Preparare cactus e succulente all’autunno: ecco tutto quello che c’è da fare

Ultime giornate calde, poi l’autunno entrerà nel vivo. Per chi coltiva cactus e piante succulente questo è un periodo delicato: è infatti necessario sapere esattamente quando sospendere le annaffiature, quali trattamenti fare alle piante e quando cominciare a ricoverarle in luogo riparato in attesa che arrivi l’inverno. Quasi tutti i cactus e molte succulente, infatti, durante i mesi invernali vanno in stasi. In altre parole bloccano la crescita e recuperano le energie per poter affrontare la successiva stagione vegetativa. Il freddo, per queste piante, è un alleato prezioso, in particolare per le fioriture, ma è necessario sapere come gestirlo perché è sufficiente un banale errore di annaffiatura per rischiare il marciume radicale della pianta.

In questo breve articolo e nel video a corredo dello scritto vediamo cosa fare in questo periodo dell’anno.

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L’estate è al capolinea: fino a quando possiamo innaffiare i cactus e le piante succulente?

L’argomento è un classico e la domanda è tra le più frequenti in assoluto tra i coltivatori di cactus e succulente: fino a quando posso innaffiare le mie piante? In altre parole, posto che  – come anche i coltivatori meno esperti sanno – è opportuno tenere al freddo e all’asciutto i cactus durante i mesi invernali, fino a quando si possono innaffiare (o annaffiare: entrambi i termini sono considerati corretti in lingua italiana) le cactacee e quando esattamente dobbiamo sospendere le bagnature? E ancora: le innaffiature vanno sospese completamente o dovranno solo essere diradate? Ci sono cactacee che possono o devono essere annaffiate anche in autunno e in inverno? Ci sono piante succulente non cactacee, in particolare quelle a foglia, che vanno bagnate anche nei mesi invernali, pena l’avvizzimento di rami e foglie? 

E’ chiaro che una parte della risposta a queste domande può variare a seconda del luogo in cui coltiviamo le piante (c’è una grossa differenza, giusto per fare un esempio, tra la Riviera ligure, la Sicilia e il Trentino, oppure stati come la Gran Bretagna, la Spagna o la Germania), ma in linea di massima si può dire che esistono molti punti fermi che ogni coltivatore deve conoscere e rispettare per far sì che le sue succulente crescano sane e robuste e fioriscano copiosamente. Soprattutto, vi sono alcuni punti fermi che vanno rispettati per evitare, molto semplicemente, di far marcire i nostri cactus e le nostre piante grasse durante l’inverno o all’inizio della primavera. E dal momento che il periodo in cui la maggior parte delle cactacee e delle succulente andrà in stasi vegetativa si avvicina, è il caso di approfondire questi punti fermi e imparare a distinguere quantomeno le macro-esigenze idriche delle varie famiglie di succulente.

E’ esattamente quello che faremo nell’articolo che segue (…)

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Cosa sono i “polloni” dei cactus. E’ meglio toglierli o lasciarli? Influiscono sulle fioriture?

C’è chi li chiama “rami” e chi li definisce “nuove teste”. C’è chi, più prosaicamente, li definisce “figli” della pianta madre. In tutti i casi si tratta di nuove “protuberanze” che spuntano attorno al corpo della pianta principale. Nei cactus, così come nelle Agavi, è un fenomeno molto comune e se in alcune specie non accade mai, in altre succede molto facilmente anche con piante giovani. Attenzione: non stiamo parlando di veri e propri semenzali nati al riparo del fusto della pianta madre da semi caduti da quest’ultima, ma di veri e propri nuovi corpi attaccati al fusto principale e che spuntano da quest’ultimo per poi crescere costantemente di dimensione. Il termine corretto è “polloni” e a chiunque coltivi cactus o abbia dato un’occhiata a questa famiglia di piante in un vivaio o in un orto botanico sarà capitato di osservare uno o più esemplari pollonati.

Perché i cactus producono i polloni, quali generi sono più propensi a pollonare e quali meno? E ancora, la domanda più frequente: è vero che i polloni “rubano” energia alla pianta madre e ne riducono le fioriture? I polloni stessi possono fiorire? Altra domanda molto frequente: conviene lasciarli attaccati alla pianta madre o è meglio toglierli? Possono essere usati come talee per ottenere nuove piante identiche alla pianta madre e, in caso di malattia di quest’ultima, possono essere staccati per salvarla e riprodurla? 

In questo articolo approfondiamo il tema e diamo una risposta a tutte queste domande (…).

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Composizioni con le succulente: come scegliere le piante e cosa è bene sapere

Lo chiarisco subito: l’argomento composizioni ha ben poco a che spartire con lo spirito di questo mio sito. Anzi, a ben vedere siamo agli antipodi: da un lato l’approccio spartano che punta a ottenere piante simili a quelle in habitat e che sta alla base del mio metodo di coltivazione; dall’altro la coltivazione ai soli fini estetici, che personalmente non pratico ma che sappiamo bene essere diffusissima. Ma la vita, si sa, non è mai tutta bianca o tutta nera, qualche sfumatura ci deve sempre essere… Così, ecco un articolo corredato da un mio video su come si realizza una semplice composizione di piante succulente. In fondo, un occhio all’estetica non guasta mai e anch’io, che amo le piante “vissute”, simili a quelle in natura, non disdegno una composizione ben fatta, purché senza fronzoli e realizzata nel rispetto delle esigenze delle singole piante. Attenzione: il tema può sembrare scontato e la materia molto semplice, ma non è così e ne capiremo le ragioni nelle prossime righe. (…)

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Quando il cactus “fila”: che cos’è l’eziolatura, come si previene e come contenere il danno

A chi non è capitato almeno una volta di osservare in qualche ufficio, in un appartamento o anche in vivai non specializzati quei cactus a forma di cono, con spine sottili e il fusto verde pallido? Cactus con la base tondeggiante e l’apice allungato, assottigliato, al punto da dare alla pianta una forma quasi piramidale. Il coltivatore alle prime armi può pensare che sia quello il normale portamento della pianta, ma il coltivatore con un minimo di esperienza – o anche solo dotato di spirito critico – solitamente inorridisce di fronte a piante simili. Al limite può intristirsi, perché sa bene che quello non è affatto il normale portamento della cactacea, ma semplicemente l’esito di quella che tecnicamente è chiamata “eziolatura” (anche “eziolamento”) o, comunemente, “filatura”. A proposito, le foto in alto e quelle a corredo di questo articolo sono di piante in un vivaio e non mie, ci tengo a chiarirlo subito!

Perché ad alcuni cactus capita questa sorte? Come evitare l’eziolatura e come distinguerla dalla normale crescita o da una crescita semplicemente difforme dal normale? E’ possibile rimediare al danno causato dalla filatura di un cactus? A queste domande diamo una risposta nell’articolo che segue. (…)

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