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	<title>talea Archivi - Il fiore tra le spine</title>
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	<description>Due o tre cose che ho imparato su cactus e piante grasse</description>
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	<title>talea Archivi - Il fiore tra le spine</title>
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		<title>Il Seramis, un materiale alternativo per la coltivazione di cactus e succulente: pregi e difetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 09:42:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora poco conosciuto e poco utilizzato, il seramis è un materiale eccellente anche nella coltivazione dei cactus e delle piante succulente. Si tratta di un inerte poroso che favorisce il drenaggio e che aiuta le piante a radicare rapidamente. Ma come utilizzare il seramis nella coltivazione delle piante grasse? In che quantità può essere usato &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/seramis-cactus-succulente/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il Seramis, un materiale alternativo per la coltivazione di cactus e succulente: pregi e difetti"</span></a></p>
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<p></p>
<p>Ancora poco conosciuto e poco utilizzato,<strong> il seramis è un materiale eccellente anche nella coltivazione dei cactus e delle piante succulente. Si tratta di un inerte poroso che favorisce il drenaggio e che aiuta le piante a radicare rapidamente. Ma come utilizzare il seramis nella coltivazione delle piante grasse? In che quantità può essere usato nella composizione dei vari substrati per cactus e succulente?</strong></p>
<p>Recentemente, sui canali social collegati al sito, ho pubblicato un breve video in cui rinvaso un <em>Astrophytum asterias</em> <strong>in un substrato composto unicamente da Seramis</strong>. A seguito di quel video in molti mi hanno chiesto informazioni su questo particolare materiale dal caratteristico colore arancione, in effetti poco utilizzato nella coltivazione delle succulente e non facilmente reperibile nei vivai di piccole dimensioni. <strong>Ho avuto modo di utilizzare il Seramis in passato nella coltivazione di alcuni cactus e la mia esperienza è stata decisamente positiva</strong> (sebbene, come inerte poroso, la pomice resti a mio avviso il materiale migliore in assoluto) ed è anche per questo che l&#8217;ho impiegato recentemente per l&#8217;<em>Astrophytum</em> oggetto del video (video che trovate anche alla fine di questo articolo). <strong>Il Seramis può dunque essere usato anche nella coltivazione dei cactus e delle piante grasse</strong>: si tratta di un buon materiale e ha proprietà non troppo dissimili da quelle della pomice. Può essere utilizzato in purezza, come ho fatto per il mio <em>Astrophytum</em>, quando si ha la necessità di favorire la radicazione, oppure <strong>può essere miscelato ad altri materiali come torba, pomice, sabbia, ghiaia, per realizzare degli ottimi substrati per le succulente</strong>.</p>
<p>Alla luce delle tante domande arrivate in queste settimane,<strong> vediamo allora nell&#8217;articolo che segue cosa è esattamente il Seramis, quali sono i pregi e i difetti di questo materiale e quale può essere il suo impiego con le succulente e, in particolare, con i cactus</strong>. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Cosa sono i &#8220;polloni&#8221; dei cactus. E&#8217; meglio toglierli o lasciarli? Influiscono sulle fioriture?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 May 2022 10:44:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sono i polloni? C&#8217;è chi li chiama &#8220;rami&#8221; e chi li definisce &#8220;nuove teste&#8221;. C&#8217;è chi, più prosaicamente, li definisce &#8220;figli&#8221; della pianta madre. In tutti i casi si tratta di nuove &#8220;protuberanze&#8221; che spuntano attorno al corpo della pianta principale. Nei cactus, così come nelle Agavi, è un fenomeno molto comune e se &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/polloni-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Cosa sono i &#8220;polloni&#8221; dei cactus. E&#8217; meglio toglierli o lasciarli? Influiscono sulle fioriture?"</span></a></p>
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<p><strong>Cosa sono i polloni? C&#8217;è chi li chiama &#8220;rami&#8221; e chi li definisce &#8220;nuove teste&#8221;. C&#8217;è chi, più prosaicamente, li definisce &#8220;figli&#8221; della pianta madre. In tutti i casi si tratta di nuove &#8220;protuberanze&#8221; che spuntano attorno al corpo della pianta principale. </strong></p>
<p>Nei cactus, così come nelle Agavi, è un fenomeno molto comune e se in alcune specie non accade mai, in altre succede molto facilmente anche con piante giovani. Attenzione: <strong>non stiamo parlando di semenzali nati al riparo del fusto della pianta madre da semi caduti da quest&#8217;ultima, ma di veri e propri nuovi corpi attaccati al fusto principale e che spuntano da quest&#8217;ultimo per poi crescere costantemente di dimensione</strong>. Il termine corretto è &#8220;polloni&#8221; e a chiunque coltivi cactus o abbia dato un&#8217;occhiata a questa famiglia di piante in un vivaio o in un orto botanico sarà capitato di osservare uno o più esemplari pollonati. <strong>Perché i cactus producono i polloni, quali generi sono più propensi a pollonare e quali meno? E ancora, la domanda più frequente: è vero che i polloni &#8220;rubano&#8221; energia alla pianta madre e ne riducono le fioriture? I polloni stessi possono fiorire?</strong> Altra domanda molto frequente: <strong>conviene lasciarli attaccati alla pianta madre o è meglio toglierli?</strong> Possono essere usati come talee per ottenere nuove piante identiche alla pianta madre e, in caso di malattia di quest&#8217;ultima, possono essere staccati per salvarla e riprodurla? </p>
<p>In questo articolo approfondiamo il tema e diamo una risposta a tutte queste domande. (&#8230;)</p>
<p><span id="more-8645"></span></p>
<h2>Premessa sui polloni</h2>
<p>Per inquadrare l&#8217;argomento partiamo dalla definizione di &#8220;pollone&#8221; tratta dal volumetto &#8220;<em>Conoscere e Coltivare le Piante Succulente</em>&#8221; edito nel 2005 dalla Associazione Italiana Amatori delle Piante Succulente (<a href="https://www.cactus.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>AIAS</strong></a>). Il glossario a fine opuscolo, alla voce &#8220;pollone&#8221; recita: &#8220;<em>Ramo originato di solito da una gemma avventizia</em>&#8220;. Integriamo la descrizione con quella data dalla Treccani online al termine &#8220;avventizio&#8221;, così da avere il quadro completo: &#8220;<em>Si dice avventizio un organo che si forma lontano dall’apice vegetativo di asse e quindi su parti adulte; contrapposto a normale</em>&#8220;.</p>
<figure id="attachment_8586" aria-describedby="caption-attachment-8586" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Mammillaria-giselae.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8586 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Mammillaria-giselae-150x150.jpg" alt="Mammillaria giselae" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-8586" class="wp-caption-text">Mammillaria giselae: i polloni conferiscono al fusto un portamento accestito (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Restando all&#8217;ambito dei cactus, si può dunque affermare che <strong>i polloni altro non sono se non rami originati dal fusto principale</strong>. Rami nati da gemme avventizie, ossia non all&#8217;apice della pianta. Non a caso, i polloni sono sempre collocati alla base del fusto principale, crescono attorno a quest&#8217;ultimo e contribuiscono a conferire al cactus il portamento &#8220;accestito&#8221; che siamo abituati a vedere, ad esempio, negli <em>Echinocactus</em>, in molte <em>Mammillaria</em>, nelle <em>Rebutia</em> e nelle <em>Sulcorebutia</em>, giusto per limitarci a qualche esempio. Comunissimo, il fenomeno della pollonatura, è anche nelle Agavi: anche esemplari relativamente piccoli cominciano ben presto a produrre polloni attorno alla base, attraverso i quali è possibile moltiplicare facilmente la pianta.</p>
<p><a href="https://ilfioretralespine.it/globosa-colonnare-cactus/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Le forme dei cactus: un articolo specifico</strong></a>.</p>
<p>I polloni sono dunque rami, non piante autonome nate da semi originati dalla pianta madre, e nemmeno deformazioni del fusto. Si tratta di vere e proprie propaggini della pianta, che in questo modo si sviluppa e cresce. I polloni, infatti, sono attaccati alla pianta madre. In alcuni casi il punto di contatto è molto sottile e delicato, tanto che per staccare il pollone è sufficiente una lieve torsione dello stesso. In altri casi, specie dopo anni, il punto di contatto è robusto e per staccare il pollone è necessario tagliare.</p>
<p>La cosa interessante è che in moltissimi casi i polloni si comportano come rami &#8220;anomali&#8221;, nel senso che non si limitano a svilupparsi restando completamente dipendenti dalla pianta madre, ma producono loro stessi radici autonome. Accade in particolare in cactacee a portamento globoso e che grazie allo sviluppo dei polloni assumono col tempo un portamento accestito (es. <em>Echinopsis</em>). <strong>Veri e propri rami sono invece quelli prodotti generalmente dalle cactacee a portamento colonnare</strong>. Accade di solito in tempi molto lunghi e, in alcune specie, esclusivamente in natura, come per la <em>Carnegiea Gigantea</em> (il cosiddetto &#8220;<em>Saguaro</em>&#8220;).</p>
<figure id="attachment_8657" aria-describedby="caption-attachment-8657" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Echinopsis-oxygona-pollonato.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8657 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Echinopsis-oxygona-pollonato-150x150.jpg" alt="Echinopsis oxygona pollonato" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-8657" class="wp-caption-text">Echinopsis oxygona pollonato alla base (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Negli anni mi è capitato di assistere, in particolare con gli <em>Echinopsis</em>, a un fenomeno particolare la cui causa non mi è nota: in esemplari pollonati ormai da tempo il fusto principale ha cominciato ad avvizzire per poi seccare del tutto. Al contrario, i polloni attorno alla pianta madre sono sempre rimasti in perfetta salute, tanto che mi è bastato staccarli e rinvasarli (col tempo avevano prodotto apparati radicali perfetti) per salvare così la pianta e al tempo stesso moltiplicarla. Tutte le piante alle quale è capitato questo fenomeno erano in salute e non oggetto di alcun attacco da parte di parassiti e il fusto centrale non presentava tracce di marciume (anche perché in quel caso lo avrebbe ben presto trasmesso ai polloni). Mi è sembrato piuttosto che il corpo centrale, esaurita la sua funzione di &#8220;produttore&#8221; di rami, avesse semplicemente terminato il suo ciclo vitale decidendo così di &#8220;togliere il disturbo&#8221; e lasciar crescere i discendenti&#8230; In questi casi, più che altro per un semplice fattore estetico, ho svasato la pianta, ho staccato i polloni e li ho rinvasati buttando il fusto centrale, ormai secco e morto.</p>
<p><a href="https://ilfioretralespine.it/malattie-e-parassiti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Malattie e parassiti delle piante succulente: riconoscerli e prevenirli</strong></a>.</p>
<h2>La funzione dei polloni nei cactus</h2>
<p>I polloni, sempre restando alla famiglia delle cactacee, sono rami, come abbiamo visto, pertanto la loro funzione non è altra se non quella che consegue al normale sviluppo della pianta. Moltissime cactacee hanno inizialmente un portamento globoso, con un unico fusto. A un certo punto dello sviluppo, però, la pianta comincia a emettere uno o più rami, che col tempo si ingrossano fino a diventare di dimensioni pari (in molti casi, non sempre!) a quelle del fusto principale. Con gli anni i polloni aumentano, oltre che di volume, di numero e <strong>conferiscono alla pianta il tipico aspetto accestito</strong>. Anche in questo caso l&#8217;esempio più comune è l&#8217;<em>Echinopsis</em>.</p>
<p>Non è dunque corretto dire che i polloni servono alla pianta per moltiplicarsi, dal momento che sono attaccati al fusto principale e ne rappresentano solo un&#8217;estensione. E&#8217; però evidente che se per qualche ragione (il passaggio di un animale, una tempesta, ecc.) un pollone si stacca, si allontana dalla pianta madre e comincia ad affondare le sue radici nel terreno, potrà svolgere la funzione di &#8220;riproduttore&#8221; della pianta. E&#8217; esattamente ciò che possiamo fare noi staccando manualmente i polloni e rinvasandoli in contenitori separati così da avere più piante (ne parlerò più diffusamente più avanti).</p>
<h2>Tutti i cactus pollonano prima o poi?</h2>
<p>Assolutamente no. <strong>Non tutti i generi di cactacea sono portati a produrre polloni</strong>. Anche all&#8217;interno di uno stesso genere, vi possono essere specie che pollonano facilmente e altre che mantengono un unico fusto anche andando avanti con l&#8217;età (ad esempio il genere <em>Mammillaria</em>). Piante a fusto solitario e quasi mai pollonato sono, ad esempio, quelle appartenenti ai generi <em>Ferocactus, Astrophytum, Echinocactus, Copiapoa, Epithelantha, Turbinicarpus, Ariocarpus, Ancistrocactus</em>. Attenzione, si tratta di indicazioni di massima, perché <strong>in realtà qualsiasi cactacea poterebbe emettere polloni</strong>: se non lo fa per una questione genetica, potrebbe comunque farlo a causa di un fattore esterno. Il che ci porta ad un&#8217;altra domanda: i polloni possono dipendere da una crescita anomala?</p>
<h2>Crescita anomala e polloni: le differenze</h2>
<figure id="attachment_8661" aria-describedby="caption-attachment-8661" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Stenocactus-pollonato-per-danno-apicale.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8661 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Stenocactus-pollonato-per-danno-apicale-150x150.jpg" alt="Stenocactus pollonato per danno apicale" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-8661" class="wp-caption-text">Stenocactus pollonato all&#8217;apice a seguito di attacco parassitario (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Anche cactacee che normalmente non produrrebbero polloni, se non in età molto avanzata, come accade con alcuni <em>Echinocactus</em> e alcune <em>Copiapoa</em>, <strong>possono pollonare a seguito di uno sviluppo anomalo del fusto principale</strong>. Questo fenomeno consegue sempre a un episodio di stress (ambientale o &#8220;meccanico&#8221;). In altre parole, la pianta reagisce a condizioni di coltivazione non idonee emettendo polloni (molto probabilmente per darsi più possibilità di sopravvivenza). Allo stesso modo e molto frequentemente, un cactus può cominciare a emettere polloni a seguito di un attacco di parassiti (cocciniglia, ragnetto rosso) o dopo un &#8220;trauma&#8221; meccanico come una botta (spostando o rinvasando una pianta può sempre capitare che ci sfugga di mano&#8230;). In tutti questi casi, soprattutto se il danno è nei pressi dell&#8217;apice, la pianta può assumere un portamento non conforme a quello tipico di quella specie e può emettere polloni. Mi è capitato parecchie volte con <em>Astrophytum, Copiapoa, Turbinicarpus</em>: piante che in condizioni normali non produrrebbero polloni se non in età molto avanzata.</p>
<h2>E&#8217; vero che le piante pollonate fioriscono meno?</h2>
<p>Una delle convinzioni più diffuse tra appassionati di succulente è proprio questa: le piante pollonate non fioriscono o fioriscono meno rispetto alle piante a fusto singolo. <strong>Si tratta di una convinzione errata</strong>. E&#8217; chiaro che i polloni assorbono acqua ed energie insieme alla pianta madre e che dunque sia l&#8217;acqua che le energie devono essere ripartite tra più &#8220;soggetti&#8221;, ma è altrettanto chiaro che, trattandosi di rami, tutto contribuisce alla causa comune, ossia allo sviluppo della pianta, sia essa accestita o a portamento solitario. Può accadere che nella fase iniziale, quando i polloni sono ancora piccoli, la pianta madre fiorisca meno copiosamente, ma teniamo conto del fatto che una volta che i polloni saranno cresciuti, cominceranno anche loro a fiorire, contribuendo al risultato d&#8217;insieme. </p>
<p><strong>Per quanto concerne la mia personale esperienza, in circa trent&#8217;anni non ho mai riscontrato riduzioni significative nella fioritura di piante pollonate</strong>. Ho parecchie piante dello stesso genere e della stessa specie e quando fiorisce un esemplare a portamento singolo fiorisce anche l&#8217;esemplare della stessa specie pollonato. In tutti questi casi la differenza nelle fioriture è minima o assente. In breve: non ho mai avuto piante singole con dieci fiori e piante pollonate (ovviamente della stesa specie e ottenute dalla stessa semina) con un solo fiore. Anzi, mi capita ogni anno che nel vaso rettangolare pieno di <a href="https://ilfioretralespine.it/generi-dalla-d-alla-f/" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>Echinopsis</em> <em>oxygona</em></strong></a> che tengo sul balcone di casa le ormai tantissime teste producano dai 15 ai 20 fiori per volta.</p>
<p>Una cosa, tuttavia, si può affermare con relativa certezza:<strong> la pianta pollonata ha una crescita meno vigorosa e più &#8220;lenta&#8221; rispetto alla pianta senza polloni</strong>. A parità di genere e specie, insomma, se l&#8217;esemplare è attorniato da polloni, nel complesso la crescita sarà meno evidente, poiché ripartita su più corpi. Se la pianta è a portamento solitario, è chiaro che concentrerà tutte le energie sull&#8217;unico fusto, col risultato che la crescita ci apparirà più evidente e più veloce.</p>
<h2>Dobbiamo tenere i polloni o possiamo staccarli?</h2>
<p>Quando si parla di cactus e di polloni, una delle domande più comuni è: meglio tenerli o staccarli? Se ci pensiamo bene è una domanda il cui unico senso può rientrare nella sfera estetica. Che un cactus produca polloni perché ha subìto un danno o che li produca semplicemente perché decide che è ciò che deve fare, non cambia la sostanza: la pianta sta semplicemente seguendo il corso della natura. </p>
<figure id="attachment_8654" aria-describedby="caption-attachment-8654" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Copiapoa-gigantea-pollonata.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8654 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Copiapoa-gigantea-pollonata-150x150.jpg" alt="Copiapoa gigantea pollonata" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Copiapoa-gigantea-pollonata-150x150.jpg 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Copiapoa-gigantea-pollonata-1014x1024.jpg 1014w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Copiapoa-gigantea-pollonata.jpg 1024w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8654" class="wp-caption-text">Polloni alla base di una Copiapoa gigantea (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>L&#8217;unica risposta alla domanda &#8220;è meglio lasciare i polloni o toglierli&#8221; non può che essere: <strong>è una questione estetica</strong>. Se preferite la pianta con il fusto solitario, potete togliere i polloni e usarli come &#8220;talee&#8221; per riprodurre la pianta stessa. Se invece la pianta vi piace accestita, lasciate fare alla natura. Attenzione, però: nel caso voleste togliere i polloni, fatelo solo se si staccano facilmente dalla pianta madre. Se è necessario tagliare, ad esempio perché il pollone è molto vecchio e il punto di congiunzione col fusto principale è ampio, è necessario tagliare esattamente come faremmo con una talea, dunque con una lama disinfettata e avendo cura di cospargere le ferite con polvere cicatrizzante (anche la comune cannella in polvere va bene), sia sulla pianta madre che sul pollone.</p>
<p>Al netto del fattore estetico, che per quanto mi riguarda abbraccia anche quello &#8220;filosofico&#8221;, nel senso che preferisco lasciar fare alla natura, esattamente come accadrebbe con l&#8217;esemplare nel suo habitat, ci possono essere due validi motivi per staccare tutti i polloni (o alcuni soltanto). <strong>Se un pollone sta marcendo, ad esempio, è ovvio che dovremo toglierlo al più presto</strong> per evitare che trasmetta il fungo alla pianta madre o agli altri polloni. Allo stesso modo, ma a parti invertite, <strong>se il fusto principale sta marcendo o è avvizzito, sarà meglio staccare tutti i polloni e salvare almeno quelli</strong>.</p>
<p>Il secondo motivo per il quale può essere una buona idea staccare uno o più polloni è la <strong>veloce riproduzione della pianta</strong>. In questo caso è sufficiente attendere che il pollone sia ben formato e abbia emesso le sue radici. A quel punto potremo staccarlo e avere così uno o più cloni della pianta madre.</p>
<h2>Come riprodurre le piante grasse per pollone</h2>
<figure id="attachment_8658" aria-describedby="caption-attachment-8658" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Echinopsis-oxygona-polloni-staccati.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8658 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2022/05/Echinopsis-oxygona-polloni-staccati-150x150.jpg" alt="Echinopsis oxygona polloni staccati" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-8658" class="wp-caption-text">Polloni di Echinopsis pronti per il rinvaso (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>La riproduzione attraverso i polloni è di fatto una riproduzione per talea: si usa un pezzo della pianta per ottenerne un clone. Con i polloni è tutto più semplice perché (se non abbiamo fretta) si tratta di piante già formate e radicate. <strong>La procedura è molto semplice</strong>, soprattutto se effettuata in fase di rinvaso e con la pianta madre svasata. E&#8217; sufficiente staccare il pollone facendolo ruotare sul suo asse finché il punto di congiunzione con il fusto principale non cede. Se il &#8220;collegamento&#8221; con la pianta madre è saldo sarà necessario tagliare di netto con un cutter. Una volta staccato il pollone, lasciamo la pianta madre in un luogo arieggiato ed evitiamo di annaffiare e nebulizzare per almeno una decina di giorni, così che la ferita cicatrizzi. La stessa cosa faremo con il pollone: lasciamolo in un luogo ombreggiato e all&#8217;aria, così che il punto di congiunzione con la pianta madre si asciughi del tutto, esattamente come le radici. Dopo una settimana o due, sarà sufficiente rinvasare il pollone in comune terriccio per cactus e attendere ancora qualche giorno prima di annaffiare.</p>
<p><strong>Il periodo migliore per queste operazioni</strong>, trattandosi di riproduzione della pianta, è la primavera inoltrata, dopo che la pianta ha ripreso a vegetare. In questa stagione i polloni saranno attivi e attecchiranno facilmente. L&#8217;operazione è sicuramente da evitare durante l&#8217;inverno, a meno che non sia necessaria per salvare la pianta madre o il pollone stesso.</p>
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		<title>Come riprodurre i cactus e le piante succulente per talea e in quale periodo dell&#8217;anno procedere</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Sep 2021 15:05:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se la riproduzione dei cactus attraverso la semina è la modalità in grado di assicurare le maggiori soddisfazioni, la riproduzione per talea è senz&#8217;altro la via più veloce e semplice, oltre a essere quella che consente, all&#8217;occorrenza, di salvare piante particolari ottenendo dei perfetti cloni. Della semina ho scritto diverse volte e trovate tutto nell&#8217;apposita &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-talea/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Come riprodurre i cactus e le piante succulente per talea e in quale periodo dell&#8217;anno procedere"</span></a></p>
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<p>Se la riproduzione dei cactus attraverso la semina è la modalità in grado di assicurare le maggiori soddisfazioni, la riproduzione per talea è senz&#8217;altro la via più veloce e semplice, oltre a essere quella che consente, all&#8217;occorrenza, di salvare piante particolari ottenendo dei perfetti cloni. Della semina ho scritto diverse volte e trovate tutto nell&#8217;apposita sezione di questo sito. Della riproduzione per talea scrivo in questa occasione cogliendo l&#8217;opportunità dal salvataggio di alcuni polloni che ho effettuato su una pianta prossima a morire.</p>
<p>Vediamo allora in dettaglio tutto quello che c&#8217;è da sapere sulla riproduzione per talea, come effettuarla, che substrato usare e soprattutto in quali periodi dell&#8217;anno procedere. (…)</p>
<p>
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