La coltivazione wild, detta anche “naturale” è una tecnica che permette di ottenere cactus e piante succulente sane, robuste e dall’aspetto simile a quello che hanno queste piante nel loro habitat. I fusti avranno quindi un portamento più naturale e le spine saranno lunghe, spesse e robuste. Negli articoli de Il fiore tra le spine troverai tutti i segreti della coltivazione wild!
Nella coltivazione dei cactus, un po’ come con tante altre passioni nella vita, si possono avere due approcci: un approccio “statico”, diciamo “contemplativo” e “collezionistico”, e un approccio “dinamico”, sperimentale e ispirato ad una sempre maggiore comprensione di queste piante. In questo secondo approccio (che è quello che ispira da anni questa mia passione) si rivelano fondamentali lo studio di testi affidabili, il confronto con altri coltivatori e, soprattutto, la sperimentazione sul campo, ad esempio lavorando su terricci, esposizione, tecniche di coltivazione e altro ancora. Limitarsi a coltivare piante – succulente o meno – per anni e anni allo stesso modo, non modificare mai le tipologie dei terricci, l’esposizione o il metodo di coltivazione va benissimo, intendiamoci. Semplicemente, è perfetto per chi si limita ad apprezzare le piante dal solo punto di vista estetico o collezionistico e non ha particolari pretese. Va bene per chi non è interessato a saperne di più, insomma, e non è disposto a correre rischi pur di migliorare e comprendere meglio le piante stesse.
Scopo della coltivazione “wild” o “al naturale” è invece quello di ottenere esemplari il più possibile robusti e dall’aspetto simile a quelli in habitat (parlo di questa filosofia di coltivazione in questo articolo). Per fare questo, oltre a documentarsi e possibilmente viaggiare per osservare le piante in natura, è fondamentale cimentarsi in qualche esperimento ed essere disposti a mettersi in discussione continuamente, anche a costo di perdere qualche esemplare (non quelli di pregio, beninteso). Approfondiamo tutto in questo articolo. (…)
La marna è una particolare roccia terrigena molto friabile, al punto che è possibile romperla con le mani ottenendo scaglie e polvere. Negli ultimi decenni molti coltivatori di cactus hanno sperimentato l’uso della marna come base per il substrato, ottenendo eccellenti risultati. Al netto di questo, la marna è purtroppo molto difficile da reperire: in commercio si trova sporadicamente ma occorre fare attenzione perché, come la terra di campo, non tutti i tipi di marna vanno bene. In natura il prelievo di materiale è vietato e occorre rivolgersi a imprese di movimento terra. Ma come influenza la crescita dei cactus la presenza di marna nel substrato? In quali quantitativi può essere usata la marna? Con quali generi di cactus la marna funziona e con quali è meglio non utilizzarla?
L’utilizzo della marna come componente del substrato per la coltivazione di cactus è diffuso ormai da anni, in particolare in Italia, soprattutto grazie agli studi e alle ricerche condotte dall’amico Andrea Cattabriga, coltivatore, ricercatore ed esperto di succulente a livello internazionale. Ma di cosa parliamo, quando parliamo di marna? Molto banalmente, di unaroccia grigiastra e altamente friabile, al punto da sfaldarsi in scaglie fino a diventare polvere. Unita in determinati dosaggi ad altri materiali come quarzite, pomice, sabbia, ghiaia, lapillo, torba, terra di campo, la marna è usata per creare substrati per la coltivazione di molti cactus e di alcune piante succulente.
Nel corso degli anni l’uso di questo materiale come substrato (da solo o miscelato ad altri elementi come pomice, quarzite, sabbia, troba, ecc.) si è rivelato eccezionale per moltissime cactacee. La marna funziona ottimamente, ad esempio, con tutte le piante del genere Ariocarpus, con moltissime Mammillaria, con molti Turbinicarpus, con gli Aztekium, poi con le Epithelantha e con le Pelecyphora. Assolutamente da evitare, invece, è l’utilizzo della marna con cactacee a portamento colonnare e con specie originarie dell’America del Sud (come Gymnocalycium, Parodia, poi tutte le cactacee epifite). Insomma: la marna è davvero un ottimo materiale, ma è fondamentale conoscerne le proprietà per poterlo usare con le giuste piante ed evitare disastri.
Ariocarpus kotschoubeyanus in marna: questo materiale è perfetto per la coltivazione wild
Un altro elemento da tenere in forte considerazione è che di marna ne esistono moltissime tipologie. Sì, è esattamente come la terra di campo, che può presentarsi più o meno argillosa, più o meno silicea, oppure compatta, friabile… Ogni tipologia di marna ha le sue proprietà e non sempre quella che riusciamo a reperire è idonea (o è semplicemente la migliore che possiamo trovare). Anche in questo caso, è assolutamente importante sperimentare, usare questo o quel tipo di marna con alcune piante non di pregio e valutarne gli effetti dopo almeno un paio di anni di coltivazione. Ma – e qui arriva la prima vera nota dolente – la marna non si trova facilmente in commercio. Anzi, fino a qualche anno fa non la si trovava affatto in commercio ed era possibile reperirla unicamente presso ex cave, in condizioni controllate e rispettose per l’ambiente. Oggi, fortunatamente, alcuni rivenditori di prodotti per piante hanno messo la marna in commercio. Ma anche in questo caso, valgono le premesse esposte sopra: non tutte le tipologie di marna sono ottimali! Per usarla correttamente è importante conoscerne le proprietà, ed è esattamente quello che fare nell’articolo che segue.
L’ARTICOLO PROSEGUE – In questo articolo approfondiamo i benefici dell’utilizzo della marna nella coltivazione dei cactus, vediamo come realizzare un buon substrato a base di marna e cerchiamo di capire, soprattutto, con quali generi di cactacee può funzionare questo materiale e con quali va invece evitato. (…)
Coltivare i cactus è semplice ma coltivarli facendo sì che possano esprimere al massimo le loro potenzialità in termini di spine e fiori richiede una certa esperienza e alcune conoscenze di base. Un metodo di coltivazione molto efficace per ottenere esemplari robusti, piante sane e con spine spesse e forti è la coltivazione spartana, detta anche naturale o “wild”, che limita l’intervento umano al minimo indispensabile e fa sì che le piante assumano un aspetto simile a quello che hanno nei loro habitat.
Le temperature sono ancora sopra le medie stagionali, ma l’estate è sfumata e l’autunno è in marcia. Come ogni anno, alla fine di settembre ho cominciato a preparare la mia serra ai mesi freddi. Niente di trascendentale, giusto qualche lavoro di pulizia, trasloco di piante dall’esterno all’interno, un controllo all’impianto di riscaldamento e un paio di passate di rame a scopo preventivo per mantenere sane le piante. Il resto lo faranno le piante stesse, disidratandosi a seguito della sospensione delle annaffiature da metà settembre (d’ora in avanti annaffierò giusto qualche succulenta a foglia e, sporadicamente, Copiapoa e Eriosyce fino a fine ottobre) e cominciando a produrre il loro “antigelo” naturale all’interno dei tessuti e dei fusti.
Questo è un buon periodo per verificare lo stato di salute delle piante e, nel mio caso, per “tirare qualche somma” sugli esiti della coltivazione spartana alla quale ho sottoposto diversi esemplari, come spiego nell’articolo che segue. (…)
Il genere Ferocactus è tra i più apprezzati e coltivati dagli appassionati di cactus. E’ la cactacea spinosa per eccellenza, dotata di forti e lunghe spine, spesso uncinate, e con l’età può raggiungere dimensioni notevoli anche se coltivata in vaso.
Queste piante possono raggiungere dimensioni notevoli anche se coltivate in vaso ma è ovviamente nel loro habitat naturale che riescono a dare il meglio di sé, raggiungendo le loro massime dimensioni e producendo spine davvero notevoli.
Vediamo allora in questa stupenda gallery di foto scattate da Ben Grillo, come queste piante crescono in natura, ossia nel loro habitat. (…)
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.