«Una pianta coltivata ‘Wild’ mi racconta storie su mondi lontani e mi trasmette emozioni vere»

Bolognese, cinquantadue anni e una passione sincera per le succulente, oltre che per tutto ciò che è Natura, nata in tenera età. In questa intervista, Andrea Cattabriga – che ho il privilegio di conoscere di persona – si apre mostrando una sensibilità e una profondità di pensiero davvero speciali (e non solo riguardo ai temi relativi a questa nostra nicchia…). Non per niente, Cattabriga è considerato uno dei massimi esperti in cactaceae e succulente in Italia.

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Al gelo, sotto pioggia e neve o riparate? Succulente in inverno, ecco cosa sapere

I cactus resistono al gelo? In inverno le piante grasse devono essere tenute dentro o fuori? E quali sono le temperature minime invernali che possono tollerare? Anche tra coltivatori esperti quello delle temperature minime di cactacee e succulente è un tema ancora oggi dibattuto.

Affronto l’argomento partendo, come sempre, dalla mia personale esperienza, che è il mio unico modo per avere dati certi, riscontrati sul campo, relativi al mio sistema e alle mie condizioni di coltivazione. In inverno tengo la maggior parte delle mie piante in serra. E’ una serra ampia, di 60 metri quadrati e con un’altezza, al colmo, di 4 metri. Queste dimensioni garantiscono un buon volume d’aria, che a sua volta impedisce il ristagno dell’umidità, primo vero nemico di cactus e piante grasse in inverno

Il freddo, se si conoscono le esigenze delle piante, non è affatto un problema. Io, ad esempio, non ho nessuna copertura particolare per la serra: semplicemente i teli di nylon che coprono il tetto e che d’inverno abbasso lungo i lati. All’interno ho un generatore di aria calda con termostato che scatta quando le temperature scendono sotto zero. Diciamo che normalmente, nelle giornate di sole dei mesi invernali, durante il giorno in serra la temperatura sale ben oltre i 20 gradi; di notte può sporadicamente andare fino a due o tre gradi sotto lo zero (questo se all’esterno si viaggia attorno ai -7 o giù di lì, al punto che il generatore non riesce subito a portare a zero la temperatura interna).

Vediamo in dettaglio, nell’articolo che segue, i vari fattori che influenzano la resistenza dei cactus e delle succulente nei confronti del freddo. A fine articolo trovate anche una tabella con l’indicazione delle temperature minime tollerate dalla varie famiglie di succulente.

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L’artista del landscaping: come ti creo un pezzetto di Messico in piena Toscana

Il toscano Antonello Mennucci non è un “semplice” appassionato di succulente e tantomeno un “semplice” coltivatore wild. E’ un vero e proprio artista del landscaping, ossia della ricostruzione dell’habitat. Guardate le sue fotografie e sicuramente ne converrete con me.

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Terra, terriccio, composta, mix: in altre parole, il substrato per cactus e succulente

Sarò tranchant, ma voglio sgombrare subito il campo da equivoci e falsi miti: la terra giusta per i cactus non esiste. Esistono tanti tipi di terricci (o composte, substrati, miscele, la questione non cambia) e ci sono generi che prediligono determinate sostanze e altri che ne richiedono altre ancora.

Stabilito questo e depennata una delle prime Faq (Frequently Asked Questions) del cactofilo alle prime armi – «Quale è la terra migliore per i miei cactus? – si può dire semmai che da una parte ci sono le caratteristiche che un buon terriccio per cactus deve necessariamente avere; dall’altra le esigenze delle singole piante.

Mammillaria hahniana una mia semina
Mammillaria hahniana, una mia semina in terra di campo e inerti

In origine la questione era semplice e la relativa risposta ce la dava il buon Giuseppe Lodi, il quale, dopo aver osservato “i mozziconi di radici di certe importazioni” e aver notato come questi fossero “incrostati di terra argillosa”, suggeriva un “terriccio base” decisamente “naturale” e versatile: “Si può partire da una miscela di terra comune argillosa (di campo o di giardino), sabbia grossolana e terriccio di foglie, in parti uguali. Di questi tre componenti nessuno può bastare, da solo”.

Salvo forse per la difficile reperibilità del terriccio di foglie (attenzione ad andare per boschi e uscire con sacchi di fogliame decomposto: ci sono multe per prelievi di questo tipo), la ricetta fornita dal pioniere italiano nella coltivazione di cactus e piante grasse era più che sensata, oltre che sperimentata. Al limite, considerata la difficoltà di reperimento del terriccio di foglie (Lodi consigliava foglie di faggio o castagno), che oltretutto deve essere ben decomposto (e anche in questo caso può contenere funghi e batteri pericolosi per le piante), si può sostituire questo elemento con della torba di buona qualità, setacciata fine e privata di grumi e filamenti.

Peccato che nel corso degli anni ci si è un po’ persi per strada, accantonando i consigli del Lodi per puntare tutto su quello che per molti è ancora il substrato standard a base di torba, lapillo e pomice in parti uguali. Standard al punto da andare bene per qualsiasi genere e specie di succulenta.

Vediamo in questo articolo quali sono i migliori substrati per la coltivazione di cactus e piante grasse sulla base della mia esperienza e a seguito di prove e sperimentazioni con varie miscele nel corso degli anni.

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La torba è davvero un killer di cactus? Miti e conferme sui materiali di coltivazione

Ci metto il lapillo o solo la pomice? La torba è davvero un demonio ammazza-cactus, così come si sente dire in giro? Ma allora com’è che i vivaisti coltivano in torba quasi al 100% e non passano le giornate a contare i morti in serra? E’ un campo (e il termine ci sta tutto) sterminato, quello dei materiali e degli elementi che possono finire in una composta per cactus e piante grasse.

Un campo sterminato in primo luogo perché le variabili sono infinite e vanno dai regimi di coltivazione, ai fattori ambientali, alla latitudine, fino alla tipologia di pianta (ci sono differenze tra le esigenze, in termini di substrato, tra una caudiciforme e un cactus, per esempio). Poi perché gli stessi elementi, si pensi alla terra di campo, possono variare immensamente tra loro. Ad esempio in base alla zona di “prelievo”: chiaro che la terra della Pianura Padana non può avere le stesse caratteristiche chimiche di quella di una certa zona della Bolivia, per dirne una.

Sicché, come ci si orienta tra i tanti elementi e materiali che possiamo reperire – alcuni facilmente, altri meno – per poi miscelarli e realizzare una buona composta? Una prima risposta, banale finché vogliamo ma sempre sensata, è l’esperienza. L’osservazione diretta. La sperimentazione, insomma. Un’altra risposta banale e forse proprio per questo spesso lasciata cadere nel vuoto è la conoscenza. Conoscenza delle proprietà dei singoli “ingredienti” che vanno a creare il substrato e conoscenza delle esigenze della singola pianta.

Ecco allora, nell’articolo che segue, una panoramica di alcuni elementi che nel corso degli anni ho usato nelle mie miscele: alcune studiate, frutto di confronto con amici coltivatori o di letture di libri scritti da attendibili cactofili, altre incoscientemente (o criminalmente?) assemblate con lo scopo di testare il livello di sopportazione di questa o quella pianta. Lascio a un post specifico l’approfondimento dei substrati.

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