<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>coltivazione wild Archivi - Il fiore tra le spine</title>
	<atom:link href="https://www.ilfioretralespine.it/tag/coltivazione-wild/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilfioretralespine.it/tag/coltivazione-wild/</link>
	<description>Due o tre cose che ho imparato su cactus e piante grasse</description>
	<lastBuildDate>Fri, 22 Mar 2024 18:12:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/cropped-Logo-x-browser-32x32.jpg</url>
	<title>coltivazione wild Archivi - Il fiore tra le spine</title>
	<link>https://www.ilfioretralespine.it/tag/coltivazione-wild/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Sperimentare sempre e annotare tutto: ecco come si smontano le convinzioni errate sui cactus</title>
		<link>https://www.ilfioretralespine.it/succulente-rubbo-intervista/</link>
					<comments>https://www.ilfioretralespine.it/succulente-rubbo-intervista/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2018 18:23:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e contributi]]></category>
		<category><![CDATA[ariocarpus]]></category>
		<category><![CDATA[coltivazione wild]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti gratuiti]]></category>
		<category><![CDATA[david rubbo]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[marna]]></category>
		<category><![CDATA[pediocactus]]></category>
		<category><![CDATA[sclerocactus]]></category>
		<category><![CDATA[wild]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilfioretralespine.it/?p=1254</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sperimentare, osservare i risultati e correggere laddove è necessario. Solo così, nella coltivazione dei cactus come in moltissimi altri campi, è possibile imparare cose nuove, crescere e migliorarsi. David Rubbo incarna perfettamente la figura del coltivatore curioso e coraggioso. Sperimenta in continuazione, non si accontenta dei “si dice” e trae conclusioni solo da ciò che &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/succulente-rubbo-intervista/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Sperimentare sempre e annotare tutto: ecco come si smontano le convinzioni errate sui cactus"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/succulente-rubbo-intervista/">Sperimentare sempre e annotare tutto: ecco come si smontano le convinzioni errate sui cactus</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sperimentare, osservare i risultati e correggere laddove è necessario. Solo così, nella coltivazione dei cactus come in moltissimi altri campi, è possibile imparare cose nuove, crescere e migliorarsi.</strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>David Rubbo</strong> incarna perfettamente la figura del coltivatore curioso e coraggioso. Sperimenta in continuazione, non si accontenta dei “si dice” e trae conclusioni solo da ciò che ha testato personalmente. E non ama le vie di mezzo: o una cosa funziona come deve o ricomincia daccapo. <strong>E d&#8217;altra parte, per imparare nuove cose o per approfondire la conoscenza di cactus e succulente, non c&#8217;è niente come sperimentare.</strong> Sperimentare nuovi terricci, sperimentare diversi regimi di irrigazione, esporre le piante a temperature minime inferiori a quelle che solitamente si considerano tollerabili, esporre le piante a diverse tipologie di irradiazione solare. <strong>Naturalmente, sperimentare comporta non pochi rischi e questa pratica non è alla portata di tutti: non tutti, comprensibilmente, se la sentono di far correre alle proprie piante rischi o sperimentare alla cieca</strong>. E&#8217; anche per questo che coltivatori come David Rubbo seminano piante in grande quantità: in questo modo è possibile coltivarne una parte in modo &#8220;convenzionale&#8221; e sperimentare sulla restante parte, così da poter anche effettuare un riscontro dopo qualche anno e vedere quale metodo ha funzionato meglio.</span></p>
<p>Nell&#8217;intervista che segue, la cui lettura consiglio a tutti i cactofili, David Rubbo ci mostra una prospettiva del tutto inedita riguardo all&#8217;approccio alla coltivazione, a base di curiosità, coraggio e continua voglia di superare i limiti di ciò che si è appreso sino ad ora grazie alla continua voglia di sperimentare. (&#8230;)</p>
<p><span id="more-1254"></span></p>
<blockquote><p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; color: #008000;"><em>Le foto a corredo di questa intervista, così come quelle nella gallery finale, sono tutte di David Rubbo e ritraggono sue piante</em></span></p></blockquote>
<figure id="attachment_1260" aria-describedby="caption-attachment-1260" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Ariocarpus-scapharostrus-in-fiore.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-1260 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Ariocarpus-scapharostrus-in-fiore-150x150.jpg" alt="Ariocarpus scapharostrus in fiore.jpg" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1260" class="wp-caption-text">Ariocarpus scapharostrus in fiore (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">David Rubbo vive nell’entroterra toscano, coltiva cactus da quasi trent&#8217;anni e, di fatto, con i suoi esperimenti ha contribuito a sgretolare credenze diffuse (e sbagliate) sulla coltivazione dei cactus. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">La sua è una passione che arriva da lontano: «Già da bambino portavo a casa talee delle piante che riuscivo a reperire, qualche <em>crassulacea</em>, <em>Echinopsis</em> e <em>Opuntia</em>. Quando conobbi l’Associazione cactofila italiana, a fine anni Ottanta ce n’era soltanto una, mi si aprì un mondo nuovo. In quel periodo non c’era Internet, le informazioni disponibili erano poche, principalmente esperienze di coltivazione di vecchi appassionati e pochi libri. Per molti anni ho seguito quelle che sembravano regole assolute, poi grazie anche alle esperienze di altri coltivatori ho cominciato a farmi qualche domanda e a pensare di testa mia». </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">David ama in particolare le piante che reggono bene il freddo: «Ho una serra e alcuni bancali all’esterno, coperti o meno, che uso per piante resistenti alle intemperie. Coltivo prevalentemente cactus nordamericani (Messico e USA), da alcuni anni sono interessato a quelli che resistono al freddo come <em>Sclerocactus</em>, <em>Pediocactus</em> e generi simili».</span></p>
<figure id="attachment_1280" aria-describedby="caption-attachment-1280" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-semina-mia-nato-e-cresciuto-sulle-proprie-radici-6-di-età-anni-alla-prima-fioritura.-Vive-al-coperto-sempre-decido-io-quando-bagnare.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-1280 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-semina-mia-nato-e-cresciuto-sulle-proprie-radici-6-di-età-anni-alla-prima-fioritura.-Vive-al-coperto-sempre-decido-io-quando-bagnare-150x150.jpg" alt="Sclerocactus semina David Rubbo, nato e cresciuto sulle proprie radici, 6 anni di età alla prima fioritura. Vive al coperto sempre, decido io quando bagnare" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1280" class="wp-caption-text">Sclerocactus nato e cresciuto sulle proprie radici (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Il tuo approccio alla coltivazione è unico: sei uno da “o tutto o niente” e sperimenti tantissimo. Come nasce questo tuo atteggiamento?</span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Dopo tanti anni passati a coltivare con i metodi tradizionali ho capito che tante cose non andavano bene. Piante che morivano e/o si deformavano con la crescita per esempio, oppure si macchiavano. Perché non riuscivano a crescere sane come in habitat? Ho cercato informazioni più precise su dove e come vivevano le piante, come la natura dei terreni, le temperature massime e minime, le precipitazioni. Mi sono accorto che si poteva migliorare replicando almeno parzialmente le condizioni di habitat. Non sempre la sperimentazione dà buoni risultati, ma anche riconoscere cosa si è sbagliato è utilissimo come indicazione per cambiare direzione, per evitare di ripetere gli stessi errori in eterno. Talvolta ad azzardare si possono avere belle sorprese, che ripagano del tempo speso a fare tentativi. Il fatto che ancora siamo in pochi a tentare modalità di coltivazione alternative complica ulteriormente le cose, sono poche le informazioni testate come valide. Però penso si possa migliorare, grazie anche al gruppo Wild su Facebook, dove ci confrontiamo in tanti.</span></p>
<figure id="attachment_1268" aria-describedby="caption-attachment-1268" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinomastus-da-seme-rinvasati-in-vasi-7x7x10.-Vasi-grandi-intendo-questo.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-1268 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinomastus-da-seme-rinvasati-in-vasi-7x7x10.-Vasi-grandi-intendo-questo-150x150.jpg" alt="Echinomastus da seme rinvasati in vasi 7x7x10" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1268" class="wp-caption-text">Semine di Echinomastus in vasi grandi (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Nel mondo cactofilo ci sono tanti pregiudizi e tanti concetti dati per assodati che tu tendi a smontare. Quali sono, a tuo parere, i preconcetti maggiori?</span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Ce ne sono tanti di concetti infondati o almeno discutibili. Vasi piccoli, terriccio “minerale” (in realtà non ho mai capito bene cosa sia, ma se fosse lapillo, pomice ed eventualmente un po’ di torba non è granchè), annaffiature scarse, ambienti chiusi per piante che vivono in luoghi freddi. Tutte queste cose, spesso, sono estremamente diverse dalle condizioni di habitat. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Nelle zone di provenienza, le piante non vivono nello spazio angusto di un piccolo vaso, anche se il terreno è povero le radici si possono allungare molto. A proposito del terreno, se cerchiamo su Internet foto di habitat, anche senza essere dei geologi si capisce grossomodo la composizione; nella maggior parte dei casi terra povera e pietre e/o sabbia di varia misura. Lapillo e pomice non ci sono quasi mai, non è un caso. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Poi ho notato che fornire caldo alle piante che vivono in luoghi freddi è deleterio. Al freddo, asciutte o bagnate a seconda della resistenza, le piante crescono meglio, alcune più lentamente, ma più naturali come aspetto e con meno problemi di parassiti e funghi, il che non è poco. </span></p>
<figure id="attachment_1274" aria-describedby="caption-attachment-1274" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Mammillaria-lasiacantha-terriccio-con-alberese..jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1274 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Mammillaria-lasiacantha-terriccio-con-alberese.-150x150.jpg" alt="Mammillaria lasiacantha, terriccio con alberese" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1274" class="wp-caption-text">Mammillaria lasiacantha (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Una cosa che hai ampiamente confutato (e con te altri coltivatori esperti) è quella secondo la quale i cactus vorrebbero vasi piccoli.</span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">L’usanza di usare vasi piccoli appartiene ai coltivatori del passato. Quando non c’era Internet le informazioni erano scarse, era difficile anche immaginare come vivessero i cactus in natura. Qualcuno aveva capito che potevano campare in lapillo, pomice e torba. Un substrato simile, troppo artificiale, per funzionare aveva bisogno di vasi piccoli e annaffiature oculate, altrimenti le piante perse per i marciumi potevano essere parecchie. Lo dico per esperienza, avendo usato questi materiali per tanti anni. Da quando ho cominciato ad aggiungere terra di campo o marna i risultati sono cambiati in meglio. Anche rocce e pietre friabili non porose aiutano molto. In realtà questi materiali sono abbastanza simili a quelli di habitat, annaffiature abbondanti e piogge anche prolungate sono solitamente utili e ben tollerate. L’uso di vasi sovradimensionati permette un maggior sviluppo radicale: quello è lo scopo. In sintesi credo che l’uso di vasi grandi giovi alle piante se il substrato è valido, se invece il substrato è scadente i vasi piccoli offrono maggiori probabilità di sopravvivenza. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Inoltre, una volta veniva consigliato di usare vasi di coccio per le piante più delicate. Anche questo non torna, dipende sempre dal terriccio. Personalmente uso tutti vasi di plastica, anche di misure relativamente grandi, sui 15 cm o più. Specialmente nelle misure piccole il coccio non fa bene alle radici, quelle sottili aderiscono alle pareti e si bruciano. Il materiale migliore, a vedere come ci crescono le piante, sarebbe il polistirolo espanso, cassette tipo quelle per mozzarelle o per il pesce vanno benissimo per molte piante giovani; asciuga prima della plastica, isola dagli sbalzi termici, le piante non hanno limiti all’espansione delle radici e crescono più veloci. Come svantaggio, il polistirolo è poco durevole e non si trovano facilmente misure piccole, adatte a poche o singole piante.</span></p>
<figure id="attachment_1259" aria-describedby="caption-attachment-1259" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Ariocarpus-scapharostrus-con-fiore-in-arrivo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1259 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Ariocarpus-scapharostrus-con-fiore-in-arrivo-150x150.jpg" alt="Ariocarpus scapharostrus con fiore in arrivo" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1259" class="wp-caption-text">Ariocarpus scapharostrus (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Sperimenti molto anche sui materiali. Puoi raccontarmi qualcosa su quello che hai imparato dai tuoi test?</span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Confesso di essere un po’ malato per le miscele di terriccio e a volte esagero dando peso a piccole differenze nella composizione… Comunque, annoto dettagliatamente tutto ciò che faccio in modo da poter riprodurre le miscele che danno i risultati migliori al confronto con le altre. Non mi piace l’approssimazione. Su tante cose non ho risultati definitivi, quindi continuo a fare test, ma ho imparato che non esiste un materiale che funziona bene in purezza e anche quelli che funzionerebbero male se in quantità eccessiva possono essere utili o quantomeno tollerati se in modiche quantità. Per esempio la marna esiste di tipi diversi che magari danno risultati diversi, ma quella che uso io va bene fino al 50% massimo per alcune piante, per altre piante al massimo al 20%. Quindi sono portato a fare miscele abbastanza complesse, composte di più materiali in proporzioni variabili. Oltre a marna e terra di campo di vari tipi, uso rocce varie (ad esempio pelite o alberese), ghiaino grossolano, quantità variabili di pomice, eventualmente lapillo e torba (non tutti insieme solitamente). In casi particolari anche gesso, sabbia silicea e carbone macinato. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">La coltivazione wild si può intendere in tanti modi. Personalmente nelle miscele di terriccio cerco un compromesso che funzioni, non la riproduzione esatta, ammesso e non concesso sia possibile, dei terreni di habitat. Ci sono sicuramente dei fattori che ignoriamo e che hanno un loro peso (crosta biologica, eventuale simbiosi con microbi del terreno, ecc). Volendo si può riprodurre lo strato superficiale per estetica, ma prima conta la salute delle radici, parere personalissimo.</span></p>
<figure id="attachment_1265" aria-describedby="caption-attachment-1265" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-reichenbachii-all-aperto-scoperto-da-alcuni-anni.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1265 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-reichenbachii-all-aperto-scoperto-da-alcuni-anni-150x150.jpg" alt="Echinocereus reichenbachii all'aperto scoperto da alcuni anni" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1265" class="wp-caption-text">Echinocereus reichenbachii con muschio alla base (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">So che fai molti test “estremi” invertendo i regimi di coltivazione di alcuni generi, tenendoli all’aperto in inverno e lasciando piante alla pioggia. Quali sono i generi che hai verificato essere più adatti per questo regime di coltivazione?</span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Prima di lasciare le piante alle intemperie mi informo su dove e come vivono, quindi i tentativi che faccio sono mirati a quelle piante che in qualche modo sono abituate a trattamenti che possono sembrare estremi, ma che in realtà non lo sono. Da decenni siamo abituati alle classiche messicane da bagnare in estate e a secco in inverno, ma non ci sono solo loro. Molti cactus degli USA per esempio ricevono pioggia e neve in inverno, con temperature anche basse, alcune sotto -20°C. Varie <em>Opuntia</em>, alcuni <em>Echinocereus</em>, <em>Escobaria</em> ed <em>Echinomastus</em>, parecchi <em>Sclerocactus</em> e <em>Pediocactus</em>. Sono tante piante diverse, spesso poco considerate in coltivazione perché hanno fama di essere “difficili”. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">La difficoltà, secondo me, nasce prevalentemente dall’astenersi nel rispettare i loro cicli, ben diversi da quelli dei cactus classici messicani. Piante come gli <em>Sclerocactus</em> non perdonano errori di questo tipo, altrimenti possono essere accessibili.</span></p>
<figure id="attachment_1263" aria-describedby="caption-attachment-1263" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-arizonicus-in-piena-terra.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1263 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-arizonicus-in-piena-terra-150x150.jpg" alt="Echinocereus arizonicus in piena terra" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1263" class="wp-caption-text">Echinocereus arizonicus in piena terra (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Ho fatto diversi test e mi sono fatto un’idea sulle piante più adatte a vivere fuori, ma non escludo se ne possano aggiungere altre. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Alcune piante messicane lasciate scoperte alle intemperie nel periodo vegetativo crescono molto meglio che in serra. Ad esempio <em>Ariocarpus</em>, <em>Pelecyphora</em>, <em>Echinocactus horizonthalonius</em> e <em>parryi</em> in pieno sole e pioggia hanno un colore più simile a quello naturale, forma più schiacciata e senza lana all’apice. Nessuna pianta mi è morta, neanche dopo pioggia prolungata. Eppure sarebbero tutte piante da bagnare col contagocce, secondo la tradizione. Qualcosa non torna… </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Alcuni miei <em>Echinocereus</em> degli USA vivono allo scoperto da almeno tre anni, al pieno sole ed esposti a tutte le intemperie. L’inverno passato hanno sopportato temperature fino a -10°C con terriccio completamente inzuppato e nessuno è morto. Adesso hanno il muschio sul terriccio.</span></p>
<figure id="attachment_1279" aria-describedby="caption-attachment-1279" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-parviflorus-mie-semine-nati-e-cresciuti-sulle-proprie-radici.-Adesso-è-il-quarto-inverno-che-passano-all-aperto-scoperti-esposti-a-tutte-le-intemperie.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1279 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-parviflorus-mie-semine-nati-e-cresciuti-sulle-proprie-radici.-Adesso-è-il-quarto-inverno-che-passano-all-aperto-scoperti-esposti-a-tutte-le-intemperie-150x150.jpg" alt="Sclerocactus parviflorus, mie semine, nati e cresciuti sulle proprie radici. E' il quarto inverno che passano all'aperto, esposti a tutte le intemperie" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1279" class="wp-caption-text">Sclerocactus parviflorus (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">L’inverno 2014-2015 lasciai un paio di <em>Sclerocactus parviflorus</em> allo scoperto da fine ottobre a fine maggio dell’anno successivo, sette mesi: nessuno lo consigliava però provai comunque. Non morirono, anzi avevano un aspetto sano. Poi li spostai al coperto nel periodo più caldo, prevalentemente all’asciutto. Ho ripetuto questo regime gli inverni successivi aggiungendo altre piante simili, qualcuna è morta, ma erano quelle già compromesse all’origine. Ho imparato che per fare questi lavori ci vogliono piante sane. Le prime piante sono vive e adesso sono al loro quarto inverno allo scoperto. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Gli altri <em>Sclerocactus</em> e <em>Pediocactus</em> vivono sotto una tettoia trasparente aperta ai lati, dove prendono tutto il freddo che fa, ma posso decidere io quando bagnarli. Vista l’esperienza con le piante allo scoperto, li bagno tutti in inverno, anche le semine di pochi mesi, cominciando da circa metà dicembre. Nessun problema con terriccio bagnato e temperature minime intorno -6/-7°C. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Poi ci sono le <em>Opuntia</em>, perennemente alle intemperie. Alcune non temono nulla, ma con loro non ho scoperto nulla di nuovo.</span></p>
<figure id="attachment_1278" aria-describedby="caption-attachment-1278" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-alla-loro-prima-fioritura.-6-anni-dalla-semina-mai-innestati.-Non-vivono-scoperti-decido-io-quando-bagnbare.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1278 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-alla-loro-prima-fioritura.-6-anni-dalla-semina-mai-innestati.-Non-vivono-scoperti-decido-io-quando-bagnbare-150x150.jpg" alt="Sclerocactus alla loro prima fioritura. Sei anni dalla semina, mai innestati. Non vivono scoperti, decido io quando bagnbare" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1278" class="wp-caption-text">Sclerocactus alla loro prima fioritura (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Quali generi ti hanno dato le maggiori soddisfazioni in termini di sperimentazione?</span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Mi appassionano le piante cosiddette difficili da coltivare. Nel 2010 seminai per la prima volta alcuni <em>Sclerocactus</em>, poi ho continuato gli anni successivi. Li ho seguiti molto e con molta fantasia, vista la scarsità di notizie sulla loro coltivazione. Se si cercano informazioni la cosa più frequente sono le lamentele sulle difficoltà, senza nessuna ipotesi sul perché. Un po’ poco per i miei gusti. La soddisfazione maggiore è stata farli vivere partendo quasi dal nulla.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Generi che non ti interessano per niente ce ne sono?</span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Certo, anzitutto non coltivo piante che non tollerano un po’ di freddo e umidità stagnante. Non mi piacciono generi anonimi come forma, tipo <em>Melocactus</em>, <em>Discocactus</em> (che hanno anche il primo problema), molte <em>Mammillaria</em> e <em>Coryphantha</em>, quelle molto simili tra loro. Poi le colonnari e gli “artefatti”, come ibridi, innesti, variegate e cose simili, che non hanno niente di wild. <em>Euphorbie</em> e succulente in genere non le coltivo. Unica eccezione, mi piacciono gli <em>Pseudolithos</em>, li ho coltivati per alcuni anni, poi ho quasi smesso perché sono troppo esigenti per me.</span></p>
<figure id="attachment_1270" aria-describedby="caption-attachment-1270" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-24.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1270 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-24-150x150.jpg" alt="Ariocarpus foto 24" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1270" class="wp-caption-text">Ariocarpus fissuratus: raffronto (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Il tuo concetto di coltivazione wild?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Il concetto di wild mi pare abbia tante interpretazioni a seconda dei vari coltivatori. A me interessa il risultato, l’aspetto delle piante, simile il più possibile a quello naturale. Anche piante relativamente comuni, il raro viene dopo. In natura si possono trovare piante sane o macchiate/ustionate, ma quelle deturpate per coltivazione errata non hanno un valore aggiunto per me. Come terriccio faccio dei compromessi, se i risultati sono buoni ammetto tutto. Sull’ambientazione ho poca esperienza, ci lavorerò di più in futuro, per ora mi limito talvolta a ricostruire lo strato superficiale; raramente lo ricostruisco in toto, da cima a fondo. Non ho pregiudizi verso l’uso di prodotti chimici, uso regolarmente fungicidi, insetticidi, concimi, sempre che non deformino le piante. </span></p>
<figure id="attachment_1271" aria-describedby="caption-attachment-1271" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-25.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1271 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-25-150x150.jpg" alt="Encephalocarpus foto 25" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1271" class="wp-caption-text">Encephalocarpus strobiliformis: raffronto (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Mi interessa capire meglio quali piante e con quali modalità possono essere coltivate alle intemperie oppure in piena terra, credo ci sia ancora parecchio da sperimentare. La coltivazione wild la intendo anche come esposizione alle intemperie, se e quando si riproducono le condizioni di habitat. A volte basta poco per avere risultati diversi. Ho provato con alcune piante a fare un test. Stesse cure (stessa semina, rinvasate contemporaneamente in terriccio identico, ecc), unica differenza l&#8217;esposizione alle intemperie per due stagioni vegetative. </span></p>
<figure id="attachment_1272" aria-describedby="caption-attachment-1272" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-26.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1272 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-26-150x150.jpg" alt="Pelecyphora foto 26" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1272" class="wp-caption-text">Pelecyphora aselliformis: raffronto (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">La pioggia prolungata, il pieno sole e l’aria aperta riducono la crescita in altezza delle piante, asportano la lanugine apicale e induriscono l’epidermide; in sintesi le piante assumono un colore e un aspetto generale molto più simile a quello di habitat (<em>si veda il raffronto nelle tre foto pubblicate nel blocco di testo di questa risposta</em>).</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">So che hai provato anche a mettere alcune piante in piena terra. Quali e con quali risultati?</span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Ho provato a piantare in una scarpata ricca di pietre e ben esposta alcuni <em>Echinocereus</em>. I primi ci stanno da un anno e mezzo. Le piante non hanno ricevuto cure dopo il trapianto, qualche pianta è morta ma parecchie stanno bene, anche se crescono lentamente. L’inverno passato la temperatura minima è arrivata fino a -10° e questa estate per oltre quattro mesi non è piovuto. Più wild di così è impossibile!</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Probabilmente se ne possono aggiungere altre. Un angolo di deserto che non richiede cure mi pare una bella soddisfazione.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Il tuo test più riuscito?</span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><em>Sclerocactus</em> allo scoperto in inverno, sconsigliatissimo da tutti quelli ai quali ho chiesto. Però se le piante stanno bene e sono sopravvissute a tre inverni tanto sbagliato non era, non può essere solo fortuna.</span></p>
<figure id="attachment_1273" aria-describedby="caption-attachment-1273" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Gymnocalycium-scadenti-per-terriccio-sbagliato.-Sono-cresciuti-poco-e-male-qualcuno-è-morto..jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1273 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Gymnocalycium-scadenti-per-terriccio-sbagliato.-Sono-cresciuti-poco-e-male-qualcuno-è-morto.-150x150.jpg" alt="Gymnocalycium in terriccio sbagliato. Sono cresciuti poco e male, qualcuno è morto" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1273" class="wp-caption-text">Gymnocalycium in terriccio sbagliato (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Il tuo esperimento più disastroso?</span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><em>Gymnocalycium</em> in un terriccio scadente, composto da pomice, pelite e terra di campo. Peggio era impossibile fare, le piante sono cresciute poco e male, qualcuna è morta. Ho poca esperienza con loro, era il primo test ed evidentemente è fallito. Comunque utile per fare nuovi tentativi.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Per chiudere, raccontami come ti organizzi per la semina.</span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Considero la semina molto importante perché offre la possibilità di ottenere un buon numero di piantine a costi contenuti, da sottoporre a vari test e comparazioni per valutare i migliori risultati possibili. Ho seminato per la prima volta nel 1991, col tempo ho studiato come fare meglio. Per quanto riguarda il mio metodo, ho scritto un articolo su <em><strong>Acta Succulenta</strong></em>, rivista 2. 2014, il download è gratuito. Tratta di semina indoor, ma tante cose vanno bene anche per la semina a luce e calore naturali.</span></p>
<p><em>Le foto a corredo di questo articolo sono tutte di David Rubbo e ritraggono sue piante.</em></p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> ABBONATI AL SITO </strong></span> &#8211; Se ti è piaciuto questo articolo, abbonati al sito per avere accesso a tutti i contenuti per un anno o per tre mesi a seconda della formula che sceglierai. <a href="https://ilfioretralespine.it/negozio-sottoscrizioni/" rel="noopener"><strong>Qui trovi condizioni e modalità</strong></a>.</p>
<p><span style="background-color: #ffffff; color: #000000;"><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"> <strong>ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER</strong> </span> &#8211; Se vuoi ricevere la newsletter gratuita ogni volta che viene pubblicato un nuovo contenuto (anche se non sei abbonato al sito), <a href="https://ilfioretralespine.it/iscriviti-alla-newsletter/" rel="noopener"><strong>compila i campi che trovi a questo link!</strong></a></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><em><strong>© I testi, i video, le foto e le elaborazioni grafiche del sito &#8220;Il fiore tra le spine&#8221; costituiscono materiale originale e sono coperti da diritto d&#8217;autore. </strong></em></span><span style="color: #993300;"><em><strong>Ne è vietata la riproduzione con qualsiasi modalità.</strong></em></span></p>
<p><strong>Ecco alcune piante coltivate da David Rubbo e sulle quali ha impiegato il suo tempo per sperimentare. Cliccare le foto per ingrandirle.</strong></p>

<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-semina-mia-nato-e-cresciuto-sulle-proprie-radici-6-di-età-anni-alla-prima-fioritura.-Vive-al-coperto-sempre-decido-io-quando-bagnare.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-semina-mia-nato-e-cresciuto-sulle-proprie-radici-6-di-età-anni-alla-prima-fioritura.-Vive-al-coperto-sempre-decido-io-quando-bagnare-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Sclerocactus semina David Rubbo, nato e cresciuto sulle proprie radici, 6 anni di età alla prima fioritura. Vive al coperto sempre, decido io quando bagnare" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-parviflorus-mie-semine-nati-e-cresciuti-sulle-proprie-radici.-Adesso-è-il-quarto-inverno-che-passano-all-aperto-scoperti-esposti-a-tutte-le-intemperie.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-parviflorus-mie-semine-nati-e-cresciuti-sulle-proprie-radici.-Adesso-è-il-quarto-inverno-che-passano-all-aperto-scoperti-esposti-a-tutte-le-intemperie-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Sclerocactus parviflorus, mie semine, nati e cresciuti sulle proprie radici. E&#039; il quarto inverno che passano all&#039;aperto, esposti a tutte le intemperie" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-alla-loro-prima-fioritura.-6-anni-dalla-semina-mai-innestati.-Non-vivono-scoperti-decido-io-quando-bagnbare.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Sclerocactus-alla-loro-prima-fioritura.-6-anni-dalla-semina-mai-innestati.-Non-vivono-scoperti-decido-io-quando-bagnbare-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Sclerocactus alla loro prima fioritura. Sei anni dalla semina, mai innestati. Non vivono scoperti, decido io quando bagnbare" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Scarpata-di-alberese.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Scarpata-di-alberese-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Una scarpata di alberese" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Navajoa-le-più-grandi-che-ho.-Spero-di-vedere-qualche-fiore-la-prossima-primavera..jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Navajoa-le-più-grandi-che-ho.-Spero-di-vedere-qualche-fiore-la-prossima-primavera.-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Navajoa, le più grandi che ho. Spero di vedere qualche fiore la prossima primavera" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Mammillaria-lasiacantha-terriccio-con-alberese.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Mammillaria-lasiacantha-terriccio-con-alberese-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Mammillaria lasiacantha, terriccio con alberese.jpg" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Mammillaria-lasiacantha-terriccio-con-alberese..jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Mammillaria-lasiacantha-terriccio-con-alberese.-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Mammillaria lasiacantha, terriccio con alberese" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Gymnocalycium-scadenti-per-terriccio-sbagliato.-Sono-cresciuti-poco-e-male-qualcuno-è-morto..jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Gymnocalycium-scadenti-per-terriccio-sbagliato.-Sono-cresciuti-poco-e-male-qualcuno-è-morto.-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Gymnocalycium in terriccio sbagliato. Sono cresciuti poco e male, qualcuno è morto" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-26.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-26-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Pelecyphora foto 26" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-25.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-25-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Encephalocarpus foto 25" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-24.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/FOTO-24-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ariocarpus foto 24" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Escobaria-duncanii-terriccio-con-alberese.-Piante-di-circa-2-cm-le-più-grandi.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Escobaria-duncanii-terriccio-con-alberese.-Piante-di-circa-2-cm-le-più-grandi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Escobaria duncanii, terriccio con alberese. Piante di circa 2 cm le più grandi" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinomastus-da-seme-rinvasati-in-vasi-7x7x10.-Vasi-grandi-intendo-questo.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinomastus-da-seme-rinvasati-in-vasi-7x7x10.-Vasi-grandi-intendo-questo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Echinomastus da seme rinvasati in vasi 7x7x10" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-reichenbachii-in-piena-terra.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-reichenbachii-in-piena-terra-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Echinocereus reichenbachii in piena terra" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-reichenbachii-che-vivono-all-aperto-scoperti-da-alcuni-anni.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-reichenbachii-che-vivono-all-aperto-scoperti-da-alcuni-anni-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Echinocereus reichenbachii che vivono all&#039;aperto scoperti da alcuni anni" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-reichenbachii-all-aperto-scoperto-da-alcuni-anni.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-reichenbachii-all-aperto-scoperto-da-alcuni-anni-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Echinocereus reichenbachii all&#039;aperto scoperto da alcuni anni" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-chloranthus-in-piena-terra.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-chloranthus-in-piena-terra-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Echinocereus chloranthus in piena terra" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-arizonicus-in-piena-terra.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-arizonicus-in-piena-terra-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Echinocereus arizonicus in piena terra" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-arizonicus-all-aperto-scoperto-da-alcuni-anni.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Echinocereus-arizonicus-all-aperto-scoperto-da-alcuni-anni-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Echinocereus arizonicus all&#039;aperto scoperto da alcuni anni" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Ariocarpus-scapharostrus-prepara-un-fiore.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Ariocarpus-scapharostrus-prepara-un-fiore-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ariocarpus scapharostrus" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Ariocarpus-scapharostrus-in-fiore.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Ariocarpus-scapharostrus-in-fiore-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ariocarpus scapharostrus in fiore.jpg" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Ariocarpus-scapharostrus-con-fiore-in-arrivo.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/Ariocarpus-scapharostrus-con-fiore-in-arrivo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ariocarpus scapharostrus con fiore in arrivo" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/echinocereus-Rubbo-copertina.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2018/01/echinocereus-Rubbo-copertina-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Echinocereus in piena terra" /></a>

<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fsucculente-rubbo-intervista%2F&amp;linkname=Sperimentare%20sempre%20e%20annotare%20tutto%3A%20ecco%20come%20si%20smontano%20le%20convinzioni%20errate%20sui%20cactus" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fsucculente-rubbo-intervista%2F&amp;linkname=Sperimentare%20sempre%20e%20annotare%20tutto%3A%20ecco%20come%20si%20smontano%20le%20convinzioni%20errate%20sui%20cactus" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fsucculente-rubbo-intervista%2F&amp;linkname=Sperimentare%20sempre%20e%20annotare%20tutto%3A%20ecco%20come%20si%20smontano%20le%20convinzioni%20errate%20sui%20cactus" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/succulente-rubbo-intervista/">Sperimentare sempre e annotare tutto: ecco come si smontano le convinzioni errate sui cactus</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilfioretralespine.it/succulente-rubbo-intervista/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Una pianta coltivata &#8216;Wild&#8217; mi racconta storie su mondi lontani e mi trasmette emozioni vere»</title>
		<link>https://www.ilfioretralespine.it/cactus-wild-cattabriga/</link>
					<comments>https://www.ilfioretralespine.it/cactus-wild-cattabriga/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jan 2018 16:18:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e contributi]]></category>
		<category><![CDATA[ariocarpus]]></category>
		<category><![CDATA[cattabriga]]></category>
		<category><![CDATA[coltivazione wild]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti gratuiti]]></category>
		<category><![CDATA[festa del cactus]]></category>
		<category><![CDATA[habitat]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[marna]]></category>
		<category><![CDATA[messico]]></category>
		<category><![CDATA[mondocactus]]></category>
		<category><![CDATA[wild]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilfioretralespine.it/?p=1135</guid>

					<description><![CDATA[<p>Bolognese, cinquantadue anni e una passione sincera per le succulente, oltre che per tutto ciò che è Natura, nata in tenera età. In questa intervista, Andrea Cattabriga &#8211; che ho il privilegio di conoscere di persona &#8211; si apre mostrando una sensibilità e una profondità di pensiero davvero speciali (e non solo riguardo ai temi relativi &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-wild-cattabriga/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "«Una pianta coltivata &#8216;Wild&#8217; mi racconta storie su mondi lontani e mi trasmette emozioni vere»"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-wild-cattabriga/">«Una pianta coltivata &#8216;Wild&#8217; mi racconta storie su mondi lontani e mi trasmette emozioni vere»</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Bolognese, cinquantadue anni e una passione sincera per le succulente, oltre che per tutto ciò che è Natura, nata in tenera età. In questa intervista, <strong>Andrea Cattabriga</strong> &#8211; che ho il privilegio di conoscere di persona &#8211; si apre mostrando una sensibilità e una profondità di pensiero davvero speciali (e non solo riguardo ai temi relativi a questa nostra nicchia&#8230;). Non per niente, Cattabriga è considerato uno dei massimi esperti in cactaceae e succulente in Italia.</span></p>
<p>L&#8217;intervista che segue è un punto fermo nell&#8217;esposizione del concetto di coltivazione wild, una lettura imprescindibile per chiunque voglia conoscere meglio cactacee e succulente e, soprattutto, voglia andare oltre alla normale coltivazione di queste piante, cercando invece di ottenere il massimo, sia in fatto di resa estetica che di robustezza e salute degli esemplari. (&#8230;)</p>
<p><span id="more-1135"></span></p>
<blockquote><p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; color: #008000;"><em>Le foto a corredo di questa intervista, così come quelle nella gallery finale sono tutte di Andrea Cattabriga e ritraggono sue piante</em></span></p></blockquote>
<div>
<figure id="attachment_1140" aria-describedby="caption-attachment-1140" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ario-retusus-su-lapillo-puro.-La-crescita-è-ottima-anzi-abbondante.-Da-notare-le-bolle-di-distacco-della-cuticola-forse-causata-da-sovralimentazione.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1140 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ario-retusus-su-lapillo-puro.-La-crescita-è-ottima-anzi-abbondante.-Da-notare-le-bolle-di-distacco-della-cuticola-forse-causata-da-sovralimentazione-150x150.jpg" alt="Ario retusus su lapillo puro" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1140" class="wp-caption-text">Ario retusus su lapillo puro. La crescita è ottima anzi abbondante. Da notare le bolle di distacco della cuticola, forse causata da sovralimentazione (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong style="line-height: 1.75;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Il tuo nome, per gli italiani appassionati di cactus, è ormai sinonimo di esperienza e di un particolare approccio alla coltivazione. Come è nato questo tuo  interesse?<br />
</span></strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; line-height: 1.75;">Sono naturalista, con una laurea su uno studio di genetica delle popolazioni ma la mia vera passione in ambito accademico era l&#8217;ecologia, per cui già trent&#8217;anni fa mi accorsi quanto fossero povere le osservazioni sugli ambienti naturali compiute dai botanici che descrivevano le nuove specie di succulente. Si trattava ovviamente di contributi tassonomici, in cui eventuali note sull&#8217;ambiente naturale delle piante descritte erano omesse in quanto non interessanti ai fini delle pubblicazioni. Solo raramente l&#8217;autore (qualora dotato di una cultura naturalistica) includeva qualche dato sul milieu delle succulente in natura: piante associate (non necessariamente succulente), tipi di suoli, composizione delle rocce, possibili interazioni con altri organismi come insetti, uccelli, rettili ecc. Insomma, la “storia” di queste piante non era mai rivelata. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: revert;">Quando visitai il Messico nel 1992 mi si aprì un mondo ricchissimo e stimolante. I miei occhi nelle piante non vedevano “entità” tassonomiche, ma porzioni di sistemi complessi, vere e proprie comunità in cui moltitudini di esseri viventi interagivano tra di loro e con l&#8217;ambiente inanimato che colonizzavano. Si palesava così il concetto più espanso di “rete” espresso di recente da </span><strong style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: revert;">Fritjof Capra</strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: revert;">.</span></p>
</div>
<figure id="attachment_1148" aria-describedby="caption-attachment-1148" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Aztekium-ritteri-su-roccia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1148 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Aztekium-ritteri-su-roccia-150x150.jpg" alt="Aztekium ritteri su roccia" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1148" class="wp-caption-text">Aztekium ritteri su roccia (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Un’esperienza che ha ispirato il tuo approccio alla coltivazione, quindi&#8230;</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Sensibilizzato dal tema della conservazione delle specie di piante rare, minacciate e a rischio di estinzione cominciai a valutare l&#8217;idea di “mimare” quegli ecosistemi ricostruendo piccoli habitat naturali in cui le piante potessero ritrovare le condizioni che ne avevano influenzato l&#8217;evoluzione, con l&#8217;idea di ricondurre piante riprodotte in cattività a mettere nuovamente in moto i complessi meccanismi di adattamento che ne condizionano la vita in natura. Mi limitai a coltivare le piante singole o in gruppi su terreni costituiti da materiale raccolto localmente, ma le cui origini geo-pedologiche fossero simili a quelle messicane, cosa che non mi riuscì difficile dato che alcune porzioni dell&#8217;Appennino italiano hanno similitudini importanti con alcuni suoli messicani abitati dalle piante di mio interesse: gli <em>Ariocarpus</em>, che seminavo già da alcuni anni in gran quantità. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Oggi, la mia collezione di succulente è costituita soprattutto da piante di <em>Ariocarpus</em> di varie età (tutte di mia semina a partire dal 1985) e specie, mantenute in serre non riscaldate e protette dalla pioggia invernale.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Insomma, un lungo percorso che parte fin dalla tua giovinezza.</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Credo di appartenere alla categoria di coloro che nascono con una particolare sensibilità per il mondo delle piante. Intendo dire che già nei primissimi anni di vita giocavo con fiori e fili d&#8217;erba e a nove anni d&#8217;età adottai le piante della mia cara nonna, da cui appresi le cure che dovevo prestar loro. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Quando incontro un bambino o una bambina dotati della stessa sensibilità glielo leggo negli occhi, li riconosco come appartenenti a questa particolare categoria di persone. Io lo considero un dono e quando (raramente) mi capita tale incontro, mi viene d&#8217;impulso di donare piante e di raccontare storie su di esse, sulla loro cura e sulle loro proprietà magiche, perché sento che esiste un&#8217;affinità.</span></p>
<figure id="attachment_1147" aria-describedby="caption-attachment-1147" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1147 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-150x150.jpg" alt="Ariocarpus scaphirostris" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1147" class="wp-caption-text">Ariocarpus scaphirostris (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>So che hai conosciuto Giuseppe Lodi. Cosa ricordi di lui?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Considero la figura del Professor Lodi fondamentale al mio percorso. Lo conobbi che avevo quattordici anni, ero assetato di esperienze di coltivazione e quindi pronto ad assorbire la &#8216;passione&#8217; che quel vecchio e saggio signore era capace di infondere ai molti visitatori dell&#8217;Orto Botanico. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Lui aveva passato i novant&#8217;anni quando, durante una visita, mi si rivolse con la frase: “<em>Alla mia età non c&#8217;è più molto tempo a disposizione, ma tu sei un bambino e hai tutto il tempo davanti a te per seminare queste lentissime piante e vederle diventare adulte, fiorire e fare semi a loro volta</em>”. Disse così, mostrandomi gli <em>Ariocarpus</em>: fu come il passaggio di un testimone: oggi ho cinquantadue anni e spero davvero di arrivare alla sua età con queste sue parole, per ripeterle di nuovo a chi vorrà ascoltarle.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Di fatto, quello che oggi chiamiamo metodo wild l’hai introdotto tu. Cosa intende esattamente Andrea Cattabriga per “coltivazione wild” di cactus e piante grasse?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Wild, dall&#8217;inglese “selvaggio”, per quanto mi riguarda è un vero e proprio stile di coltivazione che vuol riprodurre le condizioni in cui si trova una specie di pianta nel suo habitat originario. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">In Italia la passione per le succulente è relativamente recente ed è stata tutta ereditata dai tedeschi e dagli inglesi che alla fine dell&#8217;800 fondarono i primi stabilimenti di produzione in Liguria: torba, terra di faggio, letame e altri materiali organici sono sempre stati la base per la coltivazione di queste piante. I risultati ottenuti nel tempo sono stati eccellenti perché tra tutte le piante, le succulente sono particolarmente avide di azoto che le induce a vegetare in modo esuberante, per cui lo standard delle produzioni vivaistiche è stato rappresentato da piante di colori accesi e ben pasciute, anche se tali forme sono ben lontane da quelle naturali. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Senza nulla togliere al valore delle piante succulente ottenute con queste tecniche che io definisco “a regime di forzatura” (ma si tratta pur sempre di piante ornamentali e non alimentari, nel cui caso l&#8217;applicazione di concimazioni azotate eccessive a mio parere costituisce una vera e propria frode che pone a rischio la salute dei consumatori), ho deciso di portare avanti uno stile di coltivazione più naturale. Si tratta pur sempre di un artificio ma, se vogliamo, guidato in senso naturalistico.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"> Voglio sottolineare che non entro nel merito del valore di tale scelta: un cactus ipertrofico che eventualmente reca mutazioni indotte può essere estremamente interessante (e perfino “bello”) da un punto di vista ornamentale o collezionistico (e in tal senso, il mio mito personale è <em>Gymnocalycium mihanovichii var. friedrichii &#8216;red cup&#8217;</em>). Ma una pianta coltivata in stile Wild mi racconta storie su mondi lontani e personalmente costituisce una fonte di emozioni vere, e mi riporta al momento in cui ho incontrato una pianta come quella in natura (e dove l&#8217;ho lasciata, con grande rispetto).</span></p>
<figure id="attachment_1144" aria-describedby="caption-attachment-1144" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1144 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-1-150x150.jpg" alt="Ariocarpus fissuratus" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1144" class="wp-caption-text">Ariocarpus fissuratus (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Da un punto di vista “filosofico” ma anche “filologico” guardi più alla pianta, cioè a ottenere esemplari simili a quelli di habitat (dando relativa importanza alla coerenza ad esempio del terriccio con i suoli di origine) o all’insieme, ossia pianta, ambientazione in vaso, terriccio?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Come ho già detto, l&#8217;idea è di ricostruire un piccolo ecosistema, con tutti i limiti del caso (il sole non è quello messicano, mancano gli insetti e le piante che sono normalmente “compagne” di queste specie di piante in natura). Il mio principio è che se si imposta il sistema come se fosse quello naturale, la pianta assumerà non solo la forma naturale, ma attiverà anche tutta quella complessa serie di adattamenti che la porteranno a comportarsi come se fosse in natura (ad esempio, elevata produzione di fiori, frutti e semi, ispessimento della cuticola e produzione di cere, lignificazione della porzione basale, irrobustimento delle spine nel caso di <em>ferocactus</em>, <em>mammillaria</em> ecc. …). </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Mirando a far assumere una semplice “forma” naturale a prescindere, si tenderebbe a produrre un artefatto: un po&#8217; come si fa con i bonsai, che per crescere bene sono coltivati in micro-vasi su akadama. Quello che si ottiene è un simulacro di un enorme albero con dimensioni minuscole. Non è esattamente il fine che mi prefiggo io.</span></p>
<figure id="attachment_1150" aria-describedby="caption-attachment-1150" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Confronto-tra-due-Ario-fissuratus.-01-a-sinistra-su-lapillo-a-destra-su-marna-la-cui-forma-è-simile-al-primo-ma-il-colore-è-più-naturale.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1150 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Confronto-tra-due-Ario-fissuratus.-01-a-sinistra-su-lapillo-a-destra-su-marna-la-cui-forma-è-simile-al-primo-ma-il-colore-è-più-naturale-150x150.jpg" alt="Confronto tra due Ario fissuratus" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1150" class="wp-caption-text">Confronto tra due Ariocarpus fissuratus: a sinistra su lapillo, a destra su marna: la forma è simile ma il colore è più naturale nell&#8217;esemplare in marna (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Come hai scoperto la marna?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Da anni, perlustrando gli Appennini in cerca di minerali e fossili, mi ero imbattuto in giacimenti di rocce curiosamente friabili e di colore chiaro, così simili a quelle tra cui crescevano gli <em>ariocarpus</em> delle foto riprodotte sui volumi del &#8220;Die Cactaceae&#8221; di <strong>Curt Backeberg</strong> che potevo consultare all&#8217;istituto di agraria. Provai a coltivarci sopra alcune piante con successo mediocre, ma quando feci il mio primo viaggio sulle montagne messicane e mi trovai tra le stesse rocce ebbi l&#8217;impressione che potesse esserci qualcosa di più di una similitudine tra quei materiali. Consultai le mappe geologiche del Messico e appresi che quelle montagne calcaree avevano avuto una genesi simile a quelle appenniniche, ossia erano nate dall&#8217;emersione di rocce sedimentarie di origine marina generate dalla lenta sedimentazione di particelle sottili, soprattutto argille (le cosiddette torbiditi). Ritornato in Italia, cominciai a raccogliere marne diverse, facendo più attenzione a miscelare parti grossolane e fini in modo omogeneo e ottenni risultati sempre più incoraggianti.</span></p>
<figure id="attachment_1149" aria-describedby="caption-attachment-1149" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Confronto-tra-due-Ario-fissuratus-02-Dettaglio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1149 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Confronto-tra-due-Ario-fissuratus-02-Dettaglio-150x150.jpg" alt="Confronto tra due Ariocarpus fissuratus, dettaglio" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1149" class="wp-caption-text">Confronto tra due A. fissuratus, dettaglio (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Recentemente ho poi scoperto che la marna di per sé è considerato un materiale che migliora le caratteristiche dei suoli agrari. Sul sito di Slowfood si legge che il suolo marnoso “ritarda la maturazione dell’uva e ne aumenta l’acidità. È presente in molte zone viticole di grande pregio”. Altre citazioni importanti sui benefici della marna li ho reperiti in un vecchio testo di agraria napoletano della fine dell&#8217;800, in cui era citata la sua capacità di aumentare la fertilità dei suoli. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Ho anche scoperto sulle mappe geologiche che nel giacimento da me individuato la marna è del tipo siliceo, cosa importante perché la maggioranza delle marne sono calcaree, e quindi incorporano carbonato di calcio che non è sempre gradito dalle piante. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Oggi quando posso raccolgo marne in grossi blocchi compatti che macino per ottenere diverse granulometrie, dalla polvere fine a frammenti di 3-5 cm di diametro. Sono molto soddisfatto della risposta delle mie piante.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Quali evidenze hai tratto dall’utilizzo di questa particolare terra e con quali piante hai notato che funziona meglio?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">In sostanza, l&#8217;effetto derivante dall&#8217;uso della marna (che io da anni uso sempre in purezza) a mio parere consiste nel contenimento totale dell&#8217;ipertrofia che si determina normalmente nelle succulente con l&#8217;assorbimento dell&#8217;azoto presente nel terreno, per poco che esso sia. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Si badi bene che io concimo tutte le piante con fertilizzanti vari, per cui somministro anche l&#8217;azoto, ma se una pianta è coltivata su torba o su lapillo, quell&#8217;azoto determina lo sviluppo di una massa più cospicua di grosse cellule di parenchima acquifero. I tubercoli degli ariocarpus divengono più grossi e di colore verde intenso e il fusto delle mammillarie e dei ferocactus si ingrossa, mentre le spine si assottigliano e la lanuggine delle areole si riduce… </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">In tal senso, le piante che rispondono meglio all&#8217;impiego di questo materiale sono gli <em>ariocarpus</em>, le <em>pelecifore</em> e le <em>epitelante</em>, ma anche <em>mammillaria</em>, <em>ferocactus</em>, <em>echinocactus</em> (soprattutto <em>horizonthalonius</em> e <em>latispinus</em>) e <em>stenocactus</em> rispondono magnificamente alla coltivazione su marna. Del tutto da evitare è l&#8217;uso con piante colonnari, che non hanno modo di espandere le radici come avviene in natura per cui vanno in crisi molto rapidamente se coltivati su questo materiale.</span></p>
<figure id="attachment_1146" aria-describedby="caption-attachment-1146" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1146 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato-150x150.jpg" alt="Ariocarpus scaphirostris svasato" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato-150x150.jpg 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato-300x300.jpg 300w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato-768x768.jpg 768w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato.jpg 1024w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1146" class="wp-caption-text">Ariocarpus scaphirostris svasato (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>L’idea di vivere con i cactus, ossia producendo e vendendo piante, come è nata?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">È nata dal bisogno: dopo il diploma in tecnica agraria mi sono laureato come naturalista ma poi ho seguito i miei parenti e sono entrato nel mondo della grafica e della stampa, grazie anche alle mie capacità creative. Tuttavia non ho mai abbandonato il collezionismo e, quando il lavoro è cominciato a calare drasticamente (dal 1993 si è innescata una forte crisi nel mondo editoriale) ho cominciato a pensare di porre a frutto la mia passione, cosa che ho avuto il coraggio di fare solo dopo alcuni anni di lavoro come giardiniere.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>So che sei un tipo diretto: cosa diresti a un appassionato che accarezza l’idea di campare vendendo cactus?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Riferendomi a coloro che svolgono il “mestiere” del vivaista e non ai privati che compiono vendite occasionali su Facebook, quando ancora ero uno studente chiesi a un conoscente se mi fosse convenuto provarci e lui mi disse che “il cacciatore non vive di lepri e fagiani”, intendendo che convertire una passione in lavoro è molto difficile. Oggi questo è ancora più vero perché il mercato non aiuta. Il piccolo vivaista che conduce il suo lavoro con professionalità e passione, che vuole offrire piante interessanti agli appassionati più esigenti deve sempre e comunque far fronte a numerosi impegni dal punto di vista contributivo e legislativo e i margini si assottigliano. Il lavoro lungo e paziente che serve a produrre piante di elevata qualità non è ripagato dal mercato che, tra l&#8217;altro è ormai totalmente deregolamentato, nel senso che ormai chiunque vende piante in barba ai regolamenti vigenti nel commercio, nel vivaismo, nella Cites. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Ma non sono negativo. Quando chiesi la stessa cosa a un vivaista ben conosciuto lui mi rispose: “No! Te lo sconsiglio: prima di tutto perché è dura riuscirci, secondo perché diventi un mio concorrente”. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Dopo aver raccolto il parere di molte persone arrivai a capire che la vera domanda la dovevo fare a me stesso: me la sentivo? Avevo abbastanza passione per affrontare un lungo periodo di sacrifici e andare avanti anche senza risultati promettenti? Ci credevo abbastanza? La risposta è stata “Sì”. Nonostante tutto, se una cosa ti appassiona devi provarci, altrimenti passerai il resto della vita col rimpianto. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Dopo cinque anni dall&#8217;inizio della mia impresa agricola Mondocactus, nome coniato da mia figlia Emma, sento che il mio percorso è ancora lungo e che non vi è certezza di successo, ma qualcosa si profila all&#8217;orizzonte…</span></p>
<figure id="attachment_1141" aria-describedby="caption-attachment-1141" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-confusus-su-marna-pura.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1141 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-confusus-su-marna-pura-150x150.jpg" alt="Ariocarpus confusus su marna pura" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1141" class="wp-caption-text">Ariocarpus confusus su marna pura (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Come è cambiato, almeno in Italia, il mercato e l’approccio a queste piante da parte degli appassionati da quando hai iniziato a muoverti in questo settore?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Agli esordi di questa mia passione avevo quattordici anni. L&#8217;AIAS era nata da poco e al tempo ci si confrontava sulla bellezza del <em>Notocactus leninghausii</em> le cui spine brillano come oro al sole, oppure sul fascino conturbante dell&#8217;<em>Euphorbia caput-medusae</em> che con i suoi rami contorti era così simile all&#8217;effigie della famosa dea greca. Eravamo appena nati come associazione e avevamo una terribile fame di piante, perché il mercato nazionale era ancora povero di varietà. Poi le varietà sono arrivate e, per anni, il mercato è stato fiorente. Sono nati numerosi vivai e quelli esistenti sono divenuti industrie. Perfino i vivaisti stranieri sono accorsi in Italia per fare buoni affari. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Poi, forse da dieci-quindici anni a questa parte, ci sono stati cambiamenti importanti: da un giorno all&#8217;altro la cosa che rendeva più desiderabile una pianta non era più la sua bellezza, ma l&#8217;essere rara, esclusiva, unica. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Piante assolutamente innaturali, mostruose, goffamente contorte e macchiate a causa di alterazioni genetiche gravi sono diventate “preziose”. È cominciata la ricerca spasmodica di piante rare raccolte in habitat, poi di piante la cui scoperta era stata siglata da famosi “esperti” che le battezzavano con i loro “field number” ecc. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">È così che le piante sono così divenute “status symbol” da esibire, soprattutto oggi grazie all&#8217;impiego dei social. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Si tratta forse di un fenomeno naturale che ha portato, accanto a persone sensibili alla bellezza e alla semplicità, quelle attratte dalle mode passeggere. Da un lato ci sono collezionisti esperti e semplici appassionati ancora capaci di provare piacere ammirando il millesimo fiore di una qualsiasi <em>Mammillaria prolifera</em> coltivata da tutta una vita… dall&#8217;altro, quelli che provano piacere dal mostrarti l&#8217;ultimo esemplare di <em>Copiapoa</em> raccolto in habitat e di cui sono venuti in possesso sborsando cifre iperboliche. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Per me, la coltivazione naturale (wild) è il tentativo di ricondurre le persone ad apprezzare le piante per la loro bellezza, a riappropriarsi del piacere di coltivarle da seme con uno stile di coltivazione che tende a esaltare tutte le migliori caratteristiche di queste piante straordinarie, l&#8217;unicità di ogni esemplare al di là della sua rarità.</span></p>
<figure id="attachment_1142" aria-describedby="caption-attachment-1142" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1142 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane-150x150.jpg" alt="Ariocarpus fissuratus giovane" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane-150x150.jpg 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane-300x300.jpg 300w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane-768x768.jpg 768w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane.jpg 1024w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1142" class="wp-caption-text">Ariocarpus fissuratus giovane (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Parliamo della Festa del cactus a Bologna. Come è nata l’idea e quali risultati hai raggiunto?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">La Festa del Cactus di Bologna è nata per scherzo. Nel 2002, quando non avevo ancora l&#8217;intenzione di avviare l&#8217;attività vivaistica mi ero trovato nell&#8217;impossibilità di mantenere la collezione già immensa di piante rare che avevo messo assieme. Mi misi in cerca di un ente che volesse accoglierla, un orto botanico o altra istituzione similare, ma non ebbi alcun riscontro in tutta Italia. In quel mentre conobbi <strong>Giorgio Celli</strong>, il famoso etologo ambientalista che rimase colpito dalla ricchezza della mia collezione e mi propose di tentare assieme di salvaguardarla, tentando di convincere il Comune di San Lazzaro di Savena (dove si trovavano allora le serre) a costruire un giardino botanico dedicato. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Dopo anni di pressanti richieste il Comune si mostrò finalmente interessato e assieme all&#8217;allora Assessore per l&#8217;Ambiente nel 2006 organizzammo la prima edizione della Festa del Cactus, col proposito di raccogliere fondi per realizzare il progetto. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Negli anni successivi il Comune concesse un&#8217;area per realizzare il giardino botanico, ma prima che il progetto potesse prendere il via Giorgio Celli ci ha lasciato e l&#8217;intera giunta è decaduta, per cui tutto il lavoro messo assieme fino a quel momento fu stralciato. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Nel frattempo la <em>Festa del Cactus</em> era cresciuta sempre più e ancora oggi il numero di vivaisti e di visitatori continua a incrementare considerevolmente. Quest&#8217;ultima edizione 2017 per molti dei nostri partecipanti stranieri è stato ritenuto il migliore e il più stravagante evento dedicato alle piante succulente d&#8217;Europa. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Dal 2016 su richiesta di amici e conoscenti di altre regioni d&#8217;Italia abbiamo cominciato a organizzare eventi “satellite” presentati col marchio “KAKTOS” a suo tempo creato dal caro mico <strong>Massimo di Marzio</strong> che lo ha gentilmente messo a nostra disposizione. Si tratta di eventi di rappresentanza realizzati grazie ad alcuni dei partecipanti della Festa del Cactus e si tengono nel periodo primaverile (a marzo, presso Milis in Sardegna e a maggio, presso il Castello Medievale di Torino).</span></p>
<figure id="attachment_1143" aria-describedby="caption-attachment-1143" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1143 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito-150x150.jpg" alt="Ariocarpus fissuratus in marna e granito" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito-150x150.jpg 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito-300x300.jpg 300w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito-768x768.jpg 768w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito.jpg 1024w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1143" class="wp-caption-text">Ariocarpus fissuratus in marna e granito (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Qualche anticipazione sulla prossima edizione della Festa del Cactus?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Non voglio entrare troppo nel merito delle novità che ho intenzione di proporre con la prossima edizione, ma sono assolutamente certo che gli appassionati della coltivazione Wild, degli amanti della natura e della sperimentazione in coltivazione ne saranno entusiasti. Quello che posso anticipare è che spero di poter contare sulla disponibilità di alcuni volontari il cui aiuto è cruciale per portare questo evento a un nuovo livello di esperienza per i veri appassionati.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>So che sul fronte ambientale sei particolarmente sensibile. C’è qualche progetto di cui mi vuoi parlare?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Sì, vorrei scrivere un articolo critico sull&#8217;operato della CITES in Italia e in Europa. Ma prima devo trovare un buon avvocato…</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Capito. Passiamo ai test più estremi che hai fatto sulle tue piante…</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Avendo molte piante i test in corso sono moltissimi. Posso parlare di due test davvero estremi, ossia la coltivazione senza terra a cui sottopongo da anni una famigliola di <em>Epithelantha micromeris</em> e un test “di snervamento” a carico di alcuni <em>ariocarpus</em>.</span></p>
<figure id="attachment_1151" aria-describedby="caption-attachment-1151" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Epithelanta-no-suolo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1151 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Epithelanta-no-suolo-150x150.jpg" alt="Epithelanta senza terreno" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1151" class="wp-caption-text">Epithelanta senza terreno (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;">Epithelantha micromeris senza terra</span> &#8211; </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Sono alcune piante che avevo posto in coltivazione in marna con una percentuale di grossi frammenti e una frazione più fine in un vaso da bonsai molto basso. Dopo pochi anni tutta la porzione fine se ne è uscita attraverso il foro di scolo, lasciando solo alcune pietre e… le piante. Dato che l&#8217;asportazione del suolo è stata graduale, le piante hanno avuto il tempo di sviluppare una fine maglia di radici che giunge al di sotto delle pietre, l&#8217;unico ambito in cui rimane un po&#8217; d&#8217;acqua dopo le annaffiature. </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Dato che le piante non hanno mai dato segni di sofferenza, crescendo (sebbene meno del normale), fiorendo e fruttificando come le loro sorelle in vaso, non ho voluto mai modificare la situazione che sembra essere stabile.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><span style="text-decoration: underline;">Punto di &#8220;snervamento&#8221; di Ariocarpus</span> &#8211; </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Riordinando le serre ho scoperto che in un angolo mai raggiunto dalle annaffiature era stata dimenticata una cassetta con alcuni ariocarpus in marna pura. Le piante sono quindi in condizioni di totale aridità da tre anni. Uno o due esemplari sembrano essere definitivamente secchi e irrecuperabili, mentre altre piante sono in condizioni limite. Prossimamente documenterò questa condizione per condividerla con gli amici di Facebook.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>I test più disastrosi?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Una delle esperienze peggiori è stata il mantenimento in una serra fredda di una collezione di oltre 300 Strombocactus disciformis mantenuti su marna, seminati nel 1991 e cresciuti fino a oltre 12 cm di diametro. La serra era del tipo seminterrato per cui ancorché non fosse riscaldata la temperatura invernale raramente si abbassava al di sotto dei 0 °C. In estate, per evitare il rischio di ustioni (si trattava di una vecchia serra in ferro e vetro) ne asportai la copertura lasciando le piante alla pioggia. Durante l&#8217;autunno alcune piante mostrarono piccole maculature nerastre. Pensai al rischio di marciume ma siccome quelle abrasioni erano compatte ipotizzai che si fosse trattata di un&#8217;infezione risolta, di cui rimaneva solo una traccia. In realtà si trattava di un marciume secco che nel breve volgere dei mesi invernali si allargò a tutte le piante, che dovetti poi distruggere.</span></p>
<figure id="attachment_1139" aria-describedby="caption-attachment-1139" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ario-retusus-elongatus-al-trapianto-in-marna-da-molti-anni-da-notare-la-ritrazione-del-caudice-in-profondità-nella-terra.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1139 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ario-retusus-elongatus-al-trapianto-in-marna-da-molti-anni-da-notare-la-ritrazione-del-caudice-in-profondità-nella-terra-150x150.jpg" alt="Ario retusus elongatus al trapianto" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1139" class="wp-caption-text">Ario retusus elongatus al trapianto, in marna da molti anni, da notare la ritrazione del caudice in profondità nella terra (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Che ne pensi del gruppo su Facebook (<a href="https://www.facebook.com/groups/1684861501758945/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wild Grown</a>) ispirato dal tuo lavoro?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Secondo me si tratta di una meravigliosa esperienza retta dalla pazienza e dalle capacità di tutti coloro che l&#8217;amministrano e che vi partecipano, uno dei pochi esempi di ciò che di buono è possibile fare con un social come facebook, se si è bravi a farlo.</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"> Letizia, David, Antonello, Marco e tanti altri convergono su queste pagine raccontando ciò che fanno, mostrando i propri successi e i propri errori. Ogni tanto qualcuno chiede “secondo voi, faccio bene?”. Molto spesso si esordisce con un “a mio parere…” e si termina un thread con un “Grazie!”. Sono molto contento che le mie esperienze siano servite per ispirare queste persone a realizzare un ambiente in cui il confronto alla pari è la norma e la critica è costruttiva.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Quanto tempo dedichi alle piante ogni giorno?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">In questo periodo della mia vita, faccio prima a dire che NON mi dedico alle piante quando mangio, dormo e quando coltivo gli affetti che mi circondano. Per il resto, dalla mattina a notte fonda mi divido tra il lavoro in serra, al computer e al laboratorio in cui realizzo materiali e strumenti che serviranno per le colture. Spero sempre che arrivi il momento in cui le piante sono talmente ferme in stasi vegetativa da lasciarmi un po&#8217; di tempo da dedicare al sito di Mondocactus, che da anni attende di giungere alla sua versione definitiva con il catalogo completo delle piante da vendere. Al momento sebbene gli <em>Ariocarpus</em> siano in stasi, devo dedicarmi alle <em>crassulacee</em> e alle bulbose sudafricane e devo pianificare le semine primaverili acquisendo nuovo materiale da tutto il mondo… </span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Alle volte, penso che costerebbe meno impegno intraprendere un lungo viaggio verso lontane località desertiche in cui ammirare le piante nel loro habitat, ma poi entro nella mia serra dove posso fare il giro del mondo in 60 secondi e sono di nuovo sereno.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong>Per chiudere, qualche consiglio a chi si avvicina al metodo di coltivazione “naturale”?</strong><br />
</span><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Per approcciarsi perfettamente al metodo di coltivazione naturale bisogna prima assumere un atteggiamento naturale verso il mondo, saper vedere la terra, le pietre, le piante, gli animali, le persone… Questo è il senso di entrare “nella buona onda”, e allora tutto viene “naturale”. Peace and love <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></span></p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> ABBONATI AL SITO </strong></span> &#8211; Se ti è piaciuto questo articolo, abbonati al sito per avere accesso a tutti i contenuti per un anno o per tre mesi a seconda della formula che sceglierai. <a href="https://ilfioretralespine.it/negozio/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Qui trovi condizioni e modalità</strong></a>.</p>
<p><span style="background-color: #ffffff; color: #000000;"><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"> <strong>ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER</strong> </span> &#8211; Se vuoi ricevere la newsletter gratuita ogni volta che viene pubblicato un nuovo contenuto (anche se non sei abbonato al sito), <a href="https://ilfioretralespine.it/iscriviti-alla-newsletter/" target="_blank" rel="noopener"><strong>compila i campi che trovi a questo link!</strong></a></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><em><strong>© I testi, i video, le foto e le elaborazioni grafiche del sito &#8220;Il fiore tra le spine&#8221; costituiscono materiale originale e sono coperti da diritto d&#8217;autore. </strong></em></span><span style="color: #993300;"><em><strong>Ne è vietata la riproduzione con qualsiasi modalità.</strong></em></span></p>

<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-retusus-perfetto.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-retusus-perfetto-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ariocarpus retusus" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ariocarpus scaphirostris" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ariocarpus fissuratus in marna e granito" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito-150x150.jpg 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito-300x300.jpg 300w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito-768x768.jpg 768w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-in-marna-e-granito.jpg 1024w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Aztekium-ritteri-su-roccia.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Aztekium-ritteri-su-roccia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Aztekium ritteri su roccia" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ario-retusus-elongatus-al-trapianto-in-marna-da-molti-anni-da-notare-la-ritrazione-del-caudice-in-profondità-nella-terra.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ario-retusus-elongatus-al-trapianto-in-marna-da-molti-anni-da-notare-la-ritrazione-del-caudice-in-profondità-nella-terra-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ario retusus elongatus al trapianto" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-confusus-su-marna-pura.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-confusus-su-marna-pura-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ariocarpus confusus su marna pura" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-1.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ariocarpus fissuratus" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Confronto-tra-due-Ario-fissuratus-02-Dettaglio.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Confronto-tra-due-Ario-fissuratus-02-Dettaglio-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Confronto tra due Ariocarpus fissuratus, dettaglio" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ariocarpus scaphirostris svasato" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato-150x150.jpg 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato-300x300.jpg 300w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato-768x768.jpg 768w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-scaphirostris-svasato.jpg 1024w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Epithelanta-no-suolo.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Epithelanta-no-suolo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Epithelanta senza terreno" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Confronto-tra-due-Ario-fissuratus.-01-a-sinistra-su-lapillo-a-destra-su-marna-la-cui-forma-è-simile-al-primo-ma-il-colore-è-più-naturale.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Confronto-tra-due-Ario-fissuratus.-01-a-sinistra-su-lapillo-a-destra-su-marna-la-cui-forma-è-simile-al-primo-ma-il-colore-è-più-naturale-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Confronto tra due Ario fissuratus" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ariocarpus fissuratus giovane" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane-150x150.jpg 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane-300x300.jpg 300w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane-768x768.jpg 768w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ariocarpus-fissuratus-giovane.jpg 1024w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ario-retusus-su-lapillo-puro.-La-crescita-è-ottima-anzi-abbondante.-Da-notare-le-bolle-di-distacco-della-cuticola-forse-causata-da-sovralimentazione.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ario-retusus-su-lapillo-puro.-La-crescita-è-ottima-anzi-abbondante.-Da-notare-le-bolle-di-distacco-della-cuticola-forse-causata-da-sovralimentazione-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Ario retusus su lapillo puro" /></a>

<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fcactus-wild-cattabriga%2F&amp;linkname=%C2%ABUna%20pianta%20coltivata%20%E2%80%98Wild%E2%80%99%20mi%20racconta%20storie%20su%20mondi%20lontani%20e%20mi%20trasmette%20emozioni%20vere%C2%BB" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fcactus-wild-cattabriga%2F&amp;linkname=%C2%ABUna%20pianta%20coltivata%20%E2%80%98Wild%E2%80%99%20mi%20racconta%20storie%20su%20mondi%20lontani%20e%20mi%20trasmette%20emozioni%20vere%C2%BB" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fcactus-wild-cattabriga%2F&amp;linkname=%C2%ABUna%20pianta%20coltivata%20%E2%80%98Wild%E2%80%99%20mi%20racconta%20storie%20su%20mondi%20lontani%20e%20mi%20trasmette%20emozioni%20vere%C2%BB" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-wild-cattabriga/">«Una pianta coltivata &#8216;Wild&#8217; mi racconta storie su mondi lontani e mi trasmette emozioni vere»</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilfioretralespine.it/cactus-wild-cattabriga/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
