Tephrocactus geometricus, un cactus diventato “di moda” in questi anni. Descrizione e consigli di coltivazione

Tephrocactus geometricus: solo fino a una quindicina di anni fa il nome di questa pianta era noto unicamente a vivaisti di lungo corso specializzati in piante succulente e a collezionisti di cactus non di primo pelo. Oggi anche chi si è approcciato al mondo delle piante grasse da pochissimo tempo ha già visto questa pianta infinite volte. Magari non ne conosce il nome scientifico; magari l’ha vista solo in qualche vivaio; magari ne ha uno o più esemplari nella sua serra o sul suo balcone. Sta di fatto che oggi il Tephrocactus geometricus è un cactus molto diffuso, molto apprezzato, molto commercializzato e… molto costoso.

Tephrocactus geometricus in un vivaio
Tephrocactus geometricus in un vivaio

Sì, perché anche le piante, purtroppo, sono soggette alle mode e il Tephrocactus in questione non fa eccezione. Praticamente sconosciuto al mercato o coltivato da pochissimi veri appassionati fino ad alcuni anni fa, oggi Tephrocactus geometricus è una presenza fissa ad ogni mostra mercato di piante succulente e compare con sempre maggiore frequenza anche in vivai e garden non specializzati. E’ successo, molto semplicemente, che questa pianta – oggettivamente molto particolare e decorativa – ha cominciato a incontrare il gusto di moltissimi amanti delle piante in generale e la domanda è salita vertiginosamente. Complice la facilità di riproduzione della pianta (è sufficiente staccare un “articolo” o “cladodio” e farlo radicare, ma vedremo tutto più avanti) il Tephrocactus geometricus ha letteralmente invaso il mercato e le collezioni degli appassionati. La prima, immediata, conseguenza di questo aumento della domanda è stata la lievitazione del prezzo di questa pianta, che può andare da 10/15 euro per il singolo articolo fino a oltre cento euro per l’esemplare più strutturato e dotato di una decina di articoli. Per carità, va detto che Tephrocactus geometricus ha un ritmo di crescita decisamente lento (produce da uno a due nuovi articoli per stagione) ed è facilmente soggetto a marciume radicale o all’attacco di malattie fungine che ne deturpano i fusti, pertanto il costo elevato è in parte comprensibile. Ma il grosso del lavoro, come si suol dire, lo ha fatto il mercato, con il consolidato meccanismo della domanda/offerta.

Premesso questo, resta da constatare che in questi ultimi ultimi anni il Tephrocactus geometricus ha guadagnato una popolarità straordinaria tra i collezionisti di piante succulente e gli appassionati di cactus. Caratterizzato da una struttura scultorea unica ed estremamente regolare, questa cactacea rappresenta un perfetto esempio di adattamento morfologico ad ambienti ostili. La sua crescente richiesta sul mercato cactofilo è dunque legata non solo alla sua indiscutibile estetica geometrica, ma anche alle peculiarità della sua biologia vegetale.

La coltivazione di questa particolare specie di Tephrocactus non è affatto difficile, ma sono necessari alcuni accorgimenti per far sì che la pianta possa svilupparsi adeguatamente, mantenendo la splendida forma sferica dei cladodi e, soprattutto, per evitare il marciume radicale e le antiestetiche macchie sui fusti, che con l’età diventano quasi inevitabili.

L’ARTICOLO PROSEGUE – Vediamo allora in questo articolo tutto quello che è necessario sapere per coltivare bene il Tephrocactus geometricus, facendo sì che la pianta rimanga in salute, che fiorisca (sì, i suoi fiori sono molto belli, grandi e appariscenti!) e che possa produrre ogni anno almeno uno o due nuovi cladodi (detti molto prosaicamente “palle”!). Per fare tutto questo dobbiamo conoscere bene le esigenze del Tephrocactus in termini di esposizione, substrato, annaffiature, temperature minime… Tutti argomenti che affrontiamo dettagliatamente nell’articolo qui di seguito, fruibile integralmente dagli abbonati al sito. (…)

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Armatum e bozsingianum: due delle varietà più “cattive” del genere Gymnocalycium

Se amate le cactacee con spine robuste, lunghe e appariscenti, il genere Gymnocalycium non sarà certamente la vostra prima scelta. Vi butterete (metaforicamente, s’intende) piuttosto su generi come Ferocactus ed Echinocactus, giusto per citare i più “agguerriti”. Come in ogni cosa, però, anche nelle piante troviamo la regola e l’eccezione e la variabilità delle specie di cactacee è notevole. E’ così che, anche restando in generi dove le spine non rappresentano il punto di forza, si potranno avere singole specie con spine di tutto rispetto. Qualche esempio? Mammillaria e Parodia (=Notocactus) sono generi con un’infinità di specie e accanto a piante con spine sottilissime e corte (Mammillaria candida) potremo avere piante con spine massicce, impressionanti (Parodia maassii). Un genere in cui questa “ricchezza” è facilmente riscontrabile è quello dei Gymnocalycium. La maggior parte delle specie ha aculei sottili, piccoli, poco significativi (G. bruchii, G. denudatum, G. stellatum, ecc.), ma non mancano specie dotate di spine in grado di reggere tranquillamente il confronto con un Echinocactus. Le prime a venirmi in mente sono spegazzinii, cardenasianum, castellanosii e guanchinense. Se amate le piante “cattive”, con queste andate sul sicuro.

In questo articolo vediamo più in dettaglio le due specie, con le relative varietà, che mi è capitato di rinvasare in questi giorni: cardenasianum e castellanosii, e cerchiamo anche di capire come coltivarle facendo sì che le loro spine crescano all’altezza della loro fama. (…)

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Spegazzinii, un groviglio di spine per il Gymnocalycium più multiforme e agguerrito

Se c’è una specie di Gymnocalycium altamente variabile, quella è la spegazzinii. A quanto ho potuto osservare in coltivazione, è sufficiente che i semi provengano da pochi chilometri di distanza tra di loro (dato che si può ricavare dal “field number”) per avere differenze notevoli tra due esemplari di questa specie. Volendo estremizzare si può dire che è davvero difficile trovare due spegazzinii identici.

Nell’articolo che segue approfondiamo la conoscenza di questa interessante specie. (…)

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