Le piante grasse e l’inverno: qualche consiglio su cosa NON fare in questo periodo dell’anno

Fare o non fare? Tradotto: le piante succulente e soprattutto le cactacee resistono bene ai rigori dell’inverno: è bene darsi da fare anche in questa stagione oppure è il momento di lasciare le piante al loro meritato riposo? Partiamo anzitutto da una considerazione: nel vasto campo delle piantesucculente ci sono generi più tolleranti alle basse temperature e altri che non resistono al freddo intenso e vanno pertanto riparati in ambienti riscaldati. Su questo argomento, potete leggere l’articolo dedicato alla collocazione delle piante grasse durante i mesi freddi, con un prontuario di facile consultazione, che trovate a questo link.

In questo articolo ci concentriamo piuttosto su ciò che non va fatto con le piante grasse nei mesi freddi, ossia su quelle operazioni o quelle pratiche che è opportuno rimandare alla primavera. L’articolo è stato ispirato da alcune domande che i lettori del sito mi hanno posto a fronte di problemi o danni alle piante. È certamente utile sapere che alcune operazioni possono essere effettuate anche durante l’inverno (quelle urgenti, per le quali un esemplare rischia di marcire, ad esempio), così come è bene sapere quali pratiche non sono affatto adatte ai mesi freddi, perché metterebbero in serio pericolo la pianta o perché potrebbero arrestarne il processo di stasi, oppure, nei casi peggiori, favorire l’insorgenza di marciumi.

In effetti, se ci pensiamo, sono molte le operazioni relative alle piante grasse che saremmo tentati fare in inverno, magari complici le giornate fredde e nelle quali si ha poca voglia di uscire. In altre parole: quale migliore occasione per svagarci con la nostra passione? Potremmo allora approfittare dei mesi invernali per rinvasare cactus e piante grasse, oppure per ripicchettare i semenzali, o, ancora, per provare a moltiplicare quella data pianta attraverso il metodo della talea.

Agave sotto la neve in inverno
Agave sotto la neve in inverno

Al profano, tutte queste possono sembrare operazioni fattibili, anzi, utili. Ma la realtà è ben diversa, perché in inverno le piante succulente, così come moltissime piante di altre famiglie, peraltro, rallentano o bloccano del tutto la vegetazione. Rinvasare, annaffiare, ripicchettare, tagliare fusti o rami per farne talee oppure per innestare le piante diventano allora operazioni da evitare assolutamente, pena uno stress eccessivo per la pianta e, in alcuni casi (il ripicchettamento o il taglio di un ramo per ricavarne una talea, ad esempio) la morte per marciume o semplicemente perché la pianta si indebolisce. In questi casi, prima di arrivare a riprendere la vegetazione, il cactus o la pianta succulenta vedrà seccarsi le radici e questo a sua volta farà sì che  il soggetto deperisca irrimediabilmente (è il caso del ripicchettamento delle semine, che va fatto quando le piante sono in vegetazione).

Insomma, ci sono moltissime cose che in inverno il coltivatore esperto di cactus e di piante grasse eviterà assolutamente e altre, decisamente meno stressanti per le piante (come lo spostamento dei vasi per ottimizzare gli spazi), che si possono invece tranquillamente effettuare.

In questo articolo vediamo allora un elenco di quello che NON si deve fare in questo periodo dell’anno con le piante grasse, così da evitarci brutte sorprese alla volta della primavera. (…)

Per proseguire nella lettura dell'articolo Accedi o Abbonati
To continue reading the article LogIn or Subscribe

I cactus e l’innesto: quando si può innestare una pianta grassa e qual è la corretta procedura

Nei cactus così come in moltissime altre famiglie botaniche, l’innesto è una pratica comune, solitamente adottata per coltivare più facilmente piante delicate e per velocizzare i ritmi di crescita delle piante stesse. Consiste, in estrema sintesi, nell’unire una pianta delicata con una pianta robusta, che fornirà alla prima il nutrimento e ne incoraggerà la crescita.

Chi segue questo sito sa bene che la “filosofia” alla base della coltivazione di cactus e succulente da me adottata è improntata a ottenere piante il più possibile simili a quelle in habitat. Il mio approccio alla coltivazione è in sostanza semplice e spartano e si ispira al metodo di coltivazione detto “wild”, che ha per l’appunto come scopo quello di ottenere cactus dall’aspetto naturale, vissuto e, nel complesso, per quanto possibile simile a quello che le piante hanno in natura. E’ per questa ragione che non è mia abitudine praticare l’innesto dei cactus, che può certamente essere una tecnica utile in molti casi ma che non porta, dal punto di vista estetico a ottenere esemplari simili a quelli che crescono nel loro habitat. Questo non solo per il fatto stesso che una pianta cresce innestata su un’altra, ma anche per il fatto che le piante innestate tendono col tempo ad assumere connotati molto diversi da quelli delle piante coltivate in modo naturale. Le piante innestate possono infatti avere fusti molto più gonfi, talvolta deformi rispetto alla norma e anche le spine possono crescere in modo differente.

Considerato tuttavia l’alto numero di coltivatori che praticano l’innesto (utile peraltro a velocizzare la crescita dei cactus e a farli fiorire così da poterli impollinare per avere semi con cui riprodurli) o che non disdegnano la coltivazione di piante innestate e considerate molte domande che mi sono arrivate nel tempo via mail, ecco, per completezza, un articolo che tratta di questa pratica e spiega come innestare i cactus (…)

Per proseguire nella lettura dell'articolo Accedi o Abbonati
To continue reading the article LogIn or Subscribe