Primi bocci e nuove spine: di cosa hanno bisogno i cactus all’arrivo della primavera

Mammillaria perbella

In febbraio molte cactacee e succulente cominciano a produrre bocci floreali e a risvegliarsi dalla lunga stasi invernale. Questo accade soprattutto alle piante che hanno svernato in serra, in ambiente luminoso e soggetto a forti sbalzi di temperatura, dove in gennaio e febbraio le minime notturne vanno ancora sotto zero e le massime, nelle giornate di sole, possono arrivare tranquillamente a 30 gradi (quantomeno in una serra al Nord Italia).

E’ piuttosto facile capire quando le piante iniziano a uscire dalla dormienza invernale: è sufficiente un’attenta osservazione per individuare i bocci floreali e le nuove spine. Queste ultime spuntano ovviamente alla sommità delle piante e si distinguono per il colore brillante, vivo, e per la consistenza quasi “acquosa”, che in questa fase le rende di aspetto più “gonfio” rispetto alle vecchie spine. Col tempo, le nuove spine si asciugano, perdono di lucentezza e diventano più dure (mai toccare le spine in formazione, perché si spezzano facilmente!).

Cosa fare in questa stagione
Mammillaria spinosissima
Mammillaria spinosissima

Fermo restando che la primavera vera e propria ancora deve arrivare, in questo periodo dell’anno – diciamo dalla metà di febbraio – è bene cominciare a dare alle piante più aria possibile. Si potrà aprire la serra per alcune ore durante le giornate soleggiate, oppure alzare i teli di copertura utilizzati per piante tenute sul balcone. O, ancora, cominciare a spostare in luogo luminoso ma riparato dalla pioggia le piante che hanno svernato in ambienti chiusi.

Le temperature non devono spaventare: salvo casi particolari, ad esempio cactacee o succulente provenienti da aree dove le minime non scendono mai sotto un tot (queste piante ovviamente vanno fatte svernare in casa), i cactus e la maggior parte delle succulente tollerano minime anche al di sotto dello zero. Fondamentale è che durante il giorno le piante possano beneficiare del sole, che comincia già a scaldare a sufficienza, e di molta luminosità.

Naturalmente, è sempre consigliabile abituare gradualmente le piante al sole diretto, esponendole in piena luce solo nelle prime ore del mattino, anche se nel mese di febbraio l’incidenza dei raggi solari è ancora piuttosto bassa. Questo discorso vale soprattutto per le succulente che hanno trascorso l’inverno in ambienti poco luminosi, come vani sottoscala, garages, appartamenti, ecc.

Stenocactus erectocentrus
Stenocactus erectocentrus

Ricordiamoci che l’aria è importantissima: possono fare più danni il caldo umido e uno scarso ricircolo di aria che non il freddo. Quando le temperature iniziano a salire, e con esse il grado di umidità dovuto ad esempio alla nebbia, i batteri presenti nel terriccio si “riattivano” e possono innescare marciumi o produrre danni estetici non di poco conto.

 

A questo link trovate un articolo dettagliato su quello che c’è da fare per cactus e succulente in primavera.

Trattamenti

Aumentare il giro di aria sempre più spesso, aprendo le serre e sollevando i teli, è l’accortezza numero uno. Altro accorgimento utile è quello di effettuare un primo trattamento con un buon fungicida ad ampio spettro, somministrandolo mediante nebulizzazione. Utile è ad esempio il classico rameico, il fungicida di colore azzurro (ma esiste anche nella formula non colorata) a base di rame e, spesso, abbinato a zolfo. Questo fungicida agisce in forma preventiva e per contatto sull’epidermide della pianta, e aiuta a bloccare eventuali patologie fungine sul nascere.

Il rameico va dato quando le piante sono in stasi o appena prima della ripresa vegetativa, perché può bloccare la crescita. Per questa ragione lo somministro appena prima della primavera e in autunno inoltrato.

Se volete saperne di più su malattie e parassiti, prevenzione e cura, qui trovate un articolo specifico.

Annaffiature
Turbinicarpus pseudopectinatus: mie semine
Turbinicarpus pseudopectinatus: mie semine

Salvo rari casi, ovvero piante che in natura hanno ritmi di crescita diversi dalla maggioranza delle cactacee, in febbraio non è ancora il momento adatto per iniziare le annaffiature. Finché le piante non saranno del tutto “sveglie” e in vegetazione, le radici non lavorano. Dare acqua in questo momento rischia di rivelarsi deleterio, perché il terriccio resterebbe bagnato a lungo e l’umidità attorno al colletto sarebbe persistente, con la conseguenza che si esporrebbe la pianta ad elevato rischio di marciume.

Per lo stesso motivo, ossia per via che le radici non assorbono ancora acqua, è del tutto inutile e controproducente fertilizzare in questo mese. Occorre aspettare che le piante abbiano ripreso a vegetare pienamente e che abbiano assorbito l’acqua di almeno un paio di annaffiature, riattivando l’apparato radicale e tornando a gonfiare i fusti.

Echinocereus knippelianus in asciutta
Echinocereus knippelianus fortemente retratto a causa dell’asciutta prolungata

Anche se i cactus appaiono fortemente disidratati, sgonfi, patiti, non bisogna cedere alla tentazione di dare acqua: queste piante possono sopportare mesi e mesi di asciutta totale ed è assolutamente normale che durante l’inverno tendano a sgonfiarsi (in alcuni casi anche in modo impressionante, affossandosi nel terreno), e che il fusto prenda una colorazione tendente al rossastro.

Dunque, almeno al nord Italia, niente acqua ancora per qualche settimana. Al massimo un paio di nebulizzazioni per somministrare fungicidi e, se proprio si vuole, un insetticida ad ampio spettro. 

Qualche eccezione, come ho detto, c’è. Ad esempio le Copiapoa, che vegetano parzialmente in inverno e che dalla fine di gennaio intensificano la crescita (e possono dunque essere bagnate con cautela). Anche Pediocactus ed Echinocactus polycephalus intensificano la vegetazione nei primi mesi dell’anno e possono quindi essere annaffiati con moderazione.

In ogni caso, vale sempre la regola del buonsenso: se siamo ancora in presenza di gelate, con temperature che scendono sotto lo zero, e teniamo le piante in luoghi freddi, meglio evitare di bagnare, attendendo che le minime si stabilizzino sopra lo zero.

Primi bocci

Dalla fine di gennaio molte specie cominciano a formare i bocci. In alcuni casi – ad esempio alcune Mammillaria e alcuni Ancistrocactus – possiamo assistere a fioriture vere e proprie, mentre in altri casi la fioritura arriverà con la fine di febbraio e i primi di marzo.

Mammillaria lasiacantha
Mammillaria lasiacantha

Tra le piante già piene di bocci in questo periodo ci sono quasi tutti gli Echinofossulocactus (=Stenocactus). Questo genere ha fioriture abbastanza precoci, che partono da metà febbraio e si protraggono per tutto marzo.

Piene di bocci sono anche alcune Mammillaria, in particolare quelle del gruppo lasiacantha, oppure la specie pectinata. Anche molti Turbinicarpus si danno parecchio da fare, soprattutto la specie pseudopectinatus, che fiorisce a fine febbraio.

Dense di bocci sulla sommità sono anche le piante del genere Ancistrocactus, anche loro a fioritura primaverile, così come Thelocactus macdowellii, Ferocactus macrodiscus ed Echinocereus davisii.

Discorso a parte meritano i Lithops (“piante sasso”), piante succulente della famiglia delle Aizoaceae. In primavera i Lithops sono in piena muta: le foglie vecchie cominciano a seccare per lasciare posto a quelle nuove, mentre la fioritura è ormai un ricordo, dal momento che avviene tra novembre e dicembre. Fino a quando non avranno completato la muta, vale a dire fino a tutto aprile, i Lithops non vanno assolutamente bagnati.

Link utili

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8 pensieri riguardo “Primi bocci e nuove spine: di cosa hanno bisogno i cactus all’arrivo della primavera”

  1. Buongiorno,
    sono un appassionato di cactacee alle prime armi, trovo questo sito una vera manna per chi, come me, inizia a coltivare e ha bisogno di una guida semplice e chiara, ma soprattutto bella da leggere.
    Durante l’inverno, riparo le piante in un terrazzo, dove le piante sono al riparo da umidità e dal freddo ma ricevono purtroppo poca luce.
    Oggi mi sono accorto un paio di piante presentano delle macchie strane e sono un po’ preoccupato.
    Ho postato qui sotto il link alle due foto che ho fatto.

    https://drive.google.com/file/d/1gPaWZdd4-m0JvLnkQcq5GGQfvFAxErXX/view?usp=sharing
    https://drive.google.com/file/d/10US_I93L-rgHGBu9qk9F3sizw7tQZ4wM/view?usp=sharing

    Potrebbe cortesemente darci un’occhiata e consigliarmi cosa posso fare?

    Grazie 1000!

    Nicola

    1. Ciao, si tratta di “ruggine”, un fungo che colpisce in inverno quando c’è umidità e poco ricircolo di aria. La seconda pianta nelle foto, Ferocactus latispinus, ne va particolarmente soggetta. Cerca di tenere le piante il più possibile all’aria aperta, adesso che le temperature non sono basse, e nebulizza con un fungicida rameico (anche rame zolfo va bene).

  2. Buonasera, in precedenza mi ha dato dei consigli su un euphorbia stellata, ho seguito alla lettera e ora aspetto i nuovi germogli… ora mi trovo a dover approfittare della sua gentilezza ancora una volta per un pseudolitoph che ho comprato …vorrei sapere quale terriccio usare e dei consigli per riuscire nella coltivazione di questa particolare pianta che ho già chiesto tra gli appassionati alquanto difficile, La ringrazio anticipatamente se vorrà darmi i suoi preziosi consigli,
    Cordiali saluti,
    Cinzia

    1. Ciao, purtroppo non posso aiutarti perché si tratta di una pianta che non ho mai coltivato e di cui non conosco le esigenze. Mi spiace…

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