Riconoscere le piante grasse: una guida alla classificazione e all’identificazione

Dare un nome scientifico a una pianta succulenta, in altre parole identificare correttamente una pianta grassa, è tutt’altro che semplice. La classificazione, in generale la cosiddetta tassonomia, è appannaggio di ricercatori, studiosi, veri appassionati e, in certi casi, di veri e propri maniaci dell’ordine.

Premesse generali

In quella terra sconfinata che è la classificazione delle piante – e nel caso specifico delle succulente – regna spesso grande confusione, al punto che non è raro assistere alla continua ri-denominazione di una stessa pianta, prima compresa in un genere, poi collocata in un altro, poi spostata in un altro ancora. Alcune piante sono classificate in un modo da alcuni ricercatori e in un modo diverso da altri studiosi; alcuni tendono alla semplificazione e alla riduzione del numero dei generi, altri sono propensi a suddividere il più possibile le piante, a seconda delle loro peculiarità, in più generi, specie, sottospecie, forme e varietà. Le diatribe tra autori e ricercatori circa la classificazione di questa o quella pianta sono all’ordine del giorno.

Al comune appassionato, così come al semplice coltivatore e al “collezionista” di succulente, non resta che affidarsi ai cartellini che accompagnano le piante o tentare una classificazione confrontando l’esemplare con le fotografie reperite in internet o sui libri (a questo proposito, in questa sezione del sito ne segnalo alcuni utili ai fini della classificazione delle succulente).

Cominciare a orientarsi

Tuttavia, attribuire il corretto nome scientifico a una pianta resta un’impresa non semplice: occorre una buona conoscenza, quantomeno delle principali famiglie succulente, poi una buona dose di esperienza e infine molta, molta pazienza.

Stapelia hirsuta
Stapelia hirsuta (all’interno del fiore si notano le larve di mosca)

Approcciandosi al tema della classificazione con gradualità è però possibile imparare a orientarsi tra le succulente, arrivando presto a distinguere un’Euphorbia da un qualsiasi cactus, una Crassula da un Sempervivum, un’Agave da una Echeveria.

Per quanto mi riguarda, non amo particolarmente le classificazioni: non mi appassionano e non sento la necessità di abbinare a ogni mia pianta un cartellino con l’indicazione nel dettaglio del nome del genere, della specie, della sottospecie, del numero di campo e dell’autore della scoperta di questo o quel genere. Mi basta conoscere il genere al quale appartiene ogni pianta, e possibilmente la specie. Altre informazioni ben vengano, ma non sto a perderci la testa, limitandomi ad apprezzare la pianta per la sua forma, per le sue spine o per i suoi fiori.
Certo, con il tempo ho imparato a distinguere senza problemi una succulenta da un cactus e a collocare le piante grasse nelle principali famiglie: si tratta di un “impegno” alla portata di tutti e con un minimo di esperienza si arriva presto a buoni risultati.

Senza contare che arrivare a una classificazione quantomeno di base, ci sarà poi di grande aiuto nella coltivazione di quella specifica pianta, dal momento che non tutte le succulente hanno le stesse esigenze in termini di temperature, esposizione, annaffiature, terricci, ecc.

Famiglie, generi e specie

Per prima cosa, per capire la classificazione, occorre conoscere i raggruppamenti basilari. Senza entrare troppo nello specifico e partendo dall’alto, le piante sono raggruppate per famiglie (che possono poi essere suddivise in sottofamiglie, tribù e sottotribù). Le famiglie sono sostanzialmente dei “macrogruppi” nei quali si è deciso di suddividere le piante a seconda delle affinità. In “ambito succulento” e limitandoci alle principali, avremo così la famiglia delle Cactaceae, quella delle Euphorbiaceae, quella delle Crassulaceae, poi Agavaceae, Asclepiadaceae, Aizoaceae. Come si può facilmente intuire da questi esempi, le famiglie terminano con il suffisso –eae.

Le famiglie si suddividono in generi, raggruppamenti che comprendono le specie con determinate caratteristiche comuni, come il tipo di infiorescenza, ad esempio. A sua volta, ogni genere è suddiviso in diverse specie, che sono i raggruppamenti più “mirati” e classificano le piante più in dettaglio. Il genere va scritto con l’iniziale maiuscola (ad es. Echinocactus), mentre la specie, che spesso deriva il nome dalla località in cui è stata scoperta quella pianta o dal cognome di chi l’ha classificata per primo, oppure da qualche caratteristica saliente della pianta stessa, è scritta con l’iniziale minuscola (ad es. grusonii).

Riassumendo e prendendo ad esempio un cactus che tutti conosciamo, una corretta classificazione sarà la seguente: famiglia Cactaceae, genere Echinocactus, specie grusonii.

Una Euphorbia potrà invece essere così classificata: famiglia Euphorbiaceae, genere Euphorbia, specie candelabrum.

Questa prima classificazione può complicarsi laddove siano state individuate variazioni in una stessa specie, variazioni solitamente connesse all’areale di crescita o a semplici mutazioni rispetto alla forma-tipo. Si avranno quindi sottospecie, forme, specie intermedie. Spesso, queste classificazioni dettagliate vengono completate con i cosiddetti “field numbers”, ossia i dati che indicano la località dove è stata scoperta quella data specie o sottospecie. Giusto per restare al nostro primo esempio, potremmo trovare un Echinocactus grusonii forma intermedia (dal momento che questa pianta ha le spine leggermente più corte rispetto alla specie-tipo, ma più lunghe rispetto alla varietà inermis).

Cactaceae
Cespitosa
Cactus a portamento cespitoso

Inizialmente il discorso può sembrare complicato e approfondendolo si scopre che è realmente complesso, ma queste indicazioni di base ci consentono se non altro di fare le prime, fondamentali distinzioni. Le piante comprese nella famiglia delle cactaceae, ad esempio hanno caratteristiche pressoché uniche rispetto a tutte le altre piante succulente (ossia piante in grado di accumulare riserve idriche nel fusto, oppure nelle radici o nelle foglie). Tuttavia, teniamo presente il primo caposaldo: tutti i cactus sono piante succulente, mentre non tutte le piante succulente sono cactus.

Tutte le piante succulente sono in grado di accumulare riserve idriche e i cactus rientrano in questa ampia categoria di piante. Le Cactaceae (semplificando, si scrive anche cactacee), però, sono facilmente identificabili grazie ad un elemento specifico, che non è la presenza di spine, dal momento che molti cactus ne sono privi e molte altre piante, anche non succulente (si pensi alle rose), hanno spine. Ciò che distingue un cactus da una qualsiasi altra pianta succulenta è anzitutto l’assenza di foglie. I cactus, con l’evoluzione, sono arrivati ad eliminare del tutto le foglie, organi attraverso i quali la traspirazione dei liquidi avviene molto rapidamente. Per questa ragione, per adattarsi ai climi aridi, le cactacee si sono sviluppate in modo da accumulare acqua all’interno del fusto o nelle radici, evitando di disperdere liquidi attraverso le foglie.

Pereskia in fiore
Una Pereskia in fiore

Unica eccezione sono i generi Pereskia e Pereskiopsis, considerati l’anello di congiunzione tra le piante succulente e le cactacee, sorta di “antenati” dei cactus. Secondo il Lodi le Pereskia “non sono vere piante grasse”. Tuttavia, la maggior parte dei ricercatori include questi due generi nella famiglie delle Cactaceae. Pereskia e Pereskiopsis sono piante particolari, in effetti, più simili ad arbusti che non a cactus: presentano rami carnosi centrali e foglie grandi e piane, non carnose, di colore verde brillante.

A far sì che questi due generi siano inclusi nella famiglia delle Cactaceae è la presenza, lungo i rami centrali, delle “areole”, il vero comune denominatore di tutti i cactus. Le areole sono “snodi” fondamentali presenti sul fusto di tutte le Cactaceae: da qui si sviluppano le spine e da qui spuntano i fiori. Le areole possono trovarsi lungo le coste che suddividono il fusto oppure in cima a delle piccole protuberanze (dette tubercoli), sempre attorno al fusto, ma nei cactus non mancheranno mai e saranno sempre il primo elemento utile per distinguere una qualsiasi succulenta da un vero e proprio cactus.

Globosa
Cactus a forma globosa

Imparare a distinguere i vari generi della famiglia delle Cactaceae è il primo passo verso l’identificazione della pianta. Come prima cosa è utile conoscere le forme che possono assumere i cactus: si va dalla classica forma globosa, ossia sferica, a quella colonnare, che col tempo può ramificare e produrre le caratteristiche “braccia”. Va però tenuto conto che molti colonnari riescono a emettere rami solamente dopo molti anni e, come nel caso del famoso saguaro (la Carnegiea gigantea, pianta simbolo dell’Arizona), solo in natura e non nella coltivazione in vaso.

Colonnare ramificato
Cactus colonnare ramificato

Attenzione poi a non confondere i cactus colonnari con alcune Euphorbie, che possono avere avere portamento allungato con ramificazioni dai corpi principali (ad esempio Euphorbia enopla ed Euphorbia resinifera). Per distinguere a colpo sicuro un cactus da una Euphorbia è sufficiente osservare le fioriture: le Euphorbie non producono veri e propri fiori ma piccoli “ciazi”, ossia delle infiorescenze di ridotte dimensioni, solitamente raccolte a grappolo.

Tra le altre forme che i cactus possono assumere c’è quella cespitosa, con un corpo centrale attorniato da polloni, poi quella fogliacea, ossia con fusti piatti e carnosi (come nel caso degli Epiphyllum), quella prostrata, con fusti allungati e ricadenti, come serpenti (Aporocactus, ad esempio).

Infine, la forma tipica delle Opuntie: con le caratteristiche “pale” che si sviluppano dal corpo centrale fino a formare dei grossi ammassi (è il caso del comune fico d’India). Un genere affine all’Opuntia è Tephrocactus, che produce dei tozzi fusti brevicilindrici o quasi sferici, spesso ricoperti di lunghe spine sottili e di consistenza quasi cartacea.

Opuntia
Le classiche “pale” dell’Opuntia

Per riuscire a dare un nome ai generi delle varie cactacee servono pazienza ed esperienza: col tempo si riuscirà a inquadrare il genere al quale appartiene un qualsiasi cactus ad una prima occhiata.

Per chi ha poca dimestichezza con la tassonomia, sarà senza dubbio ancora più complicato individuare la specie, ma anche questo, col tempo e con ricerche e raffronti con fotografie e schede su libri, non è un compito impossibile. Servono certamente un po’ di impegno e capacità di osservazione, ma nel complesso si può dire che la tassonomia di base è alla portata di tutti.

Alcune caratteristiche del fusto o delle fioriture accomunano i generi di cactacee più facilmente riconoscibili. I cactus che producono piccoli fiori disposti a corona attorno all’apice della pianta, ad esempio, appartengono al genere Mammillaria. Piante globose con spine larghe e piatte, molto robuste, uncinate, solitamente di colore tra il rosso e il giallo (con quelle più vecchie tendenti al bruno, grigiastro), possono appartenere al genere Ferocactus. Piante globose con spine forti ma non uncinate possono invece rientrare nel genere Echinocactus.

Ricandente
Cactus con portamento ricadente

Piante con fioriture notturne, dai grandi fiori con lungo stelo, sono quasi tutte comprese nel genere Echinopsis, mentre piante di piccole dimensioni, solitamente accestite e con fioriture molto vistose, con fiori con stelo di media lunghezza, possono appartenere ai generi Rebutia e Sulcorebutia. I cactus di forma globosa, più o meno spinosi, con i calici dei fiori privi di spine o di peluria, rientrano nel genere Gymnocalycium, mentre cactus di piccole o medie dimensioni con i fusti piatti, con tubercoli triangolari e radice carnosa e fittonante, appartengono al genere Ariocarpus.

In sintesi, occorre molta esperienza e una buona dose di pazienza, e quando resta il dubbio, in particolare sul genere di cactacea da identificare, è necessario attendere la fioritura, che è sempre di grande aiuto nella classificazione delle piante.

In questa sezione del sito trovate le schede di alcuni tra i più diffusi generi di cactus.

Euphorbiaceae

Un’altra grande famiglia di succulente è quella delle Euphorbiaceae, o Euphorbie. La classificazione di queste piante, provenienti un po’ da tutti i continenti, a differenza delle Cactacee, che provengono unicamente dalle Americhe (qui trovate un approfondimento sulla distribuzione delle succulente nel mondo), è molto difficile per i meno esperti.

Euphorbia
Euphorbia ramificata

Il portamento delle Euphorbie è infatti molto variabile, e si può andare dalla comune Euphorbia obesa, dal fusto perfettamente globoso e privo di spine, che col tempo tende ad allungarsi fino a diventare brevicilindrico, all’Euphorbia milii, di fatto un arbusto spinoso con rami sottili e ricoperti di spine.

Le Euphorbie non producono veri e propri fiori, ma piccoli “ciazi” che possono essere di vari colori, dal giallo al rosso, al rosa. In alcuni casi hanno piccole foglie che spuntano dai fusti ramificati, in altri casi le foglie sono più grandi e simili a quelle di moltissime altre piante (ad es. la comune “Stella di Natale”, che è un’Euphorbia, anche se non molti ne sono a conoscenza). Molte Euphorbie hanno spine corte, puntute e sottili, mentre altre sono prive di spine. Il fusto può essere spesso e carnoso, come in Euphorbia resinifera, oppure formato da sottili rami per nulla carnosi.

Agavaceae
Agave
La forma più comune di Agave

Molto comuni e diffuse sono anche le piante appartenenti alla famiglia delle Agavaceae. L’identificazione delle piante comprese in questa famiglia è piuttosto semplice, quantomeno se ci si ferma al genere. Le Agavi hanno un portamento molto caratteristico, con rosette di foglie che quasi sempre terminano con spine dure e puntute. Le “foglie” delle Agavi possono raggiungere notevoli dimensioni e sono sempre di consistenza carnosa, mentre il colore può variare dal verde scuro al verde brillante, fino al grigiastro e al verde striato di giallo della classica Agave americana.

Inizialmente può essere difficile distinguere le Agavi da alcune specie appartenenti alla famiglia delle Aloaceae. Alcune Aloe, infatti, possono ricordare le Agavi e avere foglie a forma triangolare e di consistenza carnosa. Anche in questi casi è importante avere esperienza e osservare bene la pianta: quasi tutte le Aloe hanno infatti un ramo centrale dal quale si dipartono le foglie. Nelle Agavi questo ramo centrale è assente e le foglie sono disposte a rosetta.

Le fioriture delle Agavi sono decisamente impressionanti e avvengono al termine del ciclo vitale della pianta: dalla base della rosa centrale spunta uno stelo che può raggiungere anche due o tre metri di altezza e avere un diametro di 10-15 centimetri, dal quale si diramano le infiorescenze.

Crassulaceae
Crassula
Crassula ovata

Sono piante grasse di piccole o medie dimensioni e hanno un portamento che può andare dalla rosetta dei comunissimi Sempervivum, piante robustissime e molto diffuse, al piccolo arbusto con foglie carnose della Crassula ovata. Queste piante hanno foglie spesse e carnose e sono prive di spine. La famiglia delle Crassulaceae comprende molti generi, alcuni dei quali particolarmente diffusi e apprezzati, come Aeonium, Kalanchoe, Echeveria, Sempervivum, Crassula. I fiori sono generalmente di piccole dimensioni e spuntano, ad esempio nel caso dei Sempervivum, da lunghi rami che si sviluppano tra le foglie basali.

Asclepiadaceae

Quella delle Asclepiadaceae è una famiglia composita, che comprende generi succulenti e generi non succulenti. Nel complesso, le specie riconducibili a questa famiglia sono migliaia. Il portamento delle Asclepiadaceae succulente è molto variabile, anche se in genere è cespitoso, con fusti brevi, carnosi e ramificati. Molto diffusi sono i generi Stapelia, Caralluma, Huernia, Hoodia, Piaranthus.

Stapelia
Stapelia: una delle Asclepiadaceae più diffuse

Queste piante, con fusti sempre succulenti e in alcuni casi dotati di corte e inoffensive spine, hanno una caratteristica che le accomuna e facilita quantomeno l’identificazione nella famiglia delle Asclepiadaceae: i loro fiori emanano un pessimo odore. Sono infatti congegnati per attrarre le mosche, che li impollinano andando a deporvi le uova al loro interno. L’odore dei fiori di molte Asclepiadaceae ricorda quello della carne in putrefazione ed è per questo che attira principalmente le mosche. Quanto a colori e dimensioni, i fiori possono essere variabili, passando dagli enormi fiori a forma di stella di Stapelia grandiflora a quelli, sempre a stella ma di colore rosso cupo, di Stapelia hirsuta. Altre Asclepiadaceae producono invece fiori di piccole dimensioni, dall’aspetto liscio e dai colori sgargianti (ad es. Huernia zebrina).

Aizoaceae (Mesembrianthemaceae)
Lithops
Lithops, conosciuta come “pianta sasso”

Famiglia con moltissime specie, quasi tutte provenienti dal Continente Africano. Le Aizoaceae sono tutte succulente e quasi sempre di piccole dimensioni. Appartengono a questa famiglia generi molto diffusi in coltivazione, come i classici Lithops (detta “pianta sasso”, per via del suo aspetto), poi Conophytum, Pleiospilos, Faucaria, Carpobrotus. Il portamento delle Aizoaceae è altamente variabile, ma solitamente si tratta di piante dai fusti carnosi che formano piccoli ammassi. Le fioriture sono di piccole e medie dimensioni e in molti casi, nella coltivazione nel nostro emisfero, i fiori spuntano nei mesi invernali.

 

Le elaborazioni grafiche di questa pagina sono a cura di Alessandra: @alle.grafica

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