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	<title>parassiti Archivi - Il fiore tra le spine</title>
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	<description>Due o tre cose che ho imparato su cactus e piante grasse</description>
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	<title>parassiti Archivi - Il fiore tra le spine</title>
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		<title>Ecco la primavera, cosa fare con cactus e piante grasse? Tutte fuori o meglio aspettare?</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 11:35:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La primavera, la cosiddetta bella stagione, è ormai cominciata: cosa fare con cactus e piante grasse? Portare all&#8217;esterno le piante tenute al coperto durante l&#8217;inverno? Togliere le coperture o gli strati di tessuto non tessuto? Riprendere ad annaffiare? Fertilizzare le piante?  La primavera è la stagione della ripresa per tutte le piante e le succulente &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/bella-stagione-piante-grasse/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Ecco la primavera, cosa fare con cactus e piante grasse? Tutte fuori o meglio aspettare?"</span></a></p>
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<p></p>
<p><strong>La primavera, la cosiddetta bella stagione, è ormai cominciata: cosa fare con cactus e piante grasse? Portare all&#8217;esterno le piante tenute al coperto durante l&#8217;inverno? Togliere le coperture o gli strati di tessuto non tessuto? Riprendere ad annaffiare? Fertilizzare le piante? </strong></p>
<p>La primavera è la stagione della ripresa per tutte le piante e le succulente non fanno eccezione. Moltissime specie sono già in piena fioritura, come gli <em>Stenocactus</em>, gli <em>Strombocactus</em>, molti <em>Turbinicarpus</em> e diverse<em> Mammillaria</em>. <strong>Attenzione, però, tra la fioritura e la ripresa vegetativa c&#8217;è differenza: una pianta può fiorire anche se non ha ripreso in pieno a vegetare</strong>. Semplicemente, il suo periodo di fioritura è questo e la pianta lo rispetta anche se sta ancora uscendo dallo stato di &#8220;dormienza&#8221; invernale. Per quanto riguarda le temperature, ovviamente c&#8217;è grande differenza in base alla zona in cui si coltiva, quindi in alcune regioni del Sud le minime notturne possono già essere superiori a 10 gradi, mentre al Nord abbiamo ancora valori relativamente bassi, attorno a 2 o 3 gradi. Questo fattore è fondamentale per capire se possiamo spostare le nostre piante all&#8217;esterno o meno. <strong>Altrettanto importante è il momento della ripresa della annaffiature</strong>. In questi giorni si può cominciare a bagnare cactus e succulente o è meglio attendere ancora un po&#8217;? Infine: <strong>con l&#8217;inizio della bella stagione è necessario effettuare alcuni trattamenti con prodotti fitosanitari o si può evitare questa pratica?</strong></p>
<p>Vediamo tutto in dettaglio nell&#8217;articolo che segue, così da muoverci correttamente ed evitare problemi o marciumi ai danni delle piante. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Cocciniglia: uno dei principali nemici dei cactus e delle piante grasse: come riconoscerla e combatterla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2024 08:09:59 +0000</pubDate>
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<p><strong>Così piccola eppure così insidiosa e difficile da eliminare. La cocciniglia, per un appassionato di cactus e piante grasse può rivelarsi un vero e proprio incubo contro il quale lottare a lungo. Se la cocciniglia può attaccare qualsiasi tipo di pianta, per quanto riguarda le succulente può essere definito uno dei principali nemici in assoluto. Prima o poi, qualsiasi appassionato di piante grasse dovrà fare i conti con questo insetto fitofago: ecco perché è importante saperlo riconoscere e sapere come comportarsi quando lo si incontra su qualche esemplare.</strong></p>
<p><strong>Ma come si riconosce la cocciniglia? Quali sono le tipologie di cocciniglia che possono attaccare cactus e piante grasse? Come combattere la cocciniglia una volta individuata su una nostra pianta?</strong> Sono ovviamente queste le domande principali che qualsiasi coltivatore e appassionato di piante succulente, prima o poi, dovrà porsi. Sì, perché purtroppo, per quanti sforzi possiamo fare per coltivare al meglio le nostre piante, questo parassita potrebbe fare la sua comparsa, dal momento che si tratta di uno dei principali nemici di cactus e succulente, <strong>della cui linfa si nutre annidandosi tra fusti, foglie e anche radici</strong>. Se l&#8217;attacco è contenuto sarà possibile eliminare questo parassita facilmente, ma se le piante vengono trascurate e si concede alla cocciniglia il tempo necessario a deporre le sue uova e a riprodursi, si avrà ben presto a che fare con una vera infestazione, che può mettere in serio pericolo le piante, danneggiandole fino a deturparle drasticamente e, nei casi più gravi, portandole al blocco della crescita e alla morte. <strong>I rimedi contro la cocciniglia esistono da decenni e possono essere naturali o chimici, ma a quanto pare negli ultimi anni è sempre più difficile riuscire a debellare del tutto questo parassita, che ha probabilmente sviluppato una notevole resistenza a moltissimi fitofarmaci in commercio</strong>. Ecco perché la prevenzione risulta fondamentale ed ecco perché è necessario saper riconoscere questo insetto e intervenire per tempo, eliminando sia gli esemplari adulti che le uova.</p>
<p>In questo articolo vediamo dunque <strong>quali tipologie di cocciniglia esistono, quali sono quelle che attaccano con maggiore frequenza i cactus e le piante succulente, come riconoscere questo pericoloso insetto e come intervenire per salvare le piante colpite</strong>. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Vasi e inerti nella coltivazione di piante grasse: si possono riciclare o è meglio buttare tutto?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 10:31:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il rinvaso delle piante, si tratti di succulente o meno, comporta l&#8217;utilizzo di vasi, terriccio e materiali di vario tipo. Quando si hanno molte piante, naturalmente, il numero di vasi, vasetti, contenitori, terricci, inerti cresce notevolmente. E&#8217; dunque possibile riciclare questi materiali? E&#8217; possibile riciclare anche i vasi? E se sì, come farlo correttamente? L&#8217;autunno &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/riciclare-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Vasi e inerti nella coltivazione di piante grasse: si possono riciclare o è meglio buttare tutto?"</span></a></p>
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<p><strong>Il rinvaso delle piante, si tratti di succulente o meno, comporta l&#8217;utilizzo di vasi, terriccio e materiali di vario tipo. Quando si hanno molte piante, naturalmente, il numero di vasi, vasetti, contenitori, terricci, inerti cresce notevolmente. E&#8217; dunque possibile riciclare questi materiali? E&#8217; possibile riciclare anche i vasi? E se sì, come farlo correttamente?</strong></p>
<p>L&#8217;autunno entra nel vivo e con l&#8217;arrivo delle giornate fredde le piante grasse, si tratti di cactacee o di succulente, richiedono meno &#8220;attenzioni&#8221; da parte nostra. In questo periodo, quantomeno al Nord Italia, le piante devono già trovarsi nella loro collocazione invernale, protette dalle intemperie e dal freddo eccessivo. Per i rinvasi c&#8217;è tempo, dal momento che è meglio attendere la metà o la fine dell&#8217;inverno per questo genere di operazioni. Le annaffiature sono ovviamente sospese e non ci resta che effettuare qualche trattamento preventivo per proteggere le succulente da funghi e muffe durante i mesi invernali. <strong>Quale periodo migliore, allora, se non questo per dedicarsi a fare ordine tra vasi, vasetti, terricci e materiali necessari per i substrati?</strong> Ed è qui che sorge in molti coltivatori una domanda tutt&#8217;altro che banale: <strong>vasi e inerti costano, è proprio il caso di buttarli e comprarne di nuovi o è possibile riciclare tutto questo materiale?</strong> La risposta, chiaramente, è sì: <strong>riciclare è d&#8217;obbligo, ma attenzione, a determinate condizioni</strong> e assicurandosi che tutto ciò che andremo a riutilizzare sia perfettamente pulito e privo di parassiti, spore, muffe, polvere ecc.</p>
<p>A questo tema è dedicato l&#8217;articolo che segue, che entra nel dettaglio della <strong>pulizia e della sterilizzazione di vasi (in plastica e cotto) e dei materiali utilizzati per i substrati (pomice, lapillo, ghiaia, ecc.)</strong> che sono stati messi da parte dopo gli ultimi rinvasi effettuati nei mesi scorsi. (&#8230;)</p>
<p><span id="more-16972"></span></p>
<h2>Premessa sul riutilizzo di vasi e substrati</h2>
<p>Il riutilizzo di vasi e inerti è pratica comune. Ovviamente non è sempre possibile riciclare tutto, ma una buona parte di ciò che è stato utilizzato per la coltivazione delle nostre piante può tranquillamente servire per i futuri rinvasi, a patto di pulire e sterilizzare a fondo i materiali. Chiaramente, vasi rotti e torba vanno eliminati poiché hanno esaurito il loro &#8220;ciclo&#8221; (la torba è già stata sfruttata e servirebbe a ben poco), ma <strong>la prima grande distinzione da fare è se quei materiali (vasi e substrati) hanno dato ospitalità a piante in perfetta salute o se hanno accolto piante morte per marciume o comunque colpite da parassiti</strong>. Vediamo tutto in dettaglio suddividendo le due categorie: i vasi e gli inerti.</p>
<h2>Come pulire, sterilizzare e riciclare i vasi</h2>
<p>Riciclare i vasi, specie se si utilizzano quelli in plastica, è d&#8217;obbligo. In primo luogo si contribuisce (nel nostro piccolo, chiaramente) alla riduzione della produzione della plastica; in secondo luogo si risparmia, perché i vasi in plastica sono molto duraturi e si lavano con estrema facilità. Se si utilizzano vasi in terracotta il riciclo assume anche un valore aggiuntivo: si possono riutilizzare vasi particolari, magari &#8220;di pregio&#8221; o comunque di grandi dimensioni e pertanto costosi.</p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"><strong> VASI IN PLASTICA </strong></span> &#8211; Se nel vaso non è morta alcuna pianta, ci si può limitare a un lavaggio approfondito con acqua tiepida e un prodotto detergente. Anche in questi casi, tuttavia, l<strong>&#8216;aggiunta di un po&#8217; di candeggina è sempre utile per eliminare germi e batteri</strong> che possono essersi formati mentre i vasi erano accatastati in attesa di essere riciclati. Per il lavaggio è sufficiente una spugna con un lato leggermente abrasivo e po&#8217; di olio di gomito. Importante: se si utilizza candeggina è il caso di indossare guanti di gomma, i classici guanti per i lavori domestici!</p>
<figure id="attachment_6482" aria-describedby="caption-attachment-6482" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-quadrati-alti-con-scanalature-antispirale.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6482 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-quadrati-alti-con-scanalature-antispirale-150x150.jpg" alt="Vasi quadrati alti con scanalature antispirale" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6482" class="wp-caption-text">Vasi quadrati in plastica (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Se invece nel vaso era morta una pianta</strong> si può decidere di buttare il vecchio contenitore per azzerare il rischio che il nuovo &#8220;inquilino&#8221; possa contrarre lo stesso fungo, oppure effettuare un&#8217;operazione più approfondita. In questo secondo caso si sciacquano bene i vasi, poi <strong>li si ripone in una bacinella contenente acqua e candeggina e li si lascia a mollo per alcune ore</strong> (anche una notte intera se si vuole). Trascorso questo periodo di tempo, si lavano i vasi accuratamente, cercando di raggiungere ogni angolo interno, con una spugna leggermente abrasiva, sempre con acqua e candeggina.<strong> Al termine, una seconda lavata con acqua e sapone e si risciacqua abbondantemente</strong>. Una volta che i vasi sono puliti è consigliabile lasciarli al sole diretto per almeno una giornata: anche il sole intenso aiuta a sterilizzare. </p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"> <strong>VASI IN TERRACOTTA</strong> </span> &#8211; A differenza dei vasi in plastica, <strong>quelli in terracotta sono porosi: è per questo che la pulizia è più lunga e difficile</strong>, dal momento che un vecchio vaso in cotto può presentare macchie di calcare o macchie verdastre. Se il vaso è già abbastanza pulito, si può lavare con cura con acqua e sapone e un goccio di candeggina. <strong>Se invece il vaso è segnato da macchie di calcare o residui di muschio, lo si può immergere in una bacinella con acqua alla quale aggiungeremo succo di limone, oppure bicarbonato o aceto</strong>. Lasciamo a bagno i vasi per alcune ore e diamo una passata energica con una spugna, usando la stessa acqua in cui sono stati a mollo. Una volta tolti i &#8220;segni della vecchiaia&#8221;, si procede <strong>lavando il vaso con acqua e sapone di marsiglia</strong> per poi riporlo al sole diretto per almeno una giornata, per far sì che tutta l&#8217;acqua evapori dalle pareti porose.</p>
<figure id="attachment_6486" aria-describedby="caption-attachment-6486" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-di-cotto.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6486 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-di-cotto-150x150.jpg" alt="Vasi di cotto" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6486" class="wp-caption-text">Vasi in terracotta (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Se nel vaso di terracotta è morta una pianta per marciume</strong> <strong>i casi sono due</strong>: se il vaso è già vecchio, sbeccato o di valore irrisorio si può buttare. Se invece il vaso è di pregio, è grande o ha un certo valore, si può pulire a fondo per poi sterilizzarlo. <strong>La procedura di pulizia è la stessa descritta sopra, mentre per quanto riguarda la sterilizzazione si può ricorrere al vecchio metodo della bollitura</strong> (ovviamente se il vaso non è enorme): lo si colloca in una pentola, si riempie il tutto con acqua e si accende il fuoco lasciando il vaso a &#8220;cuocere&#8221; fino all&#8217;ebollizione. Da quando l&#8217;acqua bolle si spegne e si lascia il vaso a mollo per almeno una ventina di minuti. In alternativa, si possono immergere i vasi di terracotta in acqua, aggiungendo una soluzione igienizzante &#8220;aggressiva&#8221;, come la candeggina (lasciandoli a bagno per almeno un&#8217;ora). Una volta pulito e sterilizzato il vaso, si colloca al sole diretto per almeno un giorno, così che possa asciugare del tutto.</p>
<figure id="attachment_6527" aria-describedby="caption-attachment-6527" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Portulacaria-afra-in-vaso-da-bonsai.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6527 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Portulacaria-afra-in-vaso-da-bonsai-150x150.jpg" alt="Portulacaria afra in vaso da bonsai" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6527" class="wp-caption-text">Portulacaria afra in vaso smaltato per bonsai (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Le procedure descritte sono applicabili, fino a un certo punto, anche ai vasi smaltati solitamente usati per i bonsai</strong>. Si tratta, in questo caso, di vasi solitamente di pregio, smaltati all&#8217;esterno e porosi all&#8217;interno: a maggior ragione è un peccato buttarli. Una accortezza quando si ha a che fare con questo tipo di vasi: in questi casi è bene evitare la bollitura (che potrebbe rovinare lo smalto), preferendo il bagno in acqua e candeggina. Allo stesso modo, <strong>meglio evitare spugne abrasive</strong> che potrebbero graffiare o rovinare lo smalto.</p>
<p><a href="https://ilfioretralespine.it/vasi-cactus/" target="_blank" rel="noopener"><strong>La scelta del vaso? Ecco tutto quello che dovete sapere&#8230;</strong></a></p>
<h2>Riutilizzare gli inerti: setacciare e pulire i materiali</h2>
<figure id="attachment_593" aria-describedby="caption-attachment-593" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Pomice.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-593 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Pomice-150x150.jpg" alt="Pomice" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-593" class="wp-caption-text">Pomice (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Nella coltivazione delle piante succulente, si tratti di cactacee o piante grasse, si utilizzano moltissimi inerti, ossia materiali utili al drenaggio del <a href="https://ilfioretralespine.it/terricci-cactus-substrati/" target="_blank" rel="noopener"><strong>substrato</strong></a>. Gli inerti possono essere porosi o lisci, ognuno ha determinate proprietà e la scelta è davvero notevole ed è bene conoscerli per scegliere i più adatti al mix che vogliamo realizzare. <a href="https://ilfioretralespine.it/materiali-per-cactus-torba/" target="_blank" rel="noopener"><strong>In questo articolo trovate una disamina sulla maggior parte dei materiali utili alla preparazione dei terricci per le piante grasse</strong></a>. Premesso questo, quando si svasano le piante e si puliscono a fondo le radici ci si trova con intere bacinelle piene del vecchio substrato, che, se realizzato correttamente, contiene moltissimi inerti. A differenza della <a href="https://ilfioretralespine.it/argilla-espansa-torba/" target="_blank" rel="noopener"><strong>torba</strong></a>, che con il tempo e con l&#8217;assorbimento dei nutrienti da parte della pianta si impoverisce, gli inerti mantengono la loro utilità ed è per questo che (oltre che per risparmiare) è certamente una buona cosa riutilizzarli. </p>
<p>Così come per i vasi, è però importante precisare che il substrato in cui è morta una pianta o nel quale sono stati rinvenuti <a href="https://ilfioretralespine.it/malattie-e-parassiti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>parassiti</strong></a> (ad esempio la cocciniglia radicale) <strong>va eliminato</strong>. I vasi, come si è visto possono essere lavati e sterilizzati, ma nel caso del substrato è meglio non correre inutili rischi: se in quel terriccio è marcita una pianta o se in quel terriccio abbiamo trovato parassiti, lo si butta senza esitazione.</p>
<p>Se invece il substrato è stato recuperato dal rinvaso di piante perfettamente sane (fondamentale è controllare bene che tra le radici non si annidino parassiti) potremo riutilizzarlo senza problemi. La prima cosa da fare, una volta raccolto tutto il vecchio substrato in secchi o bacinelle, <strong>è farlo passare al vaglio, usando un setaccio a maglie fini, così da separare i veri e propri inerti dalla torba, dalla polvere o dalla terra di campo</strong>. La parte fine, ormai sfruttata, va eliminata, mentre gli inerti si depositano in un contenitore pulito. Una volta ottenuti tutti gli inerti si passa alla sterilizzazione, utile anche se in quel substrato non è morta alcuna pianta. </p>
<figure id="attachment_592" aria-describedby="caption-attachment-592" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ghiaia-di-fiume.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-592 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ghiaia-di-fiume-150x150.jpg" alt="Ghiaia di fiume setacciata" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-592" class="wp-caption-text">Ghiaia di fiume (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Per sterilizzare gli inerti ci sono diversi metodi</strong>: si possono ad esempio spargere su un telo e nebulizzare con un disinfettante non aggressivo (evitiamo la candeggina) lasciando poi evaporare il tutto, oppure si possono bollire, esattamente come i vasi in cotto. Infine, si possono semplicemente stendere su un telo di nylon e lasciare al sole diretto per almeno una settimana, facendo sì che la luce solare e l&#8217;aria diano una bella ripulita a pomice, lapillo, ghiaia, quarzite, ecc. In sostanza il processo di sterilizzazione degli inerti è blando e rapido poiché se nel substrato non erano presenti parassiti o batteri che hanno portato la pianta a marcire se ne può dedurre semplicemente che quel terriccio era ed è perfettamente &#8220;sano&#8221;. </p>
<p>Una volta terminata l&#8217;operazione di pulizia e sterilizzazione, gli inerti possono essere messi da parte o utilizzati immediatamente per la composizione di un nuovo substrato, aggiungendo nelle giuste proporzioni torba fresca, humus di lombrico o qualsiasi altro elemento utile alla pianta che si andrà a rinvasare (ad esempio il gesso per alcuni generi di cactus).</p>
<p>Annotazione importante: <strong>quando si svasano le piante è fondamentale controllarne a fondo lo stato di salute e verificare che fra le radici non si annidino parassiti</strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=uA21rcP2TpE" target="_blank" rel="noopener"><strong>qui trovate un video sulla cocciniglia radicale</strong></a>). Solo così possiamo avere la ragionevole certezza che quegli inerti potranno essere riciclati senza problemi. Nel dubbio, meglio buttare tutto: sarebbe un peccato far correre rischi alle piante solo per salvare una manciata di pomice o di lapillo!</p>
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		<title>Rettili, roditori, insetti: quanti incontri si fanno coltivando piante grasse! Ecco tutti quelli da evitare</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Oct 2023 06:56:11 +0000</pubDate>
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<p></p>
<p><strong>Tutte le piante, purtroppo, possono essere oggetto di attacchi di parassiti e malattie (funghi in particolare). In molti casi il problema può essere circoscritto ma talvolta, quando si hanno molte piante, si può avere a che fare con vere e proprie &#8220;epidemie&#8221; che se trascurate possono rovinare e uccidere moltissimi esemplari. Non tutti gli insetti sono però nocivi ed è importante saper riconoscere i veri nemici dei cactus e delle piante grasse da organismi innocui o addirittura utili.</strong></p>
<p>Perfino un giovane pipistrello, impigliato, povero lui, tra le micidiali spine uncinate di un <em>Ancistrocactus</em> e morto in quello sgradito abbraccio nel corso della notte, senza che io potessi accorgermene e far qualcosa per liberarlo. In tanti anni di coltivazione mi è capitato anche questo come vedrete nella foto all&#8217;interno dell&#8217;articolo. <strong>Chi coltiva cactus, specie se dispone di una serra (sebbene incontri singolari si possano avere anche coltivando in un giardino, su una terrazza o su un balcone) sa bene che non solo gli insetti, ma anche molti rettili o piccoli mammiferi sono soliti sgusciare tra una pianta e l&#8217;altra</strong>. Lucertole, ragni, formiche, lumache, mantidi, piccoli uccelli e topi (non tanto quelli piccoli, i cosiddetti topi di campagna, ma i veri e propri ratti, che divorano qualsiasi pianta, spine o non spine) abbondano in particolare se si coltiva in campagna, dove non è raro imbattersi anche in qualche innocua biscia d&#8217;acqua. Abbondano, in particolare, se si predilige una coltivazione spartana, con ridotto utilizzo di prodotti chimici. <strong>La maggior parte di questi &#8220;ospiti&#8221; non arreca alcun danno alle piante; altri ancora sono utili nella lotta contro i parassiti</strong>: si pensi alle coccinelle (coccinelle, non cocciniglie!) o a quel ragnetto di colore rosso visibile a occhio nudo che se ne va a spasso sui fusti dei cactus e che di primo acchito ci fa prendere un colpo, ma che in realtà è un utile predatore del dannosissimo ragnetto rosso, invisibile a occhio nudo (al contrario dei danni che provoca alle piante). </p>
<p>In questo articolo ecco una panoramica degli incontri con animali o insetti che ho avuto in anni di coltivazione delle succulente, sia su un piccolo balcone che nell&#8217;attuale grande serra in campagna. Soprattutto, ecco qualche utile informazione per capire <strong>quali sono gli animali o gli insetti &#8220;amici&#8221; e quali sono invece gli animali o gli insetti &#8220;nemici&#8221; di cactus e piante grasse</strong> e come tenerli a bada. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Ecco l&#8217;autunno: quali trattamenti possiamo fare per proteggere le piante grasse e ridurre le perdite?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Oct 2023 13:00:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con l&#8217;inizio dell&#8217;autunno quasi tutte le piante grasse cominciano a prepararsi alla stasi vegetativa che si protrarrà fino a febbraio/marzo. Nei mesi invernali, i cactus (salvo qualche eccezione come Melocactus, Discocactus e le epifite come gli Epiphyllum) e moltissime succulente (fatta eccezione per quelle originarie dell&#8217;emisfero australe o di aree come il Madagascar) bloccano la &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/trattamenti-piante-grasse/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Ecco l&#8217;autunno: quali trattamenti possiamo fare per proteggere le piante grasse e ridurre le perdite?"</span></a></p>
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<p></p>
<p>Con l&#8217;inizio dell&#8217;autunno quasi tutte le piante grasse cominciano a prepararsi alla stasi vegetativa che si protrarrà fino a febbraio/marzo. Nei mesi invernali, i cactus (salvo qualche eccezione come <em>Melocactus</em>, <em>Discocactus</em> e le epifite come gli <em>Epiphyllum</em>) e moltissime succulente (fatta eccezione per quelle originarie dell&#8217;emisfero australe o di aree come il Madagascar) bloccano la crescita e vanno in riposo per recuperare le energie e poter fiorire durante la stagione successiva. In questi mesi le piante vanno tenute al freddo e non vanno annaffiate. E&#8217; tuttavia utile effettuare qualche trattamento preventivo per evitare che, complice l&#8217;umidità invernale, durante questi mesi si formino muffe o funghi che al primo rialzo della temperatura, attivandosi, inneschino il marciume. Attenzione: i trattamenti preventivi con prodotti chimici possono essere utili ma non vanno per forza effettuati. Si tratta semplicemente di una misura di prevenzione, dal momento che la migliore forma di difesa resta sempre la coltivazione spartana delle piante accompagnata da un buon ricambio di aria nel corso dell&#8217;autunno e dell&#8217;inverno. Ci sono coltivatori che limitano all&#8217;essenziale questi trattamenti, magari privilegiando prodotti a basso impatto ambientale (io stesso ho adottato questa decisione da anni) e coltivatori che abusano dei prodotti chimici nella speranza di rendere così le loro piante invulnerabili rispetto a parassiti animali, funghi e muffe.</p>
<p>In questo articolo, che completa quanto già esposto in altri articoli (che troverete grazie ai link interni) vediamo cosa è consigliabile fare in queste settimane per proteggere le piante e limitare al massimo le perdite per marciume o a causa di parassiti. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Come coltivare i cactus: il vademecum con le 10 cose che devi assolutamente sapere per evitare errori</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Aug 2023 14:41:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sole pieno? Ma che ne vuoi sapere, la finestra sul pianerottolo basta e avanza! Terriccio? Io lo compro pronto al supermercato, è perfetto. I vasi? Più piccoli sono e meglio è: guai a lasciare più di mezzo centimetro tra la pianta e il bordo&#8230; E via così, a suon di amenità, false convinzioni, &#8220;sentito dire&#8221; &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/coltivare-cactus-cosa-sapere/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Come coltivare i cactus: il vademecum con le 10 cose che devi assolutamente sapere per evitare errori"</span></a></p>
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<p>Sole pieno? Ma che ne vuoi sapere, la finestra sul pianerottolo basta e avanza! Terriccio? Io lo compro pronto al supermercato, è perfetto. I vasi? Più piccoli sono e meglio è: guai a lasciare più di mezzo centimetro tra la pianta e il bordo&#8230; E via così, a suon di amenità, false convinzioni, &#8220;sentito dire&#8221; che assurge rapidamente a dogma perché&#8230; perché l&#8217;ha detto il tizio là su Facebook e quello si capisce subito che è uno che se ne intende perché ha le luci giuste e il montaggio pare gliel&#8217;abbia fatto Kubrick. Battute a parte, quante fesserie tocca ancora oggi sentire riguardo alla <strong>coltivazione dei cactus</strong>? Quanti &#8220;influencer&#8221; improvvisati cavalcano la cresta dei social sospinti dal Maestrale dei like (già, i like, che in gergo vengon detti &#8220;le metriche della vanità&#8221;&#8230;) e, forti per l&#8217;appunto di legioni di followers e pollicioni in su, ammanniscono lezioni e conferenze ammiccando dai monitor, svelandovi &#8220;5 trucchi fantastici che non conosci sui cactus&#8221; o &#8220;come passare dal seme alla pianta in fiore in 35 secondi netti&#8221;. Oppure, con atteggiamento a metà tra il cospiratorio e l&#8217;aummaumma dello sgamato imbonitore, ti promettono di insegnarti tutto ma proprio tutto sulla coltivazione di queste splendide piante (solitamente declinate a elemento d&#8217;arredo anche grazie a vezzeggiativi quali &#8220;ciccette&#8221;, &#8220;grassine&#8221;, grassottelle&#8221; e avanti così con tutto ciò che veste bene i lipidi). Poi, magari, scava scava, scopri che l&#8217;influencer di turno coltiva cactus da 2 o 3 anni &#8211; regalo di nonna -, li tiene accanto al pc o al televisore (&#8220;sai, assorbono i raggi magnetici&#8221;), non distingue una <em>Rebutia</em> da una <em>Begonia</em> e non s&#8217;è mai preso/a la briga di sfogliare un qualsiasi libro su cactacee e succulente. Tanto c&#8217;è il web, no? Ci sono gli influencer anche per le piante, no? No. Ci sono personaggi simpatici e preparati, ci sono bei faccini che qualcosa sanno, ma c&#8217;è anche tanta fuffa (perdonate il termine da vecchio cronista). Tante informazioni sbagliate, tanta confusione e tanta impreparazione.</p>
<p>Allora, senza alcuna velleità di offrirvi con questo articolo &#8220;Il Verbo&#8221;, <strong>ecco un vademecum, un elenco di dieci cose che dovete sapere (o dovreste già sapere!) se volete coltivare davvero al meglio i vostri cactus.</strong> Senza trucchi né inganni: qui siamo ai fondamentali, suvvia. Ma senza questi non si va da nessuna parte. E sono convinto che anche chi, scorrendo i 10 punti dirà dieci volte &#8220;ah sì, lo so&#8221;, troverà in questo vademecum uno strumento utile per ripassare, porsi qualche domanda in più e spingersi a migliorare. E state tranquilli, quanto segue non arriva dal web, ma da 30 anni di esperienza sul campo, di esperimenti e fallimenti, dal confronto con coltivatori e studiosi ben più esperti di me e dalla lettura di qualche dozzina di manuali in italiano, inglese, francese, spagnolo (e pure tedesco, sebbene in quel caso, lo confesso, mi sono limitato a fotografie e didascalie, non conoscendo il teutonico idioma!) (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Un rinvaso&#8230; mostruoso! Come scegliere bene un cactus e cosa fare subito dopo l&#8217;acquisto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario del coltivatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non amo particolarmente le succulente crestate, ma al tempo stesso non sono del tutto indifferente al loro fascino e ogni tanto qualche esemplare &#8220;mostruoso&#8221; finisce nella mia serra. Piccola digressione: se non sapete cosa sia una pianta &#8220;crestata&#8221; o &#8220;mostruosa&#8221;, nell&#8217;articolo raggiungibile tramite questo link troverete tutte le risposte. Premesso questo, nelle scorse settimane ho &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/comprare-cactus-cereus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Un rinvaso&#8230; mostruoso! Come scegliere bene un cactus e cosa fare subito dopo l&#8217;acquisto"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/comprare-cactus-cereus/">Un rinvaso&#8230; mostruoso! Come scegliere bene un cactus e cosa fare subito dopo l&#8217;acquisto</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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<p>Non amo particolarmente le succulente crestate, ma al tempo stesso non sono del tutto indifferente al loro fascino e ogni tanto qualche esemplare &#8220;mostruoso&#8221; finisce nella mia serra. Piccola digressione: se non sapete cosa sia una pianta &#8220;crestata&#8221; o &#8220;mostruosa&#8221;, <a href="https://ilfioretralespine.it/crestature-variegature/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nell&#8217;articolo raggiungibile tramite questo link</strong></a> troverete tutte le risposte. Premesso questo, nelle scorse settimane ho acquistato un cactus crestato da un vivaista specializzato in piante succulente. La pianta è in ottima salute e ben formata, ma il substrato, come quasi sempre accade quando si acquistano cactacee, è eccessivamente torboso, quantomeno per il tipo di coltivazione che ho adottato ormai da anni. Ho allora colto l&#8217;occasione per descrivere l&#8217;operazione di rinvaso di questo <em>Myrtillocactus </em>(in origine l&#8217;ho identificato così ma ora, grazie al commento di un lettore, ritengo sia un <em>Cereus peruvianus</em>), così da poter parlare di piante &#8220;mostruose&#8221;, di rinvasi, di substrati semplici e alla portata di tutti dal punto di vista della realizzazione e di buone pratiche da seguire quando si acquistano nuove piante.</p>
<p>Ecco allora il resoconto &#8211; corredato dalle foto dei singoli passaggi &#8211; del rinvaso di questo <em>Cereus</em>, con alcune considerazioni utili, per l&#8217;appunto, in merito a terricci, nuovi acquisti e cactacee crestate. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Cosa sono i &#8220;polloni&#8221; dei cactus. E&#8217; meglio toglierli o lasciarli? Influiscono sulle fioriture?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 May 2022 10:44:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sono i polloni? C&#8217;è chi li chiama &#8220;rami&#8221; e chi li definisce &#8220;nuove teste&#8221;. C&#8217;è chi, più prosaicamente, li definisce &#8220;figli&#8221; della pianta madre. In tutti i casi si tratta di nuove &#8220;protuberanze&#8221; che spuntano attorno al corpo della pianta principale. Nei cactus, così come nelle Agavi, è un fenomeno molto comune e se &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/polloni-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Cosa sono i &#8220;polloni&#8221; dei cactus. E&#8217; meglio toglierli o lasciarli? Influiscono sulle fioriture?"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/polloni-cactus/">Cosa sono i &#8220;polloni&#8221; dei cactus. E&#8217; meglio toglierli o lasciarli? Influiscono sulle fioriture?</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Cosa sono i polloni? C&#8217;è chi li chiama &#8220;rami&#8221; e chi li definisce &#8220;nuove teste&#8221;. C&#8217;è chi, più prosaicamente, li definisce &#8220;figli&#8221; della pianta madre. In tutti i casi si tratta di nuove &#8220;protuberanze&#8221; che spuntano attorno al corpo della pianta principale. </strong></p>
<p>Nei cactus, così come nelle Agavi, è un fenomeno molto comune e se in alcune specie non accade mai, in altre succede molto facilmente anche con piante giovani. Attenzione: <strong>non stiamo parlando di semenzali nati al riparo del fusto della pianta madre da semi caduti da quest&#8217;ultima, ma di veri e propri nuovi corpi attaccati al fusto principale e che spuntano da quest&#8217;ultimo per poi crescere costantemente di dimensione</strong>. Il termine corretto è &#8220;polloni&#8221; e a chiunque coltivi cactus o abbia dato un&#8217;occhiata a questa famiglia di piante in un vivaio o in un orto botanico sarà capitato di osservare uno o più esemplari pollonati. <strong>Perché i cactus producono i polloni, quali generi sono più propensi a pollonare e quali meno? E ancora, la domanda più frequente: è vero che i polloni &#8220;rubano&#8221; energia alla pianta madre e ne riducono le fioriture? I polloni stessi possono fiorire?</strong> Altra domanda molto frequente: <strong>conviene lasciarli attaccati alla pianta madre o è meglio toglierli?</strong> Possono essere usati come talee per ottenere nuove piante identiche alla pianta madre e, in caso di malattia di quest&#8217;ultima, possono essere staccati per salvarla e riprodurla? </p>
<p>In questo articolo approfondiamo il tema e diamo una risposta a tutte queste domande. (&#8230;)</p>
<p><span id="more-8645"></span></p>
<h2>Premessa sui polloni</h2>
<p>Per inquadrare l&#8217;argomento partiamo dalla definizione di &#8220;pollone&#8221; tratta dal volumetto &#8220;<em>Conoscere e Coltivare le Piante Succulente</em>&#8221; edito nel 2005 dalla Associazione Italiana Amatori delle Piante Succulente (<a href="https://www.cactus.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>AIAS</strong></a>). Il glossario a fine opuscolo, alla voce &#8220;pollone&#8221; recita: &#8220;<em>Ramo originato di solito da una gemma avventizia</em>&#8220;. Integriamo la descrizione con quella data dalla Treccani online al termine &#8220;avventizio&#8221;, così da avere il quadro completo: &#8220;<em>Si dice avventizio un organo che si forma lontano dall’apice vegetativo di asse e quindi su parti adulte; contrapposto a normale</em>&#8220;.</p>
<figure id="attachment_8586" aria-describedby="caption-attachment-8586" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Mammillaria-giselae.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8586 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Mammillaria-giselae-150x150.jpg" alt="Mammillaria giselae" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-8586" class="wp-caption-text">Mammillaria giselae: i polloni conferiscono al fusto un portamento accestito (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Restando all&#8217;ambito dei cactus, si può dunque affermare che <strong>i polloni altro non sono se non rami originati dal fusto principale</strong>. Rami nati da gemme avventizie, ossia non all&#8217;apice della pianta. Non a caso, i polloni sono sempre collocati alla base del fusto principale, crescono attorno a quest&#8217;ultimo e contribuiscono a conferire al cactus il portamento &#8220;accestito&#8221; che siamo abituati a vedere, ad esempio, negli <em>Echinocactus</em>, in molte <em>Mammillaria</em>, nelle <em>Rebutia</em> e nelle <em>Sulcorebutia</em>, giusto per limitarci a qualche esempio. Comunissimo, il fenomeno della pollonatura, è anche nelle Agavi: anche esemplari relativamente piccoli cominciano ben presto a produrre polloni attorno alla base, attraverso i quali è possibile moltiplicare facilmente la pianta.</p>
<p><a href="https://ilfioretralespine.it/globosa-colonnare-cactus/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Le forme dei cactus: un articolo specifico</strong></a>.</p>
<p>I polloni sono dunque rami, non piante autonome nate da semi originati dalla pianta madre, e nemmeno deformazioni del fusto. Si tratta di vere e proprie propaggini della pianta, che in questo modo si sviluppa e cresce. I polloni, infatti, sono attaccati alla pianta madre. In alcuni casi il punto di contatto è molto sottile e delicato, tanto che per staccare il pollone è sufficiente una lieve torsione dello stesso. In altri casi, specie dopo anni, il punto di contatto è robusto e per staccare il pollone è necessario tagliare.</p>
<p>La cosa interessante è che in moltissimi casi i polloni si comportano come rami &#8220;anomali&#8221;, nel senso che non si limitano a svilupparsi restando completamente dipendenti dalla pianta madre, ma producono loro stessi radici autonome. Accade in particolare in cactacee a portamento globoso e che grazie allo sviluppo dei polloni assumono col tempo un portamento accestito (es. <em>Echinopsis</em>). <strong>Veri e propri rami sono invece quelli prodotti generalmente dalle cactacee a portamento colonnare</strong>. Accade di solito in tempi molto lunghi e, in alcune specie, esclusivamente in natura, come per la <em>Carnegiea Gigantea</em> (il cosiddetto &#8220;<em>Saguaro</em>&#8220;).</p>
<figure id="attachment_8657" aria-describedby="caption-attachment-8657" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Echinopsis-oxygona-pollonato.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8657 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Echinopsis-oxygona-pollonato-150x150.jpg" alt="Echinopsis oxygona pollonato" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-8657" class="wp-caption-text">Echinopsis oxygona pollonato alla base (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Negli anni mi è capitato di assistere, in particolare con gli <em>Echinopsis</em>, a un fenomeno particolare la cui causa non mi è nota: in esemplari pollonati ormai da tempo il fusto principale ha cominciato ad avvizzire per poi seccare del tutto. Al contrario, i polloni attorno alla pianta madre sono sempre rimasti in perfetta salute, tanto che mi è bastato staccarli e rinvasarli (col tempo avevano prodotto apparati radicali perfetti) per salvare così la pianta e al tempo stesso moltiplicarla. Tutte le piante alle quale è capitato questo fenomeno erano in salute e non oggetto di alcun attacco da parte di parassiti e il fusto centrale non presentava tracce di marciume (anche perché in quel caso lo avrebbe ben presto trasmesso ai polloni). Mi è sembrato piuttosto che il corpo centrale, esaurita la sua funzione di &#8220;produttore&#8221; di rami, avesse semplicemente terminato il suo ciclo vitale decidendo così di &#8220;togliere il disturbo&#8221; e lasciar crescere i discendenti&#8230; In questi casi, più che altro per un semplice fattore estetico, ho svasato la pianta, ho staccato i polloni e li ho rinvasati buttando il fusto centrale, ormai secco e morto.</p>
<p><a href="https://ilfioretralespine.it/malattie-e-parassiti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Malattie e parassiti delle piante succulente: riconoscerli e prevenirli</strong></a>.</p>
<h2>La funzione dei polloni nei cactus</h2>
<p>I polloni, sempre restando alla famiglia delle cactacee, sono rami, come abbiamo visto, pertanto la loro funzione non è altra se non quella che consegue al normale sviluppo della pianta. Moltissime cactacee hanno inizialmente un portamento globoso, con un unico fusto. A un certo punto dello sviluppo, però, la pianta comincia a emettere uno o più rami, che col tempo si ingrossano fino a diventare di dimensioni pari (in molti casi, non sempre!) a quelle del fusto principale. Con gli anni i polloni aumentano, oltre che di volume, di numero e <strong>conferiscono alla pianta il tipico aspetto accestito</strong>. Anche in questo caso l&#8217;esempio più comune è l&#8217;<em>Echinopsis</em>.</p>
<p>Non è dunque corretto dire che i polloni servono alla pianta per moltiplicarsi, dal momento che sono attaccati al fusto principale e ne rappresentano solo un&#8217;estensione. E&#8217; però evidente che se per qualche ragione (il passaggio di un animale, una tempesta, ecc.) un pollone si stacca, si allontana dalla pianta madre e comincia ad affondare le sue radici nel terreno, potrà svolgere la funzione di &#8220;riproduttore&#8221; della pianta. E&#8217; esattamente ciò che possiamo fare noi staccando manualmente i polloni e rinvasandoli in contenitori separati così da avere più piante (ne parlerò più diffusamente più avanti).</p>
<h2>Tutti i cactus pollonano prima o poi?</h2>
<p>Assolutamente no. <strong>Non tutti i generi di cactacea sono portati a produrre polloni</strong>. Anche all&#8217;interno di uno stesso genere, vi possono essere specie che pollonano facilmente e altre che mantengono un unico fusto anche andando avanti con l&#8217;età (ad esempio il genere <em>Mammillaria</em>). Piante a fusto solitario e quasi mai pollonato sono, ad esempio, quelle appartenenti ai generi <em>Ferocactus, Astrophytum, Echinocactus, Copiapoa, Epithelantha, Turbinicarpus, Ariocarpus, Ancistrocactus</em>. Attenzione, si tratta di indicazioni di massima, perché <strong>in realtà qualsiasi cactacea poterebbe emettere polloni</strong>: se non lo fa per una questione genetica, potrebbe comunque farlo a causa di un fattore esterno. Il che ci porta ad un&#8217;altra domanda: i polloni possono dipendere da una crescita anomala?</p>
<h2>Crescita anomala e polloni: le differenze</h2>
<figure id="attachment_8661" aria-describedby="caption-attachment-8661" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Stenocactus-pollonato-per-danno-apicale.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8661 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Stenocactus-pollonato-per-danno-apicale-150x150.jpg" alt="Stenocactus pollonato per danno apicale" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-8661" class="wp-caption-text">Stenocactus pollonato all&#8217;apice a seguito di attacco parassitario (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Anche cactacee che normalmente non produrrebbero polloni, se non in età molto avanzata, come accade con alcuni <em>Echinocactus</em> e alcune <em>Copiapoa</em>, <strong>possono pollonare a seguito di uno sviluppo anomalo del fusto principale</strong>. Questo fenomeno consegue sempre a un episodio di stress (ambientale o &#8220;meccanico&#8221;). In altre parole, la pianta reagisce a condizioni di coltivazione non idonee emettendo polloni (molto probabilmente per darsi più possibilità di sopravvivenza). Allo stesso modo e molto frequentemente, un cactus può cominciare a emettere polloni a seguito di un attacco di parassiti (cocciniglia, ragnetto rosso) o dopo un &#8220;trauma&#8221; meccanico come una botta (spostando o rinvasando una pianta può sempre capitare che ci sfugga di mano&#8230;). In tutti questi casi, soprattutto se il danno è nei pressi dell&#8217;apice, la pianta può assumere un portamento non conforme a quello tipico di quella specie e può emettere polloni. Mi è capitato parecchie volte con <em>Astrophytum, Copiapoa, Turbinicarpus</em>: piante che in condizioni normali non produrrebbero polloni se non in età molto avanzata.</p>
<h2>E&#8217; vero che le piante pollonate fioriscono meno?</h2>
<p>Una delle convinzioni più diffuse tra appassionati di succulente è proprio questa: le piante pollonate non fioriscono o fioriscono meno rispetto alle piante a fusto singolo. <strong>Si tratta di una convinzione errata</strong>. E&#8217; chiaro che i polloni assorbono acqua ed energie insieme alla pianta madre e che dunque sia l&#8217;acqua che le energie devono essere ripartite tra più &#8220;soggetti&#8221;, ma è altrettanto chiaro che, trattandosi di rami, tutto contribuisce alla causa comune, ossia allo sviluppo della pianta, sia essa accestita o a portamento solitario. Può accadere che nella fase iniziale, quando i polloni sono ancora piccoli, la pianta madre fiorisca meno copiosamente, ma teniamo conto del fatto che una volta che i polloni saranno cresciuti, cominceranno anche loro a fiorire, contribuendo al risultato d&#8217;insieme. </p>
<p><strong>Per quanto concerne la mia personale esperienza, in circa trent&#8217;anni non ho mai riscontrato riduzioni significative nella fioritura di piante pollonate</strong>. Ho parecchie piante dello stesso genere e della stessa specie e quando fiorisce un esemplare a portamento singolo fiorisce anche l&#8217;esemplare della stessa specie pollonato. In tutti questi casi la differenza nelle fioriture è minima o assente. In breve: non ho mai avuto piante singole con dieci fiori e piante pollonate (ovviamente della stesa specie e ottenute dalla stessa semina) con un solo fiore. Anzi, mi capita ogni anno che nel vaso rettangolare pieno di <a href="https://ilfioretralespine.it/generi-dalla-d-alla-f/" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>Echinopsis</em> <em>oxygona</em></strong></a> che tengo sul balcone di casa le ormai tantissime teste producano dai 15 ai 20 fiori per volta.</p>
<p>Una cosa, tuttavia, si può affermare con relativa certezza:<strong> la pianta pollonata ha una crescita meno vigorosa e più &#8220;lenta&#8221; rispetto alla pianta senza polloni</strong>. A parità di genere e specie, insomma, se l&#8217;esemplare è attorniato da polloni, nel complesso la crescita sarà meno evidente, poiché ripartita su più corpi. Se la pianta è a portamento solitario, è chiaro che concentrerà tutte le energie sull&#8217;unico fusto, col risultato che la crescita ci apparirà più evidente e più veloce.</p>
<h2>Dobbiamo tenere i polloni o possiamo staccarli?</h2>
<p>Quando si parla di cactus e di polloni, una delle domande più comuni è: meglio tenerli o staccarli? Se ci pensiamo bene è una domanda il cui unico senso può rientrare nella sfera estetica. Che un cactus produca polloni perché ha subìto un danno o che li produca semplicemente perché decide che è ciò che deve fare, non cambia la sostanza: la pianta sta semplicemente seguendo il corso della natura. </p>
<figure id="attachment_8654" aria-describedby="caption-attachment-8654" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Copiapoa-gigantea-pollonata.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8654 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Copiapoa-gigantea-pollonata-150x150.jpg" alt="Copiapoa gigantea pollonata" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Copiapoa-gigantea-pollonata-150x150.jpg 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Copiapoa-gigantea-pollonata-1014x1024.jpg 1014w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Copiapoa-gigantea-pollonata.jpg 1024w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8654" class="wp-caption-text">Polloni alla base di una Copiapoa gigantea (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>L&#8217;unica risposta alla domanda &#8220;è meglio lasciare i polloni o toglierli&#8221; non può che essere: <strong>è una questione estetica</strong>. Se preferite la pianta con il fusto solitario, potete togliere i polloni e usarli come &#8220;talee&#8221; per riprodurre la pianta stessa. Se invece la pianta vi piace accestita, lasciate fare alla natura. Attenzione, però: nel caso voleste togliere i polloni, fatelo solo se si staccano facilmente dalla pianta madre. Se è necessario tagliare, ad esempio perché il pollone è molto vecchio e il punto di congiunzione col fusto principale è ampio, è necessario tagliare esattamente come faremmo con una talea, dunque con una lama disinfettata e avendo cura di cospargere le ferite con polvere cicatrizzante (anche la comune cannella in polvere va bene), sia sulla pianta madre che sul pollone.</p>
<p>Al netto del fattore estetico, che per quanto mi riguarda abbraccia anche quello &#8220;filosofico&#8221;, nel senso che preferisco lasciar fare alla natura, esattamente come accadrebbe con l&#8217;esemplare nel suo habitat, ci possono essere due validi motivi per staccare tutti i polloni (o alcuni soltanto). <strong>Se un pollone sta marcendo, ad esempio, è ovvio che dovremo toglierlo al più presto</strong> per evitare che trasmetta il fungo alla pianta madre o agli altri polloni. Allo stesso modo, ma a parti invertite, <strong>se il fusto principale sta marcendo o è avvizzito, sarà meglio staccare tutti i polloni e salvare almeno quelli</strong>.</p>
<p>Il secondo motivo per il quale può essere una buona idea staccare uno o più polloni è la <strong>veloce riproduzione della pianta</strong>. In questo caso è sufficiente attendere che il pollone sia ben formato e abbia emesso le sue radici. A quel punto potremo staccarlo e avere così uno o più cloni della pianta madre.</p>
<h2>Come riprodurre le piante grasse per pollone</h2>
<figure id="attachment_8658" aria-describedby="caption-attachment-8658" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Echinopsis-oxygona-polloni-staccati.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8658 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Echinopsis-oxygona-polloni-staccati-150x150.jpg" alt="Echinopsis oxygona polloni staccati" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-8658" class="wp-caption-text">Polloni di Echinopsis pronti per il rinvaso (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>La riproduzione attraverso i polloni è di fatto una riproduzione per talea: si usa un pezzo della pianta per ottenerne un clone. Con i polloni è tutto più semplice perché (se non abbiamo fretta) si tratta di piante già formate e radicate. <strong>La procedura è molto semplice</strong>, soprattutto se effettuata in fase di rinvaso e con la pianta madre svasata. E&#8217; sufficiente staccare il pollone facendolo ruotare sul suo asse finché il punto di congiunzione con il fusto principale non cede. Se il &#8220;collegamento&#8221; con la pianta madre è saldo sarà necessario tagliare di netto con un cutter. Una volta staccato il pollone, lasciamo la pianta madre in un luogo arieggiato ed evitiamo di annaffiare e nebulizzare per almeno una decina di giorni, così che la ferita cicatrizzi. La stessa cosa faremo con il pollone: lasciamolo in un luogo ombreggiato e all&#8217;aria, così che il punto di congiunzione con la pianta madre si asciughi del tutto, esattamente come le radici. Dopo una settimana o due, sarà sufficiente rinvasare il pollone in comune terriccio per cactus e attendere ancora qualche giorno prima di annaffiare.</p>
<p><strong>Il periodo migliore per queste operazioni</strong>, trattandosi di riproduzione della pianta, è la primavera inoltrata, dopo che la pianta ha ripreso a vegetare. In questa stagione i polloni saranno attivi e attecchiranno facilmente. L&#8217;operazione è sicuramente da evitare durante l&#8217;inverno, a meno che non sia necessaria per salvare la pianta madre o il pollone stesso.</p>
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		<title>Il marciume colpisce il mio Astrophytum di oltre 25 anni: ecco cosa ho fatto per salvarlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 09:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario del coltivatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è una di quelle &#8220;sorprese&#8221; che non vorresti mai ricevere quando fai un salto in serra a controllare le tue piante. Che qualche pianta, specie in primavera, possa essere colpita da marciume radicale è inevitabile, soprattutto quando si coltivano centinaia di piante. Che a marcire sia proprio quell&#8217;esemplare che è con te da vent&#8217;anni, &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-marciume/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il marciume colpisce il mio Astrophytum di oltre 25 anni: ecco cosa ho fatto per salvarlo"</span></a></p>
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<p>Questa è una di quelle &#8220;sorprese&#8221; che non vorresti mai ricevere quando fai un salto in serra a controllare le tue piante. Che qualche pianta, specie in primavera, possa essere colpita da marciume radicale è inevitabile, soprattutto quando si coltivano centinaia di piante. Che a marcire sia proprio quell&#8217;esemplare che è con te da vent&#8217;anni, che hai visto crescere e fiorire ogni anno e che magari ha un valore affettivo particolare (ad esempio perché ti era stato regalato in una determinata occasione)&#8230; beh, è sempre dura da mandare giù, anche per il coltivatore più esperto. In questo caso, però, non è ancora detta l&#8217;ultima parola: l&#8217;<em>Astrophytum myriostigma</em> che vedete nelle foto è una delle piante con me da più tempo, è messo male ma non è ancora spacciato.</p>
<p>Nell&#8217;articolo che segue descrivo in dettaglio cosa è successo e come sto cercando di salvarlo. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Cactus e malattie: stop all&#8217;ansia, a volte non possiamo far altro che lasciar fare alla Natura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 08:21:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Malattie e parassiti]]></category>
		<category><![CDATA[british cactus & succulent society]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p>Parliamo di cactus e malattie partendo da un  semplice foto. La pianta che ha dato spunto a questo articolo, e che vedete qui in alto, è (o meglio, era) un <em>Ancistrocactus</em> (=<em>Glandulicactus</em>) <em>mathssonii</em>. Avevo ottenuto questo esemplare con una mia semina circa dieci anni fa e fortunatamente altri otto o nove &#8220;fratelli&#8221; di questa pianta sono ancora in perfetta salute, crescono e fioriscono regolarmente. Questa particolare pianta, pur trattata esattamente come gli altri esemplari di quella semina e piantata nello stesso tipo di substrato in cui vivono i miei altri <em>mathssonii</em> (terra di campo, poca marna e un 60% di inerti) un paio di anni fa si è presa qualche &#8220;fungo&#8221; e nel giro di poche settimane è morta. Credo si trattasse di <em>fusarium</em>, ma ad oggi poco importa, perché la malattia ha fatto il suo corso e quel che resta è&#8230; l&#8217;armatura di questo cactus, ossia un bellissimo intreccio di spine che abbraccia il vuoto lasciato dal fusto che, con il tempo, si è seccato fino a decomporsi e a sparire del tutto. L&#8217;osservazione di quel che rimane di questa pianta, che da un paio di anni tengo lungo un muretto non distante dalla serra, dove di solito sposto le piante malate (per malattie, in questo caso, intendo genericamente patogeni e parassiti) per evitare che possano contagiare altri esemplari, mi ha portato ad alcune considerazioni sulla coltivazione e sul trattamento delle malattie delle piante.</p>
<p>Considerazioni che ho condensato nell&#8217;articolo che segue, un estratto del quale è stato pubblicato anche sulla newsletter della <em>British Cactus and Succulent Society</em>. (&#8230;)</p>
<p>
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