Echinocactus (Homalocephala) texensis, descrizione e cura del cactus “azzoppacavalli”

Un nome scientifico dibattuto e una sfilza di nomi comuni, o “volgari”: da “cactus testa di diavolo” ad “azzoppacavalli”, “puntaspilli del diavolo”, “cactus caramella” e altri ancora. Echinocactus texensis è una cactacea straordinaria, in parte ancora poco conosciuta e poco diffusa in coltivazione e tuttavia, a mio avviso, in possesso di tutte le caratteristiche che rendono un cactus degno di questo nome: aspetto compatto e tondeggiante, spine forti e colorate, bellissime fioriture, grande resistenza alla siccità e alta tolleranza al sole diretto così come alle basse temperature invernali. A questo si aggiungano frutti altamente decorativi di color rosso intenso (tra i più belli in assoluto tra quelli di cactus) e una relativa semplicità di coltivazione unita ad una grande predisposizione per la tecnica “wild”.

Ho deciso di realizzare una scheda di questa pianta, che in realtà coltivo già da parecchi anni, dopo averne acquistati alcuni esemplari da Mario Del Panta, titolare dell’omonima Azienda agricola a Ventimiglia, al confine tra Liguria e Costa Azzurra. I texensis di Mario, lo dico in tutta onestà e senza alcun intento promozionale, sono decisamente i migliori che mi sia mai capitato di trovare in commercio. Non solo: ho avuto con lui più di una chiacchierata telefonica dalla quale sono emersi diversi spunti molto interessanti riguardo alla coltivazione e soprattutto alla semina di questa specie (a mio avviso ingiustamente sottovalutata), che intendo “tradurre” in articoli o video per questo mio sito.

Il principale approfondimento è quello condensato in questo post, elaborato per iniziare a conoscere, classificare, descrivere e inquadrare l’Echinocactus (o Homalocephala) texensis fornendo consigli di coltivazione e curiosità sulla base della mia esperienza e di quanto compendiato in svariati testi dedicati alle cactacee.

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Lithops: particolarità e regole di coltivazione delle cosiddette “piante sasso” o “pietre viventi”

Conosciuti anche come “piante sasso” o “pietre viventi”, i Lithops sono un genere di succulente sempre molto apprezzato e diffuso in coltivazione e nelle collezioni. Si tratta effettivamente di piante di piccole dimensioni, molto particolari, esteticamente gradevoli e disponibili in una infinita varietà di colori e sfumature.

Parlando di Lithops va chiarita subito una cosa: si tratta di succulente non cactacee. Queste piante, in altre parole, non rientrano nell’ampia famiglia delle cactaceae (che comprende appunto i cactus), bensì in quella delle mesembryanthemaceae. In realtà, secondo molti autori, ad oggi la famiglia delle mesembryanthemaceae non esiste nemmeno più e i generi ad essa un tempo riconducibili vanno compresi nella famiglia delle aizoaceae

Di questa vasta famiglia di piante succulente fanno parte moltissimi altri generi spesso diffusi in coltivazione o in natura anche in Europa, come Carpobrotus (i cui frutti commestibili sono detti anche “fichi degli ottentotti”), oppure Conophytum, Delosperma, Faucaria, Fenestraria, Lapidaria, Oscularia, Pleiospilos, Titanopsis e Trichodiadema.

Approfondiamo la conoscenza con il genere Lithops in questo articolo, in cui vedremo anche il particolare regime di coltivazione di cui hanno bisogno queste piante per poter vivere nel nostro emisfero.

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Echinocactus parryi: è davvero una pianta solo per veri esperti? Sfatiamo un falso mito

Decisamente meno diffuso in coltivazione rispetto al “cugino” grusonii (il celeberrimo “cuscino della suocera”), l’Echinocactus parryi è stato per lungo tempo considerato una pianta rara, quasi introvabile, riservata a veri intenditori di succulente o a collezionisti e, soprattutto, cactacea rognosissima, la cui coltivazione era riservata ai veri esperti.

Ricordo di aver letto in un forum di appassionati, ormai diversi anni fa, che il parryi non andrebbe addirittura mai rinvasato, tanto delicate e sottili sarebbero le sue radici. Si suggeriva, in quel forum, di rinvasare questa pianta solo dopo che era cresciuta svariati anni nello stesso vaso e nello stesso terriccio e si avvertivano i coltivatori: non vi azzardate a sfiorare il pane di terra, non guardatele neanche le radici, perché si rompono con estrema facilità e la pianta non riesce a riprendersi, avviandosi inesorabilmente a morte lenta a causa del rinvaso…

Ma è davvero così ostica questa pianta? Siamo sicuri che quello che si è detto per anni abbia un fondamento concreto? Vediamo, in questo articolo, di sfatare un altro dei tanti falsi miti che gravitano attorno alle cactacee.

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Direttamente dal parco di Anza-Borrego in California, le foto in habitat dei Ferocactus

Il genere Ferocactus è tra i più apprezzati e coltivati dagli appassionati di cactus. E’ la cactacea spinosa per eccellenza, dotata di forti e lunghe spine, spesso uncinate, e con l’età può raggiungere dimensioni notevoli anche se coltivata in vaso. Vediamo, in questa stupenda gallery di foto scattate da Ben Grillo, come queste piante crescono nel loro habitat naturale.

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Echinocactus polycephalus: una straordinaria serie di foto per capire come cresce in natura

Osservare cactus e succulente in natura è utilissimo. Ci permette di conoscere meglio le piante che coltiviamo e ci consente di capire in che condizioni vivono nel loro habitat, così che possiamo poi cercare, nei limiti del possibile, di creare condizioni ottimali per la loro corretta crescita.

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