Plastica, terracotta, quadrati o tondi? Come scegliere i vasi per i cactus e le succulente

I vasi per la coltivazione di cactus e e piante grasse possono essere di infinite forme, colori, dimensioni, altezze e realizzati in svariati materiali. Una prima distinzione va fatta tra i vasi quadrati e quelli rotondi. I vasi quadrati sono utilizzati da vivaisti e collezionisti perché, a parità di volume rispetto ai vasi tondi, permettono di risparmiare notevolmente gli spazi. Al netto di questo la corretta scelta del vaso è di fondamentale importanza e ogni materiale ha i suoi pregi e i suoi difetti. Dunque: quali vasi usare per i cactus e le piante grasse?

Di plastica o in terracotta? Rotondo, quadrato, basso o profondo? E ancora: meglio una sola pianta per vaso o più piante in un’unica cassetta o in un’ampia ciotola? A prima vista l’argomento può sembrare banale, ma la scelta del vaso corretto per la coltivazione di cactus e piante succulente ha un’innegabile incidenza sull’esito della coltivazione. La scelta del vaso, si può dire, è anzi strettamente connessa al tipo di coltivazione che adottiamo per le nostre piante (in casa, su un balcone, in serra, in piena aria, ecc.) e ai vari elementi che la caratterizzano, come annaffiature, tipo di substrato, esposizione, temperature, e molto altro ancora.

Vediamo allora in questo articolo, al netto di scelte prettamente estetiche e quindi personali, come scegliere i giusti contenitori per la coltivazione delle succulente, valutando pro e contro delle varie forme e dei vari materiali con cui sono realizzati i vasi reperibili in commercio. (…)

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Cosa fare dopo aver comprato un cactus o una pianta grassa: pulizia delle radici e rinvaso

Ho finalmente trovato quell’esemplare di cactus che cercavo da mesi, oppure ho semplicemente comprato quella pianta grassa che ho visto per caso in un vivaio e subito mi è piaciuta. E adesso? La porto a casa e la metto accanto alle altre? La lascio in quarantena? La rinvaso, la sommergo di trattamenti contro parassiti, funghi, malattie varie? E questo blocco di torba in cui sono cementate le radici? Lo lascio, lo tolgo, come lo tolgo? Sono tante le domande che un appassionato alle prime armi si pone una volta acquistata una nuova succulenta. E’ a queste domande – che in molti mi avete posto con messaggi privati – che voglio rispondere con questo articolo dedicato ai meno esperti ma, ritengo, utile anche a chi magari coltiva cactus e piante grasse già da qualche tempo. Il discorso vale in particolare per le piante acquistate “in loco” e non online, dal momento che queste ultime in genere vengono spedite a radice nuda, ossia svasate e con le radici liberate dalla terra per ridurre il peso complessivo del pacco.

Non solo: il discorso vale, soprattutto, per le piante che abbiamo comprato presso garden o vivai non specializzati in succulente, sebbene le indicazioni siano comunque valide anche per piante provenienti da vivaisti specializzati, e questo per molte ragioni che vedremo nel corso dell’articolo. (…)

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Rinvasare cactus: un esperimento con substrati diversi per capire come il terriccio influenza la crescita

I fattori fondamentali per la crescita di una pianta sono moltissimi: dall’esposizione, alle annaffiature; dalle fertilizzazioni alle temperature. Tra questi fattori, uno dei più importanti – quantomeno per cactus e piante succulente – è il substrato. Il terriccio ideale per i cactus deve avere almeno due proprietà: essere drenante e asciugare rapidamente. (…)

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Il Fiore tra le spine approda anche su Youtube con video dedicati alla cura dei cactus

Il taglio è ancora “amatoriale”, ma ci stiamo attrezzando. L’idea è quella di affiancare a questo sito un canale Youtube sul quale caricherò, un po’ alla volta, video e tutorial relativi, ovviamente, alla coltivazione di cactus e piante succulente.

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La marna come substrato per i cactus: è davvero il Sacro Graal dei cactofili?

La marna è una particolare roccia terrigena molto friabile, al punto che è possibile romperla con le mani ottenendo scaglie e polvere. Negli ultimi decenni molti coltivatori di cactus hanno sperimentato l’uso della marna come base per il substrato, ottenendo eccellenti risultati. Al netto di questo, la marna è purtroppo molto difficile da reperire: in commercio si trova sporadicamente ma occorre fare attenzione perché, come la terra di campo, non tutti i tipi di marna vanno bene. In natura il prelievo di materiale è vietato e occorre rivolgersi a imprese di movimento terra. Ma come influenza la crescita dei cactus la presenza di marna nel substrato? In quali quantitativi può essere usata la marna? Con quali generi di cactus la marna funziona e con quali è meglio non utilizzarla?

L’utilizzo della marna come componente del substrato per la coltivazione di cactus è diffuso ormai da anni, in particolare in Italia, soprattutto grazie agli studi e alle ricerche condotte dall’amico Andrea Cattabriga, coltivatore, ricercatore ed esperto di succulente a livello internazionale. Ma di cosa parliamo, quando parliamo di marna? Molto banalmente, di una roccia grigiastra e altamente friabile, al punto da sfaldarsi in scaglie fino a diventare polvere. Unita in determinati dosaggi ad altri materiali come quarzite, pomice, sabbia, ghiaia, lapillo, torba, terra di campo, la marna è usata per creare substrati per la coltivazione di molti cactus e di alcune piante succulente.

Nel corso degli anni l’uso di questo materiale come substrato (da solo o miscelato ad altri elementi come pomice, quarzite, sabbia, troba, ecc.) si è rivelato eccezionale per moltissime cactacee. La marna funziona ottimamente, ad esempio, con tutte le piante del genere Ariocarpus, con moltissime Mammillaria, con molti Turbinicarpus, con gli Aztekium, poi con le Epithelantha e con le Pelecyphora. Assolutamente da evitare, invece, è l’utilizzo della marna con cactacee a portamento colonnare e con specie originarie dell’America del Sud (come Gymnocalycium, Parodia, poi tutte le cactacee epifite). Insomma: la marna è davvero un ottimo materiale, ma è fondamentale conoscerne le proprietà per poterlo usare con le giuste piante ed evitare disastri.

Ariocarpus kotschoubeyanus in asciutta
Ariocarpus kotschoubeyanus in marna: questo materiale è perfetto per la coltivazione wild

Un altro elemento da tenere in forte considerazione è che di marna ne esistono moltissime tipologie. Sì, è esattamente come la terra di campo, che può presentarsi più o meno argillosa, più o meno silicea, oppure compatta, friabile… Ogni tipologia di marna ha le sue proprietà e non sempre quella che riusciamo a reperire è idonea (o è semplicemente la migliore che possiamo trovare). Anche in questo caso, è assolutamente importante sperimentare, usare questo o quel tipo di marna con alcune piante non di pregio e valutarne gli effetti dopo almeno un paio di anni di coltivazione. Ma – e qui arriva la prima vera nota dolente – la marna non si trova facilmente in commercio. Anzi, fino a qualche anno fa non la si trovava affatto in commercio ed era possibile reperirla unicamente presso ex cave, in condizioni controllate e rispettose per l’ambiente. Oggi, fortunatamente, alcuni rivenditori di prodotti per piante hanno messo la marna in commercio. Ma anche in questo caso, valgono le premesse esposte sopra: non tutte le tipologie di marna sono ottimali! Per usarla correttamente è importante conoscerne le proprietà, ed è esattamente quello che fare nell’articolo che segue.

L’ARTICOLO PROSEGUE – In questo articolo approfondiamo i benefici dell’utilizzo della marna nella coltivazione dei cactus, vediamo come realizzare un buon substrato a base di marna e cerchiamo di capire, soprattutto, con quali generi di cactacee può funzionare questo materiale e con quali va invece evitato. (…)

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