Il substrato per coltivare i cactus: un approfondimento sulle tipologie di terra che possiamo utilizzare

Substrato per cactus realizzato con terra di campo e usato da Francesco Soldi

Terreno di campo: un tema molto dibattuto tra gli appassionati di cactus e piante grasse. Attenzione, la terra non è il substrato in cui coltivare i cactus. La terra di campo è semplicemente uno degli elementi con i quali realizzare il substrato, ossia il terriccio finale, che si ottiene aggiungendo altri elementi, soprattutto inerti, come pomice, lapillo, torba, ghiaia, sabbia, perlite ecc.

Per realizzare un buon substrato, drenante e sciolto, servono dunque più elementi. In questo articolo, a firma dell’amico Francesco Soldi, affrontiamo in dettaglio le tipologie e le caratteristiche della terra di campo, così da fugare qualche dubbio, dal momento che sono in moltissimi a domandarsi quale tipo di terra sia idonea alla coltivazione delle cactacee: argillosa, sabbiosa, limosa, calcarea… Grazie a Francesco impariamo anche a riconoscere le varie tipologie di terra di campo.

In generale, possiamo considerare la terra di campo come un’ottima base da cui partire per realizzare un corretto substrato per cactus e piante grasse, ma è importante conoscere le proprietà della terra che si utilizza, così da ottenere, dopo l’aggiunta di inerti, un terriccio perfetto per queste piante. 

Ecco allora, nell’articolo di Francesco Soldi, un coltivatore esperto e di grande abilità, un interessante approfondimento sulla terra di campo. (…)

Premessa all’articolo

Una piccola premessa tanto sull’autore dell’articolo quanto sul tema trattato. Francesco Soldi è un coltivatore esperto: si occupa, con dedizione e studio, di cactus da decenni e ha sviluppato negli anni una conoscenza formidabile sul genere Ferocactus, diventando un’autorità in materia. Da alcuni anni, tuttavia, Francesco si è concentrato sulla coltivazione degli Echinocactus e in particolare sulla specie horizonthalonius. E considerate le sue abilità, la sua propensione per lo studio e l’osservazione, c’è da scommettere che diventerà ben presto un punto di riferimento anche per quanto riguarda questa specie. Da tempo ha creato anche una pagina Facebook dedicata interamente a questa specie: la trovate a questo link.

Terreno a tessitura media, limoso
Terreno a tessitura media, limoso (foto Francesco Soldi; cliccare per ingrandire)

Riguardo al tema trattato, ricordiamo che il terreno (la terra di campo) è solo uno dei tanti materiali che si possono usare per realizzare un buon substrato (o terriccio) per cactus e succulente. Se volete avere una panoramica dei vari elementi che si possono utilizzare con queste piante, potete leggere questo articolo. Se, invece, volete conoscere i vari substrati per cactus e succulente, sapere in quali proporzioni utilizzare i singoli materiali anche in base ai generi coltivati, potete leggere quest’altro articolo.

Ma ora passiamo all’articolo di Francesco, che naturalmente ringrazio di cuore per il prezioso contributo. Anche le foto a corredo dell’articolo sono state fornite da Francesco.

Cos’è il terreno di campo e quali sono le principali tipologie

di Francesco Soldi

La terra di campo mediamente è composta per il 90% da una parte inorganica e per il 10% da una organica. L’esatta composizione è decisa dalla natura per quanto riguarda i terreni incolti. E’ decisa dalla natura in collaborazione con l’uomo là dove il terreno è coltivato.

Essenzialmente esistono 4 tipi principali di terreno, che sono i più diffusi a livello globale. Questi sono:
terreno argilloso;
terreno sabbioso;
terreno limoso;
terreno calcareo.

Poi, ovviamente, esistono le vie di mezzo tra questi tipi di terreno e altre tipologie meno diffuse, come i terreni vulcanici ed altri ancora.

 ARGILLOSO  – Un terreno argilloso o pesante o compatto, in agronomia, è un suolo la cui tessitura è composta da oltre il 18% in argilla sul totale della terra fine. È una tipologia di terra piuttosto fertile, le sue proprietà chimiche infatti lo rendono ricco di nutrienti come il potassio, il fosforo e il calcio che sono essenziali per la crescita delle piante. È quindi adatto a molteplici tipi di coltivazioni. Per via della sua compattezza non è facile da lavorare, ma con l’aggiunta di sabbia per esempio è possibile migliorare la struttura del terreno e renderlo più friabile.

 SABBIOSO  – Il terreno sabbioso è un tipo di terreno che ha una grande quantità di sabbia e poca argilla o limo. È noto per la sua struttura grossolana e la sua capacità di drenare rapidamente l’acqua, il che può portare a una scarsa ritenzione di nutrienti e umidità. Il terreno sabbioso può essere migliorato con l’aggiunta di compost o di altri materiali organici, per aumentare la sua capacità di ritenzione di acqua e nutrienti.

 LIMOSO  – Il terreno limoso è un suolo costituito al 10% di sabbia, all’80% di limo e al 10% di argilla. È considerato uno dei tipi di terreno più fertili e la sua struttura consente un buon drenaggio dell’acqua e una buona aerazione per le radici. Ha inoltre un pH neutro che può andar bene per la maggioranza delle piante.

 CALCAREO  – Il terreno calcareo è un tipo di suolo che contiene una grande quantità di carbonato di calcio, un composto chimico che può avere un impatto significativo sulla salute delle piante. Questo tipo di terreno è spesso associato a un pH elevato, il che significa che è meno acido rispetto ad altri tipi di terreno, quindi ad esempio poco adatto per piante acidofile. Un’altra caratteristica unica del terreno calcareo è la sua struttura. Questo tipo di suolo tende ad essere molto drenante, il che significa che l’acqua scorre facilmente attraverso di esso. Questo può essere un vantaggio in aree con molta pioggia, poiché può aiutare a prevenire il ristagno d’acqua e il conseguente marciume delle radici. Tuttavia, in aree con poca pioggia, questo può rendere difficile mantenere il suolo adeguatamente idratato.

Come riconoscere le varie tipologie di terreno?

Terreno a tessitura media, limoso e bagnato
Terreno a tessitura media, limoso e bagnato (foto Francesco Soldi; cliccare per ingrandire)

Un metodo semplice consiste nello stringere in un pugno una manciata di terreno umido: se aprendo la mano rimane plasmata in modo ben delineato la forma delle dita, il terreno è certamente argilloso e si dice che è compatto e pesante. Al contrario se la manciata di terra si sbriciola facilmente nel palmo, si tratta di un terreno sabbioso che è quindi molto sciolto. Se invece stringendo il pugno si avverte che la piccola quantità di terra è elastica ma sfregandola si sbriciola, quindi né troppo compatta né troppo incoerente, senza alcun dubbio è un giusto mix di componenti che rendono questa terra limosa e a medio impasto. Infine un terreno calcareo è solitamente di colore chiaro perché contiene pezzi di calcare bianco o tendente al giallo e in genere ha una consistenza piuttosto fine. Un metodo abbastanza semplice per capire se un terreno è calcareo consiste nel prelevarne una piccola quantità e metterla in un bicchiere. Aggiungere poi qualche goccia di un reagente, che può essere acido muriatico, oppure aceto puro, o succo di limone, e osservare se produce una effervescenza. Più questa è accentuata, più il terreno è calcareo.

Personalmente uso terreno di campo da oltre 40 anni e sinceramente non potrei più farne a meno. È inoltre bene ricordare che in habitat, la stragrande maggioranza delle piante succulente vive e prospera proprio su terreno di campo, misto a sassi, pietrisco e sabbia. Qui nella mia zona (il bresciano; ndr) è possibile trovare un terreno limoso e un terreno limoso tendente all’argilloso e, spostandosi un po’, anche un terreno calcareo.

Quale tipologia di terra utilizzare?

Echinocactus horizonthalonius v. nicholii
Echinocactus horizonthalonius v. nicholii (foto Francesco Soldi; cliccare per ingrandire)

Negli anni ho notato che il terreno migliore su cui coltivare molte specie è quello limoso o limoso argilloso (per gli horizonthalonius mi sento di consigliare un terreno limoso o leggermente tendente all’argilloso). Ovviamente per le nostre piante non va usato al 100% ma misto ai vari inerti che conosciamo un po’ tutti, tipo pomice, lapillo, sabbia, marna ecc. le cui percentuali possono variare da specie a specie. Il terreno di campo oltre ad essere ricco dei vari minerali, contiene anche una serie di batteri utili per le nostre piante.

Una menzione va anche al terriccio universale, che molti di voi usano, un composto artificiale studiato dall’uomo, che è formato essenzialmente da torba e compost organico, il cui vantaggio è quello di essere facilmente reperibile da chiunque, ma per struttura fisica e completezza non è di certo paragonabile al terreno di campo, il cui svantaggio è quello, nonostante ne siamo circondati, di essere di più difficile reperimento.

Come vedete queste diversità non sono un limite, anzi costituiscono molteplici opportunità nella coltivazione delle nostre piante grasse, si tratta solo di sperimentare un po’ per capire quale tipologia di terreno è meglio per loro per non fermarsi al solo terriccio universale.

In conclusione, in base alla mia esperienza, posso dirvi che per avere piante più sane, robuste e dall’aspetto più naturale, senza dubbio, è meglio usare il terreno di campo.

La gallery (foto di Francesco Soldi)

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Mario

Ciao Federico, è un po’ che non ci sentiamo. Mi è capitato, di recente, di rinvasare i miei Lithops e di averne staccato due dalle radici nel tentativo di togliere le foglie vecchie, ma non troppo secche. Ti chiedo se è possibile farli radicare nuovamente come se fossero talee? O sono destinati a morire?
A presto
Grazie per l’eventuale risposta.

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