Cactus di Natale, Natalina, Cactus Orchidea, Cactus Granchio: la Schlumbergera è la protagonista dell’inverno

Cactus di Natale, Natalina, Cactus Orchidea, Cactus del Ringraziamento, Cactus granchio: tantissimi nomi per un’unica pianta grassa, la Schlumbergera. Di certo, la pianta succulenta che nei prossimi mesi, quelli che copriranno l’autunno e l’inverno, vedremo con maggiore assiduità. La vedremo dappertutto: in foto sui social, nei vivai, nei garden, sulle riviste di giardinaggio o comunque dedicate al verde e alla natura. Già adesso, se ci fate caso, è tutto un florilegio di articoli su blog, periodici online e post di pagine social dedicati al “cactus di Natale” o a “come far fiorire il cactus di Natale” o, ancora, ai “segreti per la fioritura della Natalina”. E via un profluvio di immagini. Sì, immagini, perché spesso non è di foto che si tratta, bensì di immagini elaborate dall’Intelligenza Artificiale, che riproduce esemplari di Schlumbergera giganteschi, con centinaia di rami e, soprattutto, quantità di fiori impressionanti, magari anche di colori che in natura nemmeno esistono.

Ed è anche per questo che, pur avendo già scritto in passato di questa pianta, ho deciso di dedicarle un nuovo articolo. Perché le informazioni non corrette, imprecise o addirittura totalmente inventate sulla coltivazione di questa pianta e su presunti “trucchi” e “segreti” per farla fiorire il Web abbonda. E’, purtroppo, il nostro tempo, un tempo in cui tutti credono a tutto ed è sufficiente un’immagine elaborata dall’Intelligenza Artificiale per sbalordire chi di cactus sa ancora poco. E, peggio, per infarcire i coltivatori inesperti di informazioni “fuffa”, inutili, inservibili, del tutto contrastanti con la realtà di queste piante.

E allora cominciamo a fare un po’ di chiarezza prima di conoscere meglio questa splendida pianta, molto apprezzata anche da chi non coltiva abitualmente cactus, e prima di esaminare in dettaglio tutto ciò che realmente serve per farla crescere correttamente e per farla fiorire abbondantemente, senza trucchi e senza inganni.

Anzitutto, la Schlumbergera è un cactus a tutti gli effetti. E come cactus è davvero diffusissimo: grazie alla sua capacità di adattarsi anche alla coltivazione indoor e grazie alle sue spettacolari fioriture, questa pianta, nel corso dei decenni, si è fatta apprezzare da moltissimi amanti del verde e non è raro vedere esemplari di trenta o quarant’anni perfettamente in salute su terrazze, sottoscala luminosi e balconi.

Cactus e piante succulente non cactacee: in cosa consiste la differenza.

Schlumbergera truncata a fiore rosso
Schlumbergera truncata a fiore rosso

Dal punto di vista tassonomico, la Schlumbergera è dunque un cactus e non una succulenta qualsiasi: è un genere autonomo che rientra a pieno titolo nella famiglie della Cactaceae. In altre parole, a differenza di Agavi, Aloe, Euphorbia, Crassule, Echeveria, Stapelia, Lithops… la Schlumbergera è assolutamente un cactus, al pari di un Echinocactus grusonii (il ben noto “uscino della suocera”), sebbene la Schlumbergera, in effetti, abbia ben poco del classico cactus. Nemmeno le spine, ha questa povera cactacea! Ha piuttosto dei rami formati da “articoli” piatti, simili a foglie, che si sviluppano uno a seguito dell’altro, formando delle catene ricadenti che possono superare anche il mezzo metro.

Gli articoli (chiamarli “foglie” sarebbe errato, per quanto renderebbe forse maggiormente l’idea) sono carnosi, succulenti, in grado quindi di accumulare riserve idriche e alla base, con il tempo, lignificano assumendo una conformazione spessa e robusta: questo serve alla pianta per poter far sì che la base sopporti il peso dei rami ricadenti che con il passare del tempo si allungano e che nei mesi autunnali si ricoprono letteralmente di splendidi fiori.

Volendo essere ancora più specifici, il genere Schlumbergera fa parte delle cactacee epifite, esattamente come i generi Rhipsalis, Epiphyllum, Disocactus, Heliocereus, Hylocereus, Selenicereus, giusto per citare i più diffusi. Questo cosa significa? Semplicemente che queste cactacee, in natura, crescono appoggiate ai rami di altre piante, sviluppando però un proprio apparato radicale e senza sottrarre nutrimento alle essenze sulle quali vivono. In altre parole, senza “parassitare” le piante sulle quali si poggiano. I cactus epifiti sono un mondo a parte nell’ambito della famiglia delle cactacee: vivono in ambienti non subdesertici (come la maggior parte delle cactacee) e necessitano di terricci più ricchi dal punto di vista organico, così come di maggiore umidità ambientale, poi di annaffiature più frequenti e temperature minime più alte rispetto a quelle che quasi tutti gli altri cactus possono tollerare.

Vedremo tutti questi fondamentali elementi della coltivazione del Cactus di Natale nell’articolo che segue, riservato agli abbonati al sito, così da imparare esattamente ciò che serve per far crescere alla perfezione questa splendida pianta e farla fiorire abbondantemente ogni anno. Sì, perché se c’è una cosa che accomuna i coltivatori alle prime armi o chi si approccia al mondo delle cactacee per la prima volta, è proprio questo: si acquista un cactus in piena fioritura, come le Schlumbergera che in queste settimane iniziano a “invadere” i vivai, e l’anno seguente, dopo una trepidante attesa… ecco la delusione: nessun fiore. Se va bene, perché se non si conoscono le regole di base è facile anche che l’anno seguente il Cactus di Natale abbia già “salutato” il coltivatore inesperto, magari per un eccesso di irrigazione, oppure perché lasciato in un substrato non idoneo, o, ancora, perché tenuto, in inverno, in un ambiente eccessivamente freddo o umido.

L’ARTICOLO PROSEGUE – Conosciamo allora meglio la Schlumbergera – il Cactus di Natale o la Natalina, per usare i due nomignoli più diffusi in Italia, ma vedremo anche perché ne esistono altri – e cerchiamo di evitare la delusione del coltivatore inesperto. (…)

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Un’Agave in piena fioritura in provincia di Brescia: un evento non unico ma molto raro. Le spettacolari foto

Non è un caso unico, ma è senza dubbio un caso raro. Una grande Agave coltivata in piena terra in Pianura Padana è arrivata alla piena maturità e ha portato a compimento la sua unica fioritura (l’Agave fiorisce al termine del ciclo vitale, ma lascia alla base i suoi polloni). Se questo evento è abituale in regioni come la Liguria e un po’ in tutto il Sud del Paese, è certamente molto raro al Nord Italia. In particolare a Brescia e non sul lago di Garda, dove moltissime Agavi vivono in piena terra. No, in un paese del bresciano che non affaccia sul lago. E’ qui che nei mesi scorsi si è compiuto questo piccolo “miracolo” della natura, di fronte all’abitazione di due appassionati di cactus e piante grasse, Helga Colalè e Francesco Soldi.

Helga e Francesco sono amici di vecchia data, due persone meravigliose con una grande passione per le succulente e hanno potuto assistere giorno per giorno alla spettacolare fioritura di una delle due grandi Agavi che nel lontano 2012 hanno piantato in piena terra nel giardino di fronte alla loro abitazione. Ho visto più volte di persona queste due meravigliose piante – due Agavi americane – e a distanza di anni ho potuto apprezzare l’incredibile crescita di queste succulente, che Francesco e Helga hanno messo a dimora con tutti i crismi e hanno accudito per tanti anni.

Proprio nei mesi scorsi, Helga mi ha contattato per mostrarmi le prime foto della fioritura dell’Agave di sinistra e mi ha proposto di scrivere un articolo per Il fiore tra le spine. Ovviamente, ho accettato subito perché Helga e Francesco sono due cari amici e perché l’evento è davvero particolare e dimostra come anche in regioni del Nord sia possibile portare a completa fioritura un’Agave in piena terra, esposta e tutte le intemperie e agli umidi inverni della Lombardia.

L’articolo che segue è a firma di Helga e Francesco e tratta in dettaglio la lunga storia dell’Agave, con accenni alla mitologia ad essa legata, e la storia della pianta fiorita nelle scorse settimane. Le splendide foto nella gallery a corredo dell’articolo testimoniano il percorso verso la fioritura, che si è sviluppata lungo uno stelo che ha raggiunto quasi otto metri di altezza. Alcuni scatti sono di Laura Gatta.

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Che rabbia quando il cactus o la pianta grassa non fiorisce! Ecco qualche “trucco” utile

È un classico per chiunque si avvicini per la prima volta alla coltivazione dei cactus e delle succulente. Si compra una pianta grassa piena di splendidi fiori, la si cura con attenzione per mesi ma la pianta non fiorisce più. Per quanti sforzi si facciano, i fiori che abbiamo visto la prima volta non compaiono e il cactus o la pianta succulenta si limita a sopravvivere o, nel migliore dei casi, a crescere e produrre nuove spine, senza però regalare nuove fioriture.

Perché un cactus o una pianta grassa non fiorisce? Cosa si deve fare per far fiorire regolarmente, quindi ogni anno, cactus e piante succulente? Quali sono i “segreti” e i “trucchi” per far rifiorire ogni anno le nostre piante grasse? Queste sono alcune tra le domande più ricorrenti tra i coltivatori meno esperti, così come tra chi si avvicina per la prima volta al mondo delle succulente, magari dopo aver comprato una pianta proprio per la bellezza dei suoi fiori, oppure dopo averla ricevuta in regalo. In effetti, è molto frustrante assistere alla sfioritura di una pianta e non riuscire più a ottenere quegli splendidi boccioli che daranno vita ai fiori sgargianti (ma di breve durata!) dei cactus e di moltissime altre piante grasse.

In questo articolo, stimolato da alcune domande dei lettori, vediamo tutto quello che è importante sapere per far fiorire i cactus e le piante grasse: quali sono insomma gli accorgimenti necessari per avere fioriture regolari e abbondanti ogni anno. (…)

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Il fertilizzante per cactus e piante grasse: quale scegliere, quando e come somministrarlo

E’ necessario fertilizzare (o concimare) i cactus e le piante grasse? In quale periodo dell’anno va somministrato il fertilizzante? Ma soprattutto: per le piante succulente va bene qualsiasi tipo di fertilizzante o è bene ricorrere a prodotti specifici?

Sono tutte domande che qualsiasi appassionato alle prime armi si pone, ma anche chi coltiva piante grasse da tempo può avere dubbi su quanto e come fertilizzare e soprattutto su quali caratteristiche deve avere il prodotto giusto. Va infatti premesso che le succulente, e i cactus in particolare, vivono in ambienti e in terreni “poveri”, sabbiosi, non ricchi (salvo per alcune specie) di sostanze organiche. Ne deriva che queste piante non necessitano di un grande quantitativo di nutrienti. E questo si traduce in fertilizzazioni ridotte e somministrate con prodotti contenenti i giusti elementi nutritivi nelle giuste proporzioni. In altre parole, un cactus non dovrà essere fertilizzato con la stessa frequenza e, soprattutto, con lo stesso prodotto che si utilizza per piante a foglia o, come si suol dire, da interni.

Vediamo in questo articolo tutto quello che è importante sapere sulla fertilizzazione delle piante grasse, a partire dal periodo per arrivare alla giusta composizione del concime da somministrare. (…)

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Ecco la primavera, cosa fare con cactus e piante grasse? Tutte fuori o meglio aspettare?

La primavera, la cosiddetta bella stagione, è ormai cominciata: cosa fare con cactus e piante grasse? Portare all’esterno le piante tenute al coperto durante l’inverno? Togliere le coperture o gli strati di tessuto non tessuto? Riprendere ad annaffiare? Fertilizzare le piante? 

La primavera è la stagione della ripresa per tutte le piante e le succulente non fanno eccezione. Moltissime specie sono già in piena fioritura, come gli Stenocactus, gli Strombocactus, molti Turbinicarpus e diverse Mammillaria. Attenzione, però, tra la fioritura e la ripresa vegetativa c’è differenza: una pianta può fiorire anche se non ha ripreso in pieno a vegetare. Semplicemente, il suo periodo di fioritura è questo e la pianta lo rispetta anche se sta ancora uscendo dallo stato di “dormienza” invernale. Per quanto riguarda le temperature, ovviamente c’è grande differenza in base alla zona in cui si coltiva, quindi in alcune regioni del Sud le minime notturne possono già essere superiori a 10 gradi, mentre al Nord abbiamo ancora valori relativamente bassi, attorno a 2 o 3 gradi. Questo fattore è fondamentale per capire se possiamo spostare le nostre piante all’esterno o meno. Altrettanto importante è il momento della ripresa della annaffiature. In questi giorni si può cominciare a bagnare cactus e succulente o è meglio attendere ancora un po’? Infine: con l’inizio della bella stagione è necessario effettuare alcuni trattamenti con prodotti fitosanitari o si può evitare questa pratica?

Vediamo tutto in dettaglio nell’articolo che segue, così da muoverci correttamente ed evitare problemi o marciumi ai danni delle piante. (…)

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