Cactus senza radici: come intervenire per salvare la pianta e farla tornare in piena salute

Rebutia

I cactus sanno essere piante capricciose. Può capitare, infatti, che nonostante tutte le cure che dedichiamo a una nostra pianta grassa, questa blocchi la vegetazione, smetta di produrre spine e fiori e, nell’arco di alcune settimane (o mesi, in alcuni casi), cominci a deperire sgonfiandosi e ingiallendo.

Non sempre, all’origine di questo fenomeno, c’è una vera e propria patologia, come un attacco batterico che a sua volta innesca un marciume. Allo stesso modo, la causa non sembra risalire ad un attacco parassitario, perché osservando bene la pianta non si riscontrano tracce di ragnetto rosso o cocciniglia, vale a dire i due principali parassiti delle succulente.

Ferocactus herrerae senza radici
Ferocactus herrerae senza radici

Con l’esperienza ho imparato che quando una pianta, anche all’apparenza sana e coltivata nelle migliori condizioni (luce, aria, annaffiature, terriccio, ecc.) comincia a deperire sgonfiandosi nonostante le annaffiature, è sempre buona norma svasarla e controllare lo stato di salute dell’apparato radicale.

Molte piante possono subìre un arresto vegetativo improvviso, causato magari da sbalzi termici, e alcune possono restare “inchiodate” anche per un anno intero. Altre possono patire per il rinvaso e bloccarsi per diverse settimane. Ma se noto che il fusto non si rigonfia dopo alcune annaffiature abbondanti e anzi comincia a restringersi e a raggrinzirsi, svaso la pianta senza pensarci due volte.

In nove casi su dieci la causa è là, nascosta nel terriccio, invisibile fino a che la pianta non sarà stata estratta dal vaso. L’apparato radicale potrebbe essere infatti marcio o comunque compromesso, oppure infestato dalla cocciniglia radicale (piccoli insetti bianchi facilmente individuabili ad occhio nudo).

Fortunatamente, grazie anche al tipo di coltivazione “spartano” e il più possibile naturale che adotto da anni, mi è capitato raramente di assistere a brutti attacchi di marciume radicale. Ancor meno, sempre per quanto riguarda le mie piante, i casi di cocciniglia radicale. Anzi, a dirla tutta i due o tre casi di cocciniglia che ho dovuto curare li ho riscontrati su piante acquistate da poco e non ancora rinvasate.

In tutti questi casi – marciumi e parassiti – è necessario intervenire drasticamente, eliminando tutte le radici compromesse, accorciando quelle sane e trattando le piante con prodotti specifici a seconda del caso, letteralmente mettendo a bagno i cactus in acqua e relativo fungicida o acaricida. Successivamente, si farà asciugare bene la pianta in un luogo arieggiato e in ombra, tenendola radici all’aria per almeno un paio di settimane, per poi rinvasare in terriccio idoneo.

Copiapoa cinerea senza radici
Una Copiapoa cinerea senza radici, dopo essere stata svasata e pulita

Ma i cactus, come ho detto, sanno essere capricciosi. A volte, dopo aver svasato la pianta, ci si accorge che il terriccio non è affatto infestato da cocciniglie o altri parassiti (ad esempio i terribili nematodi, o anguillole) e, tanto meno, l’apparato radicale è affetto da marciume. In altre parole: il fusto non è attaccato da alcun parassita e, salvo essere sgonfio, non presenta alcun problema; al tempo stesso, nessun marciume radicale è in corso e nessun parassita ha attaccato le radici della pianta.

Tuttavia… Tuttavia, se diamo una scrollata al pane di terra le radici si frantumano tra le nostre dita, si rompono in piccoli pezzetti e si staccano insieme al terriccio. Risultato? Dopo una buona pulizia non resta che il fusto e qualche mozzicone di radice.

Capita. Non ho ancora individuato la causa esatta, ma capita. Diciamo che, semplicemente, l’apparato radicale si è seccato (può succedere ad esempio dopo la prolungata siccità dei mesi invernali) e la pianta non è stata in grado di produrre nuove radici. La linfa si è prosciugata e le vecchie radici si sono completamente seccate. A questo risultato, tra l’altro, può portare anche un terriccio asfittico e ormai molto vecchio: è bene ricordarlo.

Non è assolutamente un dramma ed è certamente meglio ritrovarsi con un apparato radicale ormai inesistente che con un marciume innescato e arrivato fino al colletto della pianta. Certo, non è il massimo, ma la soluzione c’è

Copiapoa cinerea in pomice
La stessa Copiapoa cinerea rinvasata in pomice a due anni di distanza

I cactus, e le succulente in generale, sono piante molto robuste e in grado di sopportare lunghi periodi di siccità, così come sono in grado di far fronte ad avversità di vario genere. Se perdono le radici – a meno che non si tratti di Melocactus con il cefalio già formato – possono sopravvivere e ricreare interamente l’apparato radicale senza troppe difficoltà. Per velocizzare questo processo e aiutare la pianta a riprendersi può tornare utile qualche semplice accorgimento.

Per prima cosa bisogna ripulire perfettamente la parte terminale del fusto, eliminando tutto il vecchio terriccio e tutte le radici secche. Si può usare un pennello o uno spazzolino e ripulire con decisione il fusto, anche a costo di arrivare al colletto della pianta: se le radici sono secche, sono completamente inutili e, anzi, possono essere d’impedimento alla fuoriuscita delle nuove radichette.

Se alcune radici, soprattutto quelle più spesse e carnose, sono ancora sane, ce ne accorgeremo facilmente: le radici ancora vitali sono elastiche e al loro interno la linfa ha una colorazione chiara. Queste radici ovviamente vanno preservate il più possibile, al massimo si possono accorciare un poco tagliandone la punta.

Ferocactus chrysacanthus in sabbia e pomice
Ferocactus chrysacanthus in sabbia e pomice

Una volta che avremo terminato la pulizia radicale, anche a costo di ritrovarci con ben poca cosa in mano, sarà opportuno lasciare la pianta in un punto arieggiato e all’ombra. Qui la pianta potrà stare anche diverse settimane senza correre alcun rischio. Anzi, ho notato che spesso i cactus lasciati con il fusto all’aria producono più velocemente le nuove radici, probabilmente stimolati dall’umidità ambientale.

Una volta trascorse due o tre settimane, se vogliamo, possiamo rinvasare la pianta nel nuovo vaso, possibilmente di dimensioni di poco superiori al diametro del fusto, dal momento che l’apparato radicale non è ancora formato. Per aiutare la radicazione esistono anche specifici prodotti in commercio nei vivai (si tratta di ormoni radicanti), ma non li ho mai usati perché se la pianta non è malata occorre solo pazienza. 

Pomice
Pomice

Per aiutare la produzione di nuove radici è utilissima la pomice di piccola e media granulometria (da 2 a 6 millimetri), che trattiene l’umidità rilasciandola poco per volta, contribuendo così a mantenere un certo tasso di umidità ed evitando al tempo stesso ristagni di acqua. E’ possibile rinvasare la pianta in sola pomice oppure riempire il vaso di terriccio fino a metà, completando poi con uno strato di sola pomice.

Sabbia fine
Sabbia fine

Utile è anche la sabbia fine, che trattiene l’umidità. Si può riempire il vaso di pomice e creare uno strato superficiale (non più di mezzo centimetro) di sabbia. A questo scopo è ottima la sabbia silicea (quella per acquari) o la comune sabbia di fiume che si trova dai rivenditori di materiale per edilizia.

La pianta rinvasata, per ovvie ragioni, non potrà essere trattata come tutte le altre. Dovrà stare in un punto luminoso ma non esposto al sole diretto e dovrà essere riparata dalla pioggia. Più che vere e proprie annaffiature, infatti, per i primi due o tre mesi saranno utili frequenti nebulizzazioni (soprattutto direttamente sul terriccio) e bagnature leggere. 

Nell’arco di un paio di mesi, se la pianta è in salute, si formeranno nuove radici e il fusto comincerà a riprendere vigore. In alcuni casi è necessario avere più pazienza (ho avuto piante che hanno impiegato un’intera stagione per riprendersi), ma con l’aiuto della pomice la radicazione è praticamente sicura.

Quando la pianta si sarà ripresa del tutto e il fusto sarà tornato del giusto colore e del giusto spessore, potremo riposizionarla in piena luce e annaffiarla regolarmente. In genere, se rinvaso in sola pomice, aspetto almeno un paio di anni prima di rinvasare nel terriccio vero e proprio, per dare tempo all’esemplare di riformare interamente l’apparato radicale.

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5 pensieri riguardo “Cactus senza radici: come intervenire per salvare la pianta e farla tornare in piena salute”

  1. Ho una euphorbia stellata non crescendo ho guardato le radici e sono praticamente quasi assenti, posso adottare lo stesso trattamento? Ho interpellato chi me l ha venduta e mi hanno detto che la pianta aveva sete, l ho bagnata ma non é cambiato nulla. Il terriccio sembra essere quello giusto terra per cactus con aggiunta di molta perdite. Posso salvarla? Grazie se mi vorrà rispondere
    Cinzia

    1. Ciao, segui il procedimento descritto nell’articolo: anche le Euphorbia possono tranquillamente rifare le radici. Bagnare la pianta, se le radici sono secche o marce, è solo pericoloso perché la pianta non è in grado di assorbire l’acqua, che finisce per ristagnare nel terriccio e provocare marciumi. Usa solo pomice oppure pomice e un leggero strato di sabbia. Il normale terriccio per succulente (con aggiunta di inerti) va bene quando la pianta ha rifatto le radici…

      1. Grazie mille provvedo subito, e grazie per questi suoi preziosi consigli per noi principianti una vera e propria scuola grazie ancora,
        Cinzia

  2. Ti faccio i complimenti per il bellissimo sito che hai creato, completo di tutto e ben esposto, un ottimo aiuto per neofiti e anche per i più navigati.
    Il sito è impostato bene con numerosissimi link di richiamo sui vari argomenti e nel tempo è diventato sempre più completo.
    I cactofili ringraziano

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