguali. Per consentire ai grusonii di mantenere la bella forma sferica così come la forte spinagione, è necessario garantire a queste piante moltissima luce, meglio ancora il sole diretto. Attenzione, però: si tratta di piante che, se non abituate gradualmente al sole, si scottano molto facilmente. Da metà marzo, temperature permettendo, sarà dunque buona cosa cominciare a posizionare i grusonii al sole della mattina, portandoli gradualmente ad un’esposizione più prolungata nell’arco di alcune settimane. Una volta abituate al sole pieno, queste piante sono in grado di sopportare luce e calore senza alcun problema (e le spine vi ringrazieranno!).

Le annaffiature devono essere abbondanti durante la stagione di crescita, da fine marzo a settembre e del tutto sospese in autunno e inverno. Si dice che queste piante non reggano bene le basse temperature, ma francamente non sono d’accordo: ne ho diversi esemplari (molti dei quali da mia semina) da una ventina di anni e hanno tollerato minime invernali fino a -7 gradi, naturalmente in terriccio perfettamente asciutto.

Echinocactus grusonii var. inermis
Echinocactus grusonii var. inermis

Semplicissima è la semina, che segue le regole valide per la riproduzione delle cactacee in generale. Durante i primi anni le piantine hanno ritmi di crescita discreti, arrivando in quattro o cinque stagioni ad occupare vasi da 7 centimetri. Una volta arrivate a dimensioni attorno ai 10/12 centimetri, le piante rallentano leggermente il ritmo, da quello che ho potuto osservare.

Nel corso degli anni, tra ibridazioni, selezione e incroci, si è ampliata la gamma un tempo ristretta al classico grusonii a spina lunga, tanto che ora sul mercato è facile trovare esemplari a spina di media lunghezza (più corta di quella tradizionale e leggermente più larga) ed esemplari a spina cortissima (Echinocactus grusonii inermis). Ci sono anche esemplari a spina curva (var. curvispinus), a spina sottile (var. setispinus) e a spina bianca (albispinus).

Nella foto in evidenza, Echinocactus grusonii della collezione di Henri Kuentz, in Costa Azzurra

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