La piccola serra da balcone è davvero utile per far svernare le piante grasse o rischia di essere una “trappola”?

La piccola serra da balcone e da terrazzo rappresenta la soluzione più diffusa e accessibile per proteggere, nei mesi invernali, il nostro “patrimonio verde”, vale a dire la nostra collezione di cactus o di piante grasse. Le serre da balcone altro non sono se non strutture mobili e leggere, disponibili in varie dimensioni, pensate appositamente per ottimizzare gli spazi esterni limitati e per essere montate e smontate con estrema facilità, solitamente senza l’ausilio di attrezzi e grazie a un sistema di tubolari in metallo leggero a incastro. Tutti le abbiamo viste in vendita, specie in questo periodo dell’anno, in previsione dell’inverno, in vivai, garden e brico center. Moltissimi utilizzano regolarmente la piccola serra da balcone anche per cactus e piante succulente in generale, ma le domande sulla reale utilità di questo tipo di serra, e sui suoi pro e contro, sono sempre all’ordine del giorno.

In altre parole, dal punto di vista pratico le serrette per balconi e terrazze sono comodissime, leggere, facilmente smontabili e rimontabili, abbastanza resistenti nel tempo, gradevoli alla vista… Ma per la salute delle piante? Siamo sicuri che siano la soluzione ideale? Insomma, le serre da balcone rappresentano davvero una soluzione ottimale per le nostre piante, vale a dire cactacee e succulente? Sono davvero il miglior ricovero invernale per cactus e piante grasse, oppure i contro superano i pro e, laddove possibile, sarebbe preferibile adottare soluzioni diverse per far svernare al meglio le succulente?

Perché un fatto è evidente a tutti: la serra da balcone, essendo una struttura chiusa e coperta da un telo (solitamente trasparente, sebbene come vedremo più avanti ne esistono anche con teli ombreggianti) ripara i cactus e le piante succulente dalla pioggia, che in inverno non deve assolutamente bagnare il substrato. L’altro lato della medaglia è rappresentato dal fatto che proprio perché la serra da balcone è una struttura chiusa – e in genere di piccole dimensioni – al suo interno si crea molto facilmente e molto velocemente un ambiente potenzialmente pericoloso per le piante grasse. Nelle giornate molto soleggiate, anche in pieno inverno, all’interno della piccola serra da balcone si possono superare facilmente i 30 gradi, temperatura che di per sé non rappresenta un problema, se non fosse per il fatto che all’interno di una serretta completamente chiusa su tutti i lati non è possibile alcun ricircolo di aria. Ugualmente, nelle giornate di pioggia o in presenza di condizioni meteo molto umide (pensiamo alle nebbie che caratterizzano gli inverni del Nord Italia) all’interno della serra da balcone il tasso di umidità può letteralmente “schizzare” in alto e restare ad alte percentuali (anche sopra il 70%) per intere giornate, esponendo le piante a un serio rischio, dato dalla combinazione tra freddo e umido che può favorire l’insorgenza di muffe e funghi.

Ecco, abbiamo “grattato la superficie”, come si suol dire. Vediamo allora, in questo articolo, di approfondire un tema che tocca da vicino moltissimi appassionati e coltivatori di piante grasse, perché non tutti, naturalmente, hanno la fortuna di disporre di grandi serre professionali o comunque di serre di ampie dimensioni, nelle quali il ricambio di aria è decisamente più agevole. Perché, si sarà capito, il punto cruciale è proprio questo: il ricambio di aria e la possibilità che le nostre piante respirino correttamente, svernando in condizioni ottimali, ossia all’asciutto, tanto a livello di substrato quanto a livello ambientale, e senza subire traumi indotti da repentini picchi di calore o umidità.

L’ARTICOLO PROSEGUE – Vediamo dunque, nel dettagliato articolo riservato agli abbonati al sito, pro e contro delle serre da balcone in previsione dell’inverno e vediamo anche qualche soluzione alternativa, nel caso lo spazio a nostra disposizione e le caratteristiche delle piante che coltiviamo (in sostanza fino a quali temperature minime possono arrivare senza subire danni) consentano di adottare soluzioni diverse. (…)

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Piante grasse fuori tutto l’anno? Ecco quelle che resistono e la storia del mio Echinocereus “resuscitato”

Quali sono le temperature minime alle quali resistono i cactus e le piante grasse? A questa comune domanda non corrisponde una risposta univoca, perché ogni famiglia e ogni genere di succulenta ha le sue esigenze e ci sono piante grasse che tollerano il freddo intenso (anche alcuni gradi sotto lo zero) e altre che non sopravvivono a temperature inferiori a 15 gradi. 

In generale si può dire che moltissime piante grasse, si tratti di cactus o di altre famiglie succulente, tollerano bene il freddo. Non tutti i cactus e non tutte le succulente, naturalmente, ma molte specie possono svernare senza problemi anche all’aperto non solo nelle regioni del Sud Italia, ma anche al Nord. La storia dell’Echinocereus laui nella foto qui sopra racchiude un insegnamento molto importante sotto questo punto di vista. Fatta eccezione per le cactacee epifite (Schlumbergera, Epiphyllum, Rhipsalis, ecc.), per specie come Melocactus e Discocactus e per le piante grasse originarie del Madagascar o di alcune regioni africane (Adenium obesum, Uncarina, Aloe, molte Euphorbia e quasi tutte le Asclepiadaceae), parecchie succulente possono trascorrere i mesi invernali a temperature prossime a zero gradi, purché il terriccio resti asciutto almeno da ottobre a tutto marzo. Ci sono tuttavia alcune cactacee e alcune succulente in grado di stupirci e di superare indenni i rigori invernali, in alcuni casi anche in terriccio umido (dunque in parte esposte alle intemperie).

Tra queste, alcune specie di Echinocereus, come mi ha insegnato la pianta che vedete in foto e che avevo dato per morta, salvo poi rinascere proprio dopo due inverni trascorsi interamente all’aperto, esposto al freddo e all’umidità della Pianura Padana. In questo articolo ecco la storia di questa pianta e una breve panoramica sulle piante grasse che possiamo tenere all’aperto per tutto l’anno. (…)

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A pioggia, dal basso, solo il terriccio: come si bagnano cactus e succulente e fino a quando possiamo farlo

Come si bagnano i cactus e le piante grasse? Quando si innaffiano i cactus? Quando sospendere le irrigazioni o bagnature di cactus e piante succulente? Si tratta di domande molto comuni tra chi coltiva cactus e piante grasse. In questo articolo vediamo nel dettaglio quando si può bagnare le piante grasse e quando è necessario sospendere le irrigazioni per le piante succulente.

Andiamo in controtendenza, poiché il periodo è più indicato per parlare di sospensione della annaffiature che non di come, quanto, quando si bagnano un cactus o una pianta succulenta. L’argomento, tuttavia, è di primaria importanza e sebbene già trattato in uno specifico articolo pubblicato agli “albori” di questo sito, merita un ulteriore approfondimento. E lo merita, forse a maggior ragione, adesso che ci stiamo avvicinando al momento in cui (quantomeno al Nord Italia) è opportuno sospendere le irrigazioni. Sapere quando dire stop alle bagnature di cactus e piante succulente in generale è fondamentale per evitare marciumi durante l’inverno. Sapere in quali modi è possibile bagnare le nostre piante (a pioggia, dal basso, bagnando solo il terriccio, ecc.), sapere quante volte irrigarle durante la stagione di crescita, come regolarsi con i vari generi, come rapportare le annaffiature ai substrati utilizzati e molto altro ancora è però altrettanto fondamentale.

Ecco dunque la ragione di questo articolo, che risponde peraltro alle moltissime domande su questo tema – come si bagnano le succulente, quante volte si bagnano, in che modo? ecc. – poste in qualsiasi periodo dell’anno da coltivatori alle prime armi ma non solo. Senza contare che, volendo entrare nel dettaglio, ci sono cactacee e succulente che qualche annaffiatura invernale la gradiscono eccome. Non lo sapevate? A maggior ragione questo articolo farà per voi.

Pelecyphora aselliformis
Pelecyphora aselliformis dopo l’annaffiatura

Partiamo con una premessa per sgombrare il campo: lasciate perdere chi vi dice che i cactus non vanno mai bagnati, oppure vanno bagnati una volta ogni sei mesi e magari con due gocce d’acqua… Sono false convinzioni dure a morire che non fanno altro che danni. I cactus, così come tutte le piante succulente, bevono eccome! Queste piante vanno annaffiate abbondantemente e per tutto il loro ciclo vegetativo (ossia i mesi nei quali le piante sono attive e vegetano con vigore).

Naturalmente, trattandosi di piante che si sono evolute proprio per adattarsi a condizioni di siccità, i cactus (così come molte succulente non cactacee) richiedono meno acqua rispetto ad altre piante, ad esempio quelle originarie delle foreste pluviali. Fondamentale, ad esempio, è che le annaffiature siano ben distanziate nel tempo e che il substrato abbia la possibilità di asciugare bene tra una irrigazione e l’altra. Ed ecco allora l’importanza di un substrato corretto, ben drenante, povero di sostanze organiche e ricco di materiali inerti. Un terriccio, insomma, che non resti bagnato per intere settimane, ma che possa asciugarsi perfettamente in pochi giorni.

I terricci per le piante grasse: tutti gli articoli.

L’ARTICOLO PROSEGUE – Queste sono le pre-condizioni per la corretta irrigazione dei cactus e di tutte le piante succulente in generale. E di tutto questo parliamo nell’articolo che segue! (…)

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Argilla espansa e torba: sono davvero due materiali da evitare nella coltivazione delle piante grasse?

Un buon terriccio (o substrato) per cactus e piante grasse deve avere un’ottima capacità di drenaggio ed essere in grado di asciugare rapidamente, così da evitare ristagni e potenziali marciumi. Sulla composizione dei terricci per cactus e piante grasse in questa sezione del sito troverete moltissimi articoli. Qui ci concentriamo invece su due elementi in particolare: torba e argilla espansa.

Odiati, bistrattati, guardati con disprezzo, spesso accuratamente evitati. Argilla espansa e torba sono due elementi molto contestati e avversati tra i coltivatori di piante succulente e di cactus in particolare. Al netto delle chiacchiere da Internet, si tratta davvero di due materiali che con la coltivazione di questa tipologia di piante andrebbero dimenticati? La questione resta aperta e ogni coltivatore ha le sue ragioni, ma un dato di fatto c’è: in Rete, per quanto riguarda argilla espansa e torba si dice davvero di tutto. Si dice soprattutto che trattengono eccessivamente l’umidità e per questo andrebbero banditi dalla coltivazione di cactus e piante grasse in generale. Si dice che favoriscano l’insorgenza del marciume, che non lasciano traspirare le radici e molto altro ancora. Perché allora moltissimi vivaisti seri (e con loro coltivatori esperti) ne fanno ancora largo uso? Semplicemente perché, come in tanti fattori della coltivazione, il punto non è tanto il materiale in sé, quanto il tipo di utilizzo che se ne fa.

In questo articolo vediamo allora di capire se davvero l’argilla espansa e la torba sono materiali così “pericolosi” per cactus e succulente, se e come possono essere utilizzati e quali sono i loro reali pro e contro. (…)

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Il Seramis, un materiale alternativo per la coltivazione di cactus e succulente: pregi e difetti

Ancora poco conosciuto e poco utilizzato, il seramis è un materiale eccellente anche nella coltivazione dei cactus e delle piante succulente. Si tratta di un inerte poroso che favorisce il drenaggio e che aiuta le piante a radicare rapidamente. Ma come utilizzare il seramis nella coltivazione delle piante grasse? In che quantità può essere usato nella composizione dei vari substrati per cactus e succulente?

Recentemente, sui canali social collegati al sito, ho pubblicato un breve video in cui rinvaso un Astrophytum asterias in un substrato composto unicamente da Seramis. A seguito di quel video in molti mi hanno chiesto informazioni su questo particolare materiale dal caratteristico colore arancione, in effetti poco utilizzato nella coltivazione delle succulente e non facilmente reperibile nei vivai di piccole dimensioni. Ho avuto modo di utilizzare il Seramis in passato nella coltivazione di alcuni cactus e la mia esperienza è stata decisamente positiva (sebbene, come inerte poroso, la pomice resti a mio avviso il materiale migliore in assoluto) ed è anche per questo che l’ho impiegato recentemente per l’Astrophytum oggetto del video (video che trovate anche alla fine di questo articolo). Il Seramis può dunque essere usato anche nella coltivazione dei cactus e delle piante grasse: si tratta di un buon materiale e ha proprietà non troppo dissimili da quelle della pomice. Può essere utilizzato in purezza, come ho fatto per il mio Astrophytum, quando si ha la necessità di favorire la radicazione, oppure può essere miscelato ad altri materiali come torba, pomice, sabbia, ghiaia, per realizzare degli ottimi substrati per le succulente.

Alla luce delle tante domande arrivate in queste settimane, vediamo allora nell’articolo che segue cosa è esattamente il Seramis, quali sono i pregi e i difetti di questo materiale e quale può essere il suo impiego con le succulente e, in particolare, con i cactus. (…)

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