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	<title>Il fiore tra le spine</title>
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	<description>Due o tre cose che ho imparato su cactus e piante grasse</description>
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		<title>Tephrocactus geometricus, un cactus diventato “di moda” in questi anni. Descrizione e consigli di coltivazione</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 08:11:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tephrocactus geometricus: solo fino a una quindicina di anni fa il nome di questa pianta era noto unicamente a vivaisti di lungo corso specializzati in piante succulente e a collezionisti di cactus non di primo pelo. Oggi anche chi si è approcciato al mondo delle piante grasse da pochissimo tempo ha già visto questa pianta &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/tephrocactus-geometricus-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Tephrocactus geometricus, un cactus diventato “di moda” in questi anni. Descrizione e consigli di coltivazione"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tephrocactus geometricus</em>: solo fino a una quindicina di anni fa il nome di questa pianta era noto unicamente a vivaisti di lungo corso specializzati in piante succulente e a collezionisti di cactus non di primo pelo. Oggi anche chi si è approcciato al mondo delle piante grasse da pochissimo tempo ha già visto questa pianta infinite volte. Magari non ne conosce il nome scientifico; magari l&#8217;ha vista solo in qualche vivaio; magari ne ha uno o più esemplari nella sua serra o sul suo balcone. Sta di fatto che <strong>oggi il <em>Tephrocactus geometricus</em> è un cactus molto diffuso, molto apprezzato, molto commercializzato e&#8230; molto costoso</strong>.</p>
<figure id="attachment_21268-3" aria-describedby="caption-attachment-21268-3" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/10/Tephrocactus-geometricus-in-un-vivaio.avif"><img class="wp-image-21268 size-thumbnail" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/10/Tephrocactus-geometricus-in-un-vivaio-150x150.avif" alt="Tephrocactus geometricus in un vivaio" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-21268-3" class="wp-caption-text">Tephrocactus geometricus in un vivaio</figcaption></figure>
<p>Sì, perché anche le piante, purtroppo, sono soggette alle mode e il <em>Tephrocactus</em> in questione non fa eccezione. Praticamente sconosciuto al mercato o coltivato da pochissimi veri appassionati fino ad alcuni anni fa, <strong>oggi <em>Tephrocactus geometricus</em> è una presenza fissa ad ogni mostra mercato di piante succulente e compare con sempre maggiore frequenza anche in vivai e garden non specializzati</strong>. E&#8217; successo, molto semplicemente, che questa pianta &#8211; oggettivamente molto particolare e decorativa &#8211; ha cominciato a incontrare il gusto di moltissimi amanti delle piante in generale e la domanda è salita vertiginosamente. Complice la facilità di riproduzione della pianta (è sufficiente staccare un &#8220;articolo&#8221; o &#8220;cladodio&#8221; e farlo radicare, ma vedremo tutto più avanti) <strong>il <em>Tephrocactus geometricus</em> ha letteralmente invaso il mercato e le collezioni degli appassionati</strong>. La prima, immediata, conseguenza di questo aumento della domanda è stata la lievitazione del prezzo di questa pianta, che può andare da 10/15 euro per il singolo articolo fino a oltre cento euro per l&#8217;esemplare più strutturato e dotato di una decina di articoli. Per carità, va detto che <strong><em>Tephrocactus geometricus</em> ha un ritmo di crescita decisamente lento (produce da uno a due nuovi articoli per stagione) ed è facilmente soggetto a marciume radicale o all&#8217;attacco di malattie fungine</strong> che ne deturpano i fusti, pertanto il costo elevato è in parte comprensibile. Ma il grosso del lavoro, come si suol dire, lo ha fatto il mercato, con il consolidato meccanismo della domanda/offerta.</p>
<p>Premesso questo, resta da constatare che <strong>in questi ultimi ultimi anni il <em>Tephrocactus geometricus</em> ha guadagnato una popolarità straordinaria tra i collezionisti di piante succulente e gli appassionati di cactus</strong>. Caratterizzato da una struttura scultorea unica ed estremamente regolare, questa cactacea rappresenta un perfetto esempio di adattamento morfologico ad ambienti ostili. La sua crescente richiesta sul mercato cactofilo è dunque legata non solo alla sua indiscutibile estetica geometrica, ma anche alle peculiarità della sua biologia vegetale.</p>
<p><strong>La coltivazione di questa particolare specie di <em>Tephrocactus</em> non è affatto difficile, ma sono necessari alcuni accorgimenti per far sì che la pianta possa svilupparsi adeguatamente</strong>, mantenendo la splendida forma sferica dei cladodi e, soprattutto, per evitare il marciume radicale e le antiestetiche macchie sui fusti, che con l&#8217;età diventano quasi inevitabili.</p>
<p><strong>L&#8217;ARTICOLO PROSEGUE</strong> &#8211; Vediamo allora in questo articolo tutto quello che è necessario sapere per coltivare bene il <em>Tephrocactus geometricus</em>, facendo sì che la pianta rimanga in salute, che fiorisca (sì, i suoi fiori sono molto belli, grandi e appariscenti!) e che possa produrre ogni anno almeno uno o due nuovi cladodi (detti molto prosaicamente &#8220;palle&#8221;!). Per fare tutto questo dobbiamo conoscere bene le esigenze del <em>Tephrocactus</em> in termini di esposizione, substrato, annaffiature, temperature minime&#8230; Tutti argomenti che affrontiamo dettagliatamente nell&#8217;articolo qui di seguito, fruibile integralmente dagli abbonati al sito. (&#8230;)</p>
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		<title>Cactus di Natale, Natalina, Cactus Orchidea, Cactus Granchio: la Schlumbergera è la protagonista dell&#8217;inverno</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 07:02:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cactus di Natale, Natalina, Cactus Orchidea, Cactus del Ringraziamento, Cactus granchio: tantissimi nomi per un&#8217;unica pianta grassa, la Schlumbergera. Di certo, la pianta succulenta che nei prossimi mesi, quelli che copriranno l&#8217;autunno e l&#8217;inverno, vedremo con maggiore assiduità. La vedremo dappertutto: in foto sui social, nei vivai, nei garden, sulle riviste di giardinaggio o comunque &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-natale-schlumbergera/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Cactus di Natale, Natalina, Cactus Orchidea, Cactus Granchio: la Schlumbergera è la protagonista dell&#8217;inverno"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-natale-schlumbergera/">Cactus di Natale, Natalina, Cactus Orchidea, Cactus Granchio: la Schlumbergera è la protagonista dell&#8217;inverno</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cactus di Natale, Natalina, Cactus Orchidea, Cactus del Ringraziamento, Cactus granchio</strong>: tantissimi nomi per un&#8217;unica pianta grassa, la <em>Schlumbergera</em>. Di certo, la pianta succulenta che nei prossimi mesi, quelli che copriranno l&#8217;autunno e l&#8217;inverno, vedremo con maggiore assiduità. La vedremo dappertutto: in foto sui social, nei vivai, nei garden, sulle riviste di giardinaggio o comunque dedicate al verde e alla natura. Già adesso, se ci fate caso, <strong>è tutto un florilegio di articoli su blog, periodici online e post di pagine social dedicati al “cactus di Natale” o a “come far fiorire il cactus di Natale” o, ancora, ai “segreti per la fioritura della Natalina”</strong>. E via un profluvio di immagini. Sì, immagini, perché spesso non è di foto che si tratta, bensì di immagini elaborate dall&#8217;Intelligenza Artificiale, che riproduce esemplari di <em>Schlumbergera</em> giganteschi, con centinaia di rami e, soprattutto, quantità di fiori impressionanti, magari anche di colori che in natura nemmeno esistono.</p>
<p>Ed è anche per questo che, pur avendo già scritto in passato di questa pianta, ho deciso di dedicarle un nuovo articolo. <strong>Perché le informazioni non corrette, imprecise o addirittura totalmente inventate sulla coltivazione di questa pianta e su presunti “trucchi” e “segreti” per farla fiorire il Web abbonda</strong>. E&#8217;, purtroppo, il nostro tempo, un tempo in cui tutti credono a tutto ed è sufficiente un&#8217;immagine elaborata dall&#8217;Intelligenza Artificiale per sbalordire chi di cactus sa ancora poco. E, peggio, per infarcire i coltivatori inesperti di informazioni “fuffa”, inutili, inservibili, del tutto contrastanti con la realtà di queste piante.</p>
<p><strong>E allora cominciamo a fare un po&#8217; di chiarezza prima di conoscere meglio questa splendida pianta</strong>, molto apprezzata anche da chi non coltiva abitualmente cactus, e prima di esaminare in dettaglio<strong> tutto ciò che realmente serve per farla crescere correttamente e per farla fiorire abbondantemente</strong>, senza trucchi e senza inganni.</p>
<p>Anzitutto, <strong>la <em>Schlumbergera</em> è un cactus a tutti gli effetti</strong>. E come cactus è davvero diffusissimo:<strong> grazie alla sua capacità di adattarsi anche alla coltivazione indoor e grazie alle sue spettacolari fioriture, questa pianta, nel corso dei decenni, si è fatta apprezzare da moltissimi amanti del verde</strong> e non è raro vedere esemplari di trenta o quarant&#8217;anni perfettamente in salute su terrazze, sottoscala luminosi e balconi.</p>
<p><a href="https://www.ilfioretralespine.it/piante-grasse-distinguere/"><strong>Cactus e piante succulente non cactacee: in cosa consiste la differenza</strong></a>.</p>
<figure id="attachment_21189-3" aria-describedby="caption-attachment-21189-3" style="width: 200px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Schlumbergera-rossa.png"><img class="wp-image-21189" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Schlumbergera-rossa.png" alt="Schlumbergera truncata a fiore rosso" width="200" height="166" /></a><figcaption id="caption-attachment-21189-3" class="wp-caption-text">Schlumbergera truncata a fiore rosso</figcaption></figure>
<p>Dal punto di vista tassonomico, la <em>Schlumbergera</em> è dunque un cactus e non una succulenta qualsiasi:<strong> è un genere autonomo che rientra a pieno titolo nella famiglie della <em>Cactaceae</em></strong>. In altre parole, a differenza di <em>Agavi, Aloe, Euphorbia, Crassule, Echeveria, Stapelia, Lithops</em>&#8230; <strong>la <em>Schlumbergera</em> è assolutamente un cactus, al pari di un <em>Echinocactus grusonii</em> (il ben noto “uscino della suocera”)</strong>, sebbene la <em>Schlumbergera</em>, in effetti, abbia ben poco del classico cactus. Nemmeno le spine, ha questa povera cactacea! Ha piuttosto dei <strong>rami formati da “articoli” piatti, simili a foglie, che si sviluppano uno a seguito dell&#8217;altro</strong>, formando delle catene ricadenti che possono superare anche il mezzo metro.</p>
<p>Gli articoli (chiamarli “foglie” sarebbe errato, per quanto renderebbe forse maggiormente l&#8217;idea) sono carnosi, succulenti, in grado quindi di accumulare riserve idriche e alla base, con il tempo, lignificano assumendo una conformazione spessa e robusta: questo serve alla pianta per poter far sì che la base sopporti il peso dei rami ricadenti che con il passare del tempo si allungano e che <strong>nei mesi autunnali si ricoprono letteralmente di splendidi fiori</strong>.</p>
<p>Volendo essere ancora più specifici, il genere <em>Schlumbergera</em> fa parte delle <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-epifiti/"><strong>cactacee epifite</strong></a>, esattamente come i generi <em>Rhipsalis, Epiphyllum, Disocactus, Heliocereus, Hylocereus, Selenicereus</em>, giusto per citare i più diffusi. Questo cosa significa? Semplicemente che <strong>queste cactacee, in natura, crescono appoggiate ai rami di altre piante, sviluppando però un proprio apparato radicale e senza sottrarre nutrimento alle essenze sulle quali vivono</strong>. In altre parole, senza “parassitare” le piante sulle quali si poggiano.<strong> I cactus epifiti sono un mondo a parte nell&#8217;ambito della famiglia delle cactacee</strong>: vivono in ambienti non subdesertici (come la maggior parte delle cactacee) e necessitano di terricci più ricchi dal punto di vista organico, così come di maggiore umidità ambientale, poi di annaffiature più frequenti e temperature minime più alte rispetto a quelle che quasi tutti gli altri cactus possono tollerare.</p>
<p><strong>Vedremo tutti questi fondamentali elementi della coltivazione del Cactus di Natale nell&#8217;articolo che segue</strong>, riservato agli abbonati al sito, così da imparare esattamente ciò che serve per far crescere alla perfezione questa splendida pianta e farla fiorire abbondantemente ogni anno. Sì, perché se c&#8217;è una cosa che accomuna i coltivatori alle prime armi o chi si approccia al mondo delle cactacee per la prima volta, è proprio questo: si acquista un cactus in piena fioritura, come le <em>Schlumbergera</em> che in queste settimane iniziano a “invadere” i vivai, e l&#8217;anno seguente, dopo una trepidante attesa&#8230; ecco la delusione: nessun fiore. Se va bene, perché se non si conoscono le regole di base è facile anche che l&#8217;anno seguente il Cactus di Natale abbia già “salutato” il coltivatore inesperto, magari per un eccesso di irrigazione, oppure perché lasciato in un substrato non idoneo, o, ancora, perché tenuto, in inverno, in un ambiente eccessivamente freddo o umido.</p>
<p><strong>L&#8217;ARTICOLO PROSEGUE &#8211; Conosciamo allora meglio la <em>Schlumbergera</em> – il Cactus di Natale o la Natalina, per usare i due nomignoli più diffusi in Italia, ma vedremo anche perché ne esistono altri – e cerchiamo di evitare la delusione del coltivatore inesperto</strong>. (&#8230;)</p>
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		<title>La piccola serra da balcone è davvero utile per far svernare le piante grasse o rischia di essere una “trappola”?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 08:29:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La piccola serra da balcone e da terrazzo rappresenta la soluzione più diffusa e accessibile per proteggere, nei mesi invernali, il nostro “patrimonio verde”, vale a dire la nostra collezione di cactus o di piante grasse. Le serre da balcone altro non sono se non strutture mobili e leggere, disponibili in varie dimensioni, pensate appositamente &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/serra-da-balcone-piante-grasse/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "La piccola serra da balcone è davvero utile per far svernare le piante grasse o rischia di essere una “trappola”?"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La piccola serra da balcone e da terrazzo rappresenta la soluzione più diffusa e accessibile per proteggere, nei mesi invernali, il nostro “patrimonio verde”, vale a dire la nostra collezione di cactus o di piante grasse. <strong>Le serre da balcone altro non sono se non strutture mobili e leggere, disponibili in varie dimensioni</strong>, pensate appositamente per ottimizzare gli spazi esterni limitati e per essere montate e smontate con estrema facilità, solitamente senza l&#8217;ausilio di attrezzi e grazie a un sistema di tubolari in metallo leggero a incastro. Tutti le abbiamo viste in vendita, specie in questo periodo dell&#8217;anno, in previsione dell&#8217;inverno, in vivai, garden e brico center. <strong>Moltissimi utilizzano regolarmente la piccola serra da balcone anche per cactus e piante succulente in generale</strong>, ma le domande sulla reale utilità di questo tipo di serra, e sui suoi pro e contro, sono sempre all&#8217;ordine del giorno.</p>
<p>In altre parole, <strong>dal punto di vista pratico le serrette per balconi e terrazze sono comodissime, leggere, facilmente smontabili e rimontabili</strong>, abbastanza resistenti nel tempo, gradevoli alla vista&#8230; Ma per la salute delle piante? Siamo sicuri che siano la soluzione ideale? <strong>Insomma, le serre da balcone rappresentano davvero una soluzione ottimale per le nostre piante, vale a dire cactacee e succulente?</strong> Sono davvero il miglior ricovero invernale per cactus e piante grasse, oppure i contro superano i pro e, laddove possibile, sarebbe preferibile adottare soluzioni diverse per far svernare al meglio le succulente?</p>
<p>Perché un fatto è evidente a tutti: <strong>la serra da balcone, essendo una struttura chiusa e coperta da un telo</strong> (solitamente trasparente, sebbene come vedremo più avanti ne esistono anche con teli ombreggianti) <strong>ripara i cactus e le piante succulente dalla pioggia, che in inverno non deve assolutamente bagnare il substrato</strong>. L&#8217;altro lato della medaglia è rappresentato dal fatto che proprio perché la serra da balcone è una struttura chiusa – e in genere di piccole dimensioni – <strong>al suo interno si crea molto facilmente e molto velocemente un ambiente potenzialmente pericoloso per le piante grasse</strong>. Nelle giornate molto soleggiate, anche in pieno inverno, all&#8217;interno della piccola serra da balcone <strong>si possono superare facilmente i 30 gradi</strong>, temperatura che di per sé non rappresenta un problema, se non fosse per il fatto che all&#8217;interno di una serretta completamente chiusa su tutti i lati non è possibile alcun ricircolo di aria. Ugualmente, nelle giornate di pioggia o in presenza di condizioni meteo molto umide (pensiamo alle nebbie che caratterizzano gli inverni del Nord Italia) <strong>all&#8217;interno della serra da balcone il tasso di umidità può letteralmente “schizzare” in alto</strong> e restare ad alte percentuali (anche sopra il 70%) per intere giornate, esponendo le piante a un serio rischio, dato dalla combinazione tra freddo e umido che può favorire l&#8217;insorgenza di muffe e funghi.</p>
<p>Ecco, abbiamo “grattato la superficie”, come si suol dire. Vediamo allora, in questo articolo, di approfondire un tema che tocca da vicino moltissimi appassionati e coltivatori di piante grasse, perché non tutti, naturalmente, hanno la fortuna di disporre di grandi serre professionali o comunque di serre di ampie dimensioni, nelle quali il ricambio di aria è decisamente più agevole. Perché, si sarà capito, <strong>il punto cruciale è proprio questo: il ricambio di aria e la possibilità che le nostre piante respirino correttamente</strong>, svernando in condizioni ottimali, ossia all&#8217;asciutto, tanto a livello di substrato quanto a livello ambientale, e senza subire traumi indotti da repentini picchi di calore o umidità.</p>
<p><strong>L&#8217;ARTICOLO PROSEGUE &#8211; Vediamo dunque, nel dettagliato articolo riservato agli abbonati al sito, pro e contro delle serre da balcone in previsione dell&#8217;inverno e vediamo anche qualche soluzione alternativa</strong>, nel caso lo spazio a nostra disposizione e le caratteristiche delle piante che coltiviamo (in sostanza fino a quali temperature minime possono arrivare senza subire danni) consentano di adottare soluzioni diverse. (&#8230;)</p>
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		<title>L&#8217;autunno è alle porte: i giusti accorgimenti fanno la differenza tra una pianta grassa sana e una spacciata</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 12:36:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coltivazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un&#8217;estate torrida, anomala (ogni anno lo sono sempre più a causa dei cambiamenti climatici!) e con eventi meteo violenti e purtroppo sempre più frequenti, ecco che ci sia avvia verso l&#8217;autunno. Come sa bene chi coltiva cactus e piante succulente, questo periodo dell&#8217;anno è molto importante: in primo luogo perché dopo il rallentamento estivo &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/autunno-piante-grasse-2/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "L&#8217;autunno è alle porte: i giusti accorgimenti fanno la differenza tra una pianta grassa sana e una spacciata"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un&#8217;estate torrida, anomala (ogni anno lo sono sempre più a causa dei cambiamenti climatici!) e con eventi meteo violenti e purtroppo sempre più frequenti, ecco che ci sia avvia verso l&#8217;autunno. <strong>Come sa bene chi coltiva cactus e piante succulente, questo periodo dell&#8217;anno è molto importante</strong>: in primo luogo perché dopo il rallentamento estivo (l&#8217;estivazione in agosto) le piante grasse riprendono ora a vegetare con vigore, in seconda battuta perché <strong>l&#8217;autunno è fondamentale per preparare bene le piante in vista dell&#8217;inverno</strong>, stagione che quasi tutti i cactus e moltissime succulente <strong>devono attraversare al freddo, con substrati asciutti e senza irrigazioni</strong>. Durante i mesi invernali queste piante riducono le proprie attività, affrontano il freddo e accumulano energie in vista della ripresa primaverile e in preparazione per la fioritura.</p>
<p>Ecco perché <strong>l’autunno è quindi un periodo molto utile per cactacee e succulente</strong>, che possono vegetare, produrre nuove spine e crescere ancora fino a tutto ottobre, ma al tempo stesso rappresenta una fase delicata, nella quale occorre calibrare bene le annaffiature fino a sospenderle del tutto, effettuare alcuni trattamenti preventivi e preparare le piante grasse al ricovero invernale. <strong>Un errore commesso in questo periodo</strong>, soprattutto un eccesso d’acqua, o l&#8217;irrigazione oltre un determinato mese, o lo scarso ricircolo di aria può trasformarsi, con l’arrivo del freddo e dell’umidità, nel concreto rischio di marciumi e malattie i cui esiti nefasti vedremo poi in primavera.</p>
<p>In estrema sintesi: <strong>l&#8217;autunno è un mese molto piacevole per chi coltiva queste piante, ma è fondamentale sapere cosa fare in questa stagione dell&#8217;anno per non avere sgradite sorprese alla volta di febbraio e marzo</strong>.</p>
<p>In questo articolo vediamo allora tutto quello che è bene sapere e soprattutto mettere in pratica in questi mesi dell&#8217;anno, settembre e ottobre, così da mantenere in perfetta salute le nostre piante e ritrovarle sane e attive in primavera. (&#8230;)</p>
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		<title>Irrigare le piante grasse: quando iniziare, quanta acqua usare e quando sospendere. La guida definitiva</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 13:23:50 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il periodo è quello ideale, quantomeno per iniziare a porsi la domanda: dal momento che di fatto l&#8217;estate può dirsi terminata, <strong>quando dovremo smettere di annaffiare (o bagnare, o irrigare, se preferite) i cactus e la maggior parte delle piante succulente?</strong> La risposta, per chi segue questo sito o ha una minima dimestichezza con le cactacee e le succulente, dovrebbe essere scontata, dal momento che <strong>queste piante necessitano di un periodo di totale asciutta (corrispondente con l&#8217;inverno) per poter recuperare le energie in vista della prossima stagione di crescita</strong>. In autunno avanzato e in inverno le piante grasse entrano infatti in stasi – o quiescienza – e smettono di vegetare. Le cactacee non producono più nuove spine e la crescita dei fusti si arresta; le succulente in generale (<em>Agavi, Aloe, Crassule, Echeveria, ecc.</em>), ugualmente, bloccano o rallentano fortemente la crescita per poi ripartire alla volta di marzo.</p>
<p>Ebbene, <strong>nel periodo di stasi tutte queste piante vanno tenute in zone fresche o addirittura fredde</strong> (per le temperature minime e per il ricovero invernale potete leggere gli articoli specifici pubblicati in questo sito). Inoltre, le piante tenute al freddo proprio per favorire la stasi vegetativa, <strong>non vanno assolutamente annaffiate</strong>. Bagnare un cactus in pieno inverno, se lo teniamo correttamente a temperature di 3, 4 gradi, significa condannarlo a morte: l&#8217;apparato radicale è inattivo, la pianta non assorbe liquidi e il freddo fa sì che il terriccio, per quanto drenante, rimanga fradicio. E questa, per una pianta grassa, è una “sentenza di morte” in piena regola.</p>
<p>Se le succulente vengono coltivate in casa o riparate in casa in inverno, invece, sarà possibile bagnare con estrema moderazione non più di una volta ogni due mesi. Ma, inutile dirlo per chi conosce questo sito, <strong>la coltivazione in casa delle succulente e soprattutto delle cactacee andrebbe letteralmente vietata!</strong> Queste piante, con buona pace di arredatori e semplici amandi del bello fine a se stesso, <strong>sono esseri viventi e sono assolutamente da esterno</strong>. Si tratta di organismi viventi incapaci di adattarsi alle condizioni offerte da un&#8217;abitazione. <strong>O meglio, capaci di adattarsi e sopravvivere (che non è vivere!), ma a caro prezzo</strong>, perché un cactus cresciuto in casa sarà debole, filato (il termine tecnico è &#8220;eziolato&#8221;: ossia con l&#8217;apice allungato e di colore verde chiaro), con spine sottili e, nel complesso, d&#8217;aspetto totalmente diverso da quello che queste piante hanno in natura.</p>
<p>E allora, dopo questa lunga premessa, arriviamo al sodo:<strong> quando è necessario sospendere le irrigazioni dei cactus e della maggior parte delle succulente?</strong> E soprattutto, <strong>come si annaffia un cactus o una pianta grassa?</strong> Ogni quanto bisogna bagnarli? Quale acqua è meglio usare e in quale quantità? È preferibile bagnare dall&#8217;alto o dal basso?</p>
<p>In questo articolo affrontiamo nel dettaglio tutti questi temi. (…).</p>
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		<title>Le radici dei cactus e i loro segreti, perché il loro stato di salute è invisibile&#8230; finché il vaso non si spacca!</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 11:10:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Agli occhi di chi non conosce i cactus o di chi li coltiva da poco tempo, foto come quella che ho scattato pochi giorni fa e che ho pubblicato qui in alto, possono apparire incredibili. Un vaso in plastica letteralmente squarciato dalla sola forza delle radici. Eppure il fenomeno, con determinati generi come gli Ariocarpus, &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/radici-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Le radici dei cactus e i loro segreti, perché il loro stato di salute è invisibile&#8230; finché il vaso non si spacca!"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Agli occhi di chi non conosce i cactus o di chi li coltiva da poco tempo, foto come quella che ho scattato pochi giorni fa e che ho pubblicato qui in alto, possono apparire incredibili. <strong>Un vaso in plastica letteralmente squarciato dalla sola forza delle radici</strong>. Eppure il fenomeno, con determinati generi come gli <em>Ariocarpus</em>, esattamente come in questo caso, è tutt&#8217;altro che raro. <strong>In queste piante l&#8217;apparato radicale è infatti a “fittone”, ossia formato da una spessa radice carnosa</strong>, a forma di carota, che si spinge in profondità e dalla quale si dipartono radici laterali e capillari. <strong>La radice a fittone è in grado di accumulare grandi riserve d&#8217;acqua, espandendosi notevolmente</strong>. E questo, con la crescita della pianta e della radice stessa, è alla base della rottura dei vasi, in particolare se, come nel mio caso, si rinvasano le piante molto raramente.</p>
<p><strong>In questo articolo impariamo allora qualche nozione di base sulle radici dei cactus</strong>, perché è importante ricordare che è proprio ciò che non vediamo (ciò che sta sotto terra) che determina la corretta crescita delle nostre piante. In altre parole, <strong>l&#8217;apparato radicale è alla base di tutto</strong>: se le radici soffrono, la pianta soffre; se le radici sono forti e robuste, la pianta cresce con vigore. <strong>Non a caso, una delle principali cause di morte delle cactacee è proprio il marciume radicale</strong>, generalmente indotto dal ristagno idrico. Questo a ulteriore dimostrazione dell&#8217;importanza delle radici dei cactus, perché se vogliamo piante sane è importante saper dare anche un&#8217;occhiata a&#8230; quello che sta sotto terra! (&#8230;)</p>
<p><span id="more-20954"></span></p>
<h2>Premessa: il &#8220;motore&#8221; della crescita</h2>
<figure id="attachment_20950" aria-describedby="caption-attachment-20950" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Astrophytum-asterias-mie-semine-svasate-radici.avif"><img data-dominant-color="589fad" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #589fad;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20950 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Astrophytum-asterias-mie-semine-svasate-radici-150x150.avif" alt="Giovani esemplari di Astrophytum asterias con radici in ottimo stato" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Astrophytum-asterias-mie-semine-svasate-radici-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Astrophytum-asterias-mie-semine-svasate-radici-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Astrophytum-asterias-mie-semine-svasate-radici-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20950" class="wp-caption-text">Apparati radicali perfetti in due esemplari di Astrophytum asterias</figcaption></figure>
<p>Tutti gli appassionati di piante succulente e soprattutto di cactacee conoscono bene i punti di forza di queste piante: le forme geometriche di determinati fusti, le dimensioni imponenti di alcune cactacee e di molte <em>Euphorbia</em>. E ancora: la bellezza aggressiva e i colori delle spine così come le splendide sfumature di colore dei fiori delle cactacee. C’è però un intero “mondo” che rimane inevitabilmente celato alla nostra vista, ma che rappresenta il vero segreto e la vera fonte alla base della crescita dei fusti così come il “motore” per la produzione di spine e fiori: l&#8217;apparato radicale.</p>
<p><strong>Comprendere come sono fatte le radici dei nostri cactus non è un semplice esercizio teorico, ma un passo utilissimo per migliorare il nostro livello di coltivazione</strong> e ottenere esemplari sani, robusti e in grado di esprimere al massimo le loro potenzialità.</p>
<p><strong>Le radici svolgono infatti compiti vitali</strong>: ancorano il fusto al terreno e assorbono l&#8217;acqua e l&#8217;umidità necessarie per dare sostentamento all&#8217;intera pianta.</p>
<p>Nel mondo delle cactacee, l&#8217;evoluzione ha modellato questi organi in modi anche molto diversi tra loro per far sì che le piante possano fronteggiare lunghi periodi di siccità e, in generale, l&#8217;aridità degli habitat nei quali crescono spontaneamente.</p>
<p>Prima di entrare nel dettaglio delle diverse tipologie di radici delle cactacee, prima di parlare di quanto le radici influenzino la scelta del vaso, è bene approfondire il tema più in generale. In altre parole, è importante conoscere la funzione e le specificità delle radici degli organismi vegetali in generale.</p>
<h2>Le tipologie di radici nel regno vegetale</h2>
<p>La radice è l&#8217;organo generalmente sotterraneo delle piante vascolari, deputato a tre funzioni primarie:<strong> l&#8217;ancoraggio del fusto al substrato, l&#8217;assorbimento dell&#8217;acqua e dei sali minerali disciolti nel terreno (nutrizione minerale) e il trasferimento dei nutrienti verso la parte aerea del fusto</strong>.</p>
<p>In molte specie, a queste funzioni di base si aggiunge la capacità di immagazzinare sostanze di riserva (come l&#8217;amido oppure l&#8217;acqua, come nel caso delle succulente) utili affinché la pianta possa superare lunghi periodi di siccità o di stasi vegetativa.</p>
<p>Dal punto di vista morfologico la botanica classifica i sistemi radicali delle piante in due categorie: <strong>apparato radicale a fittone</strong> (tipico delle Dicotiledoni) e <strong>apparato radicale fascicolato</strong> (tipico delle Monocotiledoni).</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> FITTONE </strong></span> &#8211; Nel primo caso (fittone), si distingue facilmente <strong>una radice principale che si sviluppa verticalmente verso il basso</strong> penetrando negli strati profondi del suolo. Da questo robusto asse centrale, se così si può dire, si diramano le radici secondarie (o laterali), che appaiono decisamente meno spesse.</p>
<p>Questa conformazione radicale assicura una stabilità strutturale notevole agli alberi ad alto fusto e consente alla pianta di attingere a falde acquifere profonde, garantendo un&#8217;ottima tolleranza agli stress idrici prolungati.</p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"><strong> RADICI FASCICOLATE</strong> </span>&#8211; Nel secondo caso (radici fascicolate), la radice primaria generata dal seme ha vita breve e cessa precocemente di crescere. Al suo posto, <strong>la pianta sviluppa numerose radici avventizie di dimensioni e spessore omogenei</strong> che si originano direttamente dalla base del fusto. Il risultato di questo processo è <strong>una fitta rete ramificata a ventaglio che colonizza gli strati più superficiali del terreno</strong>.</p>
<p>Questo sistema è molto efficace: trattiene le particelle di suolo (riducendo l&#8217;erosione) e assorbe rapidamente i nutrienti e l&#8217;acqua.</p>
<p>Oltre a queste macro-categorie, <strong>le piante hanno sviluppato nel tempo radici modificate per adattarsi a specifiche nicchie ecologiche</strong>.</p>
<p>A questo proposito si possono ricordare <strong>le radici aeree delle piante epifite</strong> (come molte orchidee tropicali) che captano l&#8217;umidità atmosferica; <strong>i pneumatofori delle piante palustri</strong>, che crescono verso l&#8217;alto per assorbire ossigeno in ambienti asfittici; o <strong>le radici tuberiformi</strong>, organi carnosi specializzati nell&#8217;accumulo di sostanze nutritive.</p>
<p>In sintesi, questa “biodiversità sotterranea” dimostra come ogni pianta, nel corso della sua evoluzione, <strong>abbia modellato il suo apparato radicale in modo da potersi adattare all&#8217;ecosistema</strong> nel quale l&#8217;organismo vegetale si trova a nascere e a prosperare.</p>
<h2>Le tipologie di radici dei cactus</h2>
<p>Dopo questa necessaria premessa, passiamo alle piante che ci interessano direttamente, ossia le cactacee.</p>
<p>A seconda del genere e della specie, <strong>le radici dei cactus possono assumere strutture e forme diverse. </strong>Possono presentarsi in forma di fittone vero e proprio come nel caso degli <em>Ariocarpus</em>, delle <em>Lophophora</em>, di alcune specie di <em>Turbinicarpus</em>, poi <em>Pelecyphora</em>, <em>Obregonia</em>, alcune specie di <em>Eriosyce</em> (=<em>Neoporteria</em>).</p>
<p><strong>In altri casi le radici primarie delle cactacee sono molto carnose e sono integrate da radici secondarie e radici capillari molto estese</strong>. E&#8217; il caso di generi come <em>Gymnocalycium</em>, <em>Thelocactus</em>, diverse <em>Mammillaria</em> e molte <em>Coryphantha</em>.</p>
<p><strong>Infine, ci sono cactus il cui apparato radicale non è particolarmente &#8220;carnoso&#8221;, ma è molto diramato</strong>. Tra i generi che possiamo ricordare a questo proposto, <em>Echinocactus</em>, <em>Ferocactus</em>, <em>Epithelantha</em>, Parodia (=<em>Notocactus</em>) e molte colonnari come <em>Carnegiea</em> e <em>Pachicereus</em>.</p>
<h2>Radice a fittone e radici carnose</h2>
<figure id="attachment_20981" aria-describedby="caption-attachment-20981" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-infossato-per-lasciutta.avif"><img data-dominant-color="9f9882" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #9f9882;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20981 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-infossato-per-lasciutta-150x150.avif" alt="Ariocarpus retusus infossato per l'asciutta" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-infossato-per-lasciutta-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-infossato-per-lasciutta-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-infossato-per-lasciutta-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20981" class="wp-caption-text">Ariocarpus retusus infossato a seguito dell&#8217;asciutta invernale</figcaption></figure>
<p>È una delle strutture più affascinanti. In parole semplici, il fittone altro non è se non una radice principale molto ingrossata, carnosa e profonda, <strong>che funge da vero e proprio serbatoio sotterrane per &#8220;stipare&#8221; le riserve idriche utili alla pianta</strong>. In natura, infatti, queste radici consentono ai cactus che sono dotati di accumulare grandi riserve idriche durante le scarse piogge e di sopravvivere a lunghissimi periodi di totale siccità, quasi scomparendo sotto il livello del suolo. Questo fenomeno, ossia l&#8217;infossamento nel suolo, si verifica anche in coltivazione con alcuni generi come<em> Ariocarpus</em>, quando si sospendono le annaffiature per diversi mesi, come deve essere fatto nel periodo invernale.</p>
<h2>Sottili, capillari e a sviluppo orizzontale</h2>
<p>Molti cactus desertici o epifiti, contrariamente a quelli con radice a fittone, non cercano l&#8217;acqua in profondità, ma sviluppano una fitta rete di radici superficiali che possono, con il tempo, diventare molto lunghe. <strong>Questo sistema si estende orizzontalmente appena sotto la superficie del terreno</strong>.</p>
<p>Naturalmente, lo scopo di radici strutturate in questo modo è quello di <strong>catturare anche la più piccola quantità di umidità possibile</strong>, come quella rappresentata dalla rugiada mattutina o quella che si deposita sulla superficie del terreno dopo brevi piogge passeggere, prima che l&#8217;acqua possa evaporare a causa del forte calore che caratterizza questi habitat.</p>
<h2>Il legame tra le radici e la scelta del vaso</h2>
<p>Può sembrare un&#8217;affermazione azzardata o esagerata, ma <strong>molti errori di coltivazione, e soprattutto i conseguenti marciumi, derivano da un&#8217;errata associazione tra la pianta e il suo contenitore</strong>.</p>
<figure id="attachment_20946" aria-describedby="caption-attachment-20946" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso.avif"><img data-dominant-color="8c9b92" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #8c9b92;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20946 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-150x150.avif" alt="Mammillaria svasata con radici in buono stato" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-300x300.avif 300w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-768x767.avif 768w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-400x399.avif 400w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso-100x100.avif 100w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Mammillaria-microthele-pronta-per-il-rinvaso.avif 1024w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20946" class="wp-caption-text">Una Mammillaria pronta per il rinvaso</figcaption></figure>
<p>Certo, la prima causa di marciume radicale è l&#8217;annaffiatura ripetuta con eccessiva frequenza e abbondanza, così come la presenza del sottovaso o il substrato non corretto (ossia non sufficientemente drenante), <strong>ma tutti questi fattori hanno una stretta connessione con il vaso nel quale coltiviamo la pianta</strong>. E&#8217; evidente che se la pianta è già grandicella e si trova in un vaso minuscolo (ad esempio da 5 centimetri) il quantitativo di substrato sarà molto ridotto e interamente colonizzato dalle radici, pertanto, se anche il substrato non fosse perfetto e se eccedessimo con le annaffiature, la pianta potrebbe non subìre danni particolari.</p>
<p><strong>Se invece la pianta è ancora molto piccola e con un apparato radicale ridotto ed è collocata in una vaso molto più grande del fusto</strong>, è chiaro che il substrato si troverà in quantità eccessiva e serviranno settimane se non mesi prima che possa asciugarsi del tutto, anche dopo una sola annaffiatura. Questo, va da sé, comporterà che la pianta resterà a lungo con le radici &#8220;a mollo&#8221; in un terriccio fradicio o comunque molto umido. In queste condizioni la possibilità che si inneschi il marciume radicale sarà altissima.</p>
<p><strong>Ne consegue che non tutti i cactus (da intendersi come non ogni singola pianta) vogliono lo stesso spazio sotterraneo</strong>: molto dipende dallo stato di salute dell&#8217;esemplare, dalla sua età, dal tipo di substrato e, soprattutto, dalla tipologia dell&#8217;apparato radicale.</p>
<p>Ecco perché può essere utile, a questo proposito, raggruppare le esigenze principali in due grandi categorie.</p>
<figure id="attachment_20948" aria-describedby="caption-attachment-20948" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-trogonus-vecchio-esemplare-vaso-spaccato-1.avif"><img data-dominant-color="8e7c71" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #8e7c71;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20948 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-trogonus-vecchio-esemplare-vaso-spaccato-1-150x150.avif" alt="Ariocarpus trogonus: vecchio esemplare con il vaso spaccato" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-trogonus-vecchio-esemplare-vaso-spaccato-1-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-trogonus-vecchio-esemplare-vaso-spaccato-1-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Ariocarpus-trogonus-vecchio-esemplare-vaso-spaccato-1-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20948" class="wp-caption-text">La forza della radice a fittone di un Ariocarpus trigonus</figcaption></figure>
<p>I cactus con apparato radicale a fittone o carnoso, come abbiamo visto, possiedono una radice singola (dotata di radici secondarie), spessa e ricca di riserve idriche che si sviluppa in verticale, vale a dire in profondità, e che produce radici più sottili che si dipartono dallo stesso fittone. Per generi come <em>Ariocarpus</em>, <em>Lophophora</em>, <em>Turbinicarpus</em>, ma anche molti <em>Gymnocalycium</em>, alcune <em>Copiapoa</em>, diverse <em>Coryphantha</em> e alcune <em>Mammillaria</em> (come <em>M. napina</em>) è quindi<strong> indispensabile utilizzare vasi alti e profondi</strong>, che garantiscano il giusto spazio verticale ed evitino l&#8217;arresto della crescita.</p>
<p><strong>I cactus con apparato radicale fascicolato o superficiale presentano invece radici sottili, molto ramificate e diffuse a livello orizzontale</strong>.</p>
<p>Per generi come <em>Mammillaria</em>, <em>Echinocactus</em> (ad esempio il classico <strong><a href="https://www.ilfioretralespine.it/grusonii/"><em>Grusonii</em></a></strong>), <em>Ferocactus</em> e <em>Parodia</em> (=<em>Notocactus</em>) sono invece da preferire vasi bassi o ciotole. Questa conformazione del vaso, per la tipologia radicale di queste cactacee, offre un&#8217;ampia superficie ed evita pericolosi ristagni d&#8217;acqua sul fondo del contenitore.</p>
<p>Chiaramente, tanto nel caso dei vasi alti quanto in quello dei vasi bassi o delle ciotole, <strong>sarà bene rispettare un corretto rapporto tra la dimensione dell&#8217;apparato radicale della pianta oggetto di rinvaso e la dimensione del vaso stesso</strong>.</p>
<p>In parole semplici: i cactus non necessitano di vasi minuscoli, come si è portati a credere e come molti ancora oggi sostengono, ma hanno bisogno di un discreto spazio per potersi sviluppare adeguatamente. Certo, questo non significa che potremo collocare una pianta di 10 centimetri di diametro in una vasca da bagno!</p>
<p><strong>Perché un conto è la coltivazione in vaso, su un davanzale, su un balcone o in una serra; ben altra cosa è la crescita spontanea in habitat</strong>. Affermare quindi che se in natura le piante crescono benissimo in terreni sconfinati e dunque senza i limiti imposti dal vaso non ha alcun significato, perché le condizioni quotidiane di vita delle piante in habitat e quelle delle piante in coltivazione sono drasticamente, e necessariamente, diverse!</p>
<p><a href="https://www.ilfioretralespine.it/vasi-cactus/"><strong>A questo link trovate un articolo dedicato interamente alle diverse tipologie di vasi reperibili in commercio</strong></a>.</p>
<h2>Focus su due cactus con apparato radicale a fittone</h2>
<p>I generi come il tanto apprezzato<a href="https://www.ilfioretralespine.it/prodotto/ariocarpus_scheda/"><strong><em> Ariocarpus</em></strong></a>, pianta decisamente più spartana, robusta e resistente di quanto un tempo si pensasse, necessitano di vasi profondi. <strong>Se lo spazio verticale è insufficiente, la radice toccherà rapidamente il fondo, arrestando la crescita della pianta</strong> o esponendola a pericolosi ristagni d&#8217;acqua nel substrato inferiore.</p>
<p>Nella categoria delle cactacee con radici a fittone, come abbiamo detto, rientra a pieno titolo il genere <a href="https://www.ilfioretralespine.it/prodotto/lophophora/"><strong><em>Lophophora</em></strong></a> (il cactus noto in tutto il mondo come Peyote).</p>
<p>Quando si parla di questo genere, tuttavia, è fondamentale fare una precisazione legale importantissima: <strong>in Italia, la coltivazione, la detenzione e il commercio della <em>Lophophora williamsii</em> sono vietati dalla legge</strong>. Questo divieto è stato imposto a fronte della presenza di mescalina, una sostanza alcaloide che si forma naturalmente in queste piante e che è inserita nelle tabelle delle sostanze stupefacenti, rendendo la pianta illegale indipendentemente dallo scopo amatoriale o collezionistico.</p>
<p><strong>Si può obiettare circa la reale utilità di questo provvedimento normativo</strong>, che di fatto equipara la <em>Lophophora williamsii</em> alla <em>Maryjuana</em>, anche perché secondo molti studi, la <em>Lophophora</em> coltivata in vaso non è in grado di produrre mescalina in quantitativi sufficienti a produrre effetti allucinogeni nell&#8217;uomo. Ma questo, purtroppo per noi amanti delle succulente, è ciò che ha stabilito la legge italiana, e chi coltiva o commercia queste sue piante lo fa a suo rischio e pericolo.</p>
<p><a href="https://www.ilfioretralespine.it/lophophora-williamsii-2/"><strong>Qui trovate un intero articolo dedicato esclusivamente a questo argomento</strong></a>. Si tratta di un articolo utile a fare chiarezza sulla normativa italiana, dal momento che molti ancora non la rispettano o non la interpretano correttamente, correndo così seri rischi dal punto di vista legale.</p>
<h2>Qualche consiglio utile per i rinvasi, il &#8220;trasloco&#8221; delle radici</h2>
<p>Ne abbiamo parlato in moltissimi articoli dedicati al rinvaso (<a href="https://www.ilfioretralespine.it/category/rinvasare-cactus/"><strong>qui trovate la sezione dedicata ai rinvasi, con molti articoli utili</strong></a>): quando acquistiamo un nuovo cactus o procediamo al rinvaso delle piante nate da una nostra semina, <strong>dobbiamo prestare la massima attenzione alle radici</strong>. E questo attraverso tre passaggi fondamentali elencati di seguito.</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> TOGLIERE IL VECCHIO TERRICCIO </strong></span> &#8211; I cactus acquistati presso vivaisti non specializzati sono generalmente coltivati in torba pura. Questo substrato, una volta asciutto, tende a compattare e a soffocare le radici. E&#8217; quindi fondamentale, quando si acquista una succulenta in sola torba, <strong>svasare la pianta e rimuovere con delicatezza tutta la torba</strong>, liberando l&#8217;apparato radicale aiutandosi, se necessario, con un pennello.</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> MAI BAGNARE SUBITO </strong></span> &#8211; Durante la pulizia o il trapianto, in particolare se la pulizia radicale è stata accurata e massiccia, alcune radici possono spezzarsi o restare lacerate, danneggiate. Nessun dramma: la pianta non ne risente, ma necessita di qualche giorno per riprendersi. La cosa migliore, se si è proceduto al taglio delle radici o alla pulizia massiccia dell&#8217;apparato radicale, è <strong>lasciare la pianta con le radici all&#8217;aria per almeno una settimana o due in un luogo arieggiato e ombreggiato</strong>.</p>
<figure id="attachment_20931" aria-describedby="caption-attachment-20931" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Gymnocalycium-ferox-rinvaso-3.avif"><img data-dominant-color="77919a" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #77919a;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20931 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Gymnocalycium-ferox-rinvaso-3-150x150.avif" alt="Radice carnosa di Gymnocalycium ferox" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Gymnocalycium-ferox-rinvaso-3-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Gymnocalycium-ferox-rinvaso-3-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/09/Gymnocalycium-ferox-rinvaso-3-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20931" class="wp-caption-text">La radice lunga e carnosa di un Gymnocalycium</figcaption></figure>
<p>Se invece si decide di rinvasare subito dopo la pulizia (e questo vale anche nel caso di pulizia radicale molto leggera o superficiale) <strong>sarà fondamentale evitare di annaffiare per almeno una settimana/dieci giorni</strong>. Le radici lesionate o recise saranno dunque nel nuovo terriccio (<strong>per i rinvasi il substrato deve essere asciutto o solo leggermente umido</strong>), ma non affonderanno in un substrato fradicio. In questo modo i tagli e le lesioni avranno il tempo di cicatrizzare senza che possa innescarsi il marciume causato dall&#8217;ingresso (attraverso le stesse ferite e lesioni) di funghi o batteri.</p>
<p><span style="color: #ffffff; background-color: #008000;"><strong> SUBSTRATO CORRETTO </strong></span> &#8211; Fondamentale &#8211; chi segue questo sito dovrebbe averlo ormai imparato alla perfezione! &#8211; è utilizzare sempre terricci molto drenanti, poveri di materiale organico (torba o humus di lombrico) e ricchi invece di inerti (pomice, lapillo, poca sabbia, ghiaia, ecc.) che permettano alle radici di respirare e all&#8217;acqua di defluire rapidamente.</p>
<p><a href="https://www.ilfioretralespine.it/category/terricci-cactus/"><strong>A questo link trovate la sezione dedicata ai substrati (detti anche terricci), con diversi articoli dedicati a questo argomento</strong></a>.</p>
<h2>Conclusione: radici forti per piante sane</h2>
<p>Questo excursus può sembrare scontato ma <strong>è molto importante conoscere bene anche ciò che l&#8217;occhio non vede</strong>. Nello specifico, è importante tenere a mente che le radici sono il &#8220;motore&#8221; di tutta la crescita e così come dobbiamo stare attenti ai vari fattori della coltivazione (dall&#8217;esposizione alle annaffiature, dalle fertilizzazioni alle temperature), dobbiamo sempre tenere a mente che un cactus dall&#8217;aspetto naturale e sano sopra il livello del terreno è, nei fatti, il riflesso diretto di un apparato radicale forte, integro e collocato nel contenitore ideale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> IL MIO MANUALE </strong></span> &#8211; Se hai trovato questo contenuto di tuo interesse e vuoi migliorare la tua conoscenza del mondo delle cactacee, sia dal punto di vista teorico che da quello della coltivazione, ricorda che <strong>è da poco uscito per la storica casa editrice nazionale Edagricole (del Gruppo Sole 24 Ore), il mio manuale di coltivazione</strong>: &#8220;<em>La coltivazione delle Cactacee</em>&#8220;.</p>
<figure id="attachment_20854-6" aria-describedby="caption-attachment-20854-6" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-di-coltivazione-cactus.avif"><img data-dominant-color="cec5be" data-has-transparency="true" style="--dominant-color: #cec5be;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20854 size-thumbnail has-transparency" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-di-coltivazione-cactus-150x150.avif" alt="Manuale &quot;La Coltivazione delle Cactacee&quot; (ed. Edagricole, 2026)" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-di-coltivazione-cactus-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-di-coltivazione-cactus-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-di-coltivazione-cactus-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20854-6" class="wp-caption-text">La copertina del manuale</figcaption></figure>
<p>L&#8217;opera è imponente (460 pagine con testi, grafiche, tabelle e moltissime foto) e tratta la materia in modo esaustivo e professionale. <a href="https://www.tecnichenuove.com/libri/la-coltivazione-delle-cactacee"><strong>Al link dell&#8217;editore, che trovi cliccando qui</strong></a>, potrai scaricare un estratto del manuale, leggere l&#8217;indice, raccogliere tutte le informazioni utili e, se vuoi, acquistare il volume. In alternativa, il libro può essere acquistato o ordinato in tutte librerie italiane e su tutti gli store digitali.</p>
<p><span style="background-color: #008000; color: #ffffff;"><strong> CONSULENZE E CORSI </strong></span> &#8211; Hai bisogno di una consulenza mirata relativa alla coltivazione di cactus o piante succulente? Vuoi un corso rapido per sapere tutto quello che occorre per coltivare al meglio queste piante? <a href="https://www.ilfioretralespine.it/negozio-consulenze/"><strong>Prenota una consulenza con me in videochiamata: trovi tutte le informazioni a questo link!</strong></a></p>
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		<title>Ecco il mio manuale, &#8220;La coltivazione delle Cactacee&#8221;: l&#8217;opera definitiva per tutti gli appassionati di cactus</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 13:45:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo una lunga gestazione, dovuta soprattutto all&#8217;imponente mole dell&#8217;opera, è uscito il mio manuale di coltivazione delle Cactacee. Il volume, composto da 460 pagine tutte a colori, ricco di fotografie, tabelle e grafiche, è stato pubblicato dalla prestigiosa casa editrice Edagricole. In questo articolo ecco tutte le informazioni utili e le fotografie del libro (&#8230;) &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/manuale-coltivazione-cactacee/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Ecco il mio manuale, &#8220;La coltivazione delle Cactacee&#8221;: l&#8217;opera definitiva per tutti gli appassionati di cactus"</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/manuale-coltivazione-cactacee/">Ecco il mio manuale, &#8220;La coltivazione delle Cactacee&#8221;: l&#8217;opera definitiva per tutti gli appassionati di cactus</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una lunga gestazione, dovuta soprattutto all&#8217;imponente mole dell&#8217;opera, è uscito il mio manuale di coltivazione delle Cactacee. Il volume, composto da 460 pagine tutte a colori, ricco di fotografie, tabelle e grafiche, è stato pubblicato dalla prestigiosa casa editrice Edagricole.</p>
<p><strong>In questo articolo ecco tutte le informazioni utili e le fotografie del libro (&#8230;)</strong></p>
<p><span id="more-20824"></span></p>
<p>Sono stati necessari due anni di lavorazione per impaginare i testi, elaborare le grafiche, collocare le fotografie con le relative didascalie, ma ne è valsa la pena. Il manuale di coltivazione delle cactacee è un lavoro completo, esaustivo, organizzato e di facile consultazione.</p>
<h2>La casa editrice, leader in Italia per queste pubblicazioni: un motivo di orgoglio</h2>
<p>Fondata del lontano 1937, la casa editrice bolognese di proprietà di <em>Tecniche Nuove di Milano</em> e parte del <em>Gruppo Sole 24 Ore</em>, <strong>è stata la prima casa editrice italiana interamente dedicata al settore agricolo</strong>. Da decenni Edagricole è marchio leader nell’informazione del settore agroalimentare e punto di riferimento, con le sue numerose pubblicazioni, per tutto ciò che attiene alla natura.</p>
<p>Non a caso, e lo sanno bene gli appassionati non di primo pelo, <strong>Edagricole è la casa editrice che alla fine degli anni Settanta ha pubblicato quella che ancora oggi (sebbene fuori catalogo) tutti noi consideriamo la “Bibbia dei cactofili” italiani</strong>, ossia il volume “Le mie piante grasse” di Giuseppe Lodi.</p>
<h2>Il manuale di coltivazione delle cactacee: uno strumento utile per tutti gli appassionati</h2>
<p>E allora, con una punta di imbarazzo e al tempo stesso con enorme soddisfazione per l&#8217;ideale accostamento del mio nome a quello di Giuseppe Lodi, eccomi finalmente a presentare il mio manuale, “<em>La Coltivazione delle Cactacee – Con 40 schede dei generi più diffusi</em>”, pubblicato in prima edizione il 15 giugno del 2026.</p>
<figure id="attachment_20844" aria-describedby="caption-attachment-20844" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134600.avif"><img data-dominant-color="7b726a" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #7b726a;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20844 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134600-150x150.avif" alt="Manuale &quot;La Coltivazione delle Cactacee&quot; (ed. Edagricole, 2026)" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134600-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134600-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134600-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20844" class="wp-caption-text">&#8220;La Coltivazione delle Cactacee&#8221; (ed. Edagricole, 2026)</figcaption></figure>
<p><strong>Questo libro di grande formato (460 pagine, rilegatura in brossura con alette, dimensioni 22,5 per 22,5 centimetri) è adatto tanto al coltivatore alle prime armi quanto al coltivatore esperto e condensa trent&#8217;anni della mia vita</strong>. Trent&#8217;anni durante i quali ho coltivato, seminato, studiato, osservato, riprodotto, condotto esperimenti su un numero sconfinato di piante succulente di ogni tipo e provenienza. Anni nei quali ho potuto anche osservare queste piante crescere in piena terra in meravigliosi giardini botanici in Europa, così come nel loro habitat naturale in Messico, Arizona, Nevada, California.</p>
<p><strong>Attenzione, però: il manuale, pur trattando più volte le piante succulente in generale (e spiegando bene la differenza tra le succulente e le cactacee) è focalizzato sulla famiglia delle Cactacee, ossia sui cactus</strong>.</p>
<p>Chi segue <em>Il Fiore tra le Spine</em> conosce bene – o dovrebbe conoscere bene! – la differenza tra un qualsiasi cactus e una pianta succulenta come una <em>Crassula</em> o un&#8217;<em>Echeveria</em>.</p>
<p><strong>Chi non conosce questa fondamentale distinzione&#8230; troverà tutto nel manuale, che non si limita a “riassumere” trent&#8217;anni della mia vita, ma anche i quasi dieci anni del progetto Il Fiore tra le Spine, nato nel 2017</strong>.</p>
<figure id="attachment_20842" aria-describedby="caption-attachment-20842" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134452.avif"><img data-dominant-color="8a8682" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #8a8682;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20842 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134452-150x150.avif" alt="Manuale &quot;La Coltivazione delle Cactacee&quot; (ed. Edagricole, 2026)" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134452-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134452-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134452-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20842" class="wp-caption-text">&#8220;La Coltivazione delle Cactacee&#8221; (ed. Edagricole, 2026)</figcaption></figure>
<p>Il materiale contenuto nel manuale ha infatti molto in comune con quanto esposto in tutti questi anni su questo sito. La grossa differenza è che il manuale, oltre ad essere un prodotto “tangibile”, bello da un punto di vista materiale e destinato a durare decenni nel mondo reale, presenta la materia organizzata secondo un ordine logico ben preciso. Il taglio linguistico utilizzato nel volume, inoltre, è molto diverso da quello più “diretto” e confidenziale utilizzato nel sito: si parla infatti di un manuale di divulgazione scientifica a fronte di un blog.</p>
<p><strong>Nessun timore, in ogni caso: la mia formazione professionale è giornalistica e la scrittura usata per il manuale non è affatto “scientifica” o complessa, bensì accessibile a chiunque</strong>.</p>
<p>Perché lo scopo era questo: realizzare un volume adatto ad un vasto pubblico, ma al tempo stesso aggiornato alle più recenti tecniche di coltivazione (un intero capitolo è dedicato alla marna, per fare un esempio) e in grado di alzare notevolmente il livello, lo spessore della conoscenza rispetto a certi volumetti e manualetti che ho visto in questi anni, nei quali i cactus vengono considerati più come oggetti d&#8217;arredo che non come esseri viventi, organismi complessi protagonisti di un ciclo vitale ricco di sfaccettature.</p>
<p><strong>Ultima annotazione: trattandosi di un manuale, non lasciatevi intimorire dalla mole</strong>. Il volume può infatti essere letto dalla prima all&#8217;ultima pagina, ma può essere utilizzato come guida in senso stretto, ossia leggendo di volta in volta solo il capitolo che interessa in quel dato momento.</p>
<p>Ad esempio: volete cimentarvi per la prima volta con la semina? Sarà sufficiente leggere i capitoli dedicati a questo argomento.</p>
<p>Avete piante malate, soggette a marciume? Saltate direttamente al capitolo relativo a malattie e avversità delle piante.</p>
<h2>Le 40 schede di coltivazione contenute nel manuale: uno strumento in più</h2>
<figure id="attachment_20840" aria-describedby="caption-attachment-20840" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134406.avif"><img data-dominant-color="7f7573" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #7f7573;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20840 size-thumbnail not-transparent" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134406-150x150.avif" alt="Manuale &quot;La Coltivazione delle Cactacee&quot; (ed. Edagricole, 2026)" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134406-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134406-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/20260625_134406-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20840" class="wp-caption-text">&#8220;La Coltivazione delle Cactacee&#8221; (ed. Edagricole, 2026)</figcaption></figure>
<p>Lo stesso vale per le 40 schede che chiudono il libro. Le schede, simili a quelle presenti su questo sito, sono consultabili all&#8217;occorrenza, ad esempio quando ci si appassiona a un dato genere e si vuole sapere tutto su quelle specifiche piante. <strong>Anche le schede sono dunque indipendenti e si possono leggere in sequenza oppure singolarmente a seconda delle esigenze</strong>. Rispetto alle schede presenti sul sito, quelle che chiudono il manuale sono anzitutto più numerose; in secondo luogo anche queste sono state riorganizzate e riscritte con taglio più rigoroso.</p>
<h2>Dove saperne di più e come acquistare il manuale di coltivazione</h2>
<p>Il libro “La Coltivazione delle Cactacee” è disponibile sul sito dell&#8217;editore e dal 3 luglio 2026 sarà acquistabile/ordinabile in tutte le librerie italiane e in tutti gli store online.</p>
<p><a href="https://www.tecnichenuove.com/libri/la-coltivazione-delle-cactacee"><strong>A questo link, che rimanda al sito di Edagricole</strong></a>, potete leggere la presentazione del volume da parte dell&#8217;editore, sapere di cosa si parla in ogni capitolo e scaricare un estratto del manuale.</p>
<h2>Il Fiore tra le Spine: il sito rimane come enorme archivio sulle succulente</h2>
<p>Ultima annotazione: il sito <em>Il Fiore tra le Spine</em>, da tempo in stand-by dal punto di vista delle nuove pubblicazioni, <strong>rimane sempre attivo e consultabile in abbonamento come enorme archivio di quasi dieci anni e centinaia di articoli</strong>.</p>
<p>Le schede in vendita restano quelle presenti nello shop e l&#8217;abbonamento sarà sempre possibile alle consuete condizioni (<a href="https://www.ilfioretralespine.it/negozio-landing/"><strong>a questo link</strong></a>).</p>
<h2>Dal sito al manuale: un grazie a tutti voi che mi avete supportato in questi anni</h2>
<p>Da parte mia, un enorme grazie ai tantissimi lettori, abbonati o semplici frequentatori del sito, per il prezioso supporto che mi avete fornito in questi anni: anche questo è stato fondamentale per portare a termine la lavorazione del manuale!</p>
<p>E questa volta, se permettete, questo post lo firmo, proprio come da quasi trent&#8217;anni firmo i miei articoli di giornale&#8230;</p>
<p><em><strong>Federico Centenari</strong></em></p>
<p><span style="color: #993300;"><em><strong>© I testi, i video, le foto e le elaborazioni grafiche del sito &#8220;Il fiore tra le spine&#8221; costituiscono materiale originale e sono coperti da diritto d&#8217;autore. </strong></em></span><span style="color: #993300;"><em><strong>Ne è vietata la riproduzione con qualsiasi modalità.</strong></em></span></p>

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<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-Cactus.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-Cactus-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Manuale Cactus" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-Cactus-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-Cactus-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2026/06/Manuale-Cactus-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="645c53" style="--dominant-color: #645c53;" /></a>
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		<title>Un&#8217;Agave in piena fioritura in provincia di Brescia: un evento non unico ma molto raro. Le spettacolari foto</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2025 14:12:11 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.ilfioretralespine.it/agave-fiore-brescia/">Un&#8217;Agave in piena fioritura in provincia di Brescia: un evento non unico ma molto raro. Le spettacolari foto</a> proviene da <a href="https://www.ilfioretralespine.it">Il fiore tra le spine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un caso unico, ma è senza dubbio un caso raro. <strong>Una grande Agave coltivata in piena terra in Pianura Padana è arrivata alla piena maturità e ha portato a compimento la sua unica fioritura</strong> (l&#8217;Agave fiorisce al termine del ciclo vitale, ma lascia alla base i suoi polloni). Se questo evento è abituale in regioni come la Liguria e un po&#8217; in tutto il Sud del Paese, è certamente molto raro al Nord Italia. In particolare a Brescia e non sul lago di Garda, dove moltissime Agavi vivono in piena terra. No, in un paese del bresciano che non affaccia sul lago. E&#8217; qui che nei mesi scorsi si è compiuto questo piccolo &#8220;miracolo&#8221; della natura, di fronte all&#8217;abitazione di due appassionati di cactus e piante grasse, <strong>Helga Colalè</strong> e <strong>Francesco Soldi</strong>.</p>
<p>Helga e Francesco sono amici di vecchia data, due persone meravigliose con una grande passione per le succulente e hanno potuto assistere giorno per giorno alla spettacolare fioritura di una delle due grandi Agavi che nel lontano 2012 hanno piantato in piena terra nel giardino di fronte alla loro abitazione. Ho visto più volte di persona queste due meravigliose piante &#8211; due Agavi americane &#8211; e a distanza di anni ho potuto apprezzare l&#8217;incredibile crescita di queste succulente, che Francesco e Helga hanno messo a dimora con tutti i crismi e hanno accudito per tanti anni.</p>
<p>Proprio nei mesi scorsi, Helga mi ha contattato per mostrarmi le prime foto della fioritura dell&#8217;Agave di sinistra e mi ha proposto di scrivere un articolo per <em>Il fiore tra le spine</em>. Ovviamente, ho accettato subito perché Helga e Francesco sono due cari amici e perché l&#8217;evento è davvero particolare e dimostra come anche in regioni del Nord sia possibile portare a completa fioritura un&#8217;Agave in piena terra, esposta e tutte le intemperie e agli umidi inverni della Lombardia.</p>
<p><strong>L&#8217;articolo che segue è a firma di Helga e Francesco e tratta in dettaglio la lunga storia dell&#8217;Agave, con accenni alla mitologia ad essa legata, e la storia della pianta fiorita nelle scorse settimane</strong>. Le splendide foto nella gallery a corredo dell&#8217;articolo testimoniano il percorso verso la fioritura, che si è sviluppata lungo uno stelo che ha raggiunto quasi otto metri di altezza. Alcuni scatti sono di Laura Gatta.</p>
<p><span id="more-20357"></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>di Helga Colalè e Francesco Soldi</strong></span></p>
<p><em>Nel linguaggio dei fiori e delle piante il fusto contenente i fiori dell’agave simboleggia la sicurezza. Il significato di eternità e sicurezza prese vita nel corso dell’800 e fu legato al fatto che questa pianta, data la sua maestosità, non porta alla mente nessuna immagine di distruzione o morte. L’agave ha, però, un altro significato, dovuto alla particolarità di fiorire una sola volta prima di morire; rappresenta infatti un amore talmente grande che può arrivare alla distruzione.</em></p>
<h2>La lunga storia dell&#8217;Agave</h2>
<figure id="attachment_20374" aria-describedby="caption-attachment-20374" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-nel-luglio-del-2013.avif"><img data-dominant-color="726c7f" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #726c7f;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20374 size-thumbnail not-transparent" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-nel-luglio-del-2013-150x150.avif" alt="Agave nel luglio del 2013" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-nel-luglio-del-2013-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-nel-luglio-del-2013-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-nel-luglio-del-2013-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20374" class="wp-caption-text">L&#8217;Agave di Helga e Francesco nel luglio del 2013</figcaption></figure>
<p>Le piante di Agave furono scoperte sul finire del lontano 1400 da Cristoforo Colombo nelle isole Caraibiche. Esse <strong>furono portate in Europa, per la prima volta, soltanto dopo la conquista del Messico nella seconda decade del 1500</strong> ad opera di Hernán Cortés, che in nome di re Carlo I di Spagna, conquistò quei territori annettendoli all’impero spagnolo. Inizialmente, quella particolare pianta venne definita dagli europei, “aloe americana” per la grande somiglianza con l’aloe proveniente dall’Africa e già ampiamente conosciuta.</p>
<p>Nel 1753 il medico, botanico e naturalista svedese Linneo, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, le attribuì il nome Agave. <strong>Il termine Agave deriva dal greco e significa “illustre” “nobile” “meraviglioso”</strong>. Il perché abbia scelto proprio questo nome, non è dato saperlo, possiamo immaginare che sia stato ispirato dal portamento e dalla bellezza della pianta ma potremmo anche immaginare che il motivo risieda in una sorta di parallelismo tra la storia originale della pianta nella sua terra di provenienza e la mitologia greca.</p>
<p>Quando Cortés e gli spagnoli arrivarono in Messico, <strong>l’Agave era una pianta molto diffusa e molto utilizzata dai popoli nativi per il loro sostentamento</strong> quotidiano. Essa aveva già dei nomi come metl, mexcatl, maguey, ancora usato nel Messico centrale. Intorno all’origine dell’Agave c’è una leggenda dalle molteplici versioni che racconta una tragica storia.</p>
<h2>Le leggende legate alla pianta di Agave</h2>
<figure id="attachment_20380" aria-describedby="caption-attachment-20380" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-nel-settembre-2015.avif"><img data-dominant-color="8a7782" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #8a7782;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20380 size-thumbnail not-transparent" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-nel-settembre-2015-150x150.avif" alt="Agave nel settembre 2015" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-nel-settembre-2015-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-nel-settembre-2015-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-nel-settembre-2015-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20380" class="wp-caption-text">Le Agavi di Helga e Francesco nel settembre del 2015</figcaption></figure>
<p>Si narra che il dio primordiale Ehécatl-Quetzalcóatl, detto anche serpente piumato, creatore della Terra e dell’uomo, volle fare dono alle sue creature del sentimento dell’amore che avrebbe portato loro gioia e risvegliato i loro spiriti. Per fare questo dovette chiedere aiuto a una bellissima Dea di nome Mayahuel, la quale era in possesso di <strong>una pianta magica in grado di risvegliare i cuori e le menti degli umani</strong>.</p>
<p>Mayahuel viveva in un posto tra il sole e le acque chiamato Ilhuicacitlalco, territorio delle stelle femminili, belle e giovani, che si manifestavano solo fuori e di notte e che erano sotto il comando della temibile Tzitzímitl. Quest’ultima era un demone celeste il cui scopo era impedire al sole di sorgere ogni giorno. Tzitzímitl era la custode di Mayahuel e non le avrebbe mai permesso di uscire dal recinto entro cui era prigioniera.</p>
<p>Un giorno Quetzalcóatl, nella sua forma di spirito del vento, arrivò leggero come una brezza da Mayahuel convincendola a seguirlo sulla Terra. I due ben presto si innamorarono ma temendo l’ira di Tzitzímitl, si trasformarono in un albero formato da due rami. Uno era il Prezioso Salice, Quetzalhuéxotl, ed era il ramo del Dio del Vento; mentre l’altro era un il ramo Fiorito, Xochicuáhuitl ed era quello di Mayahuel. I due rami si intrecciarono in un’unione divina con l’intenzione di restare così per sempre.</p>
<p>La terribile vendetta di Tzitzímitl non si fece però attendere e con al seguito le sue Tzitzimime, scese sulla Terra alla ricerca della giovane. Non appena vide il ramo dell’albero in fiore, Xochicuáhuitl, Tzitzímitl riconobbe immediatamente la giovane donna, si precipitò verso di lei e dilaniò il suo corpo dandolo in pasto alle Tzitzimime.</p>
<p>Dopo la terribile punizione, i demoni risalirono al cielo senza toccare il Prezioso Salice, Quetzalhuéxotl. A quel punto, il Dio del Vento si staccò dal suo ramo e andò alla ricerca dei resti della sua amata. Prese quei resti che erano già ossa e non più legno e si preparò a seppellirli e il suo pianto disperato e inarrestabile inzuppò la Terra.</p>
<p>La giovane Mayahuel non era però destinata a diventare polvere e dopo qualche tempo, <strong>nel luogo in cui riposavano le sue spoglie, nacque una bellissima pianta</strong>. Alla fine il Dio del Vento riuscì a riportare in vita la bellissima Mayahuel. Le piccole ossa di mani e piedi divennero radici, il cuore divenne la pigna centrale, e le costole divennero foglie robuste contornate di spine a proteggere il cuore della pianta. Un cuore che aveva assorbito le lacrime del dio Ehécatl, e che si sono trasformate in un liquido preziosissimo capace di placare tormenti e sofferenze, l’idromele.</p>
<p><strong>Questo liquido alcolico definito pulque veniva ampiamente utilizzato dagli aztechi nei loro rituali religiosi</strong> che avvenivano secondo il loro calendario e che prevedevano i sacrifici umani. Forse la dea Mayahuel facendo loro dono del pulque li aiutò a meglio sopportare lo scempio e gli eccessi che si perpetravano in quelle occasioni.</p>
<p>L’agave o maguey forniva loro anche cibo (idromele, miele, aceto), vestiti (coperte e corde, aghi e filo per cucire) e utensili (ciotole, contenitori, tronchi, piastrelle ecc.), nonché carta per i codici.</p>
<h2>L&#8217;Agave nella mitologia greca</h2>
<figure id="attachment_20382" aria-describedby="caption-attachment-20382" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agavi-sotto-la-neve.avif"><img data-dominant-color="6a7c81" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #6a7c81;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20382 size-thumbnail not-transparent" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agavi-sotto-la-neve-150x150.avif" alt="Agavi sotto la neve" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agavi-sotto-la-neve-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agavi-sotto-la-neve-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agavi-sotto-la-neve-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20382" class="wp-caption-text">Le Agavi di Helga e Francesco sotto la neve</figcaption></figure>
<p>Nella mitologia greca, Agave era una donna di nobili e divine origini. Figlia di Cadmo re di Tebe e di Armonia, a sua volta figlia di Ares, dio della guerra e Afrodite, dea della bellezza. Agave ebbe numerosi fratelli e sorelle tra cui Semele, dalla cui relazione con Zeus nacque Dioniso il re dell’ebbrezza, dell’estasi, della liberazione dei sensi. Dioniso, prima di ascendere all’olimpo, peregrinò per la Terra.</p>
<p>Al suo seguito c’erano le Baccanti e i Satiri che non si separavano mai da lui. Mentre i Satiri erano i suoi guardiani, le Baccanti o Menadi, di cui Agave faceva parte, erano le sue sacerdotesse. Queste donne si abbandonavano completamente alla volontà del dio, in uno stato di perenne delirio mistico totalmente estraniate dalla realtà. Raffigurate solitamente nude, o coperte solo con pelli di daino, portavano una corona d’edera e tra le mani stringevano un bastone di legno definito tirso.</p>
<p><strong>Divennero celebri per i cosiddetti Baccanali, ossia le feste in onore di Dioniso</strong> celebrate in varie città della Grecia. Durante queste feste, ogni freno inibitorio veniva abbandonato, gli istinti venivano liberati, la normale decenza dimenticata. La cerimonia del culto raggiungeva il suo apice con il pasto rituale durante il quale le Baccanti, nel tentativo di assimilare il Dio, dilaniavano e divoravano vivo un animale.</p>
<p>Agave aveva un figlio di nome Penteo che prese il posto del nonno Cadmo alla guida di Tebe. Quando Dioniso volle entrare a Tebe per stabilire il suo culto e con esso anche le pratiche orgiastiche attorno a cui questo ruotava, incontrò la ferma e decisa opposizione di Penteo, contrario a tutto ciò. La vendetta del Dio non si fece attendere, indusse Penteo alla follia costringendolo ad assumere le vesti di una Baccante e a prendere parte ad un Baccanale. Agave e le altre sacerdotesse lo scambiarono per un animale e seguendo le regole del rituale lo catturarono e lo fecero a pezzi.</p>
<p>Questo è ciò che racconta il greco Euripide, nell’omonima tragedia del 406 a. C. <strong>Anche nella mitologia greca quindi, Agave è un personaggio segnato da una storia triste e tragica</strong>. Un amore così grande e assoluto da portare all’autodistruzione, è questo il fil rouge che lega Agave a Mayahuel ed è questa la ragione per la quale, forse, Linneo ha così battezzato questa spettacolare pianta grassa.</p>
<h2>Le nostre Agavi Americane</h2>
<figure id="attachment_20376" aria-describedby="caption-attachment-20376" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Il-fiore-dellAgave-nel-primo-mese.avif"><img data-dominant-color="887982" data-has-transparency="false" style="--dominant-color: #887982;" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-20376 size-thumbnail not-transparent" src="https://ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Il-fiore-dellAgave-nel-primo-mese-150x150.avif" alt="Il fiore dell'Agave nel primo mese" width="150" height="150" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Il-fiore-dellAgave-nel-primo-mese-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Il-fiore-dellAgave-nel-primo-mese-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Il-fiore-dellAgave-nel-primo-mese-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-20376" class="wp-caption-text">L&#8217;Agave di Helga e Francesco con lo stelo floreale durante il primo mese</figcaption></figure>
<p>Due piante acquistate nel 2012 in vaso da 35cm altezza poco più di 1 mt. Messe in terra nel maggio 2013 e riposizionate nel 2014 con un terreno più drenato. Cresciute sotto le intemperie raggiungendo dimensioni notevoli in tempi relativamente brevi. Considerando che sono da 12 anni in terra e che la fioritura avviene intorno ai 20 anni di vita, probabilmente quando le abbiamo acquistate avevano 7 anni ma in vaso non avevano potuto crescere liberamente. Ad Aprile 2025 l&#8217;agave di sinistra, guardando la casa, ha iniziato la fioritura.</p>
<h2>Agave (Primo Levi)</h2>
<p><em>Non sono utile né bella, </em><br />
<em>non ho colori lieti né profumi; </em><br />
<em>le mie radici rodono il cemento, </em><br />
<em>e le mie foglie, marginate di spine, </em><br />
<em>mi fanno guardia, acute come spade. </em><br />
<em>Sono muta. </em><br />
<em>Parlo solo il mio linguaggio di pianta, </em><br />
<em>difficile a capire per te uomo. </em><br />
<em>È un linguaggio desueto, </em><br />
<em>esotico, poiché vengo di lontano, </em><br />
<em>da un paese crudele </em><br />
<em>pieno di vento, veleni e vulcani. </em><br />
<em>Ho aspettato molti anni prima di esprimere </em><br />
<em>questo mio fiore altissimo e disperato, </em><br />
<em>brutto, legnoso, rigido, ma teso al cielo. </em><br />
<em>È il nostro modo di gridare che </em><br />
<em>morrò domani. Mi hai capito adesso?</em></p>
<p><em>(10 settembre 1983 da “Ad ora incerta”, Garzanti, 1984)</em></p>
<h2>La gallery fotografica</h2>
<p>Nelle foto raccolte in questa gallery, potete osservare lo sviluppo del fiore dell&#8217;Agave di Helga e Francesco. Le immagini sono state scattate dall&#8217;inizio della fioritura, ossia dall&#8217;aprile del 2025, fino al completamento dello sviluppo dello stelo floreale, alla fine del mese di luglio.</p>
<p><strong>Cliccare per ingrandire le immagini.</strong></p>

<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-del-fusto.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-del-fusto-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Giugno 2025, sviluppo del fusto" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-del-fusto-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-del-fusto-298x300.avif 298w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-del-fusto-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-del-fusto-400x403.avif 400w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-del-fusto-100x100.avif 100w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-del-fusto.avif 716w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="838577" style="--dominant-color: #838577;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-dei-fiori.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-dei-fiori-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Giugno 2025: sviluppo dei fiori" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-dei-fiori-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-dei-fiori-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-sviluppo-dei-fiori-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="82956d" style="--dominant-color: #82956d;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-lo-stelo-misura-7-metri-e-40-centimetri.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-lo-stelo-misura-7-metri-e-40-centimetri-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Giugno 2025: lo stelo misura 7 metri e 40 centimetri" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-lo-stelo-misura-7-metri-e-40-centimetri-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-lo-stelo-misura-7-metri-e-40-centimetri-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Giugno-2025-lo-stelo-misura-7-metri-e-40-centimetri-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="759274" style="--dominant-color: #759274;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-2.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-2-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="L&#039;Agave in fioritura nel mese di luglio" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-2-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-2-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-2-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="827d83" style="--dominant-color: #827d83;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-5.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-5-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="L&#039;Agave in fioritura nel mese di luglio" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-5-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-5-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-5-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="83817d" style="--dominant-color: #83817d;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-10.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-10-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="L&#039;Agave in fioritura nel mese di luglio" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-10-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-10-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-10-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="91817d" style="--dominant-color: #91817d;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-14.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-14-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Francesco accanto all&#039;Agave in fioritura. Notare le foglie avvizzite" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-14-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-14-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-14-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="607786" style="--dominant-color: #607786;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-15.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-15-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Lo stelo floreale in luglio" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-15-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-15-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-15-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="9a827c" style="--dominant-color: #9a827c;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-18.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-18-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Lo stelo floreale in luglio" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-18-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-18-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-18-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="83847b" style="--dominant-color: #83847b;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-17.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-17-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Lo stelo floreale in luglio" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-17-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-17-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-17-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="727982" style="--dominant-color: #727982;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-28.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-28-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Lo stelo floreale in luglio" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-28-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-28-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-28-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="727e7e" style="--dominant-color: #727e7e;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-30.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-30-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="Lo stelo floreale in luglio" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-30-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-30-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-30-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="98827d" style="--dominant-color: #98827d;" /></a>
<a href='https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-31.avif'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-31-150x150.avif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail not-transparent" alt="L&#039;Agave a fioritura completata" srcset="https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-31-150x150.avif 150w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-31-250x250.avif 250w, https://www.ilfioretralespine.it/wp-content/uploads/2025/08/Agave-Helga-e-Francesco-31-100x100.avif 100w" sizes="(max-width: 150px) 85vw, 150px" data-has-transparency="false" data-dominant-color="727e81" style="--dominant-color: #727e81;" /></a>
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		<title>L&#8217;importanza della genetica: confronto tra cactus ottenuti da una stessa semina ma con semi di diversa provenienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[il fiore tra le spine]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2025 15:44:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La coltivazione dei cactus, così come di tutte le altre piante, passa attraverso innumerevoli fattori. Dal substrato all&#8217;esposizione; dalle annaffiature alle fertilizzazioni; dalle temperature alla latitudine alla quale le piante vengono coltivate. E questi sono solo alcuni degli elementi che determinano la crescita delle piante. Un fattore in particolare, tuttavia, è fondamentale e su questo &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/cactus-genetica/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "L&#8217;importanza della genetica: confronto tra cactus ottenuti da una stessa semina ma con semi di diversa provenienza"</span></a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">La coltivazione dei cactus, così come di tutte le altre piante, passa attraverso innumerevoli fattori. Dal substrato all&#8217;esposizione; dalle annaffiature alle fertilizzazioni; dalle temperature alla latitudine alla quale le piante vengono coltivate. E questi sono solo alcuni degli elementi che determinano la crescita delle piante. <strong>Un fattore in particolare, tuttavia, è fondamentale e su questo è possibile intervenire solo in minima parte. Si tratta della genetica della pianta</strong>. Naturalmente è possibile incrociare il polline di due piante della stessa specie al fine di <strong>selezionare esemplari particolari</strong>, ad esempio scegliendo le cactacee con le spine più robuste, così da ottenere semi che possono portare, nel loro DNA, questa caratteristica. Questa pratica è ampiamente diffusa ed è per questo che <strong>presso vivaisti e collezionisti si possono osservare piante con spine notevoli, molto più belle e robuste rispetto ad esemplari dello stesso genere e della stessa specie</strong>. Insomma, il patrimonio genetico della pianta (esattamente come accade per ogni essere vivente) è fondamentale e determina l&#8217;aspetto che quella pianta assumerà con il tempo. Come detto, si può intervenire, sebbene fino a un certo punto, su questo fattore, ma si tratta di un&#8217;operazione non semplice e che non sempre dà i frutti desiderati. A volte, però, i frutti si raccolgono anche “casualmente”, come è accaduto in molti miei <em>Echinocactus texensis</em>, a partire dai due che vedete nelle foto a corredo di questo articolo.</p>
<p></p>
<p></p>
<p><strong>Osservate la foto di copertina</strong>. Ritrae due esemplari di <em>Echinocactus texensis</em> che ho ottenuto da una mia semina di cinque anni fa. In quell&#8217;occasione sono nate almeno un centinaio di piante (forse di più) e non tutte sono uguali tra loro. Certo, un&#8217;occhiata superficiale liquiderebbe le piante come due <em>texensis </em>qualsiasi. Ma guardate bene: <strong>l&#8217;esemplare di sinistra ha spine molto più larghe, lunghe, spesse e robuste rispetto a quelle dell&#8217;esemplare di destra</strong>.</p>
<p></p>
<p></p>
<p><strong>In questo articolo esaminiamo le ragioni di questa differenza tutt&#8217;altro che minima e capiamo cosa è successo</strong>, anche perché queste sono solo due piante che ho deciso di coltivare sul balcone di casa, ma anche nelle altre decine di <em>texensis</em> ottenuti da quella stessa semina (e che coltivo in serra) alcuni esemplari sono più grandi di altri, così come alcuni presentano spine forti e lunghe e altri spine corte e sottili. (…)</p>
<p>
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		<title>Ripicchettamento: dopo quattro anni e mezzo, il rinvaso delle mie semine di Echinocactus parryi e Astrophytum</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2025 14:32:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diario del coltivatore]]></category>
		<category><![CDATA[La semina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parliamo di ripicchettamento. E già che ci siamo, poniamoci una domanda: chi lo ha detto che gli Echinocactus parryi sono così lenti? In quattro anni e mezzo, dal seme si arriva a ottenere esemplari che possono essere rinvasati in vasetti quadrati da 7 centimetri per sette. Guardare per credere! In questi giorni mi sono finalmente &#8230; <a href="https://www.ilfioretralespine.it/ripicchettamento-cactus/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Ripicchettamento: dopo quattro anni e mezzo, il rinvaso delle mie semine di Echinocactus parryi e Astrophytum"</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<p><strong>Parliamo di ripicchettamento. E già che ci siamo, poniamoci una domanda: chi lo ha detto che gli <em>Echinocactus parryi</em> sono così lenti? In quattro anni e mezzo, dal seme si arriva a ottenere esemplari che possono essere rinvasati in vasetti quadrati da 7 centimetri per sette. Guardare per credere! </strong></p>
<p>In questi giorni mi sono finalmente deciso a rinvasare, o meglio, a ripicchettare, alcune mie semine di <em>parryi</em> e di <em>Astrophytum</em> (soprattutto <em>asterias</em>) nate nel 2021. Sì, esatto: 2021! E se gli <em>Astrophytum</em> hanno un po&#8217; sofferto, in termini di crescita, per la prolungata permanenza nel vaso da semina, non così è stato per i <em>parryi</em>, finiti tutti in vasi da sette centimetri di lato per 10 centimetri di altezza. Ho rimandato a lungo il ripicchettamento (ossia il primo rinvaso) di queste semine per ragioni di tempo, ma in questi giorni mi sono deciso e adesso le nuove piante avranno molto più spazio per crescere. Gli <em>Echinocactus</em> in vasi singoli, gli <em>Astrophytum</em> in una cassetta di polistirolo.</p>
<p><strong>Il primo rinvaso dopo la semina può essere infatti effettuato anche dopo un solo anno</strong>, se le plantule sono ben formate, ma non è detto che sia sempre questa la soluzione ideale. Ho avuto infatti semine di vari generi di cactus che, rinvasate dopo il primo anno, si sono letteralmente inchiodate. Alcuni esemplari hanno impiegato anche due anni per riprendere a crescere, altri sono deperiti fino a morire.</p>
<p>In questo caso, invece, le semine di <em>parryi</em> e di <em>Astrophytum</em> hanno passato la bellezza di quattro anni e mezzo nel contenitore della semina. E nonostante questo, pur trovandosi affollate, sono cresciute molto bene, sviluppando un perfetto apparato radicale. Questo, in effetti, può dire molto sulla semina, perché talvolta è meglio aspettare e non toccare i semenzali anche per anni prima di ripicchettare.</p>
<p><strong>In questo articolo e nelle foto che lo corredano vediamo un po&#8217; i progressi di queste piante: grazie alle foto vediamo, in particolare, come erano e come sono, prima e dopo il ripicchettamento</strong>. (…)</p>
<p>
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