Dopo un anno di coltivazione, i primi risultati del test su sei Mammillaria in tre terricci diversi

La vera incognita è rappresentata dalle due Mammillaria nel mix inedito, molto ricco dal punto di vista organico. Vedremo col tempo come sarà influenzata la loro crescita da questo substrato. Con questa considerazione, esattamente un anno fa, ho concluso il mio articolo su uno degli esperimenti che di tanto in tanto faccio su cactus e succulente. Nel caso specifico si trattava di un test con tre diversi substrati, di fatto tre tipi di “terra”, nei quali ho rinvasato sei Mammillaria hahniana ottenute da un’unica semina.

Dopo il primo anno di coltivazione, ecco come sta andando l’esperimento ed ecco alcune prime considerazioni. (…)

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Rinvasare cactus: un esperimento con substrati diversi per capire come il terriccio influenza la crescita

I fattori fondamentali per la crescita di una pianta sono moltissimi: dall’esposizione, alle annaffiature; dalle fertilizzazioni alle temperature. Tra questi fattori, uno dei più importanti – quantomeno per cactus e piante succulente – è il substrato. Il terriccio ideale per i cactus deve avere almeno due proprietà: essere drenante e asciugare rapidamente. (…)

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Sei cactus uguali in tre terricci diversi: un test di coltivazione con Mammillaria hahniana

Nella coltivazione dei cactus, un po’ come con tante altre passioni nella vita, si possono avere due approcci: un approccio “statico”, diciamo “contemplativo” e “collezionistico”, e un approccio “dinamico”, sperimentale e ispirato ad una sempre maggiore comprensione di queste piante. In questo secondo approccio (che è quello che ispira da anni questa mia passione) si rivelano fondamentali lo studio di testi affidabili, il confronto con altri coltivatori e, soprattutto, la sperimentazione sul campo, ad esempio lavorando su terricci, esposizione, tecniche di coltivazione e altro ancora.

Limitarsi a coltivare piante – succulente o meno – per anni e anni allo stesso modo, non modificare mai le tipologie dei terricci, l’esposizione o il metodo di coltivazione va benissimo, intendiamoci. Semplicemente, è perfetto per chi si limita ad apprezzare le piante dal solo punto di vista estetico o collezionistico e non ha particolari pretese. Va bene per chi non è interessato a saperne di più, insomma, e non è disposto a correre rischi pur di migliorare e comprendere meglio le piante stesse.

Scopo della coltivazione “wild” o “al naturale” è invece quello di ottenere esemplari il più possibile robusti e dall’aspetto simile a quelli in habitat (parlo di questa filosofia di coltivazione in questo articolo). Per fare questo, oltre a documentarsi e possibilmente viaggiare per osservare le piante in natura, è fondamentale cimentarsi in qualche esperimento ed essere disposti a mettersi in discussione continuamente, anche a costo di perdere qualche esemplare (non quelli di pregio, beninteso). (…)

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Cactus e rinvasi: il classico mix pomice, lapillo, torba (poca) per velocizzare la crescita

In genere comincio i rinvasi da metà dicembre in avanti, per terminare entro i primi mesi del nuovo anno. Quest’anno, considerato il numero di piante da mia semina che necessitano di un rinvaso (gli “esuberi” che ogni tanto cedo ad amici o conoscenti), ho cominciato con largo anticipo.

Nonostante le temperature ancora alte per il periodo, infatti, le piante sono già in stasi e si può procedere senza problemi. Il periodo del rinvaso è uno degli argomenti più dibattuti, insieme alla composizione dei terricci di coltivazione: c’è chi travasa solo piante in vegetazione, chi solo in primavera, chi durante l’inverno e chi travasa in qualsiasi periodo dell’anno.

Diciamo che non c’è una regola fissa: io stesso, nel corso degli anni, ho rinvasato praticamente in tutte le stagioni, a seconda delle esigenze, e non ho mai riscontrato problemi. L’importante è attenersi a quell’unico accorgimento davvero utile che è quello di evitare di annaffiare subito dopo il rinvaso. Occorre dare alle radici danneggiate o tagliate durante il rinvaso il tempo di cicatrizzare in terriccio asciutto, così da evitare il rischio che possano innescarsi marciumi.

Il resto è questione di scelte. Personalmente preferisco cambiare terra alle piante durante la stagione invernale, o comunque quando i cactus e le succulente sono in stasi vegetativa, ad esempio appena prima della primavera, così che tra il rinvaso e la prima annaffiatura intercorrano diverse settimane. Da anni seguo questa “regola” e non ho mai avuto problemi. Certo, può capitare che qualche pianta faccia fatica a ripartire dopo un rinvaso, al punto da restare bloccata anche per un anno intero, ma questo può succedere rinvasando in qualsiasi periodo. Non dimentichiamo che per le piante il rinvaso è in ogni caso uno “stress” non da poco. Anche per questo prediligo l’inverno, quando le cactacee sono a riposo e gli effetti del rinvaso sono meno “traumatici”.

Approfondiamo il tema dei rinvasi e dei substrati per cactus, in particolare del terriccio “standard” a base di pomice, lapillo e torba in parti uguali, nell’articolo che segue.

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Rinvasare i cactus: qualche consiglio su come farlo al meglio senza… donare il sangue!

Il rinvaso è spesso una delle ragioni per le quali molti si tengono alla larga dai cactus. Magari la pianta piace, ma l’idea che prima o poi debba essere travasata, con tutte quelle spine, spaventa chi è alle prime armi o non conosce ancora bene queste piante. In molti decidono addirittura di lasciar perdere le cactacee per dedicarsi alle succulente a foglia, decisamente meno ostiche da affrontare durante un rinvaso.

In realtà, anche piante particolarmente spinose come Echinocactus grusonii o Ferocactus non sono così difficili da rinvasare. Qualche accortezza, un po’ di esperienza e qualche “trucco” e se ne esce senza dover letteralmente “donare il sangue”.

Vediamo, qui di seguito, come procedere e tutto quello che c’è da sapere sui rinvasi, in particolare quelli più impegnativi a causa delle dimensioni della pianta e della presenza di spine sul fusto.

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