Il freddo e le piante grasse. A quali temperature minime possono svernare cactus e succulente? La guida in PDF

Piante grasse e freddo: un binomio che pone innumerevoli domande al coltivatore meno esperto. Non a caso, chi coltiva cactus ormai da qualche… primavera, lo sa bene: la maggior parte delle succulente, contrariamente a quanto potrebbe pensare chi non le conosce affatto, tollera perfettamente il freddo. Anche il freddo intenso, vale a dire diversi gradi centigradi sotto lo zero, può essere sopportato senza problemi da buona parte (non tutte, attenzione!) delle succulente, purché siano rispettate determinate condizioni. E proprio queste nozioni possono sorprendere il coltivatore alle prime armi.

È però importante mettere subito nero su bianco una precisazione: in questo articolo parliamo anzitutto delle esigenze delle cactacee, quindi delle piante appartenenti alla famiglia delle Cactaceae, in fatto di temperature minime invernali. Ci occuperemo più sommariamente ma in modo comunque adeguato alle piante appartenenti ad altre famiglie succulente come Asclepiadacee, Agavi, Aloe, Euphorbia e Crassula, Adenium, in calce all’articolo, dunque separatamente rispetto ai cactus.

Entrando nel merito, è importante ricordare che le cactacee, essendo piante originarie soprattutto di aree semiaride e, in molti casi, dell’America Latina, si sono adattate a climi caldi o relativamente caldi. Le temperature massime estive non rappresentano dunque un problema per queste piante, che possono vegetare e crescere perfettamente anche sotto il sole cocente, a temperature che superano i 40 gradi centigradi (a patto che via sia molta aria!). Le massime ideali, naturalmente, non devono necessariamente arrivare a tanto: temperature comprese tra 25 e 30 gradi sono infatti ottimali per le cactacee. In piena estate, tuttavia, ormai anche alle nostre latitudini si può arrivare a massime importanti, persino superiori ai 40 gradi. Per i cactus questo non rappresenta necessariamente un problema, a patto che le piante abbiano a disposizione quanta più aria possibile. La coltivazione all’aperto, su una terrazza, un balcone o un davanzale, è pertanto ideale. Se invece si coltiva in una serra professionale, ampia e alta, durante tutta la primavera, l’estate e l’autunno è necessario alzare i teli laterali e lasciare sempre aperte le porte, proprio per favorire il ricambio d’aria. In una serra chiusa, infatti, le temperature possono raggiungere anche i 50 gradi nelle ore più calde delle giornate estive.

È anche per questo che è assolutamente sconsigliato tenere i cactus, quantomeno durante la stagione di crescita, in piccole serre completamente chiuse con teli trasparenti piuttosto spessi. Una serretta di questo tipo può al massimo rivelarsi utile in inverno per riparare le piante, ma anche durante i mesi freddi sarà necessario aprirla e arieggiarla spesso, così da evitare ristagni di umidità e la conseguente formazione di un ambiente favorevole alla proliferazione di batteri e muffe.

Qui trovate un articolo dedicato proprio alle piccole serre da balcone.

Una semina di stenocereus arrossata dal freddo
Una semina di stenocereus arrossata dal freddo

Premesso questo, il tema centrale di questo articolo riguarda le temperature minime invernali, un fattore da tenere in debita considerazione anche nel momento in cui si acquista una qualsiasi pianta grassa. Anche all’interno della sola famiglia delle Cactaceae esistono infatti generi che reggono molto bene il freddo intenso, tanto da essere definiti in commercio “Cold Hardy Cactus“; altri che sopportano senza problemi temperature minime prossime allo zero e altri ancora che non tollerano il freddo e richiedono temperature minime decisamente più elevate. Tra questi ultimi rientrano in particolare le cactacee epifite, oltre a generi come Melocactus e Discocactus, che non tollerano minime inferiori ai 12-14 gradi. Al contrario, generi come Escobaria, Pediocactus, Sclerocactus, Echinocactus e molte Opuntia sono tra quelli maggiormente resistenti alle basse temperature.

Per capire quanto freddo possa sopportare un cactus, tuttavia, non basta guardare il termometro. La temperatura minima va sempre valutata insieme ad altri fattori fondamentali: la specie, la provenienza della pianta, l’acclimatazione, l’umidità ambientale e, soprattutto, la presenza o meno di acqua nel substrato.

L’ARTICOLO PROSEGUE – E tutto questo è esattamente quello che vedremo in dettaglio nell’articolo che segue, riservato agli abbonanti a Il fiore tra le spine.

 IMPORTANTE  – L’articolo contiene anche una pratica guida in PDF a colori, scaricabile e stampabile, con l’indicazione delle temperature minime alle quali possono svernare i vari generi appartenenti alla famiglia delle cactacee: una guida utilissima e da tenere sempre a portata di mano per evitare danni alle nostre piante!

Gli abbonati al sito possono scaricarla semplicemente aprendo questo articolo e cliccando in fondo, dove indicato; chi non è abbonato a Il fiore tra le spine ma vuole solo acquistare la scheda, la trova in vendita nello shop, a questo link (…)

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La piccola serra da balcone è davvero utile per far svernare le piante grasse o rischia di essere una “trappola”?

La piccola serra da balcone e da terrazzo rappresenta la soluzione più diffusa e accessibile per proteggere, nei mesi invernali, il nostro “patrimonio verde”, vale a dire la nostra collezione di cactus o di piante grasse. Le serre da balcone altro non sono se non strutture mobili e leggere, disponibili in varie dimensioni, pensate appositamente per ottimizzare gli spazi esterni limitati e per essere montate e smontate con estrema facilità, solitamente senza l’ausilio di attrezzi e grazie a un sistema di tubolari in metallo leggero a incastro. Tutti le abbiamo viste in vendita, specie in questo periodo dell’anno, in previsione dell’inverno, in vivai, garden e brico center. Moltissimi utilizzano regolarmente la piccola serra da balcone anche per cactus e piante succulente in generale, ma le domande sulla reale utilità di questo tipo di serra, e sui suoi pro e contro, sono sempre all’ordine del giorno.

In altre parole, dal punto di vista pratico le serrette per balconi e terrazze sono comodissime, leggere, facilmente smontabili e rimontabili, abbastanza resistenti nel tempo, gradevoli alla vista… Ma per la salute delle piante? Siamo sicuri che siano la soluzione ideale? Insomma, le serre da balcone rappresentano davvero una soluzione ottimale per le nostre piante, vale a dire cactacee e succulente? Sono davvero il miglior ricovero invernale per cactus e piante grasse, oppure i contro superano i pro e, laddove possibile, sarebbe preferibile adottare soluzioni diverse per far svernare al meglio le succulente?

Perché un fatto è evidente a tutti: la serra da balcone, essendo una struttura chiusa e coperta da un telo (solitamente trasparente, sebbene come vedremo più avanti ne esistono anche con teli ombreggianti) ripara i cactus e le piante succulente dalla pioggia, che in inverno non deve assolutamente bagnare il substrato. L’altro lato della medaglia è rappresentato dal fatto che proprio perché la serra da balcone è una struttura chiusa – e in genere di piccole dimensioni – al suo interno si crea molto facilmente e molto velocemente un ambiente potenzialmente pericoloso per le piante grasse. Nelle giornate molto soleggiate, anche in pieno inverno, all’interno della piccola serra da balcone si possono superare facilmente i 30 gradi, temperatura che di per sé non rappresenta un problema, se non fosse per il fatto che all’interno di una serretta completamente chiusa su tutti i lati non è possibile alcun ricircolo di aria. Ugualmente, nelle giornate di pioggia o in presenza di condizioni meteo molto umide (pensiamo alle nebbie che caratterizzano gli inverni del Nord Italia) all’interno della serra da balcone il tasso di umidità può letteralmente “schizzare” in alto e restare ad alte percentuali (anche sopra il 70%) per intere giornate, esponendo le piante a un serio rischio, dato dalla combinazione tra freddo e umido che può favorire l’insorgenza di muffe e funghi.

Ecco, abbiamo “grattato la superficie”, come si suol dire. Vediamo allora, in questo articolo, di approfondire un tema che tocca da vicino moltissimi appassionati e coltivatori di piante grasse, perché non tutti, naturalmente, hanno la fortuna di disporre di grandi serre professionali o comunque di serre di ampie dimensioni, nelle quali il ricambio di aria è decisamente più agevole. Perché, si sarà capito, il punto cruciale è proprio questo: il ricambio di aria e la possibilità che le nostre piante respirino correttamente, svernando in condizioni ottimali, ossia all’asciutto, tanto a livello di substrato quanto a livello ambientale, e senza subire traumi indotti da repentini picchi di calore o umidità.

L’ARTICOLO PROSEGUE – Vediamo dunque, nel dettagliato articolo riservato agli abbonati al sito, pro e contro delle serre da balcone in previsione dell’inverno e vediamo anche qualche soluzione alternativa, nel caso lo spazio a nostra disposizione e le caratteristiche delle piante che coltiviamo (in sostanza fino a quali temperature minime possono arrivare senza subire danni) consentano di adottare soluzioni diverse. (…)

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Piante grasse fuori tutto l’anno? Ecco quelle che resistono e la storia del mio Echinocereus “resuscitato”

Quali sono le temperature minime alle quali resistono i cactus e le piante grasse? A questa comune domanda non corrisponde una risposta univoca, perché ogni famiglia e ogni genere di succulenta ha le sue esigenze e ci sono piante grasse che tollerano il freddo intenso (anche alcuni gradi sotto lo zero) e altre che non sopravvivono a temperature inferiori a 15 gradi. 

In generale si può dire che moltissime piante grasse, si tratti di cactus o di altre famiglie succulente, tollerano bene il freddo. Non tutti i cactus e non tutte le succulente, naturalmente, ma molte specie possono svernare senza problemi anche all’aperto non solo nelle regioni del Sud Italia, ma anche al Nord. La storia dell’Echinocereus laui nella foto qui sopra racchiude un insegnamento molto importante sotto questo punto di vista. Fatta eccezione per le cactacee epifite (Schlumbergera, Epiphyllum, Rhipsalis, ecc.), per specie come Melocactus e Discocactus e per le piante grasse originarie del Madagascar o di alcune regioni africane (Adenium obesum, Uncarina, Aloe, molte Euphorbia e quasi tutte le Asclepiadaceae), parecchie succulente possono trascorrere i mesi invernali a temperature prossime a zero gradi, purché il terriccio resti asciutto almeno da ottobre a tutto marzo. Ci sono tuttavia alcune cactacee e alcune succulente in grado di stupirci e di superare indenni i rigori invernali, in alcuni casi anche in terriccio umido (dunque in parte esposte alle intemperie).

Tra queste, alcune specie di Echinocereus, come mi ha insegnato la pianta che vedete in foto e che avevo dato per morta, salvo poi rinascere proprio dopo due inverni trascorsi interamente all’aperto, esposto al freddo e all’umidità della Pianura Padana. In questo articolo ecco la storia di questa pianta e una breve panoramica sulle piante grasse che possiamo tenere all’aperto per tutto l’anno. (…)

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Dove tenere le piante grasse in inverno? Fuori, su un pianerottolo o in casa? Un pratico prontuario

Un pratico prontuario e un approfondimento su un tema molto “sentito” da chi coltiva piante succulente e/o cactacee. Ecco cosa troverete leggendo questo articolo, pensato proprio per aiutare chi, con i primi abbassamenti delle temperature, comincia a chiedersi dove collocare le proprie piante grasse quando arriverà il freddo vero e proprio. A meno che non si disponga di una serra, magari dotata di un bruciatore regolato da un termostato, la domanda è in effetti più che pertinente: durante l’inverno è meglio tenere le piante grasse all’esterno (riparate dalla pioggia), oppure in un ambiente fresco come un pianerottolo, una scala interna o addirittura un garage? Oppure è il caso di portare tutte le piante in casa? E’ bene chiarire subito che la risposta a queste domande non può essere tranchant o “assoluta”: ovviamente la corretta collocazione invernale dipende da molti fattori, a partire dalla zona in cui si coltiva (Nord o Sud Italia? Nord o Sud Europa? Mare o alta montagna?) per arrivare alla tipologia di pianta (cactacea, succulenta originaria dell’Africa o del Madagascar? Sempervivum, Crassula, Euphorbia?). Insomma, la casistica è molto ampia e come sempre non esistono regole assolute. Esistono, questo sì, molti punti fermi e molti accorgimenti che è opportuno rispettare per far sì che le nostre succulente trascorrano indenni l’inverno e anzi approfittino della stasi vegetativa per poter rifiorire l’anno seguente.

A queste domande risponde l’articolo che segue, nel quale troverete anche l’indicazione dei corretti accorgimenti da adottare per far svernare al meglio cactus e succulente, avere abbondanti fioriture e, soprattutto, un pratico prontuario con l’indicazione della migliore collocazione per cactacee e succulente organizzato in ordine alfabetico, così da facilitare l’individuazione della pianta, capire in quale range di temperature minime può stare e dove può essere collocata (ad esempio all’esterno, su un pianerottolo, oppure direttamente in casa). (…)

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Attenzione alle fioriture invernali: da qui può innescarsi il marciume. Ecco le specie a rischio

Purtroppo è un fenomeno meno raro di quel che si può pensare. Proprio il fiore, la massima espressione della pianta, il suo strumento per riprodursi e salvaguardare la specie, può trasformarsi nel suo carnefice. Con le cactacee, piante che necessitano di un riposo stagionale corrispondente con i mesi invernali, il fiore talvolta può essere fatale. Accade ovviamente solo con quelle specie che fioriscono in pieno inverno, dunque una ristretta minoranza rispetto alla totalità delle cactacee. Ma spesso è proprio da lì, da quel fiore che sboccia in novembre, dicembre o in gennaio, che si innesca il marciume che, se trascurato o non visto, può condurre l’esemplare alla morte. E’ quello che è successo a due miei Ferocactus latispinus in questi giorni. O meglio, nelle scorse settimane, solo che il danno si è palesato recentemente. E ormai era tardi per intervenire e salvare le piante.

In questo articolo approfondiamo questo fenomeno e vediamo cosa si può fare per prevenirlo o, quantomeno, riuscire a intervenire prima che il marciume passi dal fiore alla pianta. (…)

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