Le piante grasse e il freddo: con i giusti accorgimenti l’inverno non è un problema

Mammillaria hernandezii in asciutta

Con il brusco calo delle temperature di queste ultime settimane si può dire che le succulente sono entrate nella prima fase dell’inverno. Contrariamente a quanto si può pensare, la maggior parte dei cactus non teme il freddo, anche intenso, purché siano rispettate alcune regole di coltivazione. Approfondiamo l’argomento.

Premesse generali

Da qualche giorno ho chiuso del tutto la serra e ho impostato il riscaldamento in modo che il generatore di calore entri in funzione quando le minime scendono sotto i 4 gradi. La maggior parte dei cactus che coltivo non avrebbe problemi in caso di temperature sensibilmente inferiori (anche sotto lo zero), ma ho dovuto accettare un compromesso perché in serra tengo anche alcune Euphorbie e alcune succulente più sensibili al freddo.

Le uniche specie che coltivo e che non tollerano minime eccessivamente basse, ad esempio Melocactus, Discocactus e Adenium, le ho portate a casa e le ho collocate sulle scale interne, dove le minime difficilmente scendono sotto i 10 gradi.

Succulente in esterno (inverno)
Sempervivum e succulente all’esterno

In serra tengo la quasi totalità delle mie piante (perlopiù cactacee, ma anche crassule, euphorbie, aloe, asclepiadaceelithops…), mentre all’esterno, in due piccoli bancali, tengo generi che non hanno problemi con il freddo: Opuntie, Agavi, qualche Tephrocactus, alcune Escobaria, Pediocactus e varie specie di Sempervivum. Queste piante, come sempre, trascorreranno tutto l’inverno a temperatura ambiente, alcune riparate dalla pioggia, altre esposte alle intemperie. Molte Opuntia, Agavi, Escobaria e Pediocactus, infatti, vivono tranquillamente con minime attorno o sotto lo zero e con terriccio umido anche per intere settimane.

All’interno della serra, invece, il riscaldamento scatta quando si scende sotto i 4 gradi, ma considerata l’approssimazione del termostato, in realtà il riscaldamento mi serve per evitare che si scenda sotto zero. Non a caso, negli anni scorsi la media delle temperature minime era ben al di sotto dei 4 gradi, tenendosi attorno a 0 gradi con alcune punte fino a -1 o -2 gradi (a seconda delle minime esterne, arrivate anche a -10).

Terriccio asciutto e aria
Coryphantha kracikii in asciutta
Coryphantha kracikii in asciutta

Se le piante sono in terriccio perfettamente asciutto da alcuni mesi (io, qui al Nord Italia, sospendo le annaffiature a metà settembre) non si corre alcun rischio, perché le cactacee hanno avuto il tempo necessario per ridurre i liquidi all’interno del fusto e a prepararsi al freddo.

La cosa fondamentale, nei mesi di stasi invernale, durante i quali le succulente bloccano la crescita e recuperano le energie in vista della successiva fioritura, è garantire loro una buona ventilazione.

La mia serra ha il tetto molto alto e questo contribuisce a far sì che all’interno l’aria non ristagni. Ciò non toglie che, ogni volta che mi è possibile, nelle giornate soleggiate, io ne approfitti per spalancare le porte anteriori e posteriori per almeno un’ora, così da far cambiare completamente l’aria. Ho anche una ventola, che accendo quando sono in serra, ad esempio per i rinvasi. Tutto questo aiuta a tenere basso il tasso di umidità ambientale (il vero nemico delle piante grasse in inverno) e ad evitare che si formino muffe o funghi.

Minime e massime sotto controllo
Temperatura attuale
Temperatura e tasso di umidità durante il giorno
Temperatura minima
Temperatura minima notturna

Da quando ho chiuso completamente la serra ho registrato una minima notturna di 1,8 gradi, compensata da massime fino a 20 gradi nelle giornate soleggiate (a riscaldamento spento ovviamente). Questi valori sono ottimali e le piante beneficiano di sbalzi termici tra il giorno e la notte molto simili a quelli che possono avere in habitat. Inoltre, come si vede dalla foto, durante il giorno il tasso di umidità ambientale si mantiene attorno al 30%, che per l’inverno in Pianura Padana non è affatto male. Con le piante al riparo dalla pioggia, con molta aria e con la sospensione delle annaffiature da metà aprile non si corrono rischi particolari: le succulente vanno in stasi e possono sopportare benissimo il freddo. Naturalmente anche una corretta coltivazione durante i mesi precedenti all’inverno aiuta ad ottenere esemplari robusti e in grado di far fronte alle avversità.

Un minimo di prevenzione con i giusti fungicidi, infine, contribuisce ad allontanare il pericolo di attacchi da parte di batteri e funghi.

I cambiamenti delle piante

In questi giorni molte piante mostrano i primi cambiamenti dovuti all’abbassarsi delle temperature e alla sospensione prolungata delle annaffiature. I fusti possono sgonfiarsi anche notevolmente, al punto che le piante si infossano nel terreno, e in alcuni casi il colore dell’epidermide vira al rossastro. Non c’è da preoccuparsi: si tratta della fisiologica risposta della pianta al cambiamento delle condizioni climatiche. Una volta riprese le annaffiature, in primavera, le piante torneranno a gonfiarsi e il colore del fusto tornerà verde.

Resistenza al freddo
Echinocereus knippelianus in asciutta
Echinocereus knippelianus in asciutta

Per quanto riguarda le temperature minime che le succulente possono tollerare, è importante documentarsi e acquisire un minimo di conoscenza attraverso l’esperienza e il confronto con altri coltivatori. A titolo indicativo, a questo link trovate un articolo e una tabella con i valori minimi tollerati dalle principali specie, sia cactacee che succulente. Si tratta, naturalmente, di una tabella da prendere semplicemente come riferimento di massima e partendo dal presupposto che le piante siano in substrati perfettamente asciutti.

Link utili

Qui di seguito trovate alcuni link ad articoli presenti in questo sito e che possono completare le informazioni sin qui condensate.

Nella foto in alto, Mammillaria hernandezii pronta a fiorire in novembre

2 pensieri riguardo “Le piante grasse e il freddo: con i giusti accorgimenti l’inverno non è un problema”

  1. Buongiorno e grazie per la passione che condivide con grande competenza e capacità divulgative sopraffine. Nel mio piccolo ho imparato a gestire all’aperto tutto l’anno molte specie che in bibliografia danno per soccombenti al freddo. Persino la resinifera e l’obesa. Per non parlare di diversi colonnari spacciati per delicati. Regola base: sospendere le innaffiature e riparare dalla pioggia. E da quest’anno sto provando ad acclimatare alcune giovani crassule. Siamo in pianura padana. Un caro saluto. Giuseppe

    1. Grazie per i complimenti e per l’interessante testimonianza! E’ proprio così che si fanno cadere vecchi preconcetti: con l’esperienza diretta. 🙂

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