Armatum e bozsingianum: due delle varietà più “cattive” del genere Gymnocalycium

Se amate le cactacee con spine robuste, lunghe e appariscenti, il genere Gymnocalycium non sarà certamente la vostra prima scelta. Vi butterete (metaforicamente, s’intende) piuttosto su generi come Ferocactus ed Echinocactus, giusto per citare i più “agguerriti”. Come in ogni cosa, però, anche nelle piante troviamo la regola e l’eccezione e la variabilità delle specie di cactacee è notevole. E’ così che, anche restando in generi dove le spine non rappresentano il punto di forza, si potranno avere singole specie con spine di tutto rispetto. Qualche esempio? Mammillaria e Parodia (=Notocactus) sono generi con un’infinità di specie e accanto a piante con spine sottilissime e corte (Mammillaria candida) potremo avere piante con spine massicce, impressionanti (Parodia maassii).

Un genere in cui questa “ricchezza” è facilmente riscontrabile è quello dei Gymnocalycium. La maggior parte delle specie ha aculei sottili, piccoli, poco significativi (G. bruchii, G. denudatum, G. stellatum, ecc.), ma non mancano specie dotate di spine in grado di reggere tranquillamente il confronto con un Echinocactus. Le prime a venirmi in mente sono spegazzinii, cardenasianum, castellanosii e guanchinense. Se amate le piante “cattive”, con queste andate sul sicuro. Vediamo un po’ più in dettaglio le due specie, con le relative varietà, che mi è capitato di rinvasare in questi giorni: cardenasianum e castellanosii, e cerchiamo anche di capire come coltivarle facendo sì che le loro spine crescano all’altezza della loro fama.

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Pediocactus, genere poco diffuso ma ideale per la coltivazione all’aperto anche in inverno

Per chi apprezza la coltivazione “wild”, ossia spartana e volta a ottenere esemplari simili a quelli in habitat, il genere Pediocactus è ideale. Le specie appartenenti a questo genere sono di piccole dimensioni e non richiedono dunque grandi spazi, inoltre regalano facilmente fioriture abbondanti e molto vistose. Soprattutto, si prestano alla coltivazione all’esterno anche in condizioni proibitive per molte altre cactacee. Anche qui nel Nord Italia, ad esempio, è possibile tenere all’esterno i Pediocactus tutto l’anno, esposti a tutte le intemperie. Dunque in terriccio bagnato anche durante i mesi invernali e senza correre il rischio che le piante marciscano o soffrano, anzi.

Tutto questo con alcune accortezze che vediamo in dettaglio nell’articolo che segue. (…)

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Mammillaria luethyi, l’incredibile storia della sua scoperta e tutti i consigli per coltivarla

A differenza di quanto avviene di regola con le cactacee, Mammillaria luethyi fu osservata per la prima volta da un ricercatore non in habitat bensì in un… barattolo da caffè. Strano? Aspettate di leggere la storia per intero, allora. Sì, perché la scoperta di questa specie di Mammillaria è relativamente recente (metà anni Cinquanta del Novecento) e ancora oggi non la si può certamente definire una pianta diffusa in coltivazione o facilmente reperibile sul mercato.

Eppure, tra le Mammillaria, è una delle specie più affascinanti in assoluto, una tra le più intriganti e senza dubbio quella con la fioritura più appariscente e al tempo stesso delicata e ammaliante. A far da contraltare a questi pregi ci sono le difficoltà di coltivazione e la propensione al marciume radicale, e sono probabilmente questi elementi, oltre alla lentezza nella crescita, a confinare la luethyi in quell’angolo in cui solo i veri appassionati e i cactofili esperti sono in grado di muoversi (e non sempre con facilità).

Conosciamo meglio questa spettacolare specie di Mammillaria e vediamo come è possibile riuscire a coltivarla con successo, con un minimo di esperienza e i corretti accorgimenti, che cercherò di riassumere, come sempre sulla base della mia esperienza diretta, nell’articolo che segue. (…)

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Echinocactus (Homalocephala) texensis, descrizione e cura del cactus “azzoppacavalli”

Un nome scientifico dibattuto e una sfilza di nomi comuni, o “volgari”: da “cactus testa di diavolo” ad “azzoppacavalli”, “puntaspilli del diavolo”, “cactus caramella” e altri ancora. Echinocactus texensis è una cactacea straordinaria, in parte ancora poco conosciuta e poco diffusa in coltivazione e tuttavia, a mio avviso, in possesso di tutte le caratteristiche che rendono un cactus degno di questo nome: aspetto compatto e tondeggiante, spine forti e colorate, bellissime fioriture, grande resistenza alla siccità e alta tolleranza al sole diretto così come alle basse temperature invernali. A questo si aggiungano frutti altamente decorativi di color rosso intenso (tra i più belli in assoluto tra quelli di cactus) e una relativa semplicità di coltivazione unita ad una grande predisposizione per la tecnica “wild”.

Ho deciso di realizzare una scheda di questa pianta, che in realtà coltivo già da parecchi anni, dopo averne acquistati alcuni esemplari da Mario Del Panta, titolare dell’omonima Azienda agricola a Ventimiglia, al confine tra Liguria e Costa Azzurra. I texensis di Mario, lo dico in tutta onestà e senza alcun intento promozionale, sono decisamente i migliori che mi sia mai capitato di trovare in commercio. Non solo: ho avuto con lui più di una chiacchierata telefonica dalla quale sono emersi diversi spunti molto interessanti riguardo alla coltivazione e soprattutto alla semina di questa specie (a mio avviso ingiustamente sottovalutata), che intendo “tradurre” in articoli o video per questo mio sito.

Il principale approfondimento è quello condensato in questo post, elaborato per iniziare a conoscere, classificare, descrivere e inquadrare l’Echinocactus (o Homalocephala) texensis fornendo consigli di coltivazione e curiosità sulla base della mia esperienza e di quanto compendiato in svariati testi dedicati alle cactacee. L’articolo che segue è stato pubblicato sul numero di settembre 2021 (vol. 39) della rivista “Cactus World” edita dalla British Cactus & Succulent Society (BCSS). (…)

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Lithops: particolarità e regole di coltivazione delle cosiddette “piante sasso” o “pietre viventi”

Conosciuti anche come “piante sasso” o “pietre viventi”, i Lithops sono un genere di succulente sempre molto apprezzato e diffuso in coltivazione e nelle collezioni. Si tratta effettivamente di piante di piccole dimensioni, molto particolari, esteticamente gradevoli e disponibili in una infinita varietà di colori e sfumature.

Parlando di Lithops va chiarita subito una cosa: si tratta di succulente non cactacee. Queste piante, in altre parole, non rientrano nell’ampia famiglia delle cactaceae (che comprende appunto i cactus), bensì in quella delle mesembryanthemaceae. In realtà, secondo molti autori, ad oggi la famiglia delle mesembryanthemaceae non esiste nemmeno più e i generi ad essa un tempo riconducibili vanno compresi nella famiglia delle aizoaceae

Di questa vasta famiglia di piante succulente fanno parte moltissimi altri generi spesso diffusi in coltivazione o in natura anche in Europa, come Carpobrotus (i cui frutti commestibili sono detti anche “fichi degli ottentotti”), oppure Conophytum, Delosperma, Faucaria, Fenestraria, Lapidaria, Oscularia, Pleiospilos, Titanopsis e Trichodiadema.

Approfondiamo la conoscenza con il genere Lithops in questo articolo, in cui vedremo anche il particolare regime di coltivazione di cui hanno bisogno queste piante per poter vivere nel nostro emisfero. (…)

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