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	<title>articoli più letti Archivi - Il fiore tra le spine</title>
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	<description>Due o tre cose che ho imparato su cactus e piante grasse</description>
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		<title>Vasi e inerti nella coltivazione di piante grasse: si possono riciclare o è meglio buttare tutto?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 10:31:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il rinvaso delle piante, si tratti di succulente o meno, comporta l&#8217;utilizzo di vasi, terriccio e materiali di vario tipo. Quando si hanno molte piante, naturalmente, il numero di vasi, vasetti, contenitori, terricci, inerti cresce notevolmente. E&#8217; dunque possibile riciclare questi materiali? E&#8217; possibile riciclare anche i vasi? E se sì, come farlo correttamente? L&#8217;autunno &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/riciclare-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Vasi e inerti nella coltivazione di piante grasse: si possono riciclare o è meglio buttare tutto?"</span></a></p>
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<p><strong>Il rinvaso delle piante, si tratti di succulente o meno, comporta l&#8217;utilizzo di vasi, terriccio e materiali di vario tipo. Quando si hanno molte piante, naturalmente, il numero di vasi, vasetti, contenitori, terricci, inerti cresce notevolmente. E&#8217; dunque possibile riciclare questi materiali? E&#8217; possibile riciclare anche i vasi? E se sì, come farlo correttamente?</strong></p>
<p>L&#8217;autunno entra nel vivo e con l&#8217;arrivo delle giornate fredde le piante grasse, si tratti di cactacee o di succulente, richiedono meno &#8220;attenzioni&#8221; da parte nostra. In questo periodo, quantomeno al Nord Italia, le piante devono già trovarsi nella loro collocazione invernale, protette dalle intemperie e dal freddo eccessivo. Per i rinvasi c&#8217;è tempo, dal momento che è meglio attendere la metà o la fine dell&#8217;inverno per questo genere di operazioni. Le annaffiature sono ovviamente sospese e non ci resta che effettuare qualche trattamento preventivo per proteggere le succulente da funghi e muffe durante i mesi invernali. <strong>Quale periodo migliore, allora, se non questo per dedicarsi a fare ordine tra vasi, vasetti, terricci e materiali necessari per i substrati?</strong> Ed è qui che sorge in molti coltivatori una domanda tutt&#8217;altro che banale: <strong>vasi e inerti costano, è proprio il caso di buttarli e comprarne di nuovi o è possibile riciclare tutto questo materiale?</strong> La risposta, chiaramente, è sì: <strong>riciclare è d&#8217;obbligo, ma attenzione, a determinate condizioni</strong> e assicurandosi che tutto ciò che andremo a riutilizzare sia perfettamente pulito e privo di parassiti, spore, muffe, polvere ecc.</p>
<p>A questo tema è dedicato l&#8217;articolo che segue, che entra nel dettaglio della <strong>pulizia e della sterilizzazione di vasi (in plastica e cotto) e dei materiali utilizzati per i substrati (pomice, lapillo, ghiaia, ecc.)</strong> che sono stati messi da parte dopo gli ultimi rinvasi effettuati nei mesi scorsi. (&#8230;)</p>
<p><span id="more-16972"></span></p>
<h2>Premessa sul riutilizzo di vasi e substrati</h2>
<p>Il riutilizzo di vasi e inerti è pratica comune. Ovviamente non è sempre possibile riciclare tutto, ma una buona parte di ciò che è stato utilizzato per la coltivazione delle nostre piante può tranquillamente servire per i futuri rinvasi, a patto di pulire e sterilizzare a fondo i materiali. Chiaramente, vasi rotti e torba vanno eliminati poiché hanno esaurito il loro &#8220;ciclo&#8221; (la torba è già stata sfruttata e servirebbe a ben poco), ma <strong>la prima grande distinzione da fare è se quei materiali (vasi e substrati) hanno dato ospitalità a piante in perfetta salute o se hanno accolto piante morte per marciume o comunque colpite da parassiti</strong>. Vediamo tutto in dettaglio suddividendo le due categorie: i vasi e gli inerti.</p>
<h2>Come pulire, sterilizzare e riciclare i vasi</h2>
<p>Riciclare i vasi, specie se si utilizzano quelli in plastica, è d&#8217;obbligo. In primo luogo si contribuisce (nel nostro piccolo, chiaramente) alla riduzione della produzione della plastica; in secondo luogo si risparmia, perché i vasi in plastica sono molto duraturi e si lavano con estrema facilità. Se si utilizzano vasi in terracotta il riciclo assume anche un valore aggiuntivo: si possono riutilizzare vasi particolari, magari &#8220;di pregio&#8221; o comunque di grandi dimensioni e pertanto costosi.</p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"><strong> VASI IN PLASTICA </strong></span> &#8211; Se nel vaso non è morta alcuna pianta, ci si può limitare a un lavaggio approfondito con acqua tiepida e un prodotto detergente. Anche in questi casi, tuttavia, l<strong>&#8216;aggiunta di un po&#8217; di candeggina è sempre utile per eliminare germi e batteri</strong> che possono essersi formati mentre i vasi erano accatastati in attesa di essere riciclati. Per il lavaggio è sufficiente una spugna con un lato leggermente abrasivo e po&#8217; di olio di gomito. Importante: se si utilizza candeggina è il caso di indossare guanti di gomma, i classici guanti per i lavori domestici!</p>
<figure id="attachment_6482" aria-describedby="caption-attachment-6482" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-quadrati-alti-con-scanalature-antispirale.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-6482 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-quadrati-alti-con-scanalature-antispirale-150x150.jpg" alt="Vasi quadrati alti con scanalature antispirale" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6482" class="wp-caption-text">Vasi quadrati in plastica (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Se invece nel vaso era morta una pianta</strong> si può decidere di buttare il vecchio contenitore per azzerare il rischio che il nuovo &#8220;inquilino&#8221; possa contrarre lo stesso fungo, oppure effettuare un&#8217;operazione più approfondita. In questo secondo caso si sciacquano bene i vasi, poi <strong>li si ripone in una bacinella contenente acqua e candeggina e li si lascia a mollo per alcune ore</strong> (anche una notte intera se si vuole). Trascorso questo periodo di tempo, si lavano i vasi accuratamente, cercando di raggiungere ogni angolo interno, con una spugna leggermente abrasiva, sempre con acqua e candeggina.<strong> Al termine, una seconda lavata con acqua e sapone e si risciacqua abbondantemente</strong>. Una volta che i vasi sono puliti è consigliabile lasciarli al sole diretto per almeno una giornata: anche il sole intenso aiuta a sterilizzare. </p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"> <strong>VASI IN TERRACOTTA</strong> </span> &#8211; A differenza dei vasi in plastica, <strong>quelli in terracotta sono porosi: è per questo che la pulizia è più lunga e difficile</strong>, dal momento che un vecchio vaso in cotto può presentare macchie di calcare o macchie verdastre. Se il vaso è già abbastanza pulito, si può lavare con cura con acqua e sapone e un goccio di candeggina. <strong>Se invece il vaso è segnato da macchie di calcare o residui di muschio, lo si può immergere in una bacinella con acqua alla quale aggiungeremo succo di limone, oppure bicarbonato o aceto</strong>. Lasciamo a bagno i vasi per alcune ore e diamo una passata energica con una spugna, usando la stessa acqua in cui sono stati a mollo. Una volta tolti i &#8220;segni della vecchiaia&#8221;, si procede <strong>lavando il vaso con acqua e sapone di marsiglia</strong> per poi riporlo al sole diretto per almeno una giornata, per far sì che tutta l&#8217;acqua evapori dalle pareti porose.</p>
<figure id="attachment_6486" aria-describedby="caption-attachment-6486" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-di-cotto.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-6486 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-di-cotto-150x150.jpg" alt="Vasi di cotto" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6486" class="wp-caption-text">Vasi in terracotta (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Se nel vaso di terracotta è morta una pianta per marciume</strong> <strong>i casi sono due</strong>: se il vaso è già vecchio, sbeccato o di valore irrisorio si può buttare. Se invece il vaso è di pregio, è grande o ha un certo valore, si può pulire a fondo per poi sterilizzarlo. <strong>La procedura di pulizia è la stessa descritta sopra, mentre per quanto riguarda la sterilizzazione si può ricorrere al vecchio metodo della bollitura</strong> (ovviamente se il vaso non è enorme): lo si colloca in una pentola, si riempie il tutto con acqua e si accende il fuoco lasciando il vaso a &#8220;cuocere&#8221; fino all&#8217;ebollizione. Da quando l&#8217;acqua bolle si spegne e si lascia il vaso a mollo per almeno una ventina di minuti. In alternativa, si possono immergere i vasi di terracotta in acqua, aggiungendo una soluzione igienizzante &#8220;aggressiva&#8221;, come la candeggina (lasciandoli a bagno per almeno un&#8217;ora). Una volta pulito e sterilizzato il vaso, si colloca al sole diretto per almeno un giorno, così che possa asciugare del tutto.</p>
<figure id="attachment_6527" aria-describedby="caption-attachment-6527" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Portulacaria-afra-in-vaso-da-bonsai.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-6527 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Portulacaria-afra-in-vaso-da-bonsai-150x150.jpg" alt="Portulacaria afra in vaso da bonsai" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6527" class="wp-caption-text">Portulacaria afra in vaso smaltato per bonsai (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Le procedure descritte sono applicabili, fino a un certo punto, anche ai vasi smaltati solitamente usati per i bonsai</strong>. Si tratta, in questo caso, di vasi solitamente di pregio, smaltati all&#8217;esterno e porosi all&#8217;interno: a maggior ragione è un peccato buttarli. Una accortezza quando si ha a che fare con questo tipo di vasi: in questi casi è bene evitare la bollitura (che potrebbe rovinare lo smalto), preferendo il bagno in acqua e candeggina. Allo stesso modo, <strong>meglio evitare spugne abrasive</strong> che potrebbero graffiare o rovinare lo smalto.</p>
<p><a href="https://ilfioretralespine.it/vasi-cactus/" target="_blank" rel="noopener"><strong>La scelta del vaso? Ecco tutto quello che dovete sapere&#8230;</strong></a></p>
<h2>Riutilizzare gli inerti: setacciare e pulire i materiali</h2>
<figure id="attachment_593" aria-describedby="caption-attachment-593" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Pomice.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-593 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Pomice-150x150.jpg" alt="Pomice" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-593" class="wp-caption-text">Pomice (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Nella coltivazione delle piante succulente, si tratti di cactacee o piante grasse, si utilizzano moltissimi inerti, ossia materiali utili al drenaggio del <a href="https://ilfioretralespine.it/terricci-cactus-substrati/" target="_blank" rel="noopener"><strong>substrato</strong></a>. Gli inerti possono essere porosi o lisci, ognuno ha determinate proprietà e la scelta è davvero notevole ed è bene conoscerli per scegliere i più adatti al mix che vogliamo realizzare. <a href="https://ilfioretralespine.it/materiali-per-cactus-torba/" target="_blank" rel="noopener"><strong>In questo articolo trovate una disamina sulla maggior parte dei materiali utili alla preparazione dei terricci per le piante grasse</strong></a>. Premesso questo, quando si svasano le piante e si puliscono a fondo le radici ci si trova con intere bacinelle piene del vecchio substrato, che, se realizzato correttamente, contiene moltissimi inerti. A differenza della <a href="https://ilfioretralespine.it/argilla-espansa-torba/" target="_blank" rel="noopener"><strong>torba</strong></a>, che con il tempo e con l&#8217;assorbimento dei nutrienti da parte della pianta si impoverisce, gli inerti mantengono la loro utilità ed è per questo che (oltre che per risparmiare) è certamente una buona cosa riutilizzarli. </p>
<p>Così come per i vasi, è però importante precisare che il substrato in cui è morta una pianta o nel quale sono stati rinvenuti <a href="https://ilfioretralespine.it/malattie-e-parassiti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>parassiti</strong></a> (ad esempio la cocciniglia radicale) <strong>va eliminato</strong>. I vasi, come si è visto possono essere lavati e sterilizzati, ma nel caso del substrato è meglio non correre inutili rischi: se in quel terriccio è marcita una pianta o se in quel terriccio abbiamo trovato parassiti, lo si butta senza esitazione.</p>
<p>Se invece il substrato è stato recuperato dal rinvaso di piante perfettamente sane (fondamentale è controllare bene che tra le radici non si annidino parassiti) potremo riutilizzarlo senza problemi. La prima cosa da fare, una volta raccolto tutto il vecchio substrato in secchi o bacinelle, <strong>è farlo passare al vaglio, usando un setaccio a maglie fini, così da separare i veri e propri inerti dalla torba, dalla polvere o dalla terra di campo</strong>. La parte fine, ormai sfruttata, va eliminata, mentre gli inerti si depositano in un contenitore pulito. Una volta ottenuti tutti gli inerti si passa alla sterilizzazione, utile anche se in quel substrato non è morta alcuna pianta. </p>
<figure id="attachment_592" aria-describedby="caption-attachment-592" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ghiaia-di-fiume.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-592 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ghiaia-di-fiume-150x150.jpg" alt="Ghiaia di fiume setacciata" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-592" class="wp-caption-text">Ghiaia di fiume (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Per sterilizzare gli inerti ci sono diversi metodi</strong>: si possono ad esempio spargere su un telo e nebulizzare con un disinfettante non aggressivo (evitiamo la candeggina) lasciando poi evaporare il tutto, oppure si possono bollire, esattamente come i vasi in cotto. Infine, si possono semplicemente stendere su un telo di nylon e lasciare al sole diretto per almeno una settimana, facendo sì che la luce solare e l&#8217;aria diano una bella ripulita a pomice, lapillo, ghiaia, quarzite, ecc. In sostanza il processo di sterilizzazione degli inerti è blando e rapido poiché se nel substrato non erano presenti parassiti o batteri che hanno portato la pianta a marcire se ne può dedurre semplicemente che quel terriccio era ed è perfettamente &#8220;sano&#8221;. </p>
<p>Una volta terminata l&#8217;operazione di pulizia e sterilizzazione, gli inerti possono essere messi da parte o utilizzati immediatamente per la composizione di un nuovo substrato, aggiungendo nelle giuste proporzioni torba fresca, humus di lombrico o qualsiasi altro elemento utile alla pianta che si andrà a rinvasare (ad esempio il gesso per alcuni generi di cactus).</p>
<p>Annotazione importante: <strong>quando si svasano le piante è fondamentale controllarne a fondo lo stato di salute e verificare che fra le radici non si annidino parassiti</strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=uA21rcP2TpE" target="_blank" rel="noopener"><strong>qui trovate un video sulla cocciniglia radicale</strong></a>). Solo così possiamo avere la ragionevole certezza che quegli inerti potranno essere riciclati senza problemi. Nel dubbio, meglio buttare tutto: sarebbe un peccato far correre rischi alle piante solo per salvare una manciata di pomice o di lapillo!</p>
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		<title>Rinvaso di una pianta grassa: cosa fare subito dopo e quanto si aspetta prima di bagnare il terriccio</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Sep 2023 06:50:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chi coltiva piante grasse da tempo &#8211; siano esse cactacee o succulente &#8211; sa bene cos&#8217;è opportuno fare dopo il travaso (o &#8220;rinvaso&#8221;), e certamente sa che queste piante non vanno immediatamente bagnate al termine di questa operazione. Tuttavia, c&#8217;è rinvaso e rinvaso: c&#8217;è quello &#8220;invasivo&#8221; e quello che prevede il semplice spostamento di una &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-travaso-bagnare/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Rinvaso di una pianta grassa: cosa fare subito dopo e quanto si aspetta prima di bagnare il terriccio"</span></a></p>
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<p></p>
<p>Chi coltiva piante grasse da tempo &#8211; siano esse cactacee o succulente &#8211; <strong>sa bene cos&#8217;è opportuno fare dopo il travaso (o &#8220;rinvaso&#8221;)</strong>, <strong>e certamente sa che queste piante non vanno immediatamente bagnate al termine di questa operazione</strong>. Tuttavia, c&#8217;è rinvaso e rinvaso: c&#8217;è quello &#8220;invasivo&#8221; e quello che prevede il semplice spostamento di una pianta da un vaso a un altro. C&#8217;è il rinvaso che prevede la pulizia totale delle radici e quello che comporta solo una superficiale pulizia del vecchio terriccio. Insomma, le casistiche sono tante e si può procedere in svariati modi. Alcun punti fissi, però, ci sono e vanno rispettati se vogliamo evitare il rischio che a seguito di questa operazione la pianta vada in stress o, nel peggiore dei casi, muoia a seguito di un marciume partito proprio dalle radici.</p>
<p>Del rinvaso di cactus e piante succulente abbiamo parlato diverse volte in molti articoli, in particolare in quelli raccolti nella categoria &#8220;I rinvasi&#8221;, <a href="https://ilfioretralespine.it/category/rinvasare-cactus/" target="_blank" rel="noopener"><strong>che potete raggiungere tramite questo link</strong></a>. Viste però le tante domande che ancora vengono poste sui social (o direttamente a questo sito via mail), si ritiene utile dedicare uno specifico articolo alle varie tipologie di rinvaso e a ciò che è necessario fare subito dopo aver terminato questa operazione.</p>
<p>Ecco perché questo articolo, certamente utile al neofita, può rivelarsi altrettanto utile al coltivatore di lungo corso. Qui vedremo infatti le varie tipologie di rinvaso possibili, gli accorgimenti da usare e, soprattutto, cosa fare (non solo dal punto di vista dell&#8217;annaffiatura) una volta terminato il rinvaso di una succulenta. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Argilla espansa e torba: sono davvero due materiali da evitare nella coltivazione delle piante grasse?</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Sep 2023 07:17:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un buon terriccio (o substrato) per cactus e piante grasse deve avere un&#8217;ottima capacità di drenaggio ed essere in grado di asciugare rapidamente, così da evitare ristagni e potenziali marciumi. Sulla composizione dei terricci per cactus e piante grasse in questa sezione del sito troverete moltissimi articoli. Qui ci concentriamo invece su due elementi in &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/argilla-espansa-torba/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Argilla espansa e torba: sono davvero due materiali da evitare nella coltivazione delle piante grasse?"</span></a></p>
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<p><strong>Un buon terriccio (o substrato) per cactus e piante grasse deve avere un&#8217;ottima capacità di drenaggio ed essere in grado di asciugare rapidamente, così da evitare ristagni e potenziali marciumi. Sulla composizione dei terricci per cactus e piante grasse in questa sezione del sito troverete moltissimi articoli. Qui ci concentriamo invece su due elementi in particolare: torba e argilla espansa.</strong></p>
<p>Odiati, bistrattati, guardati con disprezzo, spesso accuratamente evitati. <strong>Argilla espansa e torba sono due elementi molto contestati e avversati tra i coltivatori di piante succulente e di cactus in particolare</strong>. Al netto delle chiacchiere da Internet, si tratta davvero di due materiali che con la coltivazione di questa tipologia di piante andrebbero dimenticati? La questione resta aperta e ogni coltivatore ha le sue ragioni, ma un dato di fatto c&#8217;è: in Rete, per quanto riguarda argilla espansa e torba si dice davvero di tutto. <strong>Si dice soprattutto che trattengono eccessivamente l&#8217;umidità e per questo andrebbero banditi dalla coltivazione di cactus e piante grasse in generale</strong>. Si dice che favoriscano l&#8217;insorgenza del marciume, che non lasciano traspirare le radici e molto altro ancora. Perché allora moltissimi vivaisti seri (e con loro coltivatori esperti) ne fanno ancora largo uso? Semplicemente perché, come in tanti fattori della coltivazione, <strong>il punto non è tanto il materiale in sé, quanto il tipo di utilizzo che se ne fa</strong>.</p>
<p>In questo articolo <strong>vediamo allora di capire se davvero l&#8217;argilla espansa e la torba sono materiali così &#8220;pericolosi&#8221; per cactus e succulente</strong>, se e come possono essere utilizzati e quali sono i loro reali pro e contro. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Come coltivare i cactus: il vademecum con le 10 cose che devi assolutamente sapere per evitare errori</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Aug 2023 14:41:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sole pieno? Ma che ne vuoi sapere, la finestra sul pianerottolo basta e avanza! Terriccio? Io lo compro pronto al supermercato, è perfetto. I vasi? Più piccoli sono e meglio è: guai a lasciare più di mezzo centimetro tra la pianta e il bordo&#8230; E via così, a suon di amenità, false convinzioni, &#8220;sentito dire&#8221; &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/coltivare-cactus-cosa-sapere/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Come coltivare i cactus: il vademecum con le 10 cose che devi assolutamente sapere per evitare errori"</span></a></p>
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<p>Sole pieno? Ma che ne vuoi sapere, la finestra sul pianerottolo basta e avanza! Terriccio? Io lo compro pronto al supermercato, è perfetto. I vasi? Più piccoli sono e meglio è: guai a lasciare più di mezzo centimetro tra la pianta e il bordo&#8230; E via così, a suon di amenità, false convinzioni, &#8220;sentito dire&#8221; che assurge rapidamente a dogma perché&#8230; perché l&#8217;ha detto il tizio là su Facebook e quello si capisce subito che è uno che se ne intende perché ha le luci giuste e il montaggio pare gliel&#8217;abbia fatto Kubrick. Battute a parte, quante fesserie tocca ancora oggi sentire riguardo alla <strong>coltivazione dei cactus</strong>? Quanti &#8220;influencer&#8221; improvvisati cavalcano la cresta dei social sospinti dal Maestrale dei like (già, i like, che in gergo vengon detti &#8220;le metriche della vanità&#8221;&#8230;) e, forti per l&#8217;appunto di legioni di followers e pollicioni in su, ammanniscono lezioni e conferenze ammiccando dai monitor, svelandovi &#8220;5 trucchi fantastici che non conosci sui cactus&#8221; o &#8220;come passare dal seme alla pianta in fiore in 35 secondi netti&#8221;. Oppure, con atteggiamento a metà tra il cospiratorio e l&#8217;aummaumma dello sgamato imbonitore, ti promettono di insegnarti tutto ma proprio tutto sulla coltivazione di queste splendide piante (solitamente declinate a elemento d&#8217;arredo anche grazie a vezzeggiativi quali &#8220;ciccette&#8221;, &#8220;grassine&#8221;, grassottelle&#8221; e avanti così con tutto ciò che veste bene i lipidi). Poi, magari, scava scava, scopri che l&#8217;influencer di turno coltiva cactus da 2 o 3 anni &#8211; regalo di nonna -, li tiene accanto al pc o al televisore (&#8220;sai, assorbono i raggi magnetici&#8221;), non distingue una <em>Rebutia</em> da una <em>Begonia</em> e non s&#8217;è mai preso/a la briga di sfogliare un qualsiasi libro su cactacee e succulente. Tanto c&#8217;è il web, no? Ci sono gli influencer anche per le piante, no? No. Ci sono personaggi simpatici e preparati, ci sono bei faccini che qualcosa sanno, ma c&#8217;è anche tanta fuffa (perdonate il termine da vecchio cronista). Tante informazioni sbagliate, tanta confusione e tanta impreparazione.</p>
<p>Allora, senza alcuna velleità di offrirvi con questo articolo &#8220;Il Verbo&#8221;, <strong>ecco un vademecum, un elenco di dieci cose che dovete sapere (o dovreste già sapere!) se volete coltivare davvero al meglio i vostri cactus.</strong> Senza trucchi né inganni: qui siamo ai fondamentali, suvvia. Ma senza questi non si va da nessuna parte. E sono convinto che anche chi, scorrendo i 10 punti dirà dieci volte &#8220;ah sì, lo so&#8221;, troverà in questo vademecum uno strumento utile per ripassare, porsi qualche domanda in più e spingersi a migliorare. E state tranquilli, quanto segue non arriva dal web, ma da 30 anni di esperienza sul campo, di esperimenti e fallimenti, dal confronto con coltivatori e studiosi ben più esperti di me e dalla lettura di qualche dozzina di manuali in italiano, inglese, francese, spagnolo (e pure tedesco, sebbene in quel caso, lo confesso, mi sono limitato a fotografie e didascalie, non conoscendo il teutonico idioma!) (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Macchie sul fusto e marciumi, ecco cosa si può fare per salvare le succulente e i cactus malati</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 10:08:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tutte le piante, anche se curate alla perfezione, possono prima o poi essere soggette a marciumi o ad attacchi di parassiti come la cocciniglia o il ragnetto rosso. La corretta coltivazione e la prevenzione rimangono le armi principali contro le malattie delle piante, ma in casi di gravi infestazioni o di marciume del fusto o &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/macchie-marciumi/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Macchie sul fusto e marciumi, ecco cosa si può fare per salvare le succulente e i cactus malati"</span></a></p>
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<p><strong>Tutte le piante, anche se curate alla perfezione, possono prima o poi essere soggette a</strong> <strong>marciumi o ad attacchi di parassiti come la cocciniglia o il ragnetto rosso. La corretta coltivazione e la prevenzione rimangono le armi principali contro le malattie delle piante</strong>, ma in casi di gravi infestazioni o di marciume del fusto o delle radici sono necessari interventi, talvolta drastici, e <strong>trattamenti con prodotti biologici o chimici</strong>.</p>
<p><strong>Macchie scure circoscritte, macchie giallastre, seccume, decolorazione dei fusti, arrossamenti, piccoli tagli: con il tempo,</strong> <strong>sul fusto delle cactacee possono comparire segni di varia natura e di varia ampiezza</strong>. In alcuni casi non c&#8217;è di che preoccuparsi, perché si tratta di piccole ferite causate ad esempio dalle spine di una pianta vicina, oppure perché si tratta semplicemente dei segni conseguenti all&#8217;invecchiamento della pianta. <strong>In altri casi, invece, è necessario intervenire subito, perché quella macchia è magari dovuta a qualche patologia fungina destinata ad ampliarsi fino a deturpare gravemente o a uccidere la pianta</strong>. Ma come distinguere un&#8217;innocua cicatrice da puntura di spina, ad esempio, da un pericoloso marciume? Come capire se quella decolorazione del fusto è causata dall&#8217;esposizione repentina della pianta al sole diretto o da una carenza di nutrienti, o, ancora, dall&#8217;inizio di un attacco fungino? <strong>E come intervenire per contenere il danno o salvare la pianta quando il danno è già conclamato?</strong></p>
<p>E&#8217; quello che vedremo in questo articolo, con l&#8217;aiuto di una serie di fotografie che ritraggono diverse situazioni e diverse patologie. Alcune foto sono state scattate da lettori de <em>Il fiore tra le spine</em> e ritraggono loro piante: ringrazio questi lettori per aver accettato di condividere con me le loro foto, collaborando così alla realizzazione dell&#8217;articolo che segue. (&#8230;)</p>
<p>
<em><strong>Per proseguire nella lettura dell'articolo</em> <a href="https://ilfioretralespine.it/mio-account/">Accedi</a> o <a href="https://ilfioretralespine.it/categoria-prodotto/abbonamenti/">Abbonati</a></strong><br><em><strong>To continue reading the article</em> <a href="https://ilfioretralespine.it/en/my-account/">LogIn</a> or <a href="https://ilfioretralespine.it/en/categoria-prodotto/abbonamenti/">Subscribe</a></strong><p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fmacchie-marciumi%2F&amp;linkname=Macchie%20sul%20fusto%20e%20marciumi%2C%20ecco%20cosa%20si%20pu%C3%B2%20fare%20per%20salvare%20le%20succulente%20e%20i%20cactus%20malati" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fmacchie-marciumi%2F&amp;linkname=Macchie%20sul%20fusto%20e%20marciumi%2C%20ecco%20cosa%20si%20pu%C3%B2%20fare%20per%20salvare%20le%20succulente%20e%20i%20cactus%20malati" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fmacchie-marciumi%2F&amp;linkname=Macchie%20sul%20fusto%20e%20marciumi%2C%20ecco%20cosa%20si%20pu%C3%B2%20fare%20per%20salvare%20le%20succulente%20e%20i%20cactus%20malati" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/macchie-marciumi/">Macchie sul fusto e marciumi, ecco cosa si può fare per salvare le succulente e i cactus malati</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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		<title>Naturale o &#8220;da balcone&#8221;? Ecco come cambia un cactus a seconda del tipo di coltivazione</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 13:19:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Coltivare i cactus è, nel complesso, semplice. C&#8217;è però un&#8217;enorme differenza tra coltivare e far sopravvivere una pianta grassa e coltivarla in modo che possa esprimere al massimo le sue potenzialità. A titolo di esempio, la differenza tra un cactus coltivato in casa e un cactus coltivato in modo spartano, con molta luce e un &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus_wild_garden_confronto/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Naturale o &#8220;da balcone&#8221;? Ecco come cambia un cactus a seconda del tipo di coltivazione"</span></a></p>
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<p><strong>Coltivare i cactus è, nel complesso, semplice. C&#8217;è però un&#8217;enorme differenza tra coltivare e far sopravvivere una pianta grassa e coltivarla in modo che possa esprimere al massimo le sue potenzialità. A titolo di esempio, la differenza tra un cactus coltivato in casa e un cactus coltivato in modo spartano, con molta luce e un corretto regime di irrigazioni è enorme. </strong></p>
<p>Quando si dice che una foto rende meglio di tante parole. In questo caso le foto sono tre, ma il concetto non cambia e la differenza tra un cactus <a href="https://ilfioretralespine.it/come-coltivo-cactus/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>coltivato in modo &#8220;naturale&#8221; o &#8220;wild&#8221;</strong></a> e uno coltivato &#8220;da garden&#8221;, sulla base di nozioni e convinzioni basilari è piuttosto evidente. Le piante in questione sono dei <em>Ferocactus latispinus</em> ottenuti da una mia semina del 2012. Da quella stessa semina ho ottenuto almeno una quarantina di piante. Negli anni alcune le ho cedute, ma la maggior parte è ancora con me e crescono meravigliosamente. E&#8217; importante precisare che si tratta di piante <strong>nate da semi contenuti in un unico frutto</strong> (regalo di un caro amico), seminati lo stesso giorno e coltivati nel corso degli anni in identiche condizioni, ossia nella mia serra, in terriccio standard (pomice, lapillo e torba in parti uguali), annaffiati e fertilizzati con identica frequenza. Questo per dire che le condizioni di partenza, comprese quelle genetiche e compresa la mano del coltivatore, sono identiche. Eppure, come si vede dalla foto in alto, dove le tre piante (tre a caso delle circa venticinque che ho tenuto per me) sono affiancate, presentano differenze notevoli, quantomeno per l&#8217;occhio attento e per il coltivatore con un minimo di esperienza.</p>
<p>Vediamo allora come e perché differenti regimi di coltivazione, intesa nel suo complesso e non limitata al solo terriccio, influiscono così tanto sul risultato finale e fanno veramente <strong>la differenza tra un cactus cresciuto e coltivato in un qualsiasi garden o vivaio generico e un cactus coltivato da un appassionato o da un esperto</strong>. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>La marna come substrato per i cactus: è davvero il Sacro Graal dei cactofili?</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Feb 2020 11:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La marna è una particolare roccia terrigena molto friabile, al punto che è possibile romperla con le mani ottenendo scaglie e polvere. Negli ultimi decenni molti coltivatori di cactus hanno sperimentato l&#8217;uso della marna come base per il substrato, ottenendo eccellenti risultati. Al netto di questo, la marna è purtroppo molto difficile da reperire: in &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/marna-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "La marna come substrato per i cactus: è davvero il Sacro Graal dei cactofili?"</span></a></p>
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<p><strong>La marna è una particolare roccia terrigena molto friabile, al punto che è possibile romperla con le mani ottenendo scaglie e polvere</strong>. <strong>Negli ultimi decenni molti coltivatori di cactus hanno sperimentato l&#8217;uso della marna come base per il substrato, ottenendo eccellenti risultati</strong>. Al netto di questo, la marna è purtroppo <strong>molto difficile da reperire</strong>: in commercio si trova sporadicamente ma occorre fare attenzione perché, come la terra di campo, non tutti i tipi di marna vanno bene. In natura il prelievo di materiale è vietato e occorre rivolgersi a imprese di movimento terra. <strong>Ma come influenza la crescita dei cactus la presenza di marna nel substrato? In quali quantitativi può essere usata la marna? Con quali generi di cactus la marna funziona e con quali è meglio non utilizzarla?</strong></p>
<p><strong>L&#8217;utilizzo della marna come componente del substrato per la coltivazione di cactus è diffuso ormai da anni</strong>, in particolare in Italia, soprattutto grazie agli studi e alle ricerche condotte dall&#8217;amico <strong>Andrea Cattabriga</strong>, coltivatore, ricercatore ed esperto di succulente a livello internazionale. <strong>Ma di cosa parliamo, quando parliamo di marna? Molto banalmente, di una</strong> <strong>roccia grigiastra e altamente friabile</strong>, al punto da sfaldarsi in scaglie fino a diventare polvere. Unita in determinati dosaggi ad altri <a href="https://ilfioretralespine.it/materiali-per-cactus/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>materiali</strong></a> come quarzite, pomice, sabbia, ghiaia, lapillo, torba, terra di campo, la marna è usata per creare <a href="https://ilfioretralespine.it/terricci-cactus/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>substrati</strong></a> per la coltivazione di molti cactus e di alcune piante succulente.</p>
<p><strong>In questo articolo approfondiamo i benefici dell&#8217;utilizzo della marna nella coltivazione dei cactus, vediamo come realizzare un buon substrato a base di marna</strong> e cerchiamo di capire, soprattutto, con quali generi di cactacee può funzionare questo materiale e con quali va invece evitato. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Lophophora williamsii, il cactus &#8220;fuorilegge&#8221; in Italia: facciamo chiarezza sulla normativa</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Dec 2019 12:20:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sì, si può coltivare ma non vendere. No, non si può coltivare né vendere. Sì e no: si possono coltivare solo esemplari giovani perché dopo sette o otto anni la pianta produce la famigerata mescalina e diventa illegale (quindi va incenerita???). Sì, si può tenere ma solo se acquistata prima del 2006, perché è da &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/lophophora-williamsii-2/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Lophophora williamsii, il cactus &#8220;fuorilegge&#8221; in Italia: facciamo chiarezza sulla normativa"</span></a></p>
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<p>Sì, si può coltivare ma non vendere. No, non si può coltivare né vendere. Sì e no: si possono coltivare solo esemplari giovani perché dopo sette o otto anni la pianta produce la famigerata mescalina e diventa illegale (quindi va incenerita???). Sì, si può tenere ma solo se acquistata prima del 2006, perché è da quell’anno che la pianta è stata inserita nel testo unico sulle droghe. <strong><span style="font-size: inherit;">Sulla coltivazione della </span><em style="font-size: inherit;">Lophophora williamsii</em><span style="font-size: inherit;">, cactacea conosciuta anche come “</span><em style="font-size: inherit;">peyote</em></strong><span style="font-size: inherit;"><strong>”, negli ultimi anni in Italia si è detto di tutto e il contrario di tutto</strong> e questo anche perché, come spesso accade, la nostra normativa è farraginosa, lacunosa, oscura e, dal punto di vista logico, talvolta anche poco coerente. Ad esempio: nelle tabelle allegate al testo di legge italiano sulle droghe si parla della sola </span><em style="font-size: inherit;">Lophophora williamsii</em><span style="font-size: inherit;">, quando gli esperti di cactus sanno benissimo che di </span><em style="font-size: inherit;">Lophophora</em><span style="font-size: inherit;">, oltre alla </span><em style="font-size: inherit;">williamsii</em><span style="font-size: inherit;">, esistono diverse altre specie: </span><em style="font-size: inherit;">decipiens</em><span style="font-size: inherit;">, </span><em style="font-size: inherit;">diffusa</em><span style="font-size: inherit;">, </span><em style="font-size: inherit;">fricii</em><span style="font-size: inherit;">, </span><em style="font-size: inherit;">koehresii</em><span style="font-size: inherit;">, </span><em style="font-size: inherit;">alberto-vojtechii</em><span style="font-size: inherit;">.</span></p>
<p><strong>Per un genuino appassionato di cactacee, il genere <em>Lophohpora</em> è certamente tra i più interessanti ed affascinanti</strong>. A maggior ragione il veto posto sulla commercializzazione e sulla coltivazione di questa pianta è un peccato dal punto di vista strettamente botanico, anche perché questi cactus hanno un aspetto molto accattivante, con fusti globosi di un bel colore azzurro/verde, privi di spine e con ciuffi lanosi in corrispondenza delle areole. I loro fiori sono piccoli e di colore solitamente rosa pallido (in alcune specie sono di colore fucsia o giallastro) e sbocciano all&#8217;apice per tutta l&#8217;estate.</p>
<p>In questo articolo vediamo in dettaglio cosa dice esattamente la normativa italiana sulla<em> Lophophora williamsii</em> affidandoci alle fonti ufficiali e conosciamo meglio questo particolare genere di cactacea. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Malattie e parassiti delle succulente, come riconoscerli e come prevenirne gli attacchi</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 10:41:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per quante cure possiamo dare ai nostri cactus e alle nostre succulente, qualche inconveniente con parassiti, infezioni e funghi può sempre capitare. Va messo nel conto, purtroppo, specie se si possiedono molte piante. Con una coltivazione corretta, tuttavia, si può contenere significativamente il problema e ridurre notevolmente il numero di perdite causate da parassiti animali &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/malattie-e-parassiti/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Malattie e parassiti delle succulente, come riconoscerli e come prevenirne gli attacchi"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Per quante cure possiamo dare ai nostri cactus e alle nostre succulente, qualche inconveniente con <strong>parassiti, infezioni e funghi</strong> può sempre capitare. Va messo nel conto, purtroppo, specie se si possiedono molte piante. Con una coltivazione corretta, tuttavia, si può contenere significativamente il problema e ridurre notevolmente il numero di perdite causate da parassiti animali e batteri. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Può sembrare scontato, ma in assoluto <strong>il primo e il più efficace strumento per la lotta contro patogeni e insetti nocivi è la prevenzione</strong>. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">La prevenzione si fa attraverso un regime di coltivazione il più possibile naturale, che rispetti i cicli e i tempi delle nostre piante senza forzarne la crescita, così da far sì che le piante grasse crescano sane e robuste al punto da riuscire autonomamente a far fronte alle avversità. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Negli ultimi anni, grazie ad una coltivazione il più possibile naturale e con trattamenti a base di fitofarmaci ridotti al minimo, non ho più riscontrato alcun attacco sulle mie piante da parte di parassiti animali. Di tanto in tanto mi può capitare qualche perdita a causa di <em>Fusarium</em>, ma si tratta di esemplari singoli, mai di infestazioni su ampia scala.</span></p>
<p>In questo articolo vediamo in dettaglio in cosa consiste la prevenzione, <strong>quali sono i parassiti e le malattie che possono colpire i cactus e le piante grasse</strong>, quali i sintomi della loro azione sulle piante, e come effettuare cure e trattamenti in caso di problemi. (&#8230;)</p>
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		<title>Fioriture abbondanti e crescita equilibrata: l&#8217;importanza della concimazione delle succulente</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2018 15:58:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come concimare i cactus e le piante grasse? Quando concimare? Ma soprattutto, quale fertilizzante usare per le piante succulente? La concimazione è uno dei fattori fondamentali della coltivazione di queste piante ma è importante non esagerare con le concimazioni se si vogliono ottenere esemplari sani, robusti e dall&#8217;aspetto simile alle piante nel loro habitat. Importantissima &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/concimazione-succulente-concimare/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Fioriture abbondanti e crescita equilibrata: l&#8217;importanza della concimazione delle succulente"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come concimare i cactus e le piante grasse? Quando concimare? Ma soprattutto, quale fertilizzante usare per le piante succulente? La concimazione è uno dei fattori fondamentali della coltivazione di queste piante ma è importante non esagerare con le concimazioni se si vogliono ottenere esemplari sani, robusti e dall&#8217;aspetto simile alle piante nel loro habitat. Importantissima è poi la composizione del fertilizzante, che deve essere specifico per queste piante e, in particolare, povero di azoto.</strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">La pratica di concimare, detta anche concimazione, fertilizzazione o nutrizione, è necessaria per qualsiasi pianta coltivata in vaso, dal momento che il quantitativo di terreno a disposizione è limitato e, prima o dopo, gli elementi nutritivi cominceranno a scarseggiare.<strong> Attraverso la fertilizzazione si nutre quindi la pianta, arricchendo il terreno di quegli elementi che con il tempo vengono assorbiti dalla pianta o dilavati dall’acqua delle annaffiature</strong>. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Le piante succulente vanno concimate regolarmente per far sì che nella stagione di crescita abbiano sempre a disposizione i giusti quantitativi dei vari nutrienti. Per cactus e piante grasse, tuttavia, non è opportuno usare fertilizzanti generici. In altre parole, <strong>per un cactus non va assolutamente bene un fertilizzante di norma utilizzato per piante ornamentali, a foglia o da frutto</strong>. E’ necessario ricorrere a concimi specifici, appositamente bilanciati per le succulente. <strong>Diversamente, il rischio è quello di compromettere irrimediabilmente la crescita e l&#8217;aspetto fisico della pianta</strong>, arrivando a renderla debole e completamente difforme rispetto agli esemplari della stessa specie che crescono in natura.</span></p>
<p>Vediamo come concimare e tutto quello che c&#8217;è da sapere sulla corretta concimazione (o fertilizzazione) delle succulente, <strong>a partire dalla composizione del concime e dalla funzione dei singoli elementi nutrienti</strong>, nell&#8217;articolo che segue. (&#8230;)</p>
<p>
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