Cactus senza radici: come intervenire per salvare la pianta e farla tornare in piena salute

I cactus sanno essere piante capricciose. Può capitare, infatti, che nonostante tutte le cure che dedichiamo a una nostra pianta grassa, questa blocchi la vegetazione, smetta di produrre spine e fiori e, nell’arco di alcune settimane (o mesi in alcuni casi), cominci a deperire sgonfiandosi e ingiallendo. Non sempre, all’origine di questo fenomeno, c’è una vera e propria patologia, come un attacco batterico che a sua volta innesca un marciume. Allo stesso modo, la causa potrebbe non necessariamente essere riconducibile ad un attacco parassitario. Osservando bene la pianta, ad esempio, potremmo non riscontrare affatto tracce di ragnetto rosso o cocciniglia, vale a dire i due principali parassiti delle succulente. Con l’esperienza ho imparato che quando una pianta, anche all’apparenza sana (ossia non colpita da parassiti o batteri) e coltivata nelle migliori condizioni (luce, aria, annaffiature, terriccio, ecc.) comincia a deperire sgonfiandosi e ingiallendo nonostante le annaffiature, è sempre buona norma svasarla e controllare lo stato di salute dell’apparato radicale. Più spesso di quello che possiamo pensare, il problema può nascondersi lì, al di sotto del colletto.

In questo articolo vediamo tutto quello che possiamo fare per salvare un cactus o una pianta grassa in evidente difficoltà oppure quando, dopo averla svasata, constatiamo che ha perso interamente o parzialmente le radici. (…)

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Amati e odiati al tempo stesso: Melocactus e Discocactus, piante belle ma permalose

Melocactus e Discocactus sono due generi di cactacee particolari, con esigenze “personalizzate” rispetto alla maggior parte dei cactus. I Melocactus sono originari del Perù, del Brasile, della Colombia e della zona delle Antille e di Cuba. Si dice che furono tra le prime piante curiose avvistate da Cristoforo Colombo al suo arrivo nelle Americhe. I Discocactus, invece, sono originari più che altro del Brasile. Entrambi i generi, alla maturità, producono una sorta di “cappello” all’apice delle piante. Per i Melocactus si tratta di un vero e proprio “cefalio”, così come viene definita questa curiosa formazione in cima alla pianta, mentre i Discocactus producono un “falso cefalio”, ossia una formazione simile a quella dei Melocactus ma meno sviluppata e meno distinta dal fusto. In entrambi i casi, quando le piante sono adulte, smettono di ingrossare il fusto e cominciano a produrre una fitta lanugine apicale: nei Melocactus è bianca o rossa e cresce in altezza nel tempo, mentre nei Discocactus è solitamente bianca e non supera i due/tre centimetri di altezza. Solitamente i Melocactus impiegano alcuni anni prima di produrre il cefalio, ma la specie matanzanus è piuttosto precoce: alcune piante da mia semina lo hanno sviluppato a soli quattro anni dalla nascita.

Approfondiamo la conoscenza di questi due particolari generi di cactacee nell’articolo che segue. (…)

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Il rinvaso di cactus e succulente: in quale periodo farlo, come procedere e quali accorgimenti usare

Come rinvasare i cactus e le piante grasse? Quando rinvasare le succulente? Come procedere e cosa fare subito dopo il rinvaso? Queste sono alcune delle domande più frequenti tra chi coltiva i cactus e le piante grasse. Il rinvaso, detto anche travaso, è infatti un elemento molto importante per la corretta crescita della pianta ed è importante saper dare una risposta a tutti questi quesiti.

C’è chi rinvasa, di principio, ogni anno e chi rinvasa all’occorrenza, quando una pianta mostra segni di sofferenza o quando il vaso è diventato troppo piccolo rispetto al fusto. Le ragioni alla base del rinvaso (o travaso, come si dice in alternativa) di un cactus o di una pianta grassa possono essere tantissime e ogni coltivatore ha le sue regole. Per quanto mi riguarda, non ho “scadenze fisse”: valuto pianta per pianta cercando di capire se sia necessaria nuova terra e più spazio. Rinvaso le mie succulente quando vedo che il vaso è ormai troppo piccolo, quando ritengo che la terra sia sfruttata o quando voglio far crescere più rapidamente determinati esemplari.

Se è vero che molte piante vivono tranquillamente nello stesso contenitore per cinque o sei anni (in molti casi anche di più!), è altrettanto vero che rinvasare frequentemente (diciamo una volta l’anno o ogni due anni) contribuisce a velocizzare la crescita dei cactus, in particolare delle piante giovani e di generi che col tempo assumono dimensioni notevoli, come Echinocactus e Ferocactus. Personalmente, rinvaso anche quando noto che un soggetto è bloccato da tempo e non cresce o non produce nuove spine. Questa può infatti essere la spia che qualcosa, a livello radicale, non va. Una pianta inchiodata o che nonostante le annaffiature non si rigonfia, o, ancora, una pianta che perde colorazione (manifestando ad esempio una carenza di magnesio che nemmeno la fertilizzazione è in grado di risolvere) può essere letteralmente salvata da un rinvaso accompagnato dalla pulizia delle radici e dall’apporto di nuova terra.

Rinvaso del Myrtillocactus nel nuovo substrato
Rinvaso di una cactacea crestata

Al di là del periodo, il rinvaso di una pianta rappresenta un momento importante per controllare lo stato di salute della stessa. In particolare, in occasione del rinvaso, è possibile verificare lo stato di salute delle radici, rimuovere quelle secche e sfoltire l’apparato radicale, così che la pianta possa ripartire con vigore. Nel caso di parassiti come la cocciniglia radicale, inoltre, si può letteralmente salvare la pianta eliminando tutto il vecchio substrato (che contiene non solo la cocciniglia, ma anche le sue uova), ripulendo alla perfezione le radici ancora sane e trattandole con un insetticida specifico contro questi insetti.

Un altro importante vantaggio offerto dal rinvaso è rappresentato dal fatto che il vecchio substrato, ormai sfruttato dalla pianta e dunque povero di nutrienti, può essere sostituito o “allungato” con terriccio fresco, in grado di fornire alla succulenta gli elementi nutritivi di cui ha bisogno. Con il tempo e con l’effetto delle annaffiature, il terriccio perde infatti i suoi elementi nutritivi (come azoto, fosforo, potassio, ferro, magnesio, ecc.) e dopo alcuni anni non apporta più alcun nutrimento alla pianta. E’ vero che si può tranquillamente integrare attraverso le fertilizzazioni, ma un buon substrato nuovo e “fresco”, nel quale spingere nuove radici, rappresenta un indubbio vantaggio per una pianta sana e in crescita. Ed ecco dunque un altro vantaggio offerto dai rinvasi periodici.

Infine, il vaso. Se l’apparato radicale ha colonizzato interamente il vecchio contenitore o se il fusto della pianta è ormai troppo grande rispetto al vaso di partenza, con il rinvaso possiamo offrire alla pianta più spazio e la possibilità di continuare a svilupparsi adeguatamente, secondo i propri ritmi, tanto a livello ipogeo (ossia sotto l’aspetto dell’apparato radicale), quanto a livello epigeo, vale a dire dal punto di vista del fusto.

L’ARTICOLO PROSEGUE – Vediamo allora in questo articolo in quale periodo è meglio rinvasare le piante grasse, quali vasi scegliere (quadrati, rotondi, di cotto o di plastica), come controllare le radici e come procedere in concreto. (…)

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Come coltivare cactus e succulente e non ritrovarsi con “palloncini” gonfiati

Come coltivare i cactus? Come coltivare le piante grasse? Quali differenze intercorrono tra i cactus e le piante succulente? Sono queste le prime domande, naturalmente, che si pone chi si avvicina per la prima volta a questo affascinante mondo. In questo articolo vediamo nel dettaglio tutti i fattori di coltivazione dei cactus e delle piante grasse, partendo dal metodo cosiddetto “wild” o “naturale”.

Coltivazione naturale dei cactus e delle piante grasse (o coltivazione “wild”, secondo una felice definizione) significa anzitutto, per come la intendo io, rispettare le piante. In altre parole, non chiedere loro di essere quello che non sono – ad esempio “palloncini” verde smeraldo con spine sottili, da posizionare accanto al pc di casa – bensì assecondarne le esigenze tentando di garantire loro condizioni il più possibile simili a quelle di cui beneficiano in natura. Scopo di questa tecnica di coltivazione è quindi quello di ottenere esemplari di cactus e succulente (per quanto possibile) simili a quelli che si possono osservare nei luoghi d’origine come Messico, Sud degli Stati Uniti, Bolivia, Argentina, Cile, ecc. Non solo: molti coltivatori “wild” si spingono oltre e cercano di creare attorno alle piante anche un piccolo “landscape” naturale, andando a documentarsi sui materiali presenti negli areali di origine per trovarne di simili nei dintorni delle zone in cui vivono. Diciamo che questa è l’interpretazione più “radicale”, e forse anche la più corretta da un punto di vista “filologico”.

Si cerca, in sostanza, di riprodurre l’habitat attraverso le tecniche di coltivazione ma anche attraverso i materiali, che si vogliono in linea con quanto è presente in natura, e l’ambientazione finale. Approfondiamo l’argomento affrontando tutto ciò che è bene sapere per coltivare cactus e piante succulente (…).

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