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	<title>vasi Archivi - Il fiore tra le spine</title>
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	<description>Due o tre cose che ho imparato su cactus e piante grasse</description>
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	<title>vasi Archivi - Il fiore tra le spine</title>
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		<title>Le radici dei cactus e i loro segreti, perché il loro stato di salute è invisibile&#8230; finché il vaso non si spacca!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 11:10:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Agli occhi di chi non conosce i cactus o di chi li coltiva da poco tempo, foto come quella che ho scattato pochi giorni fa e che ho pubblicato qui in alto, possono apparire incredibili. Un vaso in plastica letteralmente squarciato dalla sola forza delle radici. Eppure il fenomeno, con determinati generi come gli Ariocarpus, &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/radici-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Le radici dei cactus e i loro segreti, perché il loro stato di salute è invisibile&#8230; finché il vaso non si spacca!"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/radici-cactus/">Le radici dei cactus e i loro segreti, perché il loro stato di salute è invisibile&#8230; finché il vaso non si spacca!</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Agli occhi di chi non conosce i cactus o di chi li coltiva da poco tempo, foto come quella che ho scattato pochi giorni fa e che ho pubblicato qui in alto, possono apparire incredibili. <strong>Un vaso in plastica letteralmente squarciato dalla sola forza delle radici</strong>. Eppure il fenomeno, con determinati generi come gli <em>Ariocarpus</em>, esattamente come in questo caso, è tutt&#8217;altro che raro. <strong>In queste piante l&#8217;apparato radicale è infatti a “fittone”, ossia formato da una spessa radice carnosa</strong>, a forma di carota, che si spinge in profondità e dalla quale si dipartono radici laterali e capillari. <strong>La radice a fittone è in grado di accumulare grandi riserve d&#8217;acqua, espandendosi notevolmente</strong>. E questo, con la crescita della pianta e della radice stessa, è alla base della rottura dei vasi, in particolare se, come nel mio caso, si rinvasano le piante molto raramente.</p>
<p><strong>In questo articolo impariamo allora qualche nozione di base sulle radici dei cactus</strong>, perché è importante ricordare che è proprio ciò che non vediamo (ciò che sta sotto terra) che determina la corretta crescita delle nostre piante. In altre parole, <strong>l&#8217;apparato radicale è alla base di tutto</strong>: se le radici soffrono, la pianta soffre; se le radici sono forti e robuste, la pianta cresce con vigore. <strong>Non a caso, una delle principali cause di morte delle cactacee è proprio il marciume radicale</strong>, generalmente indotto dal ristagno idrico. Questo a ulteriore dimostrazione dell&#8217;importanza delle radici dei cactus, perché se vogliamo piante sane è importante saper dare anche un&#8217;occhiata a&#8230; quello che sta sotto terra! (&#8230;)</p>
<p><span id="more-20954"></span></p>
<h2>Premessa: il &#8220;motore&#8221; della crescita</h2>
<figure id="attachment_20950" aria-describedby="caption-attachment-20950" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Astrophytum-asterias-mie-semine-svasate-radici.avif"><img data-dominant-color="589fad" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #589fad;" decoding="async" class="wp-image-20950 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Astrophytum-asterias-mie-semine-svasate-radici-150x150.avif" alt="Giovani esemplari di Astrophytum asterias con radici in ottimo stato" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Astrophytum-asterias-mie-semine-svasate-radici-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Astrophytum-asterias-mie-semine-svasate-radici-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Astrophytum-asterias-mie-semine-svasate-radici-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20950" class="wp-caption-text">Apparati radicali perfetti in due esemplari di Astrophytum asterias</figcaption></figure>
<p>Tutti gli appassionati di piante succulente e soprattutto di cactacee conoscono bene i punti di forza di queste piante: le forme geometriche di determinati fusti, le dimensioni imponenti di alcune cactacee e di molte <em>Euphorbia</em>. E ancora: la bellezza aggressiva e i colori delle spine così come le splendide sfumature di colore dei fiori delle cactacee. C’è però un intero “mondo” che rimane inevitabilmente celato alla nostra vista, ma che rappresenta il vero segreto e la vera fonte alla base della crescita dei fusti così come il “motore” per la produzione di spine e fiori: l&#8217;apparato radicale.</p>
<p><strong>Comprendere come sono fatte le radici dei nostri cactus non è un semplice esercizio teorico, ma un passo utilissimo per migliorare il nostro livello di coltivazione</strong> e ottenere esemplari sani, robusti e in grado di esprimere al massimo le loro potenzialità.</p>
<p><strong>Le radici svolgono infatti compiti vitali</strong>: ancorano il fusto al terreno e assorbono l&#8217;acqua e l&#8217;umidità necessarie per dare sostentamento all&#8217;intera pianta.</p>
<p>Nel mondo delle cactacee, l&#8217;evoluzione ha modellato questi organi in modi anche molto diversi tra loro per far sì che le piante possano fronteggiare lunghi periodi di siccità e, in generale, l&#8217;aridità degli habitat nei quali crescono spontaneamente.</p>
<p>Prima di entrare nel dettaglio delle diverse tipologie di radici delle cactacee, prima di parlare di quanto le radici influenzino la scelta del vaso, è bene approfondire il tema più in generale. In altre parole, è importante conoscere la funzione e le specificità delle radici degli organismi vegetali in generale.</p>
<h2>Le tipologie di radici nel regno vegetale</h2>
<p>La radice è l&#8217;organo generalmente sotterraneo delle piante vascolari, deputato a tre funzioni primarie:<strong> l&#8217;ancoraggio del fusto al substrato, l&#8217;assorbimento dell&#8217;acqua e dei sali minerali disciolti nel terreno (nutrizione minerale) e il trasferimento dei nutrienti verso la parte aerea del fusto</strong>.</p>
<p>In molte specie, a queste funzioni di base si aggiunge la capacità di immagazzinare sostanze di riserva (come l&#8217;amido oppure l&#8217;acqua, come nel caso delle succulente) utili affinché la pianta possa superare lunghi periodi di siccità o di stasi vegetativa.</p>
<p>Dal punto di vista morfologico la botanica classifica i sistemi radicali delle piante in due categorie: <strong>apparato radicale a fittone</strong> (tipico delle Dicotiledoni) e <strong>apparato radicale fascicolato</strong> (tipico delle Monocotiledoni).</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> FITTONE </strong></span> &#8211; Nel primo caso (fittone), si distingue facilmente <strong>una radice principale che si sviluppa verticalmente verso il basso</strong> penetrando negli strati profondi del suolo. Da questo robusto asse centrale, se così si può dire, si diramano le radici secondarie (o laterali), che appaiono decisamente meno spesse.</p>
<p>Questa conformazione radicale assicura una stabilità strutturale notevole agli alberi ad alto fusto e consente alla pianta di attingere a falde acquifere profonde, garantendo un&#8217;ottima tolleranza agli stress idrici prolungati.</p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"><strong> RADICI FASCICOLATE</strong> </span>&#8211; Nel secondo caso (radici fascicolate), la radice primaria generata dal seme ha vita breve e cessa precocemente di crescere. Al suo posto, <strong>la pianta sviluppa numerose radici avventizie di dimensioni e spessore omogenei</strong> che si originano direttamente dalla base del fusto. Il risultato di questo processo è <strong>una fitta rete ramificata a ventaglio che colonizza gli strati più superficiali del terreno</strong>.</p>
<p>Questo sistema è molto efficace: trattiene le particelle di suolo (riducendo l&#8217;erosione) e assorbe rapidamente i nutrienti e l&#8217;acqua.</p>
<p>Oltre a queste macro-categorie, <strong>le piante hanno sviluppato nel tempo radici modificate per adattarsi a specifiche nicchie ecologiche</strong>.</p>
<p>A questo proposito si possono ricordare <strong>le radici aeree delle piante epifite</strong> (come molte orchidee tropicali) che captano l&#8217;umidità atmosferica; <strong>i pneumatofori delle piante palustri</strong>, che crescono verso l&#8217;alto per assorbire ossigeno in ambienti asfittici; o <strong>le radici tuberiformi</strong>, organi carnosi specializzati nell&#8217;accumulo di sostanze nutritive.</p>
<p>In sintesi, questa “biodiversità sotterranea” dimostra come ogni pianta, nel corso della sua evoluzione, <strong>abbia modellato il suo apparato radicale in modo da potersi adattare all&#8217;ecosistema</strong> nel quale l&#8217;organismo vegetale si trova a nascere e a prosperare.</p>
<h2>Le tipologie di radici dei cactus</h2>
<p>Dopo questa necessaria premessa, passiamo alle piante che ci interessano direttamente, ossia le cactacee.</p>
<p>A seconda del genere e della specie, <strong>le radici dei cactus possono assumere strutture e forme diverse. </strong>Possono presentarsi in forma di fittone vero e proprio come nel caso degli <em>Ariocarpus</em>, delle <em>Lophophora</em>, di alcune specie di <em>Turbinicarpus</em>, poi <em>Pelecyphora</em>, <em>Obregonia</em>, alcune specie di <em>Eriosyce</em> (=<em>Neoporteria</em>).</p>
<p><strong>In altri casi le radici primarie delle cactacee sono molto carnose e sono integrate da radici secondarie e radici capillari molto estese</strong>. E&#8217; il caso di generi come <em>Gymnocalycium</em>, <em>Thelocactus</em>, diverse <em>Mammillaria</em> e molte <em>Coryphantha</em>.</p>
<p><strong>Infine, ci sono cactus il cui apparato radicale non è particolarmente &#8220;carnoso&#8221;, ma è molto diramato</strong>. Tra i generi che possiamo ricordare a questo proposto, <em>Echinocactus</em>, <em>Ferocactus</em>, <em>Epithelantha</em>, Parodia (=<em>Notocactus</em>) e molte colonnari come <em>Carnegiea</em> e <em>Pachicereus</em>.</p>
<h2>Radice a fittone e radici carnose</h2>
<figure id="attachment_20981" aria-describedby="caption-attachment-20981" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-infossato-per-lasciutta.avif"><img data-dominant-color="9f9882" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #9f9882;" decoding="async" class="wp-image-20981 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-infossato-per-lasciutta-150x150.avif" alt="Ariocarpus retusus infossato per l'asciutta" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-infossato-per-lasciutta-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-infossato-per-lasciutta-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-infossato-per-lasciutta-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20981" class="wp-caption-text">Ariocarpus retusus infossato a seguito dell&#8217;asciutta invernale</figcaption></figure>
<p>È una delle strutture più affascinanti. In parole semplici, il fittone altro non è se non una radice principale molto ingrossata, carnosa e profonda, <strong>che funge da vero e proprio serbatoio sotterrane per &#8220;stipare&#8221; le riserve idriche utili alla pianta</strong>. In natura, infatti, queste radici consentono ai cactus che sono dotati di accumulare grandi riserve idriche durante le scarse piogge e di sopravvivere a lunghissimi periodi di totale siccità, quasi scomparendo sotto il livello del suolo. Questo fenomeno, ossia l&#8217;infossamento nel suolo, si verifica anche in coltivazione con alcuni generi come<em> Ariocarpus</em>, quando si sospendono le annaffiature per diversi mesi, come deve essere fatto nel periodo invernale.</p>
<h2>Sottili, capillari e a sviluppo orizzontale</h2>
<p>Molti cactus desertici o epifiti, contrariamente a quelli con radice a fittone, non cercano l&#8217;acqua in profondità, ma sviluppano una fitta rete di radici superficiali che possono, con il tempo, diventare molto lunghe. <strong>Questo sistema si estende orizzontalmente appena sotto la superficie del terreno</strong>.</p>
<p>Naturalmente, lo scopo di radici strutturate in questo modo è quello di <strong>catturare anche la più piccola quantità di umidità possibile</strong>, come quella rappresentata dalla rugiada mattutina o quella che si deposita sulla superficie del terreno dopo brevi piogge passeggere, prima che l&#8217;acqua possa evaporare a causa del forte calore che caratterizza questi habitat.</p>
<h2>Il legame tra le radici e la scelta del vaso</h2>
<p>Può sembrare un&#8217;affermazione azzardata o esagerata, ma <strong>molti errori di coltivazione, e soprattutto i conseguenti marciumi, derivano da un&#8217;errata associazione tra la pianta e il suo contenitore</strong>.</p>
<figure id="attachment_20946" aria-describedby="caption-attachment-20946" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso.avif"><img data-dominant-color="8c9b92" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #8c9b92;" decoding="async" class="wp-image-20946 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-150x150.avif" alt="Mammillaria svasata con radici in buono stato" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-300x300.avif 300w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-768x767.avif 768w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-400x399.avif 400w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-100x100.avif 100w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso.avif 1024w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20946" class="wp-caption-text">Una Mammillaria pronta per il rinvaso</figcaption></figure>
<p>Certo, la prima causa di marciume radicale è l&#8217;annaffiatura ripetuta con eccessiva frequenza e abbondanza, così come la presenza del sottovaso o il substrato non corretto (ossia non sufficientemente drenante), <strong>ma tutti questi fattori hanno una stretta connessione con il vaso nel quale coltiviamo la pianta</strong>. E&#8217; evidente che se la pianta è già grandicella e si trova in un vaso minuscolo (ad esempio da 5 centimetri) il quantitativo di substrato sarà molto ridotto e interamente colonizzato dalle radici, pertanto, se anche il substrato non fosse perfetto e se eccedessimo con le annaffiature, la pianta potrebbe non subìre danni particolari.</p>
<p><strong>Se invece la pianta è ancora molto piccola e con un apparato radicale ridotto ed è collocata in una vaso molto più grande del fusto</strong>, è chiaro che il substrato si troverà in quantità eccessiva e serviranno settimane se non mesi prima che possa asciugarsi del tutto, anche dopo una sola annaffiatura. Questo, va da sé, comporterà che la pianta resterà a lungo con le radici &#8220;a mollo&#8221; in un terriccio fradicio o comunque molto umido. In queste condizioni la possibilità che si inneschi il marciume radicale sarà altissima.</p>
<p><strong>Ne consegue che non tutti i cactus (da intendersi come non ogni singola pianta) vogliono lo stesso spazio sotterraneo</strong>: molto dipende dallo stato di salute dell&#8217;esemplare, dalla sua età, dal tipo di substrato e, soprattutto, dalla tipologia dell&#8217;apparato radicale.</p>
<p>Ecco perché può essere utile, a questo proposito, raggruppare le esigenze principali in due grandi categorie.</p>
<figure id="attachment_20948" aria-describedby="caption-attachment-20948" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-trogonus-vecchio-esemplare-vaso-spaccato-1.avif"><img data-dominant-color="8e7c71" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #8e7c71;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20948 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-trogonus-vecchio-esemplare-vaso-spaccato-1-150x150.avif" alt="Ariocarpus trogonus: vecchio esemplare con il vaso spaccato" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-trogonus-vecchio-esemplare-vaso-spaccato-1-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-trogonus-vecchio-esemplare-vaso-spaccato-1-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-trogonus-vecchio-esemplare-vaso-spaccato-1-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20948" class="wp-caption-text">La forza della radice a fittone di un Ariocarpus trigonus</figcaption></figure>
<p>I cactus con apparato radicale a fittone o carnoso, come abbiamo visto, possiedono una radice singola (dotata di radici secondarie), spessa e ricca di riserve idriche che si sviluppa in verticale, vale a dire in profondità, e che produce radici più sottili che si dipartono dallo stesso fittone. Per generi come <em>Ariocarpus</em>, <em>Lophophora</em>, <em>Turbinicarpus</em>, ma anche molti <em>Gymnocalycium</em>, alcune <em>Copiapoa</em>, diverse <em>Coryphantha</em> e alcune <em>Mammillaria</em> (come <em>M. napina</em>) è quindi<strong> indispensabile utilizzare vasi alti e profondi</strong>, che garantiscano il giusto spazio verticale ed evitino l&#8217;arresto della crescita.</p>
<p><strong>I cactus con apparato radicale fascicolato o superficiale presentano invece radici sottili, molto ramificate e diffuse a livello orizzontale</strong>.</p>
<p>Per generi come <em>Mammillaria</em>, <em>Echinocactus</em> (ad esempio il classico <strong><a href="https://www.ilfioretralespine.it/grusonii/"><em>Grusonii</em></a></strong>), <em>Ferocactus</em> e <em>Parodia</em> (=<em>Notocactus</em>) sono invece da preferire vasi bassi o ciotole. Questa conformazione del vaso, per la tipologia radicale di queste cactacee, offre un&#8217;ampia superficie ed evita pericolosi ristagni d&#8217;acqua sul fondo del contenitore.</p>
<p>Chiaramente, tanto nel caso dei vasi alti quanto in quello dei vasi bassi o delle ciotole, <strong>sarà bene rispettare un corretto rapporto tra la dimensione dell&#8217;apparato radicale della pianta oggetto di rinvaso e la dimensione del vaso stesso</strong>.</p>
<p>In parole semplici: i cactus non necessitano di vasi minuscoli, come si è portati a credere e come molti ancora oggi sostengono, ma hanno bisogno di un discreto spazio per potersi sviluppare adeguatamente. Certo, questo non significa che potremo collocare una pianta di 10 centimetri di diametro in una vasca da bagno!</p>
<p><strong>Perché un conto è la coltivazione in vaso, su un davanzale, su un balcone o in una serra; ben altra cosa è la crescita spontanea in habitat</strong>. Affermare quindi che se in natura le piante crescono benissimo in terreni sconfinati e dunque senza i limiti imposti dal vaso non ha alcun significato, perché le condizioni quotidiane di vita delle piante in habitat e quelle delle piante in coltivazione sono drasticamente, e necessariamente, diverse!</p>
<p><a href="https://www.ilfioretralespine.it/vasi-cactus/"><strong>A questo link trovate un articolo dedicato interamente alle diverse tipologie di vasi reperibili in commercio</strong></a>.</p>
<h2>Focus su due cactus con apparato radicale a fittone</h2>
<p>I generi come il tanto apprezzato<a href="https://www.ilfioretralespine.it/prodotto/ariocarpus_scheda/"><strong><em> Ariocarpus</em></strong></a>, pianta decisamente più spartana, robusta e resistente di quanto un tempo si pensasse, necessitano di vasi profondi. <strong>Se lo spazio verticale è insufficiente, la radice toccherà rapidamente il fondo, arrestando la crescita della pianta</strong> o esponendola a pericolosi ristagni d&#8217;acqua nel substrato inferiore.</p>
<p>Nella categoria delle cactacee con radici a fittone, come abbiamo detto, rientra a pieno titolo il genere <a href="https://www.ilfioretralespine.it/prodotto/lophophora/"><strong><em>Lophophora</em></strong></a> (il cactus noto in tutto il mondo come Peyote).</p>
<p>Quando si parla di questo genere, tuttavia, è fondamentale fare una precisazione legale importantissima: <strong>in Italia, la coltivazione, la detenzione e il commercio della <em>Lophophora williamsii</em> sono vietati dalla legge</strong>. Questo divieto è stato imposto a fronte della presenza di mescalina, una sostanza alcaloide che si forma naturalmente in queste piante e che è inserita nelle tabelle delle sostanze stupefacenti, rendendo la pianta illegale indipendentemente dallo scopo amatoriale o collezionistico.</p>
<p><strong>Si può obiettare circa la reale utilità di questo provvedimento normativo</strong>, che di fatto equipara la <em>Lophophora williamsii</em> alla <em>Maryjuana</em>, anche perché secondo molti studi, la <em>Lophophora</em> coltivata in vaso non è in grado di produrre mescalina in quantitativi sufficienti a produrre effetti allucinogeni nell&#8217;uomo. Ma questo, purtroppo per noi amanti delle succulente, è ciò che ha stabilito la legge italiana, e chi coltiva o commercia queste sue piante lo fa a suo rischio e pericolo.</p>
<p><a href="https://www.ilfioretralespine.it/lophophora-williamsii-2/"><strong>Qui trovate un intero articolo dedicato esclusivamente a questo argomento</strong></a>. Si tratta di un articolo utile a fare chiarezza sulla normativa italiana, dal momento che molti ancora non la rispettano o non la interpretano correttamente, correndo così seri rischi dal punto di vista legale.</p>
<h2>Qualche consiglio utile per i rinvasi, il &#8220;trasloco&#8221; delle radici</h2>
<p>Ne abbiamo parlato in moltissimi articoli dedicati al rinvaso (<a href="https://www.ilfioretralespine.it/category/rinvasare-cactus/"><strong>qui trovate la sezione dedicata ai rinvasi, con molti articoli utili</strong></a>): quando acquistiamo un nuovo cactus o procediamo al rinvaso delle piante nate da una nostra semina, <strong>dobbiamo prestare la massima attenzione alle radici</strong>. E questo attraverso tre passaggi fondamentali elencati di seguito.</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> TOGLIERE IL VECCHIO TERRICCIO </strong></span> &#8211; I cactus acquistati presso vivaisti non specializzati sono generalmente coltivati in torba pura. Questo substrato, una volta asciutto, tende a compattare e a soffocare le radici. E&#8217; quindi fondamentale, quando si acquista una succulenta in sola torba, <strong>svasare la pianta e rimuovere con delicatezza tutta la torba</strong>, liberando l&#8217;apparato radicale aiutandosi, se necessario, con un pennello.</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> MAI BAGNARE SUBITO </strong></span> &#8211; Durante la pulizia o il trapianto, in particolare se la pulizia radicale è stata accurata e massiccia, alcune radici possono spezzarsi o restare lacerate, danneggiate. Nessun dramma: la pianta non ne risente, ma necessita di qualche giorno per riprendersi. La cosa migliore, se si è proceduto al taglio delle radici o alla pulizia massiccia dell&#8217;apparato radicale, è <strong>lasciare la pianta con le radici all&#8217;aria per almeno una settimana o due in un luogo arieggiato e ombreggiato</strong>.</p>
<figure id="attachment_20931" aria-describedby="caption-attachment-20931" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Gymnocalycium-ferox-rinvaso-3.avif"><img data-dominant-color="77919a" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #77919a;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20931 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Gymnocalycium-ferox-rinvaso-3-150x150.avif" alt="Radice carnosa di Gymnocalycium ferox" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Gymnocalycium-ferox-rinvaso-3-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Gymnocalycium-ferox-rinvaso-3-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Gymnocalycium-ferox-rinvaso-3-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20931" class="wp-caption-text">La radice lunga e carnosa di un Gymnocalycium</figcaption></figure>
<p>Se invece si decide di rinvasare subito dopo la pulizia (e questo vale anche nel caso di pulizia radicale molto leggera o superficiale) <strong>sarà fondamentale evitare di annaffiare per almeno una settimana/dieci giorni</strong>. Le radici lesionate o recise saranno dunque nel nuovo terriccio (<strong>per i rinvasi il substrato deve essere asciutto o solo leggermente umido</strong>), ma non affonderanno in un substrato fradicio. In questo modo i tagli e le lesioni avranno il tempo di cicatrizzare senza che possa innescarsi il marciume causato dall&#8217;ingresso (attraverso le stesse ferite e lesioni) di funghi o batteri.</p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"><strong> SUBSTRATO CORRETTO </strong></span> &#8211; Fondamentale &#8211; chi segue questo sito dovrebbe averlo ormai imparato alla perfezione! &#8211; è utilizzare sempre terricci molto drenanti, poveri di materiale organico (torba o humus di lombrico) e ricchi invece di inerti (pomice, lapillo, poca sabbia, ghiaia, ecc.) che permettano alle radici di respirare e all&#8217;acqua di defluire rapidamente.</p>
<p><a href="https://www.ilfioretralespine.it/category/terricci-cactus/"><strong>A questo link trovate la sezione dedicata ai substrati (detti anche terricci), con diversi articoli dedicati a questo argomento</strong></a>.</p>
<h2>Conclusione: radici forti per piante sane</h2>
<p>Questo excursus può sembrare scontato ma <strong>è molto importante conoscere bene anche ciò che l&#8217;occhio non vede</strong>. Nello specifico, è importante tenere a mente che le radici sono il &#8220;motore&#8221; di tutta la crescita e così come dobbiamo stare attenti ai vari fattori della coltivazione (dall&#8217;esposizione alle annaffiature, dalle fertilizzazioni alle temperature), dobbiamo sempre tenere a mente che un cactus dall&#8217;aspetto naturale e sano sopra il livello del terreno è, nei fatti, il riflesso diretto di un apparato radicale forte, integro e collocato nel contenitore ideale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> IL MIO MANUALE </strong></span> &#8211; Se hai trovato questo contenuto di tuo interesse e vuoi migliorare la tua conoscenza del mondo delle cactacee, sia dal punto di vista teorico che da quello della coltivazione, ricorda che <strong>è da poco uscito per la storica casa editrice nazionale Edagricole (del Gruppo Sole 24 Ore), il mio manuale di coltivazione</strong>: &#8220;<em>La coltivazione delle Cactacee</em>&#8220;.</p>
<figure id="attachment_20854" aria-describedby="caption-attachment-20854" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-di-coltivazione-cactus.avif"><img data-dominant-color="cec5be" data-has-transparency="true" style="--dominant-color: #cec5be;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20854 size-thumbnail has-transparency" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-di-coltivazione-cactus-150x150.avif" alt="Manuale &quot;La Coltivazione delle Cactacee&quot; (ed. Edagricole, 2026)" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-di-coltivazione-cactus-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-di-coltivazione-cactus-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-di-coltivazione-cactus-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20854" class="wp-caption-text">La copertina del manuale</figcaption></figure>
<p>L&#8217;opera è imponente (460 pagine con testi, grafiche, tabelle e moltissime foto) e tratta la materia in modo esaustivo e professionale. <a href="https://www.tecnichenuove.com/libri/la-coltivazione-delle-cactacee"><strong>Al link dell&#8217;editore, che trovi cliccando qui</strong></a>, potrai scaricare un estratto del manuale, leggere l&#8217;indice, raccogliere tutte le informazioni utili e, se vuoi, acquistare il volume. In alternativa, il libro può essere acquistato o ordinato in tutte librerie italiane e su tutti gli store digitali.</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> CONSULENZE E CORSI </strong></span> &#8211; Hai bisogno di una consulenza mirata relativa alla coltivazione di cactus o piante succulente? Vuoi un corso rapido per sapere tutto quello che occorre per coltivare al meglio queste piante? <a href="https://www.ilfioretralespine.it/negozio-consulenze/"><strong>Prenota una consulenza con me in videochiamata: trovi tutte le informazioni a questo link!</strong></a></p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> ABBONATI AL SITO </strong></span> &#8211; Se hai trovato interessante questo articolo, abbonati al sito per avere accesso a tutti i contenuti per un anno o per tre mesi a seconda della formula che sceglierai. <a href="https://www.ilfioretralespine.it/negozio-sottoscrizioni/" rel="noopener"><strong>Qui trovi condizioni e modalità</strong></a>.</p>
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		<title>Vasi e inerti nella coltivazione di piante grasse: si possono riciclare o è meglio buttare tutto?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 10:31:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il rinvaso delle piante, si tratti di succulente o meno, comporta l&#8217;utilizzo di vasi, terriccio e materiali di vario tipo. Quando si hanno molte piante, naturalmente, il numero di vasi, vasetti, contenitori, terricci, inerti cresce notevolmente. E&#8217; dunque possibile riciclare questi materiali? E&#8217; possibile riciclare anche i vasi? E se sì, come farlo correttamente? L&#8217;autunno &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/riciclare-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Vasi e inerti nella coltivazione di piante grasse: si possono riciclare o è meglio buttare tutto?"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/riciclare-cactus/">Vasi e inerti nella coltivazione di piante grasse: si possono riciclare o è meglio buttare tutto?</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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<p><strong>Il rinvaso delle piante, si tratti di succulente o meno, comporta l&#8217;utilizzo di vasi, terriccio e materiali di vario tipo. Quando si hanno molte piante, naturalmente, il numero di vasi, vasetti, contenitori, terricci, inerti cresce notevolmente. E&#8217; dunque possibile riciclare questi materiali? E&#8217; possibile riciclare anche i vasi? E se sì, come farlo correttamente?</strong></p>
<p>L&#8217;autunno entra nel vivo e con l&#8217;arrivo delle giornate fredde le piante grasse, si tratti di cactacee o di succulente, richiedono meno &#8220;attenzioni&#8221; da parte nostra. In questo periodo, quantomeno al Nord Italia, le piante devono già trovarsi nella loro collocazione invernale, protette dalle intemperie e dal freddo eccessivo. Per i rinvasi c&#8217;è tempo, dal momento che è meglio attendere la metà o la fine dell&#8217;inverno per questo genere di operazioni. Le annaffiature sono ovviamente sospese e non ci resta che effettuare qualche trattamento preventivo per proteggere le succulente da funghi e muffe durante i mesi invernali. <strong>Quale periodo migliore, allora, se non questo per dedicarsi a fare ordine tra vasi, vasetti, terricci e materiali necessari per i substrati?</strong> Ed è qui che sorge in molti coltivatori una domanda tutt&#8217;altro che banale: <strong>vasi e inerti costano, è proprio il caso di buttarli e comprarne di nuovi o è possibile riciclare tutto questo materiale?</strong> La risposta, chiaramente, è sì: <strong>riciclare è d&#8217;obbligo, ma attenzione, a determinate condizioni</strong> e assicurandosi che tutto ciò che andremo a riutilizzare sia perfettamente pulito e privo di parassiti, spore, muffe, polvere ecc.</p>
<p>A questo tema è dedicato l&#8217;articolo che segue, che entra nel dettaglio della <strong>pulizia e della sterilizzazione di vasi (in plastica e cotto) e dei materiali utilizzati per i substrati (pomice, lapillo, ghiaia, ecc.)</strong> che sono stati messi da parte dopo gli ultimi rinvasi effettuati nei mesi scorsi. (&#8230;)</p>
<p><span id="more-16972"></span></p>
<h2>Premessa sul riutilizzo di vasi e substrati</h2>
<p>Il riutilizzo di vasi e inerti è pratica comune. Ovviamente non è sempre possibile riciclare tutto, ma una buona parte di ciò che è stato utilizzato per la coltivazione delle nostre piante può tranquillamente servire per i futuri rinvasi, a patto di pulire e sterilizzare a fondo i materiali. Chiaramente, vasi rotti e torba vanno eliminati poiché hanno esaurito il loro &#8220;ciclo&#8221; (la torba è già stata sfruttata e servirebbe a ben poco), ma <strong>la prima grande distinzione da fare è se quei materiali (vasi e substrati) hanno dato ospitalità a piante in perfetta salute o se hanno accolto piante morte per marciume o comunque colpite da parassiti</strong>. Vediamo tutto in dettaglio suddividendo le due categorie: i vasi e gli inerti.</p>
<h2>Come pulire, sterilizzare e riciclare i vasi</h2>
<p>Riciclare i vasi, specie se si utilizzano quelli in plastica, è d&#8217;obbligo. In primo luogo si contribuisce (nel nostro piccolo, chiaramente) alla riduzione della produzione della plastica; in secondo luogo si risparmia, perché i vasi in plastica sono molto duraturi e si lavano con estrema facilità. Se si utilizzano vasi in terracotta il riciclo assume anche un valore aggiuntivo: si possono riutilizzare vasi particolari, magari &#8220;di pregio&#8221; o comunque di grandi dimensioni e pertanto costosi.</p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"><strong> VASI IN PLASTICA </strong></span> &#8211; Se nel vaso non è morta alcuna pianta, ci si può limitare a un lavaggio approfondito con acqua tiepida e un prodotto detergente. Anche in questi casi, tuttavia, l<strong>&#8216;aggiunta di un po&#8217; di candeggina è sempre utile per eliminare germi e batteri</strong> che possono essersi formati mentre i vasi erano accatastati in attesa di essere riciclati. Per il lavaggio è sufficiente una spugna con un lato leggermente abrasivo e po&#8217; di olio di gomito. Importante: se si utilizza candeggina è il caso di indossare guanti di gomma, i classici guanti per i lavori domestici!</p>
<figure id="attachment_6482" aria-describedby="caption-attachment-6482" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-quadrati-alti-con-scanalature-antispirale.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6482 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-quadrati-alti-con-scanalature-antispirale-150x150.jpg" alt="Vasi quadrati alti con scanalature antispirale" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6482" class="wp-caption-text">Vasi quadrati in plastica (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Se invece nel vaso era morta una pianta</strong> si può decidere di buttare il vecchio contenitore per azzerare il rischio che il nuovo &#8220;inquilino&#8221; possa contrarre lo stesso fungo, oppure effettuare un&#8217;operazione più approfondita. In questo secondo caso si sciacquano bene i vasi, poi <strong>li si ripone in una bacinella contenente acqua e candeggina e li si lascia a mollo per alcune ore</strong> (anche una notte intera se si vuole). Trascorso questo periodo di tempo, si lavano i vasi accuratamente, cercando di raggiungere ogni angolo interno, con una spugna leggermente abrasiva, sempre con acqua e candeggina.<strong> Al termine, una seconda lavata con acqua e sapone e si risciacqua abbondantemente</strong>. Una volta che i vasi sono puliti è consigliabile lasciarli al sole diretto per almeno una giornata: anche il sole intenso aiuta a sterilizzare. </p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"> <strong>VASI IN TERRACOTTA</strong> </span> &#8211; A differenza dei vasi in plastica, <strong>quelli in terracotta sono porosi: è per questo che la pulizia è più lunga e difficile</strong>, dal momento che un vecchio vaso in cotto può presentare macchie di calcare o macchie verdastre. Se il vaso è già abbastanza pulito, si può lavare con cura con acqua e sapone e un goccio di candeggina. <strong>Se invece il vaso è segnato da macchie di calcare o residui di muschio, lo si può immergere in una bacinella con acqua alla quale aggiungeremo succo di limone, oppure bicarbonato o aceto</strong>. Lasciamo a bagno i vasi per alcune ore e diamo una passata energica con una spugna, usando la stessa acqua in cui sono stati a mollo. Una volta tolti i &#8220;segni della vecchiaia&#8221;, si procede <strong>lavando il vaso con acqua e sapone di marsiglia</strong> per poi riporlo al sole diretto per almeno una giornata, per far sì che tutta l&#8217;acqua evapori dalle pareti porose.</p>
<figure id="attachment_6486" aria-describedby="caption-attachment-6486" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-di-cotto.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6486 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Vasi-di-cotto-150x150.jpg" alt="Vasi di cotto" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6486" class="wp-caption-text">Vasi in terracotta (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Se nel vaso di terracotta è morta una pianta per marciume</strong> <strong>i casi sono due</strong>: se il vaso è già vecchio, sbeccato o di valore irrisorio si può buttare. Se invece il vaso è di pregio, è grande o ha un certo valore, si può pulire a fondo per poi sterilizzarlo. <strong>La procedura di pulizia è la stessa descritta sopra, mentre per quanto riguarda la sterilizzazione si può ricorrere al vecchio metodo della bollitura</strong> (ovviamente se il vaso non è enorme): lo si colloca in una pentola, si riempie il tutto con acqua e si accende il fuoco lasciando il vaso a &#8220;cuocere&#8221; fino all&#8217;ebollizione. Da quando l&#8217;acqua bolle si spegne e si lascia il vaso a mollo per almeno una ventina di minuti. In alternativa, si possono immergere i vasi di terracotta in acqua, aggiungendo una soluzione igienizzante &#8220;aggressiva&#8221;, come la candeggina (lasciandoli a bagno per almeno un&#8217;ora). Una volta pulito e sterilizzato il vaso, si colloca al sole diretto per almeno un giorno, così che possa asciugare del tutto.</p>
<figure id="attachment_6527" aria-describedby="caption-attachment-6527" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Portulacaria-afra-in-vaso-da-bonsai.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6527 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2021/01/Portulacaria-afra-in-vaso-da-bonsai-150x150.jpg" alt="Portulacaria afra in vaso da bonsai" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-6527" class="wp-caption-text">Portulacaria afra in vaso smaltato per bonsai (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Le procedure descritte sono applicabili, fino a un certo punto, anche ai vasi smaltati solitamente usati per i bonsai</strong>. Si tratta, in questo caso, di vasi solitamente di pregio, smaltati all&#8217;esterno e porosi all&#8217;interno: a maggior ragione è un peccato buttarli. Una accortezza quando si ha a che fare con questo tipo di vasi: in questi casi è bene evitare la bollitura (che potrebbe rovinare lo smalto), preferendo il bagno in acqua e candeggina. Allo stesso modo, <strong>meglio evitare spugne abrasive</strong> che potrebbero graffiare o rovinare lo smalto.</p>
<p><a href="https://ilfioretralespine.it/vasi-cactus/" target="_blank" rel="noopener"><strong>La scelta del vaso? Ecco tutto quello che dovete sapere&#8230;</strong></a></p>
<h2>Riutilizzare gli inerti: setacciare e pulire i materiali</h2>
<figure id="attachment_593" aria-describedby="caption-attachment-593" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Pomice.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-593 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Pomice-150x150.jpg" alt="Pomice" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-593" class="wp-caption-text">Pomice (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p>Nella coltivazione delle piante succulente, si tratti di cactacee o piante grasse, si utilizzano moltissimi inerti, ossia materiali utili al drenaggio del <a href="https://ilfioretralespine.it/terricci-cactus-substrati/" target="_blank" rel="noopener"><strong>substrato</strong></a>. Gli inerti possono essere porosi o lisci, ognuno ha determinate proprietà e la scelta è davvero notevole ed è bene conoscerli per scegliere i più adatti al mix che vogliamo realizzare. <a href="https://ilfioretralespine.it/materiali-per-cactus-torba/" target="_blank" rel="noopener"><strong>In questo articolo trovate una disamina sulla maggior parte dei materiali utili alla preparazione dei terricci per le piante grasse</strong></a>. Premesso questo, quando si svasano le piante e si puliscono a fondo le radici ci si trova con intere bacinelle piene del vecchio substrato, che, se realizzato correttamente, contiene moltissimi inerti. A differenza della <a href="https://ilfioretralespine.it/argilla-espansa-torba/" target="_blank" rel="noopener"><strong>torba</strong></a>, che con il tempo e con l&#8217;assorbimento dei nutrienti da parte della pianta si impoverisce, gli inerti mantengono la loro utilità ed è per questo che (oltre che per risparmiare) è certamente una buona cosa riutilizzarli. </p>
<p>Così come per i vasi, è però importante precisare che il substrato in cui è morta una pianta o nel quale sono stati rinvenuti <a href="https://ilfioretralespine.it/malattie-e-parassiti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>parassiti</strong></a> (ad esempio la cocciniglia radicale) <strong>va eliminato</strong>. I vasi, come si è visto possono essere lavati e sterilizzati, ma nel caso del substrato è meglio non correre inutili rischi: se in quel terriccio è marcita una pianta o se in quel terriccio abbiamo trovato parassiti, lo si butta senza esitazione.</p>
<p>Se invece il substrato è stato recuperato dal rinvaso di piante perfettamente sane (fondamentale è controllare bene che tra le radici non si annidino parassiti) potremo riutilizzarlo senza problemi. La prima cosa da fare, una volta raccolto tutto il vecchio substrato in secchi o bacinelle, <strong>è farlo passare al vaglio, usando un setaccio a maglie fini, così da separare i veri e propri inerti dalla torba, dalla polvere o dalla terra di campo</strong>. La parte fine, ormai sfruttata, va eliminata, mentre gli inerti si depositano in un contenitore pulito. Una volta ottenuti tutti gli inerti si passa alla sterilizzazione, utile anche se in quel substrato non è morta alcuna pianta. </p>
<figure id="attachment_592" aria-describedby="caption-attachment-592" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ghiaia-di-fiume.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-592 size-thumbnail" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2017/12/Ghiaia-di-fiume-150x150.jpg" alt="Ghiaia di fiume setacciata" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-592" class="wp-caption-text">Ghiaia di fiume (cliccare per ingrandire)</figcaption></figure>
<p><strong>Per sterilizzare gli inerti ci sono diversi metodi</strong>: si possono ad esempio spargere su un telo e nebulizzare con un disinfettante non aggressivo (evitiamo la candeggina) lasciando poi evaporare il tutto, oppure si possono bollire, esattamente come i vasi in cotto. Infine, si possono semplicemente stendere su un telo di nylon e lasciare al sole diretto per almeno una settimana, facendo sì che la luce solare e l&#8217;aria diano una bella ripulita a pomice, lapillo, ghiaia, quarzite, ecc. In sostanza il processo di sterilizzazione degli inerti è blando e rapido poiché se nel substrato non erano presenti parassiti o batteri che hanno portato la pianta a marcire se ne può dedurre semplicemente che quel terriccio era ed è perfettamente &#8220;sano&#8221;. </p>
<p>Una volta terminata l&#8217;operazione di pulizia e sterilizzazione, gli inerti possono essere messi da parte o utilizzati immediatamente per la composizione di un nuovo substrato, aggiungendo nelle giuste proporzioni torba fresca, humus di lombrico o qualsiasi altro elemento utile alla pianta che si andrà a rinvasare (ad esempio il gesso per alcuni generi di cactus).</p>
<p>Annotazione importante: <strong>quando si svasano le piante è fondamentale controllarne a fondo lo stato di salute e verificare che fra le radici non si annidino parassiti</strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=uA21rcP2TpE" target="_blank" rel="noopener"><strong>qui trovate un video sulla cocciniglia radicale</strong></a>). Solo così possiamo avere la ragionevole certezza che quegli inerti potranno essere riciclati senza problemi. Nel dubbio, meglio buttare tutto: sarebbe un peccato far correre rischi alle piante solo per salvare una manciata di pomice o di lapillo!</p>
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		<title>Rinvaso di una pianta grassa: cosa fare subito dopo e quanto si aspetta prima di bagnare il terriccio</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Sep 2023 06:50:19 +0000</pubDate>
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<p>Chi coltiva piante grasse da tempo &#8211; siano esse cactacee o succulente &#8211; <strong>sa bene cos&#8217;è opportuno fare dopo il travaso (o &#8220;rinvaso&#8221;)</strong>, <strong>e certamente sa che queste piante non vanno immediatamente bagnate al termine di questa operazione</strong>. Tuttavia, c&#8217;è rinvaso e rinvaso: c&#8217;è quello &#8220;invasivo&#8221; e quello che prevede il semplice spostamento di una pianta da un vaso a un altro. C&#8217;è il rinvaso che prevede la pulizia totale delle radici e quello che comporta solo una superficiale pulizia del vecchio terriccio. Insomma, le casistiche sono tante e si può procedere in svariati modi. Alcun punti fissi, però, ci sono e vanno rispettati se vogliamo evitare il rischio che a seguito di questa operazione la pianta vada in stress o, nel peggiore dei casi, muoia a seguito di un marciume partito proprio dalle radici.</p>
<p>Del rinvaso di cactus e piante succulente abbiamo parlato diverse volte in molti articoli, in particolare in quelli raccolti nella categoria &#8220;I rinvasi&#8221;, <a href="https://ilfioretralespine.it/category/rinvasare-cactus/" target="_blank" rel="noopener"><strong>che potete raggiungere tramite questo link</strong></a>. Viste però le tante domande che ancora vengono poste sui social (o direttamente a questo sito via mail), si ritiene utile dedicare uno specifico articolo alle varie tipologie di rinvaso e a ciò che è necessario fare subito dopo aver terminato questa operazione.</p>
<p>Ecco perché questo articolo, certamente utile al neofita, può rivelarsi altrettanto utile al coltivatore di lungo corso. Qui vedremo infatti le varie tipologie di rinvaso possibili, gli accorgimenti da usare e, soprattutto, cosa fare (non solo dal punto di vista dell&#8217;annaffiatura) una volta terminato il rinvaso di una succulenta. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Come coltivare i cactus: il vademecum con le 10 cose che devi assolutamente sapere per evitare errori</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Aug 2023 14:41:38 +0000</pubDate>
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<p>Sole pieno? Ma che ne vuoi sapere, la finestra sul pianerottolo basta e avanza! Terriccio? Io lo compro pronto al supermercato, è perfetto. I vasi? Più piccoli sono e meglio è: guai a lasciare più di mezzo centimetro tra la pianta e il bordo&#8230; E via così, a suon di amenità, false convinzioni, &#8220;sentito dire&#8221; che assurge rapidamente a dogma perché&#8230; perché l&#8217;ha detto il tizio là su Facebook e quello si capisce subito che è uno che se ne intende perché ha le luci giuste e il montaggio pare gliel&#8217;abbia fatto Kubrick. Battute a parte, quante fesserie tocca ancora oggi sentire riguardo alla <strong>coltivazione dei cactus</strong>? Quanti &#8220;influencer&#8221; improvvisati cavalcano la cresta dei social sospinti dal Maestrale dei like (già, i like, che in gergo vengon detti &#8220;le metriche della vanità&#8221;&#8230;) e, forti per l&#8217;appunto di legioni di followers e pollicioni in su, ammanniscono lezioni e conferenze ammiccando dai monitor, svelandovi &#8220;5 trucchi fantastici che non conosci sui cactus&#8221; o &#8220;come passare dal seme alla pianta in fiore in 35 secondi netti&#8221;. Oppure, con atteggiamento a metà tra il cospiratorio e l&#8217;aummaumma dello sgamato imbonitore, ti promettono di insegnarti tutto ma proprio tutto sulla coltivazione di queste splendide piante (solitamente declinate a elemento d&#8217;arredo anche grazie a vezzeggiativi quali &#8220;ciccette&#8221;, &#8220;grassine&#8221;, grassottelle&#8221; e avanti così con tutto ciò che veste bene i lipidi). Poi, magari, scava scava, scopri che l&#8217;influencer di turno coltiva cactus da 2 o 3 anni &#8211; regalo di nonna -, li tiene accanto al pc o al televisore (&#8220;sai, assorbono i raggi magnetici&#8221;), non distingue una <em>Rebutia</em> da una <em>Begonia</em> e non s&#8217;è mai preso/a la briga di sfogliare un qualsiasi libro su cactacee e succulente. Tanto c&#8217;è il web, no? Ci sono gli influencer anche per le piante, no? No. Ci sono personaggi simpatici e preparati, ci sono bei faccini che qualcosa sanno, ma c&#8217;è anche tanta fuffa (perdonate il termine da vecchio cronista). Tante informazioni sbagliate, tanta confusione e tanta impreparazione.</p>
<p>Allora, senza alcuna velleità di offrirvi con questo articolo &#8220;Il Verbo&#8221;, <strong>ecco un vademecum, un elenco di dieci cose che dovete sapere (o dovreste già sapere!) se volete coltivare davvero al meglio i vostri cactus.</strong> Senza trucchi né inganni: qui siamo ai fondamentali, suvvia. Ma senza questi non si va da nessuna parte. E sono convinto che anche chi, scorrendo i 10 punti dirà dieci volte &#8220;ah sì, lo so&#8221;, troverà in questo vademecum uno strumento utile per ripassare, porsi qualche domanda in più e spingersi a migliorare. E state tranquilli, quanto segue non arriva dal web, ma da 30 anni di esperienza sul campo, di esperimenti e fallimenti, dal confronto con coltivatori e studiosi ben più esperti di me e dalla lettura di qualche dozzina di manuali in italiano, inglese, francese, spagnolo (e pure tedesco, sebbene in quel caso, lo confesso, mi sono limitato a fotografie e didascalie, non conoscendo il teutonico idioma!) (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Un rinvaso&#8230; mostruoso! Come scegliere bene un cactus e cosa fare subito dopo l&#8217;acquisto</title>
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		<pubDate>Wed, 24 May 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non amo particolarmente le succulente crestate, ma al tempo stesso non sono del tutto indifferente al loro fascino e ogni tanto qualche esemplare &#8220;mostruoso&#8221; finisce nella mia serra. Piccola digressione: se non sapete cosa sia una pianta &#8220;crestata&#8221; o &#8220;mostruosa&#8221;, nell&#8217;articolo raggiungibile tramite questo link troverete tutte le risposte. Premesso questo, nelle scorse settimane ho &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/comprare-cactus-cereus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Un rinvaso&#8230; mostruoso! Come scegliere bene un cactus e cosa fare subito dopo l&#8217;acquisto"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/comprare-cactus-cereus/">Un rinvaso&#8230; mostruoso! Come scegliere bene un cactus e cosa fare subito dopo l&#8217;acquisto</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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<p>Non amo particolarmente le succulente crestate, ma al tempo stesso non sono del tutto indifferente al loro fascino e ogni tanto qualche esemplare &#8220;mostruoso&#8221; finisce nella mia serra. Piccola digressione: se non sapete cosa sia una pianta &#8220;crestata&#8221; o &#8220;mostruosa&#8221;, <a href="https://ilfioretralespine.it/crestature-variegature/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nell&#8217;articolo raggiungibile tramite questo link</strong></a> troverete tutte le risposte. Premesso questo, nelle scorse settimane ho acquistato un cactus crestato da un vivaista specializzato in piante succulente. La pianta è in ottima salute e ben formata, ma il substrato, come quasi sempre accade quando si acquistano cactacee, è eccessivamente torboso, quantomeno per il tipo di coltivazione che ho adottato ormai da anni. Ho allora colto l&#8217;occasione per descrivere l&#8217;operazione di rinvaso di questo <em>Myrtillocactus </em>(in origine l&#8217;ho identificato così ma ora, grazie al commento di un lettore, ritengo sia un <em>Cereus peruvianus</em>), così da poter parlare di piante &#8220;mostruose&#8221;, di rinvasi, di substrati semplici e alla portata di tutti dal punto di vista della realizzazione e di buone pratiche da seguire quando si acquistano nuove piante.</p>
<p>Ecco allora il resoconto &#8211; corredato dalle foto dei singoli passaggi &#8211; del rinvaso di questo <em>Cereus</em>, con alcune considerazioni utili, per l&#8217;appunto, in merito a terricci, nuovi acquisti e cactacee crestate. (&#8230;)</p>
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		<title>Strane combinazioni della Natura: come ci è finito un onzuka nel vaso di un vecchio Thelocactus?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2023 10:22:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si coltivano molte piante in uno spazio relativamente ristretto come può essere quello offerto da una serra (per quanto capiente), può capitare spesso di scoprire gradite sorprese nei vasi. I cactus i cui fiori sono stati impollinati naturalmente dagli insetti o i cactus autofertili, in grado di fare tutto da soli, producono frutti, che &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/onzuka-semina-naturale/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Strane combinazioni della Natura: come ci è finito un onzuka nel vaso di un vecchio Thelocactus?"</span></a></p>
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<p>Quando si coltivano molte piante in uno spazio relativamente ristretto come può essere quello offerto da una serra (per quanto capiente), può capitare spesso di scoprire gradite sorprese nei vasi. I cactus i cui fiori sono stati impollinati naturalmente dagli insetti o i cactus autofertili, in grado di fare tutto da soli, producono frutti, che una volta secchi si spaccano lasciando cadere i semi direttamente sul terriccio alla base della pianta. E&#8217; così che ci si può trovare con esemplari di una certa età contornati da semenzali o piantine di piccole dimensioni, in una sorta di riproposizione &#8220;in vaso&#8221; di ciò che avviene comunemente in natura. A dispetto di quello che si potrebbe pensare osservando le precise procedure necessarie per la riproduzione dei cactus, la semina spontanea è un fenomeno comune nelle cactacee e talvolta è in grado di regalare vere e proprie sorprese, come è capitato a me in questi giorni.</p>
<p>Ecco, nell&#8217;articolo che segue, un piccolo resoconto di quello che è successo. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Composizioni con le succulente: come scegliere le piante e cosa è bene sapere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 10:15:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo chiarisco subito: l&#8217;argomento composizioni ha ben poco a che spartire con lo spirito di questo mio sito. Anzi, a ben vedere siamo agli antipodi: da un lato l&#8217;approccio spartano che punta a ottenere piante simili a quelle in habitat e che sta alla base del mio metodo di coltivazione; dall&#8217;altro la coltivazione ai soli &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/composizioni-succulente-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Composizioni con le succulente: come scegliere le piante e cosa è bene sapere"</span></a></p>
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<p>Lo chiarisco subito: l&#8217;argomento composizioni ha ben poco a che spartire con lo spirito di questo mio sito. Anzi, a ben vedere siamo agli antipodi: da un lato l&#8217;approccio spartano che punta a ottenere piante simili a quelle in habitat e che sta alla base del mio metodo di coltivazione; dall&#8217;altro la coltivazione ai soli fini estetici, che personalmente non pratico ma che sappiamo bene essere diffusissima. Ma la vita, si sa, non è mai tutta bianca o tutta nera, qualche sfumatura ci deve sempre essere&#8230; Così, ecco un articolo corredato da un mio video su come si realizza una semplice composizione di piante succulente. In fondo, un occhio all&#8217;estetica non guasta mai e anch&#8217;io, che amo le piante &#8220;vissute&#8221;, simili a quelle in natura, non disdegno una composizione ben fatta, purché senza fronzoli e realizzata nel rispetto delle esigenze delle singole piante.</p>
<p><span style="font-size: revert;">Attenzione: il tema può sembrare scontato e la materia molto semplice, ma non è così e ne capiremo le ragioni nelle prossime righe. (&#8230;)</span></p>
<p>
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		<title>La semina spontanea: ovvero quando i cactus fanno tutto da soli, proprio come in Natura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 08:02:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Perché dannarsi l&#8217;anima con terriccio sterilizzato, vasetti perfettamente puliti, fungicida, sacchetti trasparenti e quant&#8217;altro, quando si può lasciar fare alle nostre piante tutto ciò che riguarda la semina? Esattamente come avviene in Natura, insomma. Battute a parte, chi ha molte piante sa bene che ritrovarsi con semenzali perfettamente formati all&#8217;interno dei vasi, accanto alle piante &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/semina-spontanea/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "La semina spontanea: ovvero quando i cactus fanno tutto da soli, proprio come in Natura"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p>Perché dannarsi l&#8217;anima con terriccio sterilizzato, vasetti perfettamente puliti, fungicida, sacchetti trasparenti e quant&#8217;altro, quando si può lasciar fare alle nostre piante tutto ciò che riguarda la semina? Esattamente come avviene in Natura, insomma. Battute a parte, chi ha molte piante sa bene che ritrovarsi con semenzali perfettamente formati all&#8217;interno dei vasi, accanto alle piante madri, è tutt&#8217;altro che raro. In genere ce ne si accorge durante i rinvasi, quando possiamo osservare con particolare attenzione le nostre succulente, perché le <em>plantule</em> nate spontaneamente sono di piccole dimensioni e tendono a &#8220;mimetizzarsi&#8221; con sassi e inerti presenti nel substrato, oppure si trovano talmente accostate al fusto della pianta madre da risultare invisibili a un&#8217;occhiata poco attenta. Nel corso degli anni, nei vasi delle mie piante, ho trovato spesso semenzali germinati e cresciuti autonomamente, in particolare di generi come <em>Astrophytum, Epithelantha, Thelocactus, Mammillaria</em>. Un paio di anni fa ho addirittura trovato una piccola pianta di <em>Euphorbia obesa</em> già ben formata, cresciuta tra i ciottoli all&#8217;esterno della serra, all&#8217;ombra di un grande vaso che contiene un&#8217;Agave. Oggi l&#8217;<em>Euphorbia</em> è in un vaso da 5 centimetri, all&#8217;interno della serra, e prosegue la sua crescita regolarmente. L&#8217;ho dovuta togliere a malincuore dall&#8217;esterno e sistemarla in vaso per impedire che il freddo e umido inverno padano le fosse fatale, altrimenti l&#8217;avrei lasciata crescere volentieri là dove era nata.</p>
<p>In questi giorni, durante il rinvaso di alcuni <em>Astrophytum capricorne</em> di mia semina, ho trovato moltissimi semenzali e diverse plantule nate e cresciute autonomamente nei vasi delle piante madri (ne potete già vedere alcune nella foto di copertina, qui sopra). Di qui l&#8217;idea di documentare e analizzare la &#8220;semina spontanea&#8221; nell&#8217;articolo e nelle foto che seguono. (&#8230;)<span style="font-size: inherit;"> </span></p>
<p>
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		<title>Plastica, terracotta, quadrati o tondi? Come scegliere i vasi per i cactus e le succulente</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2021 17:46:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli più letti]]></category>
		<category><![CDATA[I rinvasi]]></category>
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		<category><![CDATA[coltivare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I vasi per la coltivazione di cactus e e piante grasse possono essere di infinite forme, colori, dimensioni, altezze e realizzati in svariati materiali. Una prima distinzione va fatta tra i vasi quadrati e quelli rotondi. I vasi quadrati sono utilizzati da vivaisti e collezionisti perché, a parità di volume rispetto ai vasi tondi, permettono &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/vasi-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Plastica, terracotta, quadrati o tondi? Come scegliere i vasi per i cactus e le succulente"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p><strong>I vasi per la coltivazione di cactus e e piante grasse possono essere di infinite forme, colori, dimensioni, altezze e realizzati in svariati materiali. Una prima distinzione va fatta tra i vasi quadrati e quelli rotondi. I vasi quadrati sono utilizzati da vivaisti e collezionisti perché, a parità di volume rispetto ai vasi tondi, permettono di risparmiare notevolmente gli spazi. Al netto di questo la corretta scelta del vaso è di fondamentale importanza e ogni materiale ha i suoi pregi e i suoi difetti. Dunque: quali vasi usare per i cactus e le piante grasse?</strong></p>
<p>Di plastica o in terracotta? Rotondo, quadrato, basso o profondo? E ancora: meglio una sola pianta per vaso o più piante in un&#8217;unica cassetta o in un&#8217;ampia ciotola? A prima vista l&#8217;argomento può sembrare banale, ma <strong>la scelta del vaso corretto per la coltivazione di cactus e piante succulente ha un&#8217;innegabile incidenza sull&#8217;esito della coltivazione</strong>. La scelta del vaso, si può dire, è anzi strettamente connessa al tipo di coltivazione che adottiamo per le nostre piante (in casa, su un balcone, in serra, in piena aria, ecc.) e ai vari elementi che la caratterizzano, come annaffiature, tipo di substrato, esposizione, temperature, e molto altro ancora.</p>
<p>Vediamo allora in questo articolo, al netto di scelte prettamente estetiche e quindi personali, <strong>come scegliere i giusti contenitori per la coltivazione delle succulente, valutando pro e contro delle varie forme e dei vari materiali</strong> con cui sono realizzati i vasi reperibili in commercio. (&#8230;)</p>
<p>
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		<title>Cosa fare dopo aver comprato un cactus o una pianta grassa: pulizia delle radici e rinvaso</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2020 07:05:01 +0000</pubDate>
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<p>Ho finalmente trovato quell&#8217;esemplare di cactus che cercavo da mesi, oppure ho semplicemente comprato quella pianta grassa che ho visto per caso in un vivaio e subito mi è piaciuta. E adesso? La porto a casa e la metto accanto alle altre? La lascio in quarantena? La rinvaso, la sommergo di trattamenti contro parassiti, funghi, malattie varie? E questo blocco di torba in cui sono cementate le radici? Lo lascio, lo tolgo, come lo tolgo? Sono tante le domande che un appassionato alle prime armi si pone una volta acquistata una nuova succulenta. E&#8217; a queste domande &#8211; che in molti mi avete posto con messaggi privati &#8211; che voglio rispondere con questo articolo dedicato ai meno esperti ma, ritengo, utile anche a chi magari coltiva cactus e piante grasse già da qualche tempo. Il discorso vale in particolare per le piante acquistate &#8220;in loco&#8221; e non online, dal momento che queste ultime in genere vengono spedite a radice nuda, ossia svasate e con le radici liberate dalla terra per ridurre il peso complessivo del pacco.</p>
<p>Non solo: il discorso vale, soprattutto, per le piante che abbiamo comprato presso garden o vivai non specializzati in succulente, sebbene le indicazioni siano comunque valide anche per piante provenienti da vivaisti specializzati, e questo per molte ragioni che vedremo nel corso dell&#8217;articolo. (&#8230;)</p>
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