Euphorbia: una famiglia di succulente che piace molto anche ai cactofili più incalliti

Euphorbia obesa

Le specie succulente appartenenti alla famiglia delle Euphorbie sono apprezzate e coltivate da molti appassionati di cactacee. La variabilità nelle forme e alcune affinità di coltivazione con i cactus rendono queste piante un’ottima alternativa per “variare” le collezioni di succulente. E’ però fondamentale conoscere le principali esigenze delle Euphorbie per poterle coltivare con successo.

Cenni generali

Quella delle Euphorbiaceae è la quarta famiglia in ordine di grandezza tra le angiosperme, ossia le piante a fiore. Le Euphorbiaceae si suddividono i 5 sottofamiglie, 300 generi e ben 6.000 specie, molte delle quali succulente.

Euphorbia meloformis
Euphorbia meloformis

Queste piante hanno un portamento molto variabile: possono essere in forma di piccole erbe, oppure in forma di veri e propri arbusti, possono essere colonnari o cespitose, molto spinose o con fusto perfettamente liscio. Inoltre possono avere foglie così come possono esserne del tutto prive.

Le Euphorbiaceae, a differenza delle Cactaceae (originarie esclusivamente delle Americhe – vedi la mappa della distribuzione delle succulente) provengono da quasi ogni parte del mondo, ad eccezione, naturalmente, delle aree artiche e antartiche. Alcune specie provengono dall’Africa, altre dalle Americhe, altre ancora dall’Asia.

A quanto risulta, la prima Euphorbia succulenta fu scoperta tra il 25 a.C. e il 18 d.C. ad opera del re Giuba di Mauritania (l’attuale Marocco). Il nome dato alla famiglia ha origini curiose: pare infatti che re Giuba, dopo aver scoperto una di queste piante (forse E. resinifera o E. officinarum) sui monti dell’Atlante, le diede il nome del suo medico, il dottor Euphorbus, traendo ispirazione dalla traduzione del termine, che significa “ben nutrito”.

Alcune specie non succulente di Euphorbia erano invece conosciute da anni, fin dai tempi dell’Antica Grecia ed erano chiamate “Tithymalus”. I due nomi hanno convissuto fino ai tempi di Linneo, che, nel 1753, li riunì sotto la denominazione di Euphorbia. Al giorno d’oggi il nome Tithymalus sopravvive ma indica solamente un sottogruppo di Euphorbia.

Caratteristiche
Euphorbia resinifera
Euphorbia resinifera

L’aspetto delle Euphorbie, come ho detto, può essere estremamente variabile. Il comune denominatore di questa famiglia è però l’organo sessuale della pianta. In questo caso non si parla di “fiore” ma di “ciazio”. Si tratta di strutture floreali molto specializzate e al tempo stesso molto differenti dai fiori per come li intendiamo. I ciazi sono infatti di piccole dimensioni e possono essere unisessuali o bisessuali. In sostanza, in un ciazio unisessuale è presente un singolo fiore femminile o alcuni fiori maschili, mentre nei ciazi bisessuali è presente un fiore femminile circondato da fiori maschili. E’ questa una delle principali differenze tra le Euphorbiaceae succulente e le Cactaceae.

I fiori delle cactacee: informazioni a questo link.

Coltivazione

Considerata la provenienza da ogni parte del mondo, le varie specie di Euphorbie hanno esigenze di coltivazione molto differenti tra di loro. Anche restando nel “campo” delle Euphorbie succulente, si possono avere piante che necessitano di molta luce così come piante che si adattano bene a un’esposizione ridotta. Ci sono poi Euphorbie in grado di sopportare bene la siccità prolungata e altre che non resistono a lunghi periodi di asciutta. E ancora, Euphorbie che resistono alle basse temperature (anche sotto lo zero) ed Euphorbie che non tollerano minime inferiori a 7-8 gradi.

Euphorbia enopla
Euphorbia enopla

Per mia scelta (e per non discostarmi troppo dal regime di coltivazione delle cactacee) coltivo solo Euphorbie in grado di tollerare il freddo. Ho esemplari di E. obesa, E. enopla, E. ferox, E. meloformis, E. canariensis, E. resinifera. In passato ho cercato di coltivare anche E. candelabrum ma con scarsi risultati a causa della sua scarsa tolleranza alle basse temperature.

Per quanto riguarda le specie che coltivo, non ho riscontrato particolari problemi: sono piante piuttosto resistenti e si possono coltivare più o meno come i cactus. Le tengo in terricci un po’ più ricchi di organico rispetto alle cactacee, sia a base dei classici lapillo, pomice e torba, sia a base di terra di campo e inerti. Le annaffio durante la stagione vegetativa, da aprile a settembre, lasciandole del tutto a secco nei restanti mesi dell’anno, e le tengo in serra non ombreggiata, dunque con una buona esposizione.

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Euphorbia obesa
Euphorbia obesa

Due parole sull’Euphorbia obesa, molto apprezzata e diffusa tra gli appassionati di succulente. Si può dire che questa pianta sia la succulenta per antonomasia: nel suo stadio giovanile è perfettamente tonda, “grassa”, appunto, priva di spine e dall’aspetto armonioso, abbellito dalle striature presenti sulla superficie del fusto. Crescendo tende ad assumere un portamento brevicilindrico mantenendo però lo spesso fusto all’interno del quale immagazzina le sue riserve idriche.

Riproduzione
Euphorbia japonica
Euphorbia japonica

Le Euphorbie si possono riprodurre facilmente sia con la semina che mediante talea. In questo secondo caso è bene fare attenzione durante il taglio perché molte specie contengono un lattice che in alcuni casi può essere tossico. Per fermare la fuoriuscita del lattice, una volta tagliato un ramo di Euphorbia (indossando dei guanti!), lo si può immergere per alcuni minuti in acqua, dopodiché si lascia asciugare per almeno un paio di settimane e lo si interra in pomice o in sabbia fino a che non avrà messo radici. A quel punto la talea potrà essere rinvasata in terriccio idoneo.

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Curiosità

Alcune specie di Euphorbie sono molto diffuse e si trovano facilmente in commercio, in particolare in determinati periodi dell’anno. Quella che viene comunemente chiamata “Stella di Natale”, infatti, altro non è se non un’Euphorbiacea (E. pulcherrima). Nel periodo invernale, a seguito di alcuni accorgimenti di coltivazione (in particolare dopo averla tenuta quasi al buio per alcuni mesi) questa pianta produce foglie apicali di colore rosso intenso, diventando molto appariscente e decorativa.

Un’altra specie molto diffusa è E. milii, comunemente detta “Spina di Cristo”. Si tratta di un’Euphorbia con fusti sottili ricoperti di spine, all’apice dei quali spuntano ciazi colorati e molto decorativi. Non ci sono particolari riscontri storici, ma questa pianta deve il suo nome comune alla leggenda secondo la quale la corona di spine messa per dileggio sul capo di Cristo sarebbe stata realizzata intrecciando arbusti di questa Euphorbia.

Euphorbie varie
E. obesa, E. meloformis, E. ferox, E. enopla
Euphorbia canariensis
Euphorbia canariensis

2 pensieri riguardo “Euphorbia: una famiglia di succulente che piace molto anche ai cactofili più incalliti”

  1. Buongiorno,
    Ho una euphorbia japonica comprata da poco a radici nude e traversata in un terriccio per grasse con aggiunta di pomice, sabbia di fiume e perlite…. stamane mi sono accorta che le sue foglie stanno diventando gialle, potrebbe consigliarmi sul da farsi? Grazie e buon pomeriggio,
    Cinzia

    1. Ciao, probabilmente la pianta è in sofferenza, perché in questo periodo dovrebbe produrre nuove foglie e non fare ingiallire quelle presenti (cosa che accade normalmente in autunno). La causa potrebbe essere il recente rinvaso, ma è difficile da stabilire. Le radici erano in buono stato? Il terriccio è asciutto o ci sono ristagni? Se la risposta è sì a entrambe le domande prova a spostarla in luogo riparato dal sole e nebulizzala senza annaffiarla per qualche settimana. Se non ci sono problemi alle radici dovrebbe riprendersi, anche se potrebbe volerci un po’ di tempo…

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