Sbalzi di temperatura e primi freddi: con cactus e succulente non c’è nulla da temere

Dal picco più alto a quello più basso ci passa la bellezza di una trentina di gradi centigradi. A tanto ammonta lo sbalzo termico al quale sono esposte in queste settimane le mie succulente (al 90% cactacee), quasi tutte ricoverate in serra ancora rigorosamente aperta 24 ore su 24. All’esterno della serra restano tutte le Agavi, alcune Aloe, diverse Opuntia, Tephrocactus, Pediocactus, qualche Echinopsis e alcune cactacee che ho collocato in piena terra a titolo di sperimentazione (ne parlo diffusamente in questo articolo).

Simili sbalzi di temperatura possono danneggiare le piante? Le minime notturne cominciano a essere troppo basse per cactus e succulente in generale? Sono in molti a chiederselo e, dal momento che ho ricevuto diversi messaggi in questo senso, ho deciso di scrivere questo breve articolo per dare una risposta a questi interrogativi. (…)

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Cosa fare dopo aver comprato un cactus o una pianta grassa: pulizia delle radici e rinvaso

Ho finalmente trovato quell’esemplare di cactus che cercavo da mesi, oppure ho semplicemente comprato quella pianta grassa che ho visto per caso in un vivaio e subito mi è piaciuta. E adesso? La porto a casa e la metto accanto alle altre? La lascio in quarantena? La rinvaso, la sommergo di trattamenti contro parassiti, funghi, malattie varie? E questo blocco di torba in cui sono cementate le radici? Lo lascio, lo tolgo, come lo tolgo? 

Sono tante le domande che un appassionato alle prime armi si pone una volta acquistata una nuova succulenta. E’ a queste domande – che in molti mi avete posto con messaggi privati – che voglio rispondere con questo articolo dedicato ai meno esperti ma, ritengo, utile anche a chi magari coltiva cactus e piante grasse già da qualche tempo. Il discorso vale in particolare per le piante acquistate “in loco” e non online, dal momento che queste ultime in genere vengono spedite a radice nuda, ossia svasate e con le radici liberate dalla terra per ridurre il peso complessivo del pacco.

Non solo: il discorso vale, soprattutto, per le piante che abbiamo comprato presso garden o vivai non specializzati in succulente, sebbene le indicazioni siano comunque valide anche per piante provenienti da vivaisti specializzati, e questo per molte ragioni che vedremo nel corso dell’articolo. (…)

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Sei cactus uguali in tre terricci diversi: un test di coltivazione con Mammillaria hahniana

Nella coltivazione dei cactus, un po’ come con tante altre passioni nella vita, si possono avere due approcci: un approccio “statico”, diciamo “contemplativo” e “collezionistico”, e un approccio “dinamico”, sperimentale e ispirato ad una sempre maggiore comprensione di queste piante. In questo secondo approccio (che è quello che ispira da anni questa mia passione) si rivelano fondamentali lo studio di testi affidabili, il confronto con altri coltivatori e, soprattutto, la sperimentazione sul campo, ad esempio lavorando su terricci, esposizione, tecniche di coltivazione e altro ancora.

Limitarsi a coltivare piante – succulente o meno – per anni e anni allo stesso modo, non modificare mai le tipologie dei terricci, l’esposizione o il metodo di coltivazione va benissimo, intendiamoci. Semplicemente, è perfetto per chi si limita ad apprezzare le piante dal solo punto di vista estetico o collezionistico e non ha particolari pretese. Va bene per chi non è interessato a saperne di più, insomma, e non è disposto a correre rischi pur di migliorare e comprendere meglio le piante stesse.

Scopo della coltivazione “wild” o “al naturale” è invece quello di ottenere esemplari il più possibile robusti e dall’aspetto simile a quelli in habitat (parlo di questa filosofia di coltivazione in questo articolo). Per fare questo, oltre a documentarsi e possibilmente viaggiare per osservare le piante in natura, è fondamentale cimentarsi in qualche esperimento ed essere disposti a mettersi in discussione continuamente, anche a costo di perdere qualche esemplare (non quelli di pregio, beninteso). (…)

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Perché dovrei abbinare dei cartellini a ogni cactus? Ecco un elenco di buone ragioni per farlo

Certo, dal punto di vista estetico un cartellino che spunta dal vaso non è il massimo, soprattutto se vogliamo fotografare quel cactus durante la sua splendida fioritura e nutriamo qualche velleità artistica. Tuttavia, c’è una lunga serie di buone ragioni per abbinare i cartellini alle nostre piante (“cartellinare” i cactus, dice qualcuno ricorrendo a un neologismo) o per conservare quelli che accompagnano le succulente che acquistiamo da vivaisti specializzati.

Sì, perché sui cartellini (o “etichette”) che infiliamo nei vasi dei nostri cactus e delle nostre piante succulente non è detto che debba esserci scritto solo il genere e la specie di quella pianta: un sacco di altre utilissime informazioni possono essere annotate su questi piccoli “registri” mobili. Registri “al portatore”, si potrebbe dire, dal momento che i cartellini accompagnano la pianta negli anni e la seguono in ogni rinvaso, arricchendosi di informazioni che ci insegneranno moltissimo su quel particolare esemplare e, più in generale, sulla coltivazione di queste piante.

Ma andiamo per gradi e vediamo, in questo articolo, di capire cosa sono esattamente i cartellini, cosa possiamo annotarvi sopra e con quali strumenti e, infine, dove possiamo reperirli o come possiamo realizzarli direttamente con soluzioni alternative. (…)

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I cactus sono così lenti a crescere e a fiorire? Qualche riflessione e una gallery di immagini

Gli esemplari delle principali specie di cactacee, una volta raggiunti i tre/quattro anni dalla semina, possono essere considerati e trattati al pari delle piante “adulte”. Il mito della lentezza eccessiva nella crescita dei cactus è infatti vero fino a un certo punto. Ci sono sì specie in grado di mettere a dura prova anche i coltivatori più pazienti, ma ce ne sono molte altre che riescono a dare grandi soddisfazioni anche nel giro di pochi anni dalla semina.

Tra le piante più lente ci sono senz’altro quelle appartenenti ai generi Aztekium, Copiapoa (quasi tutte le specie), Geohintonia, Blossfeldia, alcune Mammillaria e il noto “Saguaro” (Carnegiea Gigantea). In molti casi si tratta di piante che anche da adulte mantengono dimensioni contenute, in altri casi di piante che da adulte possono raggiungere dimensioni notevoli (la Carnegiea ad esempio): sono tuttavia accomunate da una crescita davvero al rallentatore e in grado di sfiancare anche i più esperti.

Molti altri generi, al contrario, hanno ritmi di crescita tutto sommato “veloci” (tenendo sempre presente che rispetto a molte altre famiglie di piante, le cactacee non sono certo a crescita rapida), al punto che nel giro di pochi anni gli esemplari sono ben formati e del tutto simili alle piante adulte. Non solo: molti generi riuniscono specie i cui esemplari possono fiorire già a partire dal secondo anno dalla semina. 

Entriamo nel dettaglio con questo articolo e con una gallery fotografica, cercando di fare chiarezza tra i vari generi. (…)

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