Lithops: particolarità e regole di coltivazione delle cosiddette “piante sasso” o “pietre viventi”

Conosciuti anche come “piante sasso” o “pietre viventi”, i Lithops sono un genere di succulente sempre molto apprezzato e diffuso in coltivazione e nelle collezioni. Si tratta effettivamente di piante di piccole dimensioni, molto particolari, esteticamente gradevoli e disponibili in una infinita varietà di colori e sfumature.

Parlando di Lithops va chiarita subito una cosa: si tratta di succulente non cactacee. Queste piante, in altre parole, non rientrano nell’ampia famiglia delle cactaceae (che comprende appunto i cactus), bensì in quella delle mesembryanthemaceae. In realtà, secondo molti autori, ad oggi la famiglia delle mesembryanthemaceae non esiste nemmeno più e i generi ad essa un tempo riconducibili vanno compresi nella famiglia delle aizoaceae

Di questa vasta famiglia di piante succulente fanno parte moltissimi altri generi spesso diffusi in coltivazione o in natura anche in Europa, come Carpobrotus (i cui frutti commestibili sono detti anche “fichi degli ottentotti”), oppure Conophytum, Delosperma, Faucaria, Fenestraria, Lapidaria, Oscularia, Pleiospilos, Titanopsis e Trichodiadema.

Approfondiamo la conoscenza con il genere Lithops in questo articolo, in cui vedremo anche il particolare regime di coltivazione di cui hanno bisogno queste piante per poter vivere nel nostro emisfero.

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Il “Fiore tra le Spine” riparte in abbonamento a tutela dei contenuti e contro i “furbi” del web

Alla fine del 2017, quando ho aperto questo sito, non immaginavo minimamente il grande successo che questi miei “appunti” avrebbero riscosso. In poco più di due anni il sito Il Fiore tra le Spine ha registrato oltre 207 mila accessi unici e più di 306 mila sessioni (visite) da tutta Italia e da moltissimi paesi nel mondo, dagli Stati Uniti al Giappone; dall’Europa all’Australia (i dati sono rilevati da Google Analytics). Tenendo conto del fatto che stiamo parlando di un blog specializzato in un settore assolutamente di nicchia, e non di tendenza come sport, moda, ecc., i numeri sono davvero incoraggianti.

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Euphorbia: una famiglia di succulente che piace molto anche ai cactofili più incalliti

Le specie succulente appartenenti alla famiglia dell’Euphorbia (Euphorbiaceae) sono apprezzate e coltivate da molti appassionati di cactacee. La variabilità nelle forme e alcune affinità di coltivazione con i cactus rendono queste piante un’ottima alternativa per “variare” le collezioni di succulente. E’ però fondamentale conoscere le principali esigenze delle Euphorbie per poterle coltivare con successo.

Quella delle Euphorbiaceae è la quarta famiglia in ordine di grandezza tra le angiosperme, ossia le piante a fiore. Le Euphorbiaceae si suddividono i 5 sottofamiglie, 300 generi e ben 6.000 specie, molte delle quali succulente.

Queste piante hanno un portamento molto variabile: possono essere in forma di piccole erbe, oppure in forma di veri e propri arbusti, possono essere colonnari o cespitose, molto spinose o con fusto perfettamente liscio. Inoltre possono avere foglie così come possono esserne del tutto prive.

Le Euphorbiaceae, a differenza delle Cactaceae (originarie esclusivamente delle Americhe – vedi la mappa della distribuzione delle succulente) provengono da quasi ogni parte del mondo, ad eccezione, naturalmente, delle aree artiche e antartiche. Alcune specie provengono dall’Africa, altre dalle Americhe, altre ancora dall’Asia.

Approfondiamo la conoscenza delle Euphorbiaceae nell’articolo che segue, con descrizione, immagini, curiosità e tecniche di coltivazione specifiche per questa famiglia di piante.

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Come coltivare cactus e succulente e non ritrovarsi con “palloncini” gonfiati

Coltivazione naturale (o “wild”, secondo una felice definizione) equivale, per come la intendo io, a rispettare le piante. In altre parole, non chiedere loro di essere quello che non sono – ad esempio palloncini verde smeraldo con spine sottili, da posizionare accanto al pc di casa – bensì assecondarne le esigenze tentando di garantire loro condizioni il più possibile simili a quelle di cui beneficiano in natura. 

Copiapoa cinerea in fiore
Copiapoa cinerea: qui per avvicinarsi all’habitat occorrono anni perché la pianta in vaso fatica a sviluppare la spessa cera che ne ricopre il fusto in natura

Scopo di questa tecnica di coltivazione è quindi quello di ottenere esemplari di cactus e succulente (per quanto possibile) simili a quelli che si possono osservare nei luoghi d’origine come Messico, Sud degli Stati Uniti, Bolivia, Argentina, Cile, ecc. Non solo: molti coltivatori “wild” si spingono oltre e cercano di creare attorno alle piante anche un piccolo “landscape” naturale, andando a documentarsi sui materiali presenti negli areali di origine per trovarne di simili nei dintorni delle zone in cui vivono. Diciamo che questa è l’interpretazione più “radicale”, e forse anche la più corretta da un punto di vista “filologico”. Si cerca, in sostanza, di riprodurre l’habitat attraverso le tecniche di coltivazione ma anche attraverso i materiali, che si vogliono in linea con quanto è presente in natura, e l’ambientazione finale.

Il mio approccio alla coltivazione naturale è più morbido. Un po’ perché dalle mie parti abbondano i campi ma mancano montagne o boschi che possano garantire un’ampia scelta in fatto di terreni e materiali. Un po’ perché mi appassiona poco la geologia e penso che, in ogni caso, anche sugli altri elementi come latitudine, incidenza dei raggi solari, qualità dell’acqua, non possiamo far altro che accettare compromessi rispetto alle zone d’origine di cactus e succulente.
In breve, posto che a guidarmi sono sempre tentativi ed esperimenti pratici, per certi versi
 sono abbastanza “permissivo”. Tendo, cioè, a badare più a ciò che mi serve o non mi serve per far sì che l’aspetto della pianta, dopo qualche anno di coltivazione, si avvicini a quello degli esemplari in habitat. E’ il mio approccio, lo ripeto. Non è giusto né sbagliato: è semplicemente quello che funziona per me.

Ad ogni buon conto, per una corretta coltivazione è fondamentale conoscere le proprie piante e saper distinguere quantomeno le principali famiglie di succulente. Ci sono infatti enormi differenze tra le esigenze di un cactus e quelle di una Crassula, ad esempio. Allo stesso modo, le esigenze di coltivazione di una Euphorbia non sono le stesse di un’Agave, oppure di un’Ascelpiadacea o di una Aizoacea. La base, insomma, è la conoscenza delle principali famiglie, così da poter adeguare le tecniche di coltivazione alle singole piante.

Se volete cominciare a farvi un’idea di base riguardo alla classificazione delle succulente, a questo link trovate un articolo ad hoc.

Affrontiamo in questo articolo i vari fattori fondamentali per una corretta coltivazione di cactus e piante succulente, entrando nel dettaglio di ogni singolo argomento.

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