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	<title>terriccio Archivi - Il fiore tra le spine</title>
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	<description>Due o tre cose che ho imparato su cactus e piante grasse</description>
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	<title>terriccio Archivi - Il fiore tra le spine</title>
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		<title>Il substrato per coltivare i cactus: un approfondimento sulle tipologie di terra che possiamo utilizzare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jun 2024 08:08:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Terreno di campo: un tema molto dibattuto tra gli appassionati di cactus e piante grasse. Attenzione, la terra non è il substrato in cui coltivare i cactus. La terra di campo è semplicemente uno degli elementi con i quali realizzare il substrato, ossia il terriccio finale, che si ottiene aggiungendo altri elementi, soprattutto inerti, come &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/terreno-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il substrato per coltivare i cactus: un approfondimento sulle tipologie di terra che possiamo utilizzare"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/terreno-cactus/">Il substrato per coltivare i cactus: un approfondimento sulle tipologie di terra che possiamo utilizzare</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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<p><strong>Terreno di campo: un tema molto dibattuto tra gli appassionati di cactus e piante grasse. Attenzione, la terra non è il substrato in cui coltivare i cactus. La terra di campo è semplicemente uno degli elementi con i quali realizzare il substrato, ossia il terriccio finale, che si ottiene aggiungendo altri elementi, soprattutto inerti, come pomice, lapillo, torba, ghiaia, sabbia, perlite ecc</strong>.</p>
<p>Per realizzare un buon substrato, drenante e sciolto, servono dunque più elementi. In questo articolo, a firma dell&#8217;amico <strong>Francesco Soldi</strong>, affrontiamo in dettaglio le <strong>tipologie e le caratteristiche della terra di campo</strong>, così da fugare qualche dubbio, dal momento che sono in moltissimi a domandarsi quale tipo di terra sia idonea alla coltivazione delle cactacee: argillosa, sabbiosa, limosa, calcarea&#8230; Grazie a Francesco <strong>impariamo anche a riconoscere le varie tipologie di terra di campo</strong>.</p>
<p><strong>In generale, possiamo considerare la terra di campo come un&#8217;ottima base da cui partire per realizzare un corretto substrato per cactus e piante grasse</strong>, ma è importante conoscere le proprietà della terra che si utilizza, così da ottenere, dopo l&#8217;aggiunta di inerti, un terriccio perfetto per queste piante. </p>
<p>Ecco allora, nell&#8217;articolo di Francesco Soldi, un coltivatore esperto e di grande abilità, un interessante approfondimento sulla terra di campo. (&#8230;)</p>
<p><span id="more-19389"></span></p>
<h2>Premessa all&#8217;articolo</h2>
<p>Una piccola premessa tanto sull&#8217;autore dell&#8217;articolo quanto sul tema trattato. <strong>Francesco Soldi è un coltivatore esperto</strong>: si occupa, con dedizione e studio, di cactus da decenni e ha sviluppato negli anni una conoscenza formidabile sul genere <em>Ferocactus</em>, diventando un&#8217;autorità in materia. Da alcuni anni, tuttavia, Francesco si è concentrato sulla coltivazione degli <em>Echinocactus</em> e in particolare sulla specie <em>horizonthalonius</em>. E considerate le sue abilità, la sua propensione per lo studio e l&#8217;osservazione, c&#8217;è da scommettere che diventerà ben presto un punto di riferimento anche per quanto riguarda questa specie. Da tempo ha creato anche una pagina Facebook dedicata interamente a questa specie: <a href="https://www.facebook.com/groups/186301366614053/?ref=share"><strong>la trovate a questo link</strong></a>.</p>
<figure id="attachment_19409" aria-describedby="caption-attachment-19409" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Terreno-che-solitamente-uso-a-tessitura-media-limoso-jpg.webp"><img data-dominant-color="9f8e83" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #9f8e83;" decoding="async" class="wp-image-19409 size-thumbnail not-transparent" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Terreno-che-solitamente-uso-a-tessitura-media-limoso-150x150.webp" alt="Terreno a tessitura media, limoso" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Terreno-che-solitamente-uso-a-tessitura-media-limoso-150x150.webp 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Terreno-che-solitamente-uso-a-tessitura-media-limoso-250x250.webp 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Terreno-che-solitamente-uso-a-tessitura-media-limoso-100x100.webp 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-19409" class="wp-caption-text">Terreno a tessitura media, limoso (foto Francesco Soldi; cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Riguardo al tema trattato, ricordiamo che <strong>il terreno (la terra di campo) è solo uno dei tanti materiali che si possono usare per realizzare un buon substrato</strong> <strong>(o terriccio) per cactus e succulente.</strong> Se volete avere una panoramica dei vari elementi che si possono utilizzare con queste piante, <a href="https://ilfioretralespine.it/materiali-per-cactus-torba/"><strong>potete leggere questo articolo</strong></a>. Se, invece, volete conoscere i vari substrati per cactus e succulente, sapere in quali proporzioni utilizzare i singoli materiali anche in base ai generi coltivati, <a href="https://ilfioretralespine.it/terricci-cactus-substrati/"><strong>potete leggere quest&#8217;altro articolo</strong></a>.</p>
<p>Ma ora passiamo all&#8217;articolo di Francesco, che naturalmente ringrazio di cuore per il prezioso contributo. Anche le foto a corredo dell&#8217;articolo sono state fornite da Francesco.</p>
<h2>Cos&#8217;è il terreno di campo e quali sono le principali tipologie</h2>
<p><em><strong>di Francesco Soldi</strong></em></p>
<p>La terra di campo mediamente è composta per il 90% da una parte inorganica e per il 10% da una organica. L&#8217;esatta composizione è decisa dalla natura per quanto riguarda i terreni incolti. E&#8217; decisa dalla natura in collaborazione con l&#8217;uomo là dove il terreno è coltivato.</p>
<p>Essenzialmente esistono 4 tipi principali di terreno, che sono i più diffusi a livello globale. Questi sono:<br />&#8211; <strong>terreno argilloso;</strong><br />&#8211;<strong> terreno sabbioso</strong>;<br />&#8211; <strong>terreno limoso</strong>;<br />&#8211; <strong>terreno calcareo</strong>.</p>
<p>Poi, ovviamente, esistono le vie di mezzo tra questi tipi di terreno e altre tipologie meno diffuse, come i terreni vulcanici ed altri ancora.</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> ARGILLOSO </strong></span> &#8211; Un terreno argilloso o pesante o compatto, in agronomia, è un suolo la cui tessitura è composta da oltre il 18% in argilla sul totale della terra fine. <strong>È una tipologia di terra piuttosto fertile</strong>, le sue proprietà chimiche infatti lo rendono ricco di nutrienti come il <strong>potassio, il fosforo e il calcio</strong> che sono essenziali per la crescita delle piante. È quindi adatto a molteplici tipi di coltivazioni. <strong>Per via della sua compattezza non è facile da lavorare</strong>, ma con l&#8217;aggiunta di sabbia per esempio è possibile migliorare la struttura del terreno e renderlo più friabile.</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> SABBIOSO </strong></span> &#8211; Il terreno sabbioso è un tipo di terreno che <strong>ha una grande quantità di sabbia e poca argilla o limo</strong>. È noto per la sua struttura grossolana e la sua capacità di drenare rapidamente l&#8217;acqua, il che può portare a una scarsa ritenzione di nutrienti e umidità. Il terreno sabbioso può essere migliorato con l&#8217;aggiunta di compost o di altri materiali organici, per aumentare la sua capacità di ritenzione di acqua e nutrienti.</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> LIMOSO </strong></span> &#8211; Il terreno limoso è un suolo <strong>costituito al 10% di sabbia, all&#8217;80% di limo e al 10% di argilla</strong>. È considerato uno dei tipi di terreno più fertili e la sua struttura consente un buon drenaggio dell’acqua e una buona aerazione per le radici. Ha inoltre un pH neutro che può andar bene per la maggioranza delle piante.</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> CALCAREO </strong></span> &#8211; Il terreno calcareo è un tipo di suolo che <strong>contiene una grande quantità di carbonato di calcio</strong>, un composto chimico che può avere un impatto significativo sulla salute delle piante. Questo tipo di terreno è spesso associato a un pH elevato, il che significa che<strong> è meno acido rispetto ad altri tipi di terreno</strong>, quindi ad esempio poco adatto per piante acidofile. Un’altra caratteristica unica del terreno calcareo è la sua struttura. <strong>Questo tipo di suolo tende ad essere molto drenante</strong>, il che significa che l’acqua scorre facilmente attraverso di esso. Questo può essere un vantaggio in aree con molta pioggia, poiché può aiutare a prevenire il ristagno d’acqua e il conseguente marciume delle radici. Tuttavia, in aree con poca pioggia, questo può rendere difficile mantenere il suolo adeguatamente idratato.</p>
<h2>Come riconoscere le varie tipologie di terreno?</h2>
<figure id="attachment_19407" aria-describedby="caption-attachment-19407" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/stesso-terreno-bagnato-jpg.webp"><img data-dominant-color="a38370" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #a38370;" decoding="async" class="wp-image-19407 size-thumbnail not-transparent" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/stesso-terreno-bagnato-150x150.webp" alt="Terreno a tessitura media, limoso e bagnato" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/stesso-terreno-bagnato-150x150.webp 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/stesso-terreno-bagnato-250x250.webp 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/stesso-terreno-bagnato-100x100.webp 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-19407" class="wp-caption-text">Terreno a tessitura media, limoso e bagnato (foto Francesco Soldi; cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Un metodo semplice consiste nello stringere in un pugno una manciata di terreno umido: <strong>se aprendo la mano rimane plasmata in modo ben delineato la forma delle dita, il terreno è certamente argilloso e si dice che è compatto e pesante</strong>. Al contrario <strong>se la manciata di terra si sbriciola facilmente nel palmo, si tratta di un terreno sabbioso che è quindi molto sciolto</strong>. <strong>Se invece stringendo il pugno si avverte che la piccola quantità di terra è elastica ma sfregandola si sbriciola, quindi né troppo compatta né troppo incoerente, senza alcun dubbio è un giusto mix di componenti che rendono questa terra limosa e a medio impasto</strong>. Infine <strong>un terreno calcareo è solitamente di colore chiaro perché contiene pezzi di calcare bianco o tendente al giallo e in genere ha una consistenza piuttosto fine</strong>. Un metodo abbastanza semplice per capire se un terreno è calcareo consiste nel prelevarne una piccola quantità e metterla in un bicchiere. Aggiungere poi qualche goccia di un reagente, che può essere acido muriatico, oppure aceto puro, o succo di limone, e osservare se produce una effervescenza. Più questa è accentuata, più il terreno è calcareo.</p>
<p>Personalmente uso terreno di campo da oltre 40 anni e sinceramente non potrei più farne a meno. <strong>È inoltre bene ricordare che in habitat, la stragrande maggioranza delle piante succulente vive e prospera proprio su terreno di campo, misto a sassi, pietrisco e sabbia</strong>. Qui nella mia zona (il bresciano; ndr) è possibile trovare un terreno limoso e un terreno limoso tendente all&#8217;argilloso e, spostandosi un po&#8217;, anche un terreno calcareo.</p>
<h2>Quale tipologia di terra utilizzare?</h2>
<figure id="attachment_19401" aria-describedby="caption-attachment-19401" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Echinocactus-horizonthalonius-v.-nicholii-jpg.webp"><img data-dominant-color="8f7366" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #8f7366;" decoding="async" class="wp-image-19401 size-thumbnail not-transparent" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Echinocactus-horizonthalonius-v.-nicholii-150x150.webp" alt="Echinocactus horizonthalonius v. nicholii" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Echinocactus-horizonthalonius-v.-nicholii-150x150.webp 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Echinocactus-horizonthalonius-v.-nicholii-250x250.webp 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Echinocactus-horizonthalonius-v.-nicholii-100x100.webp 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-19401" class="wp-caption-text">Echinocactus horizonthalonius v. nicholii (foto Francesco Soldi; cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Negli anni ho notato che il terreno migliore su cui coltivare molte specie è quello limoso o limoso argilloso (per gli <a href="https://ilfioretralespine.it/echinocactus-horizonthalonius/"><strong><em>horizonthalonius</em></strong></a> mi sento di consigliare un terreno limoso o leggermente tendente all&#8217;argilloso). Ovviamente per le nostre piante <strong>non va usato al 100% ma misto ai vari inerti che conosciamo un po&#8217; tutti, tipo pomice, lapillo, sabbia, marna ecc</strong>. le cui percentuali possono variare da specie a specie. <strong>Il terreno di campo oltre ad essere ricco dei vari minerali, contiene anche una serie di batteri utili per le nostre piante</strong>.</p>
<p>Una menzione va anche al <strong>terriccio universale</strong>, che molti di voi usano, un composto artificiale studiato dall&#8217;uomo, che è formato essenzialmente da torba e compost organico, il cui vantaggio è quello di essere facilmente reperibile da chiunque, ma per struttura fisica e completezza non è di certo paragonabile al terreno di campo, il cui svantaggio è quello, nonostante ne siamo circondati, di essere di più difficile reperimento.</p>
<p>Come vedete queste diversità non sono un limite, anzi costituiscono molteplici opportunità nella coltivazione delle nostre piante grasse, <strong>si tratta solo di sperimentare un po&#8217; per capire quale tipologia di terreno è meglio per loro per non fermarsi al solo terriccio universale</strong>.</p>
<p>In conclusione, in base alla mia esperienza, posso dirvi che <strong>per avere piante più sane, robuste e dall&#8217;aspetto più naturale, senza dubbio, è meglio usare il terreno di campo</strong>.</p>
<h2>La gallery (foto di Francesco Soldi)</h2>

<a href='https://www.ilfioretralespine.it/substrato-con-terra-di-campo-usato-da-francesco-soldi/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Substrato-con-terra-di-campo-usato-da-Francesco-Soldi-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Substrato per cactus realizzato con terra di campo e usato da Francesco Soldi" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Substrato-con-terra-di-campo-usato-da-Francesco-Soldi-150x150.webp 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Substrato-con-terra-di-campo-usato-da-Francesco-Soldi-250x250.webp 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Substrato-con-terra-di-campo-usato-da-Francesco-Soldi-100x100.webp 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="9d928c" style="--dominant-color: #9d928c;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/terreno-cactus/terreno-che-solitamente-uso-a-tessitura-media-limoso/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Terreno-che-solitamente-uso-a-tessitura-media-limoso-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Terreno a tessitura media, limoso" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Terreno-che-solitamente-uso-a-tessitura-media-limoso-150x150.webp 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Terreno-che-solitamente-uso-a-tessitura-media-limoso-250x250.webp 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/Terreno-che-solitamente-uso-a-tessitura-media-limoso-100x100.webp 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="9f8e83" style="--dominant-color: #9f8e83;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/terreno-cactus/stesso-terreno-bagnato/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/stesso-terreno-bagnato-150x150.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Terreno a tessitura media, limoso e bagnato" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/stesso-terreno-bagnato-150x150.webp 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/stesso-terreno-bagnato-250x250.webp 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2024/06/stesso-terreno-bagnato-100x100.webp 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="a38370" style="--dominant-color: #a38370;" /></a>
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		<title>Il gesso agricolo nella coltivazione dei cactus: un alleato prezioso, soprattutto per alcune specie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 09:28:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il gesso agricolo è utile come substrato per i cactus e per le piante grasse? Può essere usato in aggiunta al substrato? Con quali specie dà i migliori risultati? Il gesso agricolo è un ammendante molto impiegato in agricoltura. Nella coltivazione dei cactus può essere usato in bassi dosaggi come ammendante da aggiungere ai tradizionali &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/gesso-coltivazione-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il gesso agricolo nella coltivazione dei cactus: un alleato prezioso, soprattutto per alcune specie"</span></a></p>
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<p></p>
<p><strong>Il gesso agricolo è utile come substrato per i cactus e per le piante grasse? Può essere usato in aggiunta al substrato? Con quali specie dà i migliori risultati? Il gesso agricolo è un ammendante molto impiegato in agricoltura.</strong> <strong>Nella coltivazione dei cactus può essere usato in bassi dosaggi come ammendante da aggiungere ai tradizionali terricci, ma con alcune specie può essere usato anche in quantitativi significativi. E&#8217; il caso di quei cactus che in natura crescono su terreni gessosi e che quindi richiedono la presenza di questo materiale per una corretta crescita.</strong></p>
<p>Per correttezza premetto che non ho particolari conoscenze di geologia o di agronomia, pertanto quanto riporto in questo articolo deriva dal cosiddetto &#8220;metodo sperimentale&#8221;. <strong>Uso il gesso agricolo da diversi anni</strong>. L&#8217;ho testato su cactus che in natura vivono in terreni gessosi &#8211; vedremo poi di quali specie si tratta &#8211; e, a titolo per l&#8217;appunto sperimentale l&#8217;ho usato come ammendante nel substrato di molte altre specie di cactus. Con alcune specie, in particolare, ho effettuato alcuni test comparando la crescita di piante da identica semina coltivate in terricci diversi, alcuni dei quali contenenti questo ammendante.<strong> In tutti questi test ho riscontrato esiti decisamente positivi, in alcuni casi sorprendenti. Questo non significa che il gesso vada bene per tutte le succulente, ma senza dubbio dimostra che con molte specie si tratta di un materiale ottimo, in grado di fornire alla pianta elementi utili e al tempo stesso &#8220;correggere&#8221; il substrato rendendolo migliore</strong>. Anche di questi test troverete i link nell&#8217;articolo che segue. <strong>Dunque, in estrema sintesi, il gesso agricolo (detto anche gesso naturale) è utile per la coltivazione dei cactus? La risposta in linea di massima è sì, ma molto dipende dalla specie e dal quantitativo di gesso che si aggiunge al  terriccio</strong>. Non ho mai provato, ad esempio, la coltivazione di un cactus in solo gesso perché credo che (fatta salva qualche specie) potrebbe compromettere lo sviluppo della pianta. <strong>Un&#8217;altra cosa fondamentale quando si parla di gesso è distinguere il cosiddetto gesso agricolo dal comune gesso reperibile in commercio e destinato ad esempio alla realizzazione di calchi o alla realizzazione dei comuni gessi per lavagna</strong>. Quest&#8217;ultimo non è consigliabile come ammendante: quello che interessa ai coltivatori di piante è esclusivamente il gesso agricolo, reperibile presso consorzi agrari o presso rivenditori specializzati in materiali e accessori per la coltivazione delle piante.</p>
<p><strong>Nell&#8217;articolo che segue vediamo allora cosa si intende per gesso agricolo, come può essere usato, in quali dosaggi può essere miscelato al substrato per cactus e piante succulente e soprattutto con quali specie funziona egregiamente</strong>. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>L&#8217;akadama come substrato per la coltivazione dei cactus e delle piante grasse: cos&#8217;è e come funziona</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Feb 2024 09:59:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cos&#8217;è l&#8217;akadama? L&#8217;akadama può essere utilizzata come substrato per i cactus e le piante succulente? Come si usa l&#8217;akadama? Da alcuni anni, da quando questo materiale ha visto crescere la sua diffusione e reperibilità sul mercato, queste domande hanno cominciato ad aumentare di conseguenza. Diciamo subito che l&#8217;akadama è un materiale, sostanzialmente un&#8217;argilla, largamente impiegata &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/akadama-cactus-piante-grasse/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "L&#8217;akadama come substrato per la coltivazione dei cactus e delle piante grasse: cos&#8217;è e come funziona"</span></a></p>
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<p></p>
<p><strong>Cos&#8217;è l&#8217;akadama? L&#8217;akadama può essere utilizzata come substrato per i cactus e le piante succulente?</strong> <strong>Come si usa l&#8217;akadama?</strong> Da alcuni anni, da quando questo materiale ha visto crescere la sua diffusione e reperibilità sul mercato, queste domande hanno cominciato ad aumentare di conseguenza. Diciamo subito che <strong>l&#8217;akadama è un materiale, sostanzialmente un&#8217;argilla, largamente impiegata ormai da moltissimi anni nella coltivazione dei bonsai</strong>. Da tempo, però, alcuni coltivatori hanno cominciato ad aggiungerla anche ai terricci (o substrati) per cactus e piante grasse.</p>
<p>Va detto subito che anche con le succulente <strong>l&#8217;akadama può essere usata in purezza (come si fa quasi sempre per i bonsai) oppure miscelata ad altri componenti</strong> come sabbia, ghiaia, pomice, torba, per realizzare il substrato. <strong>Un altro utilizzo dell&#8217;akadama è rappresentato dalla semplice pacciamatura</strong>: è sufficiente stendere un leggero strato di questo materiale (mezzo centimetro) sulla superficie del substrato, attorno alla pianta, così da ottenere un effetto estetico abbastanza naturale e tenere in ordine i vasi, evitando che i materiali più leggeri come la perlite fuoriescano con le annaffiature. Il punto è: <strong>come funziona l&#8217;akadama con i cactus e con le piante grasse in generale?</strong> Questo materiale è molto poroso, trattiene l&#8217;umidità e la rilascia gradualmente, esattamente come fa la pomice, che è il materiale più usato in assoluto nei terricci per queste piante. <strong>L&#8217;akadama svolge dunque una funzione drenante ma, grazie alla sua composizione, fornisce anche diversi nutrienti alla pianta</strong>. La risposta al primo quesito, dunque, è <strong>sì: l&#8217;akadama può essere usata anche con i cactus e le piante grasse e funziona bene</strong>. C&#8217;è però un discreto &#8220;contro&#8221;, in particolare se si hanno molte piante, che vedremo più avanti.</p>
<p>Ecco allora nell&#8217;articolo che segue un approfondimento su <strong>cosa è l&#8217;akadama, quali sono i suoi pregi e i suoi difetti e come può essere usata nella coltivazione delle succulente</strong>. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Vasi e inerti nella coltivazione di piante grasse: si possono riciclare o è meglio buttare tutto?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 10:31:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il rinvaso delle piante, si tratti di succulente o meno, comporta l&#8217;utilizzo di vasi, terriccio e materiali di vario tipo. Quando si hanno molte piante, naturalmente, il numero di vasi, vasetti, contenitori, terricci, inerti cresce notevolmente. E&#8217; dunque possibile riciclare questi materiali? E&#8217; possibile riciclare anche i vasi? E se sì, come farlo correttamente? L&#8217;autunno &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/riciclare-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Vasi e inerti nella coltivazione di piante grasse: si possono riciclare o è meglio buttare tutto?"</span></a></p>
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<p><strong>Il rinvaso delle piante, si tratti di succulente o meno, comporta l&#8217;utilizzo di vasi, terriccio e materiali di vario tipo. Quando si hanno molte piante, naturalmente, il numero di vasi, vasetti, contenitori, terricci, inerti cresce notevolmente. E&#8217; dunque possibile riciclare questi materiali? E&#8217; possibile riciclare anche i vasi? E se sì, come farlo correttamente?</strong></p>
<p>L&#8217;autunno entra nel vivo e con l&#8217;arrivo delle giornate fredde le piante grasse, si tratti di cactacee o di succulente, richiedono meno &#8220;attenzioni&#8221; da parte nostra. In questo periodo, quantomeno al Nord Italia, le piante devono già trovarsi nella loro collocazione invernale, protette dalle intemperie e dal freddo eccessivo. Per i rinvasi c&#8217;è tempo, dal momento che è meglio attendere la metà o la fine dell&#8217;inverno per questo genere di operazioni. Le annaffiature sono ovviamente sospese e non ci resta che effettuare qualche trattamento preventivo per proteggere le succulente da funghi e muffe durante i mesi invernali. <strong>Quale periodo migliore, allora, se non questo per dedicarsi a fare ordine tra vasi, vasetti, terricci e materiali necessari per i substrati?</strong> Ed è qui che sorge in molti coltivatori una domanda tutt&#8217;altro che banale: <strong>vasi e inerti costano, è proprio il caso di buttarli e comprarne di nuovi o è possibile riciclare tutto questo materiale?</strong> La risposta, chiaramente, è sì: <strong>riciclare è d&#8217;obbligo, ma attenzione, a determinate condizioni</strong> e assicurandosi che tutto ciò che andremo a riutilizzare sia perfettamente pulito e privo di parassiti, spore, muffe, polvere ecc.</p>
<p>A questo tema è dedicato l&#8217;articolo che segue, che entra nel dettaglio della <strong>pulizia e della sterilizzazione di vasi (in plastica e cotto) e dei materiali utilizzati per i substrati (pomice, lapillo, ghiaia, ecc.)</strong> che sono stati messi da parte dopo gli ultimi rinvasi effettuati nei mesi scorsi. (&#8230;)</p>
<p><span id="more-16972"></span></p>
<h2>Premessa sul riutilizzo di vasi e substrati</h2>
<p>Il riutilizzo di vasi e inerti è pratica comune. Ovviamente non è sempre possibile riciclare tutto, ma una buona parte di ciò che è stato utilizzato per la coltivazione delle nostre piante può tranquillamente servire per i futuri rinvasi, a patto di pulire e sterilizzare a fondo i materiali. Chiaramente, vasi rotti e torba vanno eliminati poiché hanno esaurito il loro &#8220;ciclo&#8221; (la torba è già stata sfruttata e servirebbe a ben poco), ma <strong>la prima grande distinzione da fare è se quei materiali (vasi e substrati) hanno dato ospitalità a piante in perfetta salute o se hanno accolto piante morte per marciume o comunque colpite da parassiti</strong>. Vediamo tutto in dettaglio suddividendo le due categorie: i vasi e gli inerti.</p>
<h2>Come pulire, sterilizzare e riciclare i vasi</h2>
<p>Riciclare i vasi, specie se si utilizzano quelli in plastica, è d&#8217;obbligo. In primo luogo si contribuisce (nel nostro piccolo, chiaramente) alla riduzione della produzione della plastica; in secondo luogo si risparmia, perché i vasi in plastica sono molto duraturi e si lavano con estrema facilità. Se si utilizzano vasi in terracotta il riciclo assume anche un valore aggiuntivo: si possono riutilizzare vasi particolari, magari &#8220;di pregio&#8221; o comunque di grandi dimensioni e pertanto costosi.</p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"><strong> VASI IN PLASTICA </strong></span> &#8211; Se nel vaso non è morta alcuna pianta, ci si può limitare a un lavaggio approfondito con acqua tiepida e un prodotto detergente. Anche in questi casi, tuttavia, l<strong>&#8216;aggiunta di un po&#8217; di candeggina è sempre utile per eliminare germi e batteri</strong> che possono essersi formati mentre i vasi erano accatastati in attesa di essere riciclati. Per il lavaggio è sufficiente una spugna con un lato leggermente abrasivo e po&#8217; di olio di gomito. Importante: se si utilizza candeggina è il caso di indossare guanti di gomma, i classici guanti per i lavori domestici!</p>
<figure id="attachment_6482" aria-describedby="caption-attachment-6482" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-quadrati-alti-con-scanalature-antispirale.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6482 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-quadrati-alti-con-scanalature-antispirale-150x150.jpg" alt="Vasi quadrati alti con scanalature antispirale" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6482" class="wp-caption-text">Vasi quadrati in plastica (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Se invece nel vaso era morta una pianta</strong> si può decidere di buttare il vecchio contenitore per azzerare il rischio che il nuovo &#8220;inquilino&#8221; possa contrarre lo stesso fungo, oppure effettuare un&#8217;operazione più approfondita. In questo secondo caso si sciacquano bene i vasi, poi <strong>li si ripone in una bacinella contenente acqua e candeggina e li si lascia a mollo per alcune ore</strong> (anche una notte intera se si vuole). Trascorso questo periodo di tempo, si lavano i vasi accuratamente, cercando di raggiungere ogni angolo interno, con una spugna leggermente abrasiva, sempre con acqua e candeggina.<strong> Al termine, una seconda lavata con acqua e sapone e si risciacqua abbondantemente</strong>. Una volta che i vasi sono puliti è consigliabile lasciarli al sole diretto per almeno una giornata: anche il sole intenso aiuta a sterilizzare. </p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"> <strong>VASI IN TERRACOTTA</strong> </span> &#8211; A differenza dei vasi in plastica, <strong>quelli in terracotta sono porosi: è per questo che la pulizia è più lunga e difficile</strong>, dal momento che un vecchio vaso in cotto può presentare macchie di calcare o macchie verdastre. Se il vaso è già abbastanza pulito, si può lavare con cura con acqua e sapone e un goccio di candeggina. <strong>Se invece il vaso è segnato da macchie di calcare o residui di muschio, lo si può immergere in una bacinella con acqua alla quale aggiungeremo succo di limone, oppure bicarbonato o aceto</strong>. Lasciamo a bagno i vasi per alcune ore e diamo una passata energica con una spugna, usando la stessa acqua in cui sono stati a mollo. Una volta tolti i &#8220;segni della vecchiaia&#8221;, si procede <strong>lavando il vaso con acqua e sapone di marsiglia</strong> per poi riporlo al sole diretto per almeno una giornata, per far sì che tutta l&#8217;acqua evapori dalle pareti porose.</p>
<figure id="attachment_6486" aria-describedby="caption-attachment-6486" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-di-cotto.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6486 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-di-cotto-150x150.jpg" alt="Vasi di cotto" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6486" class="wp-caption-text">Vasi in terracotta (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Se nel vaso di terracotta è morta una pianta per marciume</strong> <strong>i casi sono due</strong>: se il vaso è già vecchio, sbeccato o di valore irrisorio si può buttare. Se invece il vaso è di pregio, è grande o ha un certo valore, si può pulire a fondo per poi sterilizzarlo. <strong>La procedura di pulizia è la stessa descritta sopra, mentre per quanto riguarda la sterilizzazione si può ricorrere al vecchio metodo della bollitura</strong> (ovviamente se il vaso non è enorme): lo si colloca in una pentola, si riempie il tutto con acqua e si accende il fuoco lasciando il vaso a &#8220;cuocere&#8221; fino all&#8217;ebollizione. Da quando l&#8217;acqua bolle si spegne e si lascia il vaso a mollo per almeno una ventina di minuti. In alternativa, si possono immergere i vasi di terracotta in acqua, aggiungendo una soluzione igienizzante &#8220;aggressiva&#8221;, come la candeggina (lasciandoli a bagno per almeno un&#8217;ora). Una volta pulito e sterilizzato il vaso, si colloca al sole diretto per almeno un giorno, così che possa asciugare del tutto.</p>
<figure id="attachment_6527" aria-describedby="caption-attachment-6527" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Portulacaria-afra-in-vaso-da-bonsai.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6527 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Portulacaria-afra-in-vaso-da-bonsai-150x150.jpg" alt="Portulacaria afra in vaso da bonsai" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6527" class="wp-caption-text">Portulacaria afra in vaso smaltato per bonsai (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Le procedure descritte sono applicabili, fino a un certo punto, anche ai vasi smaltati solitamente usati per i bonsai</strong>. Si tratta, in questo caso, di vasi solitamente di pregio, smaltati all&#8217;esterno e porosi all&#8217;interno: a maggior ragione è un peccato buttarli. Una accortezza quando si ha a che fare con questo tipo di vasi: in questi casi è bene evitare la bollitura (che potrebbe rovinare lo smalto), preferendo il bagno in acqua e candeggina. Allo stesso modo, <strong>meglio evitare spugne abrasive</strong> che potrebbero graffiare o rovinare lo smalto.</p>
<p><a href="https://ilfioretralespine.it/vasi-cactus/" target="_blank" rel="noopener"><strong>La scelta del vaso? Ecco tutto quello che dovete sapere&#8230;</strong></a></p>
<h2>Riutilizzare gli inerti: setacciare e pulire i materiali</h2>
<figure id="attachment_593" aria-describedby="caption-attachment-593" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Pomice.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-593 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Pomice-150x150.jpg" alt="Pomice" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-593" class="wp-caption-text">Pomice (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Nella coltivazione delle piante succulente, si tratti di cactacee o piante grasse, si utilizzano moltissimi inerti, ossia materiali utili al drenaggio del <a href="https://ilfioretralespine.it/terricci-cactus-substrati/" target="_blank" rel="noopener"><strong>substrato</strong></a>. Gli inerti possono essere porosi o lisci, ognuno ha determinate proprietà e la scelta è davvero notevole ed è bene conoscerli per scegliere i più adatti al mix che vogliamo realizzare. <a href="https://ilfioretralespine.it/materiali-per-cactus-torba/" target="_blank" rel="noopener"><strong>In questo articolo trovate una disamina sulla maggior parte dei materiali utili alla preparazione dei terricci per le piante grasse</strong></a>. Premesso questo, quando si svasano le piante e si puliscono a fondo le radici ci si trova con intere bacinelle piene del vecchio substrato, che, se realizzato correttamente, contiene moltissimi inerti. A differenza della <a href="https://ilfioretralespine.it/argilla-espansa-torba/" target="_blank" rel="noopener"><strong>torba</strong></a>, che con il tempo e con l&#8217;assorbimento dei nutrienti da parte della pianta si impoverisce, gli inerti mantengono la loro utilità ed è per questo che (oltre che per risparmiare) è certamente una buona cosa riutilizzarli. </p>
<p>Così come per i vasi, è però importante precisare che il substrato in cui è morta una pianta o nel quale sono stati rinvenuti <a href="https://ilfioretralespine.it/malattie-e-parassiti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>parassiti</strong></a> (ad esempio la cocciniglia radicale) <strong>va eliminato</strong>. I vasi, come si è visto possono essere lavati e sterilizzati, ma nel caso del substrato è meglio non correre inutili rischi: se in quel terriccio è marcita una pianta o se in quel terriccio abbiamo trovato parassiti, lo si butta senza esitazione.</p>
<p>Se invece il substrato è stato recuperato dal rinvaso di piante perfettamente sane (fondamentale è controllare bene che tra le radici non si annidino parassiti) potremo riutilizzarlo senza problemi. La prima cosa da fare, una volta raccolto tutto il vecchio substrato in secchi o bacinelle, <strong>è farlo passare al vaglio, usando un setaccio a maglie fini, così da separare i veri e propri inerti dalla torba, dalla polvere o dalla terra di campo</strong>. La parte fine, ormai sfruttata, va eliminata, mentre gli inerti si depositano in un contenitore pulito. Una volta ottenuti tutti gli inerti si passa alla sterilizzazione, utile anche se in quel substrato non è morta alcuna pianta. </p>
<figure id="attachment_592" aria-describedby="caption-attachment-592" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ghiaia-di-fiume.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-592 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ghiaia-di-fiume-150x150.jpg" alt="Ghiaia di fiume setacciata" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-592" class="wp-caption-text">Ghiaia di fiume (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Per sterilizzare gli inerti ci sono diversi metodi</strong>: si possono ad esempio spargere su un telo e nebulizzare con un disinfettante non aggressivo (evitiamo la candeggina) lasciando poi evaporare il tutto, oppure si possono bollire, esattamente come i vasi in cotto. Infine, si possono semplicemente stendere su un telo di nylon e lasciare al sole diretto per almeno una settimana, facendo sì che la luce solare e l&#8217;aria diano una bella ripulita a pomice, lapillo, ghiaia, quarzite, ecc. In sostanza il processo di sterilizzazione degli inerti è blando e rapido poiché se nel substrato non erano presenti parassiti o batteri che hanno portato la pianta a marcire se ne può dedurre semplicemente che quel terriccio era ed è perfettamente &#8220;sano&#8221;. </p>
<p>Una volta terminata l&#8217;operazione di pulizia e sterilizzazione, gli inerti possono essere messi da parte o utilizzati immediatamente per la composizione di un nuovo substrato, aggiungendo nelle giuste proporzioni torba fresca, humus di lombrico o qualsiasi altro elemento utile alla pianta che si andrà a rinvasare (ad esempio il gesso per alcuni generi di cactus).</p>
<p>Annotazione importante: <strong>quando si svasano le piante è fondamentale controllarne a fondo lo stato di salute e verificare che fra le radici non si annidino parassiti</strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=uA21rcP2TpE" target="_blank" rel="noopener"><strong>qui trovate un video sulla cocciniglia radicale</strong></a>). Solo così possiamo avere la ragionevole certezza che quegli inerti potranno essere riciclati senza problemi. Nel dubbio, meglio buttare tutto: sarebbe un peccato far correre rischi alle piante solo per salvare una manciata di pomice o di lapillo!</p>
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		<title>Rinvaso di una pianta grassa: cosa fare subito dopo e quanto si aspetta prima di bagnare il terriccio</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Sep 2023 06:50:19 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-travaso-bagnare/">Rinvaso di una pianta grassa: cosa fare subito dopo e quanto si aspetta prima di bagnare il terriccio</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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<p></p>
<p>Chi coltiva piante grasse da tempo &#8211; siano esse cactacee o succulente &#8211; <strong>sa bene cos&#8217;è opportuno fare dopo il travaso (o &#8220;rinvaso&#8221;)</strong>, <strong>e certamente sa che queste piante non vanno immediatamente bagnate al termine di questa operazione</strong>. Tuttavia, c&#8217;è rinvaso e rinvaso: c&#8217;è quello &#8220;invasivo&#8221; e quello che prevede il semplice spostamento di una pianta da un vaso a un altro. C&#8217;è il rinvaso che prevede la pulizia totale delle radici e quello che comporta solo una superficiale pulizia del vecchio terriccio. Insomma, le casistiche sono tante e si può procedere in svariati modi. Alcun punti fissi, però, ci sono e vanno rispettati se vogliamo evitare il rischio che a seguito di questa operazione la pianta vada in stress o, nel peggiore dei casi, muoia a seguito di un marciume partito proprio dalle radici.</p>
<p>Del rinvaso di cactus e piante succulente abbiamo parlato diverse volte in molti articoli, in particolare in quelli raccolti nella categoria &#8220;I rinvasi&#8221;, <a href="https://ilfioretralespine.it/category/rinvasare-cactus/" target="_blank" rel="noopener"><strong>che potete raggiungere tramite questo link</strong></a>. Viste però le tante domande che ancora vengono poste sui social (o direttamente a questo sito via mail), si ritiene utile dedicare uno specifico articolo alle varie tipologie di rinvaso e a ciò che è necessario fare subito dopo aver terminato questa operazione.</p>
<p>Ecco perché questo articolo, certamente utile al neofita, può rivelarsi altrettanto utile al coltivatore di lungo corso. Qui vedremo infatti le varie tipologie di rinvaso possibili, gli accorgimenti da usare e, soprattutto, cosa fare (non solo dal punto di vista dell&#8217;annaffiatura) una volta terminato il rinvaso di una succulenta. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Argilla espansa e torba: sono davvero due materiali da evitare nella coltivazione delle piante grasse?</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Sep 2023 07:17:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un buon terriccio (o substrato) per cactus e piante grasse deve avere un&#8217;ottima capacità di drenaggio ed essere in grado di asciugare rapidamente, così da evitare ristagni e potenziali marciumi. Sulla composizione dei terricci per cactus e piante grasse in questa sezione del sito troverete moltissimi articoli. Qui ci concentriamo invece su due elementi in &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/argilla-espansa-torba/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Argilla espansa e torba: sono davvero due materiali da evitare nella coltivazione delle piante grasse?"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/argilla-espansa-torba/">Argilla espansa e torba: sono davvero due materiali da evitare nella coltivazione delle piante grasse?</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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<p></p>
<p><strong>Un buon terriccio (o substrato) per cactus e piante grasse deve avere un&#8217;ottima capacità di drenaggio ed essere in grado di asciugare rapidamente, così da evitare ristagni e potenziali marciumi. Sulla composizione dei terricci per cactus e piante grasse in questa sezione del sito troverete moltissimi articoli. Qui ci concentriamo invece su due elementi in particolare: torba e argilla espansa.</strong></p>
<p>Odiati, bistrattati, guardati con disprezzo, spesso accuratamente evitati. <strong>Argilla espansa e torba sono due elementi molto contestati e avversati tra i coltivatori di piante succulente e di cactus in particolare</strong>. Al netto delle chiacchiere da Internet, si tratta davvero di due materiali che con la coltivazione di questa tipologia di piante andrebbero dimenticati? La questione resta aperta e ogni coltivatore ha le sue ragioni, ma un dato di fatto c&#8217;è: in Rete, per quanto riguarda argilla espansa e torba si dice davvero di tutto. <strong>Si dice soprattutto che trattengono eccessivamente l&#8217;umidità e per questo andrebbero banditi dalla coltivazione di cactus e piante grasse in generale</strong>. Si dice che favoriscano l&#8217;insorgenza del marciume, che non lasciano traspirare le radici e molto altro ancora. Perché allora moltissimi vivaisti seri (e con loro coltivatori esperti) ne fanno ancora largo uso? Semplicemente perché, come in tanti fattori della coltivazione, <strong>il punto non è tanto il materiale in sé, quanto il tipo di utilizzo che se ne fa</strong>.</p>
<p>In questo articolo <strong>vediamo allora di capire se davvero l&#8217;argilla espansa e la torba sono materiali così &#8220;pericolosi&#8221; per cactus e succulente</strong>, se e come possono essere utilizzati e quali sono i loro reali pro e contro. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Come coltivare i cactus: il vademecum con le 10 cose che devi assolutamente sapere per evitare errori</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Aug 2023 14:41:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sole pieno? Ma che ne vuoi sapere, la finestra sul pianerottolo basta e avanza! Terriccio? Io lo compro pronto al supermercato, è perfetto. I vasi? Più piccoli sono e meglio è: guai a lasciare più di mezzo centimetro tra la pianta e il bordo&#8230; E via così, a suon di amenità, false convinzioni, &#8220;sentito dire&#8221; &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/coltivare-cactus-cosa-sapere/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Come coltivare i cactus: il vademecum con le 10 cose che devi assolutamente sapere per evitare errori"</span></a></p>
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<p>Sole pieno? Ma che ne vuoi sapere, la finestra sul pianerottolo basta e avanza! Terriccio? Io lo compro pronto al supermercato, è perfetto. I vasi? Più piccoli sono e meglio è: guai a lasciare più di mezzo centimetro tra la pianta e il bordo&#8230; E via così, a suon di amenità, false convinzioni, &#8220;sentito dire&#8221; che assurge rapidamente a dogma perché&#8230; perché l&#8217;ha detto il tizio là su Facebook e quello si capisce subito che è uno che se ne intende perché ha le luci giuste e il montaggio pare gliel&#8217;abbia fatto Kubrick. Battute a parte, quante fesserie tocca ancora oggi sentire riguardo alla <strong>coltivazione dei cactus</strong>? Quanti &#8220;influencer&#8221; improvvisati cavalcano la cresta dei social sospinti dal Maestrale dei like (già, i like, che in gergo vengon detti &#8220;le metriche della vanità&#8221;&#8230;) e, forti per l&#8217;appunto di legioni di followers e pollicioni in su, ammanniscono lezioni e conferenze ammiccando dai monitor, svelandovi &#8220;5 trucchi fantastici che non conosci sui cactus&#8221; o &#8220;come passare dal seme alla pianta in fiore in 35 secondi netti&#8221;. Oppure, con atteggiamento a metà tra il cospiratorio e l&#8217;aummaumma dello sgamato imbonitore, ti promettono di insegnarti tutto ma proprio tutto sulla coltivazione di queste splendide piante (solitamente declinate a elemento d&#8217;arredo anche grazie a vezzeggiativi quali &#8220;ciccette&#8221;, &#8220;grassine&#8221;, grassottelle&#8221; e avanti così con tutto ciò che veste bene i lipidi). Poi, magari, scava scava, scopri che l&#8217;influencer di turno coltiva cactus da 2 o 3 anni &#8211; regalo di nonna -, li tiene accanto al pc o al televisore (&#8220;sai, assorbono i raggi magnetici&#8221;), non distingue una <em>Rebutia</em> da una <em>Begonia</em> e non s&#8217;è mai preso/a la briga di sfogliare un qualsiasi libro su cactacee e succulente. Tanto c&#8217;è il web, no? Ci sono gli influencer anche per le piante, no? No. Ci sono personaggi simpatici e preparati, ci sono bei faccini che qualcosa sanno, ma c&#8217;è anche tanta fuffa (perdonate il termine da vecchio cronista). Tante informazioni sbagliate, tanta confusione e tanta impreparazione.</p>
<p>Allora, senza alcuna velleità di offrirvi con questo articolo &#8220;Il Verbo&#8221;, <strong>ecco un vademecum, un elenco di dieci cose che dovete sapere (o dovreste già sapere!) se volete coltivare davvero al meglio i vostri cactus.</strong> Senza trucchi né inganni: qui siamo ai fondamentali, suvvia. Ma senza questi non si va da nessuna parte. E sono convinto che anche chi, scorrendo i 10 punti dirà dieci volte &#8220;ah sì, lo so&#8221;, troverà in questo vademecum uno strumento utile per ripassare, porsi qualche domanda in più e spingersi a migliorare. E state tranquilli, quanto segue non arriva dal web, ma da 30 anni di esperienza sul campo, di esperimenti e fallimenti, dal confronto con coltivatori e studiosi ben più esperti di me e dalla lettura di qualche dozzina di manuali in italiano, inglese, francese, spagnolo (e pure tedesco, sebbene in quel caso, lo confesso, mi sono limitato a fotografie e didascalie, non conoscendo il teutonico idioma!) (&#8230;)</p>
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		<title>Il Seramis, un materiale alternativo per la coltivazione di cactus e succulente: pregi e difetti</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 09:42:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora poco conosciuto e poco utilizzato, il seramis è un materiale eccellente anche nella coltivazione dei cactus e delle piante succulente. Si tratta di un inerte poroso che favorisce il drenaggio e che aiuta le piante a radicare rapidamente. Ma come utilizzare il seramis nella coltivazione delle piante grasse? In che quantità può essere usato &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/seramis-cactus-succulente/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il Seramis, un materiale alternativo per la coltivazione di cactus e succulente: pregi e difetti"</span></a></p>
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<p>Ancora poco conosciuto e poco utilizzato,<strong> il seramis è un materiale eccellente anche nella coltivazione dei cactus e delle piante succulente. Si tratta di un inerte poroso che favorisce il drenaggio e che aiuta le piante a radicare rapidamente. Ma come utilizzare il seramis nella coltivazione delle piante grasse? In che quantità può essere usato nella composizione dei vari substrati per cactus e succulente?</strong></p>
<p>Recentemente, sui canali social collegati al sito, ho pubblicato un breve video in cui rinvaso un <em>Astrophytum asterias</em> <strong>in un substrato composto unicamente da Seramis</strong>. A seguito di quel video in molti mi hanno chiesto informazioni su questo particolare materiale dal caratteristico colore arancione, in effetti poco utilizzato nella coltivazione delle succulente e non facilmente reperibile nei vivai di piccole dimensioni. <strong>Ho avuto modo di utilizzare il Seramis in passato nella coltivazione di alcuni cactus e la mia esperienza è stata decisamente positiva</strong> (sebbene, come inerte poroso, la pomice resti a mio avviso il materiale migliore in assoluto) ed è anche per questo che l&#8217;ho impiegato recentemente per l&#8217;<em>Astrophytum</em> oggetto del video (video che trovate anche alla fine di questo articolo). <strong>Il Seramis può dunque essere usato anche nella coltivazione dei cactus e delle piante grasse</strong>: si tratta di un buon materiale e ha proprietà non troppo dissimili da quelle della pomice. Può essere utilizzato in purezza, come ho fatto per il mio <em>Astrophytum</em>, quando si ha la necessità di favorire la radicazione, oppure <strong>può essere miscelato ad altri materiali come torba, pomice, sabbia, ghiaia, per realizzare degli ottimi substrati per le succulente</strong>.</p>
<p>Alla luce delle tante domande arrivate in queste settimane,<strong> vediamo allora nell&#8217;articolo che segue cosa è esattamente il Seramis, quali sono i pregi e i difetti di questo materiale e quale può essere il suo impiego con le succulente e, in particolare, con i cactus</strong>. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Quanto conta la terra nella coltivazione dei cactus? Dopo 3 anni i risultati di un test su sei Mammillaria</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 09:46:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche in questo caso, così come in quello del test sugli Echinocactus texensis (trovate il resoconto a questo link) il risultato mi ha stupito e la terra, o meglio il substrato &#8220;sperimentale&#8221; ha avuto la meglio. E ancora una volta i risultati meno soddisfacenti arrivano dal terriccio &#8220;tradizionale&#8221;, a ulteriore conferma che con i cactus &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/terra-coltivazione-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Quanto conta la terra nella coltivazione dei cactus? Dopo 3 anni i risultati di un test su sei Mammillaria"</span></a></p>
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<p></p>
<p>Anche in questo caso, così come in quello del test sugli <em>Echinocactus texensis</em> (<a href="https://ilfioretralespine.it/terricci-gesso/" target="_blank" rel="noopener"><strong>trovate il resoconto a questo link</strong></a>) il risultato mi ha stupito e la terra, o meglio il substrato &#8220;sperimentale&#8221; ha avuto la meglio. E ancora una volta i risultati meno soddisfacenti arrivano dal terriccio &#8220;tradizionale&#8221;, a ulteriore conferma che con i cactus la sperimentazione &#8211; in particolare sui terricci &#8211; ha molto da insegnare e quasi sempre restituisce risultati difficilmente prevedibili. Oggetto di questo esperimento che ho avviato tre anni fa sono sei <em>Mammillaria hahniana</em>. Piante comuni ma molto belle, che hanno trascorso questi ultimi tre anni in tre tipologie di substrato molto diverse tra di loro. Le piante, come sempre in questi esperimenti, arrivavano da una identica semina e partivano, in sostanza, &#8220;alla pari&#8221;. Col tempo gli effetti dei diversi substrati sulla crescita delle piante si sono manifestati e oggi la comparazione rende subito l&#8217;idea di quale terriccio abbia lavorato meglio.</p>
<p>Vediamo in dettaglio in cosa è consistito l&#8217;esperimento e soprattutto vediamo come si presentavano le piante tre anni fa e oggi (&#8230;)</p>
<p>
<em><strong>Per proseguire nella lettura dell'articolo</em> <a href="https://ilfioretralespine.it/mio-account/">Accedi</a> o <a href="https://ilfioretralespine.it/categoria-prodotto/abbonamenti/">Abbonati</a></strong><br><em><strong>To continue reading the article</em> <a href="https://ilfioretralespine.it/en/my-account/">LogIn</a> or <a href="https://ilfioretralespine.it/en/categoria-prodotto/abbonamenti/">Subscribe</a></strong><p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fterra-coltivazione-cactus%2F&amp;linkname=Quanto%20conta%20la%20terra%20nella%20coltivazione%20dei%20cactus%3F%20Dopo%203%20anni%20i%20risultati%20di%20un%20test%20su%20sei%20Mammillaria" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fterra-coltivazione-cactus%2F&amp;linkname=Quanto%20conta%20la%20terra%20nella%20coltivazione%20dei%20cactus%3F%20Dopo%203%20anni%20i%20risultati%20di%20un%20test%20su%20sei%20Mammillaria" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ilfioretralespine.it%2Fterra-coltivazione-cactus%2F&amp;linkname=Quanto%20conta%20la%20terra%20nella%20coltivazione%20dei%20cactus%3F%20Dopo%203%20anni%20i%20risultati%20di%20un%20test%20su%20sei%20Mammillaria" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/terra-coltivazione-cactus/">Quanto conta la terra nella coltivazione dei cactus? Dopo 3 anni i risultati di un test su sei Mammillaria</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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		<title>Piante in vegetazione con fiori e spine: quando possiamo riprendere ad annaffiare?</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Mar 2023 08:32:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si può cominciare ad annaffiare i cactus e le piante grasse? Da quale momento si può riprendere a dare acqua dopo il periodo di stasi invernale? Queste domande sono tra le più comuni tra gli appassionati di piante succulente e generalmente si pensa che con i primi caldi, con il primo innalzamento delle temperature &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-vegetazione-annaffiature/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Piante in vegetazione con fiori e spine: quando possiamo riprendere ad annaffiare?"</span></a></p>
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<p><strong>Quando si può cominciare ad annaffiare i cactus e le piante grasse? Da quale momento si può riprendere a dare acqua dopo il periodo di stasi invernale? Queste domande sono tra le più comuni tra gli appassionati di piante succulente e generalmente si pensa che con i primi caldi, con il primo innalzamento delle temperature si debba riprendere ad irrigare i cactus. Il tema è molto delicato perché un errore in questa fase, ossia nel periodo di transizione tra la fine dell&#8217;inverno e l&#8217;inizio della primavera, può essere letale per le succulente.</strong></p>
<p>Con l&#8217;allungarsi delle giornate in prossimità dell&#8217;arrivo della primavera, le cactacee escono dalla stasi e riprendono la vegetazione. Ce ne accorgiamo dalla produzione di nuove spine, anzitutto: è sufficiente osservare con attenzione l&#8217;apice delle piante per vedere i nuovi aculei spuntare dalle areole. I fusti possono ancora essere sgonfi a seguito dei mesi di asciutta invernale, ma <strong>le piante &#8220;sentono&#8221; l&#8217;arrivo della bella stagione &#8211; soprattutto dal lieve aumento delle temperature e dall&#8217;allungarsi del fotoperiodo &#8211; e, anche senza aver ricevuto acqua, escono dallo stato di dormienza</strong>. Moltissime cactacee, tra febbraio e marzo, danno il via alle fioriture. Tra i generi più precoci, i <em>Turbinicarpus</em>, gli <em>Strombocactus</em>, molte specie di <em>Mammillaria</em>, gli <em>Ancistrocactus</em> e gli <em>Stenocactus</em>, che in queste settimane si riempiono di boccioli. Le nuove spine sono invece evidenti in alcune specie di <em>Echinocactus</em> (soprattutto <em>E. texensis</em> ed <em>E. parryi</em>), <em>Ferocactus</em> e <em>Neoporteria (=Eriosyce)</em>. <strong>Attenzione, però: se la ripresa della vegetazione è evidente e le fioriture sono in molti casi già in corso, non è detto che si debba cominciare con le annaffiature</strong>. Molti coltivatori, infatti, sulla base di questi segnali sono indotti a pensare che sia il momento di riprendere ad irrigare le cactacee. <strong>Molto spesso questa &#8220;fretta&#8221; si rivela disastrosa, perché se è vero che le piante stanno tornando in vegetazione, è altrettanto vero che l&#8217;apparato radicale può non essere ancora attivo</strong>. In queste condizioni, bagnare il substrato quando le temperature non si sono ancora assestate e permangono minime notturne non superiori a 4-5 gradi può innescare il marciume. </p>
<p><strong>Vediamo allora quando è opportuno riprendere le irrigazioni dei cactus e delle piante grasse e cosa fare in previsione dell&#8217;arrivo della primavera</strong>. (&#8230;)</p>
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